Grazie a quelle che aspettavano a casa e a quelle che combattevano

di Elisabetta Baccarin

«La nostra storia ci dovrebbe insegnare che la democrazia è un bene delicato, fragile, deperibile, una pianta che attecchisce solo in certi terreni, precedentemente concimati, attraverso la responsabilità di tutto un popolo.
Dovremmo riflettere sul fatto che la democrazia non è solo libere elezioni, non è solo progresso economico. È giustizia, è rispetto della dignità umana, dei diritti delle donne. È tranquillità per i vecchi e speranza per i figli. È pace».

(Tina Anselmi, staffetta partigiana)

Tina Anselmi, nome di battaglia Gabriella

Tina Anselmi, nome di battaglia Gabriella (Castelfranco Veneto, 25 marzo 1927 – 31 ottobre 2016)

E chi se lo aspettava di scoprire una sera per caso al Leoncavallo un minuscolo librettino sugli scritti di don Milani?
E di non riuscire a staccare gli occhi fino a quando le parole conclusive di Carlo Galeotti (il curatore del libro) hanno lasciato non punti interrogativi ma solo punti fermi.
Certezze.
Certezza di sapere a cosa non avrei voluto partecipare e a cosa ancora oggi non intendo prestare né la mia mano né il mio fianco ma neppure l’altra guancia.
«…in questi cento anni di storia italiana c’è stata anche una guerra “giusta” (se guerra giusta esiste). L’unica che non fosse offesa dalle altrui Patrie, ma difesa della nostra: la guerra partigiana. Da un lato c’erano i civili, dall’altra i militari. Da un lato soldati che avevano obbedito, dall’altra soldati che avevano obiettato».
Queste parole sono uscite da quella beata bocca pensante che aveva don Lorenzo Milani. Molte altre ne ha dette, rischiando e affrontando processi, chiedendo ai cappellani militari con quale faccia, con quale morale, con quale diritto potevano accusare gli obiettori; quale fosse il loro concetto di patria e del verbo ripudiare usato nella Costituzione. Continua a leggere

Bella Ciao ce l’aveva nel cuore

di Elisabetta Baccarin

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Quest’anno è diverso: per tanti motivi, per poche ragioni.
Un motivo…
Ci siamo trovati a cantare sulla Cisa, venendo via da un inferno sapendone uno migliore.
Almeno da vent’anni non cantavamo insieme ed è stato un bel modo per dirsi qualcuna delle ultime cose sentendone ogni stonatura. E poi Ettore mi ha chiesto: ma noi siamo partigiani perchè siamo partiti?
La sua testa, mannaggia… ma tanto Bella Ciao ce l’aveva nel cuore e se l’è ricordata tutta!
Sarà più difficile questo 25 Aprile: ce n’è uno in meno che canta con noi. Quest’anno scrivo poco, ma canterò più forte dalle Langhe di quel Johnny che gli piaceva molto.

*Questo è il secondo “appunto partigiano” di Elisabetta, datato 2004.

«Nell’Anpi per una nuova primavera dell’Italia»

Lucrezia Boari è presidente della sezione Anpi di Macerata

di Lucrezia Boari*

Ho conosciuto l’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) circa dieci anni fa, negli anni in cui militavo nella Sinistra giovanile. In quegli anni i giovani iniziavano ad avvicinarsi a questa associazione come simpatizzanti non potendo, da statuto, iscriversi a tutti gli effetti.

Allora erano i dirigenti più lungimiranti dell’Associazione a coinvolgerli, avendo intuito l’importanza e le potenzialità di un contributo dei giovani. Fondamentale per me è stato, in questo senso, l’incontro con il partigiano maceratese Primo Boarelli Continua a leggere