Ettore, il destino di un nome fa ritrovare due fratelli nella Rete

di Elisabetta Baccarin

Elisabetta, la lettera dal campo di concentramento di bolzano

La lettera di Ettore Baccarin spedita dal campo di concentramento di Bolzano. Grazie alle ricerche di Elisabetta Baccarin, pubblicate sul nostro blog, un prezioso incontro in Rete ha messo insieme due pezzi di famiglia e di Storia

“Carissimo Albano e Gilda dopo circa due mesi che manco da casa, vengo a voi con questo mio biglietto, facendovi sapere che la mia salute va bene come spero che sarà pure di tutti voi. Caro Albano mi trovo in campo di concentramento a Bolzano, dunque il motivo che sono qui io, è a causa del rifugio che sai bene anche tu, speriamo al meno che non servi. Caro Albano mi perdonerai se ti domando un gran favore se puoi quando ricevi questo scritto di mandarmi un pacchetto con un po’ di pane biscotto e un po’ di tabacco, magari di quello in foglia, come puoi e qualche pacchetto di cartine. Se puoi mi mandi anche un po’ di danaro in sicurata, che se avrò la grazia di tornare tutto ti sarà ricompensato. Gli ho scritto pure a mia moglie che mi mandi qualche cosa ma io so le condizioni che si trova la mia famiglia!

Caro Albano se mi rispondi a questa lettera mi fai il favore di farmi sapere se i miei figli Elena e Camillo lavorano ancora a Preglia, perché mi sono scordato di chiederlo a mia moglie.

Con questo termino, vi saluto tutti indistintamente e mi auguro di avere un Buon Natale e un migliore Capodanno a tutti voi mi firmo vostro c. Ottavio. Vi prego se potete di fare quanto vi ho detto che mi fa molto di bisogno.

L’indirizzo è cosi: Baccarin Ettore n° 6708 Campo concentramento di Bozen – blocco G (il pacco puoi farlo fino a tre chili).”

Elena Baccarin cercava in rete qualcosa sul suo bisnonno, ettore baccarin. ha incontrato il nostro blog dove era stato pubblicato il mio pezzo, con le mie ipotesi fatte sui tasselli che anche io avevo trovato in rete e con i racconti di mia zia. e ettore è il bisnonno di elena. Con elena, che ha informazioni dalla nonna, abbiamo messo insieme i pezzi: lei sapeva ad esempio che era stato liberato ma che non ce l’aveva fatta morendo dopo la liberazione, e invece purtroppo non è così, perché il campo di mauthausen è stato liberato ai primi di maggio del ’45 mentre dai registri di mauthausen ettore risulta morto il 12 febbraio. il motivo dell’arresto non è la polvere da sparo, ma la dinamite: mio nonno e suo fratello, ettore appunto, lavoravano insieme alla cava e usavano la dinamite. sempre con la dinamite, è stato fatto saltare un treno di tedeschi, quindi hanno accusato e arrestato i fratelli ettore e giuseppe (bepi). mio nonno bepi è stato liberato, mentre il fratello ettore è stato deportato a bolzano, poi a mauthausen.

Elisabetta, ettore baccarin militare a Udine

Ettore Baccarin miltare a Udine. La lettera pubblicata in apertura del post appartiene alla bisnonna di Elena Baccarin che ha contattato la nostra Elisabetta Baccarin dopo aver letto il suo reportage da Mauthausen. La bisnonna di Elena, moglie di Ettore Baccarin, ha fatto incorniciare questo documento per proteggerlo e conservarlo tra i suoi ricordi più preziosi

nella lettera ettore scrive al cognato dal campo di bolzano e fa riferimento a un ‘rifugio che sai bene tu’: con la dinamite, ettore e il cognato avevano hanno fatto un rifugio nella montagna, per le famiglie, e sempre nella lettera puntualizza speranzoso ‘almeno speriamo che non servi’, spera cioè che non serva perché le famiglie non debbano averne bisogno.

qualche anno fa, una mia zia entrando in un’osteria nella provincia di padova, ha visto al muro un quadro con tante foto, nomi e numero di figli sotto ogni foto: era il ‘gruppo d’onore famiglie numerose di teolo’. e c’era la foto di mio nonno (il padre di mia zia), il suo nome e 8 figli. ecco, ho dedotto che il motivo per cui mio nonno è stato liberato, sia dovuto alla tessera del partito, che invece il fratello non aveva. sono contenta di aver saputo la vera storia, di aver avuto sue cose che seppur virtuali per me sono il volto, la storia, la verità. non sono orgogliosa di sapere che mio nonno, come tanti, assecondò il partito fascista e lo assecondò per codardìa al punto tale da rimandare in caserma il figlio, che a sua volta aveva chiamato ettore, dopo l’8 settembre.

mio zio ettore non voleva tornare in caserma, ma suo padre ce lo mandò con la forza nel timore che arrivassero a casa e rischiasse tutta la famiglia. ettore non tornò più, venne imbarcato e la nave affondò. mia zia elda era la sua fidanzata, e quando lo dichiararono disperso, si fidanzò con un fratello di ettore, aldo, e si sposarono. tuttora mia zia ce l’ha nel cuore, lo dice e non l’ha mai nascosto, almeno a me. mio nonno ha sempre detto a mio padre di non chiamare nessun figlio con il nome ettore, avendo perso prima il fratello e poi figlio. mio padre, ostinato e contrario, chiamò invece mio fratello con lo stesso nome. gli ettore, e anche mio fratello, sfortunati ma ostinati e contrari. e io ne sono molto orgogliosa.

Una Risposta

  1. La memoria vivente di quella guerra si sta estinguendo con la morte di chi l’ha vissuta. Tocca a noi prenderne il testimone e, a nostra volta, passarla a figli e nipoti per dare corpo, con le mille storie personali, alla grande Storia. E colmare i profondi vuoti e le distorsioni della storiografia ufficiale.
    Bene, Elisabetta.
    Angela Giannitrapani

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