«… non toccare le mani, il cuore dei vecchi …»

di Paola Ciccioli

«… non toccare le mani, il cuore dei vecchi…»
(Salvatore Quasimodo, “Lettera alla madre”)

Dietro la strage da Corona Virus degli anziani in Lombardia non c’è soltanto una spaventosa inadeguatezza amministrativa. C’è una cultura della negazione e della contraffazione della vecchiaia che ha permeato di sé informazione, format televisivi, messaggi pubblicitari.
Ora gli spot si affrettano a magnificare il ruolo e l’importanza dei nonni, ma è troppo presto per pensare che sia arrivato il momento di far soldi sulla loro pelle in un altro modo.
Aspettiamo almeno la conta definitiva delle vittime, l’elenco dei loro nomi e delle loro storie, il lutto nazionale.

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Milano, Savinio e “il cupo fragore” dei tram di via Manzoni

di Alberto Savinio*

Questo palazzo è stato la sede milanese delle Assicurazioni Generali e le tre statue create intorno al 1948 dallo scultore Marcello Mascherini (Udine 1906 – Padova 1983) dalla facciata che dà su via Manzoni continuano a controllare il viavai di quello che è uno degli snodi più importanti del centro, specie per quanto riguarda la moda (la foto è di Paola Ciccioli)

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«La mia rabbia non perduta»

di Salvatore Quasimodo

Due libri, un padre e un figlio, un legame mai interrotto: Salvatore e Alessandro Quasimodo (foto di Paola Ciccioli)

Dal 25 giugno la “traversa Spanò Bolani”, vicinissima al Municipio di Reggio Calabria, ha cambiato nome e si chiama ora “via Salvatore Quasimodo” che proprio in quella città iniziò nel 1926 il suo non troppo amato lavoro di impiegato del Genio Civile. Ad aprire una finestra su quella tappa della sua vita è qui lo stesso poeta Premio Nobel che, in un libriccino intitolato “Autobiografia per immagini” (Via del Vento edizioni 2001, a cura di Giovanna Musolino) non fa mistero dei propri tormenti e li riconosce anzi come il motore interiore della sua creatività. Ne sa qualcosa Alessandro Quasimodo che nel libro “Assolo sul padre” (appena uscito per Aletti Editore) ha aperto il suo cuore e i suoi archivi a Paola Ciccioli, contribuendo a delineare il ritratto pubblico e privato di uno dei principali protagonisti dell’Italia letteraria del Novecento.

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La Biblioteca-Milano diventa un coro a mezzogiorno

di Paola Ciccioli

Alessandro Quasimodo all’ambone di San Simpliciano mentre legge le poesie che suo padre ha dedicato a questa chiesa, alla città di Milano e alla propria ricerca religiosa. Immagini per gentile concessione di Andrea Cherchi, autentico artista della fotografia

Ieri sera nella Basilica di San Simpliciano di Milano abbiamo meditato sulla poesia di Salvatore Quasimodo, accompagnati dalla musiche eseguite all’organo della imponente chiesa romanica dal Maestro Isaia Ravelli.

Domani, sabato 17 novembre (alle ore 12) leggerò in pubblico un’anticipazione del libro Assolo sul padre, frutto di dieci anni di lavoro e di documentazione sul rapporto non facile avuto da Alessandro Quasimodo con il padre-poeta.

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“L’onda nera che minaccia la città di Fo e Quasimodo”

di Leonardo Coen*

Questo ritaglio del “Corriere della sera” del 17 giugno 1968 proviene dall’archivio di microfilm della Biblioteca Sormani di Milano. Fu uno dei più grandi intellettuali italiani, Carlo Bo, a firmare il ricordo di Salvatore Quasimodo, scomparso il 14 giugno a Napoli. Il ritardo nella pubblicazione si deve al fatto che c’era in quei giorni uno sciopero dei giornali, infuriava il ’68 e lo stesso poeta Premio Nobel ne aveva scritto nelle ore precedenti la sua morte nell’ultimo dei suoi “Colloqui” per il settimanale “Tempo”. Tutto questo è raccontato nel libro “Assolo sul padre” che riporta testimonianze private e documenti inediti di Alessandro Quasimodo e di cui l’autrice Paola Ciccioli leggerà un’anticipazione sabato 17 novembre in corso Garibaldi a Milano (https://www.facebook.com/events/759577767714123/)

L’altro giorno, in un bar di Porta Romana, ho sentito dire che forse “è un bene stia tornando il fascismo. Così tutti questi immigrati metteranno la testa a posto”. Altrimenti, gli sparano alla testa, avrebbe ironizzato Dario Fo, come hanno fatto in Calabria. D’altra parte, Milano è la città dove ad un anarchico arrestato capitò una morte accidentale, volando giù dal quarto piano della Questura.

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“The silence does not deceive me”

by Salvatore Quasimodo*

(Translation into English by Jack Bevan)

The facade of San Simpliciano Basilica as it is today, “computer worn” by Maria Bartocci, artist and Milano’s historian (by kind permission of the creator)

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“Il silenzio non m’inganna”

di Salvatore Quasimodo*

La facciata della Basilica di San Simpliciano com’è ora ma “invecchiata” al computer da Maria Bartocci, artista e storica di Milano (per gentile concessione dell’autrice)

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Quasimodo torna in San Simpliciano

Un ritaglio del “Corriere Milanese” sui funerali di Salvatore Quasimodo celebrati nella Basilica di San Simpliciano il 17 giugno 1968. Dall’archivio privato del figlio del poeta, Alessandro Quasimodo

Distorto il battito

della campana di San Simpliciano

si raccoglie sui vetri della mia finestra.

Il suono non ha eco, prende un cerchio

trasparente, mi ricorda il mio nome.

