Leggere

a cura di Paola Ciccioli

Blogger, scrittrici, studiosi, collaboratrici e collaboratori, soci, amici, musicisti, pensionate, precarie, docenti, giornaliste, ex allievi, giovani professioniste e professionisti: l’appello è incompleto, d’accordo, però siamo in parecchi. E ognuno di noi, transitando su questo blog, ha lasciato una traccia del proprio rapporto con la lettura. Perché per noi leggere, e incoraggiorare a farlo, è importante. Anche per questo la mostra di Steve McCurry che verrà inaugurata a Brescia il 7 marzo già ci piace: si intitola “Leggere”!

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Steve McCurry, “Afghanistan, 2002”. In occasione di Brescia Photo Festival 2017, dal 7 marzo al 3 settembre il Museo di Santa Giulia ospiterà la mostra “Steve McCurry. Leggere”, curata da Biba Giacchetti e con contributi letterari di Roberto Cotroneo. In 70 fotografie, scattate in tutto il mondo, «l’atto intimo e universale del leggere» (http://www.bresciamusei.com/)

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La signorina Rita e le altre

La prevalenza dell’estetista. Un omaggio a tutte le «cinzia tami gaia elena rossella giada maria letizia elisa silvia» del mondo «scritto a quattro mani e piedi e unghie, da betta e alba, quest’ultima adattandosi alla scrittura diretta senza punteggiatura né maiuscole di betta, come un respiro a lungo trattenuto e poi emesso tutto d’un soffio senza pause» 

di Elisabetta Baccarin* e Alba L’Astorina

i piedi danzanti di denise fabbiani che il prossimo natale troveranno sotto l’albero una pedicure

i piedi danzanti di denise fabbiani che il prossimo natale troveranno sotto l’albero una pedicure

per parecchi anni della mia vita, direi una trentina, ho frequentato estetiste, coloro che provvedono a estirpare peli, limare e smaltare unghie, ripulire pori, levigare e massaggiare pelli. Il loro lavoro è prendersi cura dei corpi degli altri, renderli più belli e migliorare il migliorabile senza mai arrendersi all’evidenza. il loro lavoro vede i corpi in posizioni nelle quali forse nemmeno un medico legale vede, acrobazie per eliminare fino all’ultimo pelo, pelle morta grattugiata via da calli, unghie da ripulire, linfa da svuotare, sedimenti da far espellere dai pori. nei primi dieci anni tutte le mie estetiste, qua e là in base al luogo degli studi o del mio lavoro del momento, hanno dovuto accontentarsi di pittarmi di smalto trasparente le unghie delle mani limate quadrate e corte un millimetro, togliere il superfluo dal mio pube (il giusto) e dalle mie gambe (meno) Continua a leggere

Ettore, il destino di un nome fa ritrovare due fratelli nella Rete

di Elisabetta Baccarin

Elisabetta, la lettera dal campo di concentramento di bolzano

La lettera di Ettore Baccarin spedita dal campo di concentramento di Bolzano. Grazie alle ricerche di Elisabetta Baccarin, pubblicate sul nostro blog, un prezioso incontro in Rete ha messo insieme due pezzi di famiglia e di Storia

“Carissimo Albano e Gilda dopo circa due mesi che manco da casa, vengo a voi con questo mio biglietto, facendovi sapere che la mia salute va bene come spero che sarà pure di tutti voi. Caro Albano mi trovo in campo di concentramento a Bolzano, dunque il motivo che sono qui io, è a causa del rifugio che sai bene anche tu, speriamo al meno che non servi. Caro Albano mi perdonerai se ti domando un gran favore se puoi quando ricevi questo scritto di mandarmi un pacchetto con un po’ di pane biscotto e un po’ di tabacco, magari di quello in foglia, come puoi e qualche pacchetto di cartine. Se puoi mi mandi anche un po’ di danaro in sicurata, che se avrò la grazia di tornare tutto ti sarà ricompensato. Gli ho scritto pure a mia moglie che mi mandi qualche cosa ma io so le condizioni che si trova la mia famiglia!

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«Le cose non tacciono mai, sussurrano o urlano incessantemente»

di Elisabetta Baccarin*

«I ricordi sono come il vino che decanta dentro la bottiglia: rimangono limpidi e il torbido resta sul fondo. Non bisogna agitarla, la bottiglia». (I sentieri sotto la neve, Mario Rigoni Stern)

i motivi – miei – per cui mi ritrovo a buttare cose, sono in genere dettati dallo spazio. quello reale, e quello ancora più reale dello spazio disponibile dentro di me. forse perché le cose stanno zitte fino a che non le togli dalla scatola. allora meglio metterle a tacere del tutto buttandole. e lo spazio in casa in cantina in solaio nel cuore, farà –questo il forse e questa la sfida, oltre che l’augurio- spazio ad altro.

il problema è la memoria, quella non si svuota come col cestino del pc.

