Ettore, il destino di un nome fa ritrovare due fratelli nella Rete

di Elisabetta Baccarin

Elisabetta, la lettera dal campo di concentramento di bolzano

La lettera di Ettore Baccarin spedita dal campo di concentramento di Bolzano. Grazie alle ricerche di Elisabetta Baccarin, pubblicate sul nostro blog, un prezioso incontro in Rete ha messo insieme due pezzi di famiglia e di Storia

“Carissimo Albano e Gilda dopo circa due mesi che manco da casa, vengo a voi con questo mio biglietto, facendovi sapere che la mia salute va bene come spero che sarà pure di tutti voi. Caro Albano mi trovo in campo di concentramento a Bolzano, dunque il motivo che sono qui io, è a causa del rifugio che sai bene anche tu, speriamo al meno che non servi. Caro Albano mi perdonerai se ti domando un gran favore se puoi quando ricevi questo scritto di mandarmi un pacchetto con un po’ di pane biscotto e un po’ di tabacco, magari di quello in foglia, come puoi e qualche pacchetto di cartine. Se puoi mi mandi anche un po’ di danaro in sicurata, che se avrò la grazia di tornare tutto ti sarà ricompensato. Gli ho scritto pure a mia moglie che mi mandi qualche cosa ma io so le condizioni che si trova la mia famiglia!

Continua a leggere

Un dito sopra quei numeri come un bacio sulla bua dei bimbi

di Elisabetta Baccarin*

Elisabetta,  gen monaco

Elisabetta Baccarin all’Englischer Garten di Monaco di Baviera

io ho visto prima le mani.

stava aiutandomi a smontare pezzi della sua giardinetta fiat che si trovava arrugginita da anni nell’aia della cascina dove abitava e che mi sarebbero serviti per aggiustare la mia. Alcune sue galline amavano far le uova in quell’automobilina e lui aveva messo del fieno sui sedili per renderla più accogliente.
ha messo una mano vicino alla mia mentre tenevo fermo un pezzo che lui ha smontato.

ho detto
‘che mani grandi che ha!’

e lui di getto
‘sì. ho mani grandi. deformi. me le hanno martellate in campo di concentramento. non ce la facevo più a lavorare. non riuscivo più a stringere i pezzi di ferro che mi obbligavano a lavorare. allora me le hanno martellate. poi sono guarito. ma non del tutto’.

Elisabetta, dachau 1 gennaio 2015

Dachau, 1° gennaio 2015

Continua a leggere