Strage di Bologna: una quarta condanna e una ferita aperta

Paola Ciccioli (Milano): «2 agosto 1980. Maria e io lavoravamo a Cesenatico, nelle colonie del Comune di Reggio Emilia. Maria doveva partire per Bologna, quel giorno. Ed essere alla stazione proprio quando scoppiava la bomba. L’ho sempre ricordata in piedi davanti al televisore, impietrita, a seguire per ore e ore gli aggiornamenti sulla strage. Trauma, offesa e cicatrice della nostra generazione. Io quel giorno ero lì. Mi piacerebbe sapere come lo avete saputo voi».

Renato Guttuso, “Il sonno della ragione genera mostri” (2 agosto 1980), inchiostro di china, acquarello e acrilico su cartone intelato. Il maestro siciliano realizzò quest’opera appena saputo della strage e il settimanale “L’Espresso” la utilizzò pochi giorni dopo per la sua copertina. Il quadro è stato esposto fino al 12 gennaio 2020 a Villa Mirabello di Varese dove, a cura di Serena Contini, si è tenuta la mostra molto apprezzata “Renato Guttuso a Varese, opere dalla Fondazione Pellin” (foto di Paola Ciccioli)

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Al Dams con Umberto Eco e la sua infuocata lezione sul gessetto nel villaggio globale

di Marcello Jori

Il Centro internazionale di studi umanistici “Umberto Eco” di Bologna ha promosso un ciclo di seminari, Un lessico per le scienze umane, sulla comunicazione ambientale, medica, scientifica, sulla cultura digitale e l’etica dell’informazione. Gli incontri andranno avanti fino a maggio 2020 in collaborazione con cheFare, Agenzia di trasformazione culturale, e con PreTesti, Laboratorio studentesco di ricerca semiotica. E, a proposito di semiotica, proponiamo questo brano tratto dal romanzo Nonna Picassa in cui l’artista Marcello Jori, con evidenti richiami autobiografici, racconta il legame speciale tra un aspirante pittore e la nonna che lo surclassa in genialità e bravura. Tanto che il nipote, studente del Dams che non sa esattamente cosa sia la semiotica, ordisce ai suoi danni un imbroglio che alla fine lo costringerà a farsi carico del proprio talento. Eccolo al cospetto del semiologo diventato “leggenda”.

Umberto Eco e le dita incendiate dai fiammiferi durante una lezione di semiotica al Dams nella Bologna degli Anni 70. L’illustrazione è contenuta nel libro “Nonna Picassa”, romanzo del 2000 di Marcello Jori, da poco ristampato da Mondadori. L’illustrazione è dello stesso artista-autore e Paola Ciccioli l’ha fotografata per noi.

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L’empatia di Wisława Szymborska e la vita psichica dei cani

di Wisława Szymborska*

Alla Szołayski House di Cracovia resterà aperta fino al 30 dicembre 2020 la mostra Szymborska’s Drawer (La scrivania di Szymborska) che presenta pezzi di arredamento della poeta Premio Nobel e alcuni dei suoi mitici collageche nel 2016 furono esposti a Bologna. 

Collage © Fondazione Wislawa Szymborska

Uno dei collage di Wisława Szymborska: fa parte della mostra ” La fiera dei miracoli”, allestita da Sebastian Kudas nella sala Ercole del Palazzo d’Accursio di Bologna. Da oggi fino al 31 maggio (Collage courtesy Fondazione W. Szymborska http://www.istitutopolacco.it)

In questo libro sulle malattie canine troviamo una trattazione completa di quasi tutti i disturbi umani, dall’anemia all’itterizia. I cani soffrono e muoiono proprio come gli uomini. Si sforzano di tenerci compagnia persino in questo ambito. Naturalmente soffrono in maniera molto più discreta: non ci raccontano ogni dettaglio dei loro malanni, non sono vittima di insopportabili attacchi di ipocondria, e nemmeno si accorciano la vita fumando sigarette o bevendo vodka. Ciò non significa che da un punto di vista statistico la loro salute sia migliore di quella umana, dal momento che, oltre alle malattie comuni all’uomo, i cani sono afflitti anche da morbi specificamente canini. Non per nulla il libro ha più di quattrocento pagine e dà l’impressione di essere un’opera fondamentale al riguardo. Tuttavia non lo è. L’autore ha tralasciato le più frequenti affezioni tra i cani, vale a dire psicosi e nevrosi d’ogni sorta. Un tempo la scienza veterinaria non stava a perdersi dietro a cose del genere, adesso invece la vita psichica degli animali domestici è divenuta oggetto di specifiche ricerche. Peccato che a questo proposito nel libro non troviamo nulla. Verremmo senz’altro a sapere che, al nostro fianco, i vari Fido e Rex non se la passano benissimo. Per tutta una vita tentano di capirci, di adattarsi alle norme di comportamento che imponiamo loro, di cogliere nelle nostre parole e nei nostri gesti ciò che li riguarda. Si tratta di uno sforzo immenso, di una tensione continua.

