Vera e il suo canto in bronzo alla maternità

di Paola Ciccioli

“La visitazione di Maria a Elisabetta”, dettaglio del portale in bronzo della Chiesa di Santa Maria della Vittoria, in via De Amicis, a Milano. L’opera è della scultrice Vera Tiberto Omodeo Salè (foto di Luca Bartolommei)

«Ah, Michele Zappino era il più giovane insegnante di Brera. Era venuto su dalla Calabria e aveva maglioni di lana ispida, che pungeva». Sì, Vera ritorna con la memoria agli anni in cui frequentava l’aula di scultura dell’Accademia di Belle Arti e quel che restituisce sono i dettagli, il pane necessario di ogni autentico artista.

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Un pittore della fotografia e una giornalista con il cuore da poeta: due grandi in Cappadocia

di Donatella Bisutti*

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Donatella Bisutti è tra l’altro autrice del long seller “La poesia salva la vita” (Feltrinelli) e lo scorso novembre ha fondato poesiaeconoscenza.it

Il 19 aprile è morto a 89 anni un grande fotografo, Fulvio Roiter. Abitava da anni al Lido di Venezia ed era diventato famoso soprattutto per le foto che aveva dedicato a Venezia e al suo Carnevale. Ma in realtà per anni la sua grande passione era stata viaggiare e aveva percorso mezzo mondo ricavandone una serie di libri fotografici che si distinguevano per il rigore e l’originalità compositiva con cui trasformava il reportage in opera d’arte secondo uno stile del tutto personale. Roiter era in certo modo un “pittore della fotografia”.

Io l’avevo conosciuto tantissimi anni fa e da allora eravamo diventati amici, anche con la moglie belga. Io allora ero una ragazza molto giovane e, per circostanze familiari – mio padre aveva fondato a Istanbul una società per conto della Pirelli – abitavo con i miei in Turchia, un Paese che mi affascinava e a cui per questo mi sento ancora legata. Ma siccome volevo tornare in Italia e costruirmi una vita mia – mi ero appena laureata, in Belgio, sempre per via del lavoro all’estero di mio padre – e sognavo di diventare giornalista, scrissi di mia iniziativa il diario di un viaggio alla scoperta delle antiche colonie greche dell’Asia minore, principalmente Smirne ed Efeso. Allora non c’era in quella regione alcuna attività turistica e gli archeologi francesi e tedeschi stavano solo cominciando a disseppellire rovine che ridisegnavano quelle città facendole risorgere da un paesaggio deserto, da cui nei secoli il mare si era ritirato. Fu così che scoprii, tra parentesi, l’archeologia – che fino ad allora avevo associato al chiuso un po’ muffito dei musei – come un’eccitante avventura.

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“Dal buio della terra” (Empiria) è la nuova silloge poetica di Donatella Bisutti. Verrà presentata oggi 5 maggio a Milano nella Biblioteca Sicilia (ore 18,30) da Mariacristina Pianta, letture di Alessandro Quasimodo. «Dal buio della terra/ succhio l’ansia e l’angoscia/ come la ginestra/ fiorisco».

Mandai questo articolo all’unica rivista che avevo allora a portata di mano, e cioè alla rivista Pirelli, una rivista insigne che per qualche tempo aveva avuto come direttore anche un grande poeta come Vittorio Sereni. Il direttore di allora che credo fosse Castellani, dopo aver precisato che non pubblicava l’articolo per via di mio padre ma perché gli era piaciuto – e questo mi riempì di orgoglio, e riempì mio padre di stupore – a riprova di questo fatto inviò sul campo Fulvio Roiter che allora era ovviamente un giovane fotografo. Lui arrivò con la moglie Louise detta Lu, che per combinazione era belga, Paese in cui io avevo vissuto per anni. Facemmo subito amicizia. Fulvio Roiter allora non era ancora famoso, ma chi se ne intendeva lo considerava già un grande fotografo. Lui e la moglie erano una giovane coppia povera, perché lui era molto selettivo: non voleva lavorare per giornali e settimanali come avrebbe potuto, ma solo per due riviste che secondo lui gli davano la garanzia di una qualità di stampa ottimale, la rivista Pirelli appunto e la storica rivista svizzera Du. Avendo pochi soldi alloggiarono in qualche sorta di ostello e ricordo che venivano a fare la doccia a casa nostra.

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Sulla spiaggia, leggendo e ascoltando. Come in un dipinto di Amanda Russian

di Maria Elena Sini

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“Beach Read”, olio di Amanda Russian. Le altre due opere della pittrice australiana che pubblichiamo sono state scelte dalla stessa autrice del post

Qualche tempo fa, mentre cercavo in Rete delle immagini che accompagnassero un mio lavoro, mi sono imbattuta in un’opera di Amanda Russian che ritraeva una donna intenta a leggere in spiaggia. L’immagine mi ha colpito e l’ho subito postata su Facebook, ma mi riproponevo sempre di approfondire le mie conoscenze sulla pittrice. In questi giorni finalmente l’ho fatto e ho scoperto che si tratta di un’artista australiana autodidatta che utilizza sia la pittura a olio che i pastelli.