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«Giorno dopo giorno: parole maledette e il sangue»

di Salvatore Quasimodo

Dunque davvero i poeti sono dei veggenti? A leggere questa poesia del Premio Nobel per la Letteratura, inserita nella raccolta “Giorno dopo giorno” del 1947, sembra proprio di sì.

Dedichiamo questi versi di Salvatore Quasimodo a tutte le persone che hanno perso la vita durante le migrazioni e in particolare a quelle bambine e a quei bambini per i quali non è neppure possibile, per usare le parole del poeta, alzare «tombe in riva al mare». Secondo le stime dell’Unicef, soltanto nel 2017 «oltre 400 bambini sono morti nel tentativo di compiere il viaggio sulla rotta del Mediterraneo centrale, dalla Libia all’Italia, mentre in migliaia sono stati vittime di abusi, sfruttamento, schiavitù e detenzione mentre transitavano attraverso la Libia» (https://www.avvenire.it/attualita/pagine/unicef-nel-2017-morti-in-mare-400-bambini)

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«Non toccate i morti, così rossi, così gonfi»

di Salvatore Quasimodo*

MILANO, AGOSTO 1943

Invano cerchi tra la polvere,
povera mano, la città è morta.
È morta: s’è udito l’ultimo rombo
sul cuore del Naviglio. E l’usignolo
è caduto dall’antenna, alta sul convento,
dove cantava prima del tramonto.
Non scavate pozzi nei cortili:
i vivi non hanno più sete.
Non toccate i morti, così rossi, così gonfi:
lasciateli nella terra delle loro case:
la città è morta, è morta.

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Emigrati italiani: «una razza inferiore»

di Salvatore Quasimodo*

Una commissione paritetica italiana si sta interessando degli emigrati nella Svizzera. Nel «giorno dell’emigrante», una conversazione tenuta alcuni giorni fa, si è parlato molto di loro. La cronaca ci ha riferito di argomenti davvero tristi. Non solo in Svizzera gli italiani sono considerati degli «estranei» – e sarebbe almeno ammissibile – ma addirittura una razza inferiore. Uomini e donne sono costretti infatti a leggi disumane e inutili. Perché la non coabitazione fra marito e moglie?

Forse la Svizzera crede di difendere così i propri confini. E decreta delle «grida» medioevali. Anche il lavoro che si può dare o non dare è un problema provvisorio, non della storia. Gli italiani in Svizzera intanto compiono i lavori più faticosi. Si parla, come al solito, di diversità di natura, di una necessaria divisione, come se si trattasse di difendere la purezza di una stirpe nobilissima. Si ripete una vicenda che è già stata vissuta in America e in altri paesi. Forse gli emigranti sono ancora degli avventurieri che tentano timidamente la vita senza avere radici sociali? L’Italia non si esprime chiaramente, parla in nome di alcuni retorici ideali di patria, ormai sconfitti dal denaro e dalla corruzione. Invece gli emigranti devono essere difesi: essi chiedono almeno un controllo umano: la loro è vita italiana che si svolge fuori dalla patria.

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Un Nobel familiare avvelenato: la lettera a Quasimodo del figlio Alessandro

di Paola Ciccioli*

«Milano 9 dicembre 1959

Caro papà,

forse ti stupirà ricevere questa mia a Stoccolma, ma sento il dovere di avvertirti che la mamma ha preso la decisione di chiarire la sua posizione coniugale con te.

Io non posso certo interferire sulla sua volontà, né permettermi di giudicarla. L’avvocato scelto dalla mamma ti scriverà, se già non lo ha fatto.

Con rammarico, affettuosamente.

Sandro»

lettera di Alessandro

La lettera spedita a Salvatore Quasimodo dal figlio Alessandro il giorno prima che il poeta venisse insignito a Stoccolma del Premio Nobel per la letteratura 1959

Dicembre d’uragani e mare avvelenato: allora come ora.

10 dicembre 1959: Salvatore Quasimodo sta per ricevere dal re di Svezia il Premio Nobel per la letteratura. In Italia sono in parecchi a storcere il naso e a rendere più gelida la già fredda aria di Stoccolma che il poeta raggiunge in treno in compagnia della sua segretaria, con la quale ha una relazione intima. Da Milano, mentre il viaggio della consacrazione e della fama è ancora in corso, parte una lettera Urgente all’indirizzo della “Fondazione Nobel, Reale Accademia Svedese, Stoccolma”.

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Cuerpo de mujer, Corpo di donna

di Pablo Neruda

Cuerpo de mujer

Sono i versi del poeta cileno che ieri ho voluto dedicare a Ombretta Buongarzoni per l’inaugurazione della sua mostra alla Locanda delle Logge di Urbisaglia, l’antro magico in cima a una delle colline della “terra delle armonie” maceratesi nel quale entrambe siamo nate.

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“Lamentu d’una matri” con le nostre voci su YouTube

di Ignazio Buttitta*

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Maria Cumani, l’eleganza di una donna del ’900

Un abito di Maria Cumani esposto a Firenze

Un abito di Maria Cumani esposto a Firenze

«Da Salvatore Quasimodo ebbi l’impressione di essere capita e accettata quale veramente io ero». Scrive così, Maria Cumani, nel suo diario. Del poeta è stata poi moglie, donando a lui molti dei suoi talenti. In questo blog abbiamo cercato in varie occasioni di far conoscere questa artista, elegante nel porsi e nell’interrogarsi. A Firenze, nella mostra su “Donne protagoniste del ’900” di Palazzo Pitti, tra i 60 abiti che hanno fatto la moda del Ventesimo secolo, ci sono anche i suoi. 
Di seguito un estratto della nota del museo fiorentino, con molti dettagli e curiosità. (Paola Ciccioli) Continua a leggere