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La tigre Patrizia e le madri che non si piegano per i figli di tutti

di Elisabetta Baccarin

Patrizia moretti

Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi. Ha scritto: «Vedo Federico in ogni giovane che incontro»

è ora che io lo scriva, finalmente, non solo in una mail a colleghi.
non so da dove cominciare, ma comincio dal gelo provato davanti alla questura di ferrara.
ero appena uscita da palazzo diamanti per la mostra di matisse. il giorno prima, sempre a ferrara, pioveva e ho perso il mio nuovo berretto inglese. poi un lampo mi ha fatto ricordare, mentre mi stavano arrivando dei passatelli per cena, che ce l’avevo in mano fino al momento di appoggiarlo per guardare a due mani tutte le moleskine di tutti i colori gli usi le righe i quadretti e le idee. volevo comprarmi un taccuino per appuntare i pensieri che mi nascono per caso e che se non appunto mi scadono. avevo comprato un libro di cui non sapevo l’esistenza. ho fatto 3 volte il giro della libreria, facevo il mio solito gioco dei regali ‘questo su berlinguer andrebbe bene per pinco, questo sulla matematica per pallo, quello per la mia capo, l’altro per la mia collega. e quel libro, quello che ho comprato, era per me.

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“Russia 1991”, nella storia con il coraggio di due fotografe

di Alba L’Astorina

russia_locandinaUn reportage fotografico racconta gli intensi e drammatici giorni del tentato golpe di Mosca del 1991, e porta alla ribalta volti, storie, simboli e accadimenti di uno dei momenti più significativi della Russia contemporanea. Il reportage, a cura di Bruna Orlandi[i] e Alessandra Attianese[ii], si intitola Russia 1991. Un altro luogo, un altro tempo e sarà in mostra a Il Tornio di Agenzia X, a Milano, dal 14 fino al 24 maggio nell’ambito di Photofestival. Dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 19 (http://www.photofestival.it/).

Il luogo è la Mosca dell’allora Unione Sovietica, il tempo è quello del colpo di stato del 19 agosto 1991, quando la capitale sovietica è invasa dai carri armati. Ricordo ancora lo sconcerto dei giorni in cui i media comunicarono che il presidente Mikhail Gorbaciov, autore di profondi processi di riforma[iii] che avrebbero portato alla dissoluzione dell’URSS, era stato fatto prigioniero nella dacia presidenziale in Crimea allo scopo di impedirgli di firmare il nuovo Trattato dell’Unione che avrebbe portato alla indipendenza di alcune Repubbliche.15_Orlandi

Sebbene sembri una storia ormai molto lontana, risalente a più di vent’anni fa, il reportage non può non far pensare a quello che sta succedendo in queste ore nella stessa Russia e in Ucraina. E alle cronache drammatiche dalla Cecenia cui abbiamo assistito in tutti questi anni. Forse è per questo che le autrici hanno dedicato il loro lavoro documentaristico ad Anna Politkovskaja, la giornalista russa uccisa nel 2006 durante la presidenza di Vladimir Putin, che con i suoi reportage dalla Cecenia ha raccontato con uno stile talmente aderente alla realtà da sembrare quasi fotografico, le profonde trasformazioni che il suo paese stava attraversando, denunciando la corruzione, la brutalità e la negazione dei diritti civili.

Anche le foto di Alessandra e di Bruna rivelano un occhio attento ai particolari e nel contempo discreto nell’adesione alla realtà. Sguardi che colgono lo smarrimento dei corpi, la sospensione della speranza, l’ansia della libertà, l’euforia quando, un mese dopo, l’Unione Sovietica viene sciolta. Ma che lasciano amaro negli occhi al pensiero di una primavera, quella russa, mai realmente sbocciata. Continua a leggere

E sui manifesti di Bologna ecco le Padanine

di Veronica Vicinelli

L’ennesima truffa. Non ce la fanno proprio a rispettare le regole.
Domenica pomeriggio sono in giro ad attaccare i miei manifesti elettorali (sono candidata dell’Idv alle elezioni regionali) nella provincia di Bologna. Vedo un manifesto, quello di Marco Mambelli, candidato della Lega Nord per la Regione. Accanto al simbolo della Lega, ci sono tre ragazzine in atteggiamento ammiccante, tre lolite che, con un chiaro richiamo erotico, sottostanno a uno slogan apparentemente ambiguo: Scrivi Mambo, Mambo sei tu.

Ora, fino allo Scrivi Mambo (Mambelli detto Mambo, il suo nome per intero è scritto piccolissimo sul cartellone, come committente responsabile) ci arriva chiunque: siamo in campagna elettorale, il candidato invita a scrivere il suo nome. Mambo sei tu è invece, all’apparenza, uno slogan più oscuro. In realtà basta ragionarci un po’ sopra: noi, tre belle ragazze giovani, siamo di Mambo, e quindi siamo anche un po’ tue, se lo voti. Il messaggio è chiaramente riferito al maschio-medio-italiano, quello che pensa «fa bene a t…*, lui sì che è macho» quando viene a sapere che il Presidente del Consiglio frequenta prostitute e telefona alle minorenni.
Ora fin qui niente di nuovo. A parte il pericolo “pedofilia”, che comunque non è robetta da poco. Siamo di fronte  all’ennesimo utilizzo dell’immagine femminile (donne sandwich) come strumento per attizzare/attirare il sopraccitato maschio-medio-italiano. Continua a leggere