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«Viaggiò tutta la vita intorno a un tavolo (senza peraltro combinare un cavolo)»

di Elisabetta Baccarin

La copertina di Annabella del 25 gennaio 1979 dedicata a Brunella

La copertina di Annabella del 25 gennaio 1979 dedicata a Brunella Gasperini

il nome brunella gasperini vi dice niente? non vi è mai capitato di leggere qualcosa di suo? peccato, ma potete rimediare al volo a questo link.

oppure avete qualche capello bianco e avete letto la sua rubrica Ditelo a Brunella sulla rivista Annabella? 25 anni di pubblicazione. della rubrica non ho letto nulla tranne quel che si ricava dai ritagli nella rete, ma ho letto quasi tutti i suoi libri. alcuni mi erano stati passati da mia cognata, io 15enne e lei 22enne, parecchi altri recuperati nelle biblioteche o acquistati. leggevo, sottolineavo, leggevo e ridevo e leggevo e scrivevo leggevo e piangevo. poi negli anni l’ho riletta, e confesso di riguardare spessissimo quelle pagine sottolineate, rendendomi conto che quando dico che rido come mille che ridono o che se avessi orrore dei mali del mondo non sarei io, è perché ho tenuto con me quel suo modo di dire, ho conservato in quelle parole cose che non saprei dire e trattenuto anche qualche suo modo di scrivere. grazie a lei ho scoperto quella poesia di neruda, che io avevo fatto mia e tuttora, adattandola, dice di me più di quanto potrebbe fare chiunque, compreso me… non chiedetemi niente, toccate qui, sotto al cappotto e sentite come palpita questo sacco di pietre oscure. Continua a leggere

Nel campo di concentramento la scoperta di un tassello di storia e di dolore della mia famiglia

Testo e foto di Elisabetta Baccarin

A Dachau, visitando l’esposizione permanente all’interno degli ex edifici di manutenzione, sono rimasta colpita da questa carta d’identità.

Foto Dachau

mi è balzata agli occhi per quanto è simile alle nostre attuali.

mi ha fatto ricordare del fratello di mio nonno, ettore baccarin, che da vari documenti in rete ho scoperto essere nato a teolo PD il 26/1/1904, arrestato a teolo, deportato da bolzano il 14/12/1944 a mauthausen e deceduto a melk il 12/2/1945. (fonte: ’elenco dei deportati da Bolzano a Mauthausen’ in http://www.venegoni.it/venegoni_sec.pdf).

 pagina 4 del registro delle morti del 12 febbraio 1945

La pagina 4 del registro dei morti del 12 febbraio 1945

prigioniero numero 113875. nella foto qui sopra il registro che riporta il suo nome e i suoi dati nella pagina dei decessi del giorno. non conosco il motivo dell’arresto. una mia zia di quasi 90 anni ricorda che lui lavorava come mio nonno in miniera e l’avevano accusato di aver fornito polvere da sparo, ma non ne ho alcuna certezza. da altre fonti pare che giaccia in fossa comune e non sia esumabile.

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Un dito sopra quei numeri come un bacio sulla bua dei bimbi

di Elisabetta Baccarin*

Elisabetta,  gen monaco

Elisabetta Baccarin all’Englischer Garten di Monaco di Baviera

io ho visto prima le mani.

stava aiutandomi a smontare pezzi della sua giardinetta fiat che si trovava arrugginita da anni nell’aia della cascina dove abitava e che mi sarebbero serviti per aggiustare la mia. Alcune sue galline amavano far le uova in quell’automobilina e lui aveva messo del fieno sui sedili per renderla più accogliente.
ha messo una mano vicino alla mia mentre tenevo fermo un pezzo che lui ha smontato.

ho detto
‘che mani grandi che ha!’

e lui di getto
‘sì. ho mani grandi. deformi. me le hanno martellate in campo di concentramento. non ce la facevo più a lavorare. non riuscivo più a stringere i pezzi di ferro che mi obbligavano a lavorare. allora me le hanno martellate. poi sono guarito. ma non del tutto’.

Elisabetta, dachau 1 gennaio 2015

Dachau, 1° gennaio 2015

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