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Itala Vivan, la prof che ha fatto sbarcare la 500 in America (ben prima di Marchionne)

di Itala Vivan*

Nel 2017 la mitica 500 compie sessant’anni: possiamo unirci ai festeggiamenti con un ricordo specialissimo. (Foto da: https://www.facebook.com/pg/fiat500clubitalia/photos/?ref=page_internal)

Fu nel 1961 che io andai in America in 500. E come fu? Beh, per caso. Avevo appena comperato una 500 bianca con gli ultimi spiccioli di una imprevista eredità e amavo intensamente la mia piccola stupenda vettura decapottabile, quando vinsi una borsa di studio Fulbright per andare a studiare Comparatistica in un programma di PhD negli Stati Uniti. Sebbene l’università non fosse quella che avevo chiesto – mi assegnarono all’università di Lawrence nel Kansas – decisi di accettare comunque.

L’idea di andare in America era troppo attraente, e avevo voglia di continuare a studiare. Gli amici erano entusiasti della mia avventura, anche perché a quell’epoca ben pochi andavano laggiù, e meno ancora ci andavano a studiare, soprattutto se erano squattrinati. Ma c’era un problema: che fare del “carretto” (così era stata battezzata la mia 500)? Non mi rassegnavo all’idea di disfarmene o lasciarla a casa, perché era diventata la compagna fedele delle mie gite e dei miei viaggi, il mio giocattolo preferito.

Finì che tra gli amici ve ne fu uno che trovò la soluzione, e me la fece spedire gratis a New York. Gli armatori Costa di Genova contribuirono così alla felicità di una ragazza che amava sì lo studio, ma adorava le automobili e si incuriosiva dei motori.

La 500 bianca targata Milano sbarcò prima di me sulla riva americana, e una volta scesa dalla “Leonardo da Vinci” – la nave ammiraglia italiana di quegli anni – io andai a ritirarla al deposito. Gli scaricatori del porto di Newark che mi accompagnarono non la finivano più di prendermi in giro: avevano issato la 500 su un’alta terrazza da cui dominava un esercito di immense, lussuose macchine americane luccicanti di pinne e cromature e fanali pazzeschi, e la sollevarono come fosse un bimbo piccolo, facendola dondolare, e raccomandandomi di darle spesso il biberon.

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I semi di malaffare che fanno inchinare le Madonne davanti ai boss

di Adele Colacino

Oppido Mamertina

Domenica 6 luglio, a Oppido Mamertina (in provincia di Reggio Calabria), durante la tradizionale festa della Madonna delle Grazie la processione ha sostato davanti alla casa di Giuseppe Mazzagatti, 82 anni, condannato all’ergastolo ma agli arresti domiciliari

L’inchino della statua della Madonna davanti alla casa del boss ha riempito pagine di giornali e spazi nei telegiornali nazionali e un po’ meno in quelli locali.

Ancora una volta la Calabria è stata risucchiata in evidenza, come quando si guarda una mappa, un ricamo e per vedere meglio un particolare si mette davanti all’occhio una lente di ingrandimento.

Come quando si accende sullo schermo il satellite Earth… il globo…l ’Italia… la Calabria… opplà: Oppido Mamertina.

Mi chiedo: se Papa Francesco non fosse venuto fin qui a dirglielo in faccia ai mafiosi che “sono scomunicati” quell’inchino sarebbe mai saltato all’attenzione della cronaca?

In tutti i paesi calabresi, con l’arrivo dell’estate e con il ritorno degli emigrati, si festeggiano le madonne e i santi patroni, anche se il calendario porta l’onomastico in un mese invernale.

E si fanno le processioni e si accendono i ceri e si fanno i mercatini e si raccolgono le offerte con le banconote appuntate sui vestiti della Vergine o sui vestiti dei Santi, anche quelli che in vita fecero voto di povertà.

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«Coloro che nella loro vita hanno questa strada di male, i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati». Queste le parole pronunciate da Papa Francesco il 21 giugno nella piana di Sibari, davanti a 250 mila calabresi

Si sparano i fuochi di artificio, tanti, costosi e le statue, specialmente nei Comuni di alcune zone, si fermano, si girano, salutano, onorano e tutti dietro si fermano, aspettano, mormorano o indifferenti pregano con lo sguardo mistico rivolto al cielo.

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Va’ pensiero sull’ali d’orate

di Elisabetta Baccarin

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Illustrazione da marketingjournal.it

sabato al supermercato per non prendere a calci la gente ho preso a sberle le orate.
perché la gente porta i bambini in gita al supermercato? perché?
perché si deve andare tutta la famiglia a fare la spesa?
alle casse gente in preda a crisi isteriche se il nastro non scorre a dovere,
se quello prima di te si imbrana con il pin del bancomat,
poi vai a casa e quella che tenevi sottobraccio e con la quale hai spinto il carrello nel limbo del centro commerciale,
la meneresti con il manico della scopa mentre vi accingete a fare 4 salti in padella,
che di uscire il sabato sera ormai è cosa impossibile.
ma non è colpa dei 2 figli che hai fatto e nemmeno del brutto tempo:
è colpa del fatto che se esci in 4 da casa per una pizza,
il conto è quello di una giornata sulle piste da solo.
quindi non vai più nemmeno a sciare da solo.
tua moglie ha una ricrescita che ce l’ha anche madonna e si illude sia alla moda,
ma non lo è e se lo dice da sola guardandosi allo specchio. Continua a leggere