«…in quella bellezza ferma, senza tempo»

di Erica Sai

Giorgia ha deciso di riprendere a danzare, la sua amica Erica è andata a vederla: ecco cosa ne è nato.

Illustriamo la poesia di Erica Sai con una foto di Meg Stuart alla quale la Biennale di Venezia ha attribuito il Leone d’Oro alla carriera, che la danzatrice e coreografa americana riceverà il 22 giugno 2018 (http://www.labiennale.org/it/news/i-leoni-la-danza-2018) Foto da: http://blog.calarts.edu/2009/10/15/photo-gallery-choreographer-meg-stuart-at-the-school-of-dance/

BALLERINA

 

Lo sguardo si irrigidisce serio

insieme al collo, alla schiena

a tutto il corpo

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La ricerca del lavoro

di Erica Sai

Nella Giornata mondiale della poesia, che l’Unesco ha voluto coincidesse con l’inizio della primavera, una poesia scritta da Erica Sai il 7 marzo sul treno da Milano a Luino (foto da Facebook)

Invia

invia pezzi di carta

virtuali e secchi

e fatti goccia

nel mare.

 

Diventa invisibile

come tutti gli altri

nell’istante paradossale

in cui tenti disperatamente

di farti vedere.

 

E poi racconta

racconta a tutti

che ti chiedono pressanti

se sei ancora – ma dai ancora!

sul fondo dell’oceano.

 

Perché chi sei

se non annaspi

in quella superficie dannata

nella finta posizione

adatta a te, secondo l’etichetta?

 

Non importa – oh no!

quello che fai di più bello

perché non è Lavoro

e rimani schiacciata

sotto tonnellate d’acqua asfissiante.

Leggere

a cura di Paola Ciccioli

Blogger, scrittrici, studiosi, collaboratrici e collaboratori, soci, amici, musicisti, pensionate, precarie, docenti, giornaliste, ex allievi, giovani professioniste e professionisti: l’appello è incompleto, d’accordo, però siamo in parecchi. E ognuno di noi, transitando su questo blog, ha lasciato una traccia del proprio rapporto con la lettura. Perché per noi leggere, e incoraggiorare a farlo, è importante. Anche per questo la mostra di Steve McCurry che verrà inaugurata a Brescia il 7 marzo già ci piace: si intitola “Leggere”!

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Steve McCurry, “Afghanistan, 2002”. In occasione di Brescia Photo Festival 2017, dal 7 marzo al 3 settembre il Museo di Santa Giulia ospiterà la mostra “Steve McCurry. Leggere”, curata da Biba Giacchetti e con contributi letterari di Roberto Cotroneo. In 70 fotografie, scattate in tutto il mondo, «l’atto intimo e universale del leggere» (http://www.bresciamusei.com/)

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«… rincorrendo e creando il mio posto»

di Erica Sai

IL MIO POSTO

Pavimenti, lavatrici, pranzi

persone costantemente

parole e noia

 

non sono fatta per questo

che mi toglie il respiro

e accende l’insoddisfazione.

 

Se così non fosse

avrei trovato un poverino

in vena di matrimoni e figli

 

non mi sarei buttata

senza coscienza nell’avventura

più grande di me.

 

Ma non è mio il lago placido

dello standard, della vita impostata

ché si fa così

 

fanno tutti così

“non sarai felice poi,

sennò, altrimenti”.

 

Dondolo quasi compiaciuta

nelle vertigini di una vita

di sete desertica

 

con gran fatica

rincorrendo e creando

il mio posto.

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Erica Sai in una foto dal suo diario Facebook

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“Smuggling”, la parola orribile dei trafficanti di esseri umani

di Andrea Di Nicola e Giampaolo Musumeci

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I principali Paesi di origine del traffico di esseri umani (fonte http://www.camera.it/)

Lungo le rotte dell’immigrazione, collocati in punti nevralgici e strategici, esistono tanti «area manager» che coordinano le fasi del traffico. Non sono i manovali dello smuggling (attività che indica il diretto trasporto o accompagnamento dei migranti attraverso le frontiere, ndr), non sono quelli che fanno il lavoro sporco. È una catena di individui indipendenti che interagiscono tra loro. Questi area manager negoziano direttamente le attività necessarie con fornitori locali di servizi che risiedono nei paesi di transito. Garantiscono prestazioni come un passaggio in auto, una sosta di un mese in un appartamento in attesa di un passaporto falso, la corruzione di un agente di frontiera. Questa figura e il migrante hanno spesso la stessa origine etnica.

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«È così che parla la vera fede»

di Alāʾ al-Aswānī

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«Un muro di Berlino in Marienburger Strasse, nel quartiere Prenzlauer Berg, ospita il sorriso di Giulio Regeni» http://berlinocacioepepemagazine.com/ «Giulio Regeni è stato rapito, torturato e ucciso da ufficiali della sicurezza egiziana. Una certezza che gli Usa hanno acquisito dall’intelligence nelle settimane successive al ritrovamento del corpo martoriato del ricercatore italiano al Cairo» http://www.repubblica.it/esteri/2017/08/15/news/regeni_new_york_times-173119796/

Alle otto di mattina Taha e lo sheikh Shaker salirono sulla metropolitana per Helwan. Avevano trascorso intere giornate immersi in lunghe discussioni durante le quali lo sheikh aveva cercato di convincere Taha a dimenticare ciò che gli era successo e a ricominciare una nuova vita. Ma lui era ancora così indignato e pieno di collera da aver rasentato il suicidio più di una volta. Alla fine, al termine di una violenta discussione, lo sheikh gli aveva urlato: “Ma allora cosa vuoi? Non vuoi studiare, né lavorare, non vuoi vedere nessuno dei tuoi amici e neppure la tua famiglia. Cosa vuoi Taha?”.

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Canzone per Rita

di Erica Sai

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L’immagine è tratta dal video di “Canzone” di Lucio Dalla, citata da Erica Sai in questo ricordo familiare di Rita Barozzi, morta tre giorni fa a 102 anni (il brano è contenuto nell’album “Canzoni” del 1996)

Rita è morta. Poco fa, sì. Aveva 102 anni, quasi 103 perché li avrebbe compiuti all’inizio di maggio; il 4 per la precisione, proprio come Lukas (il mio quasi nipotino) che invece ne farà due. Non ero lì, però secondo me è morta come è vissuta: senza “disturbare”.

Rita era una parente dal mio ramo paterno, cugina di mio nonno Valente; il nonno che non ho conosciuto perché è morto troppo presto, troppo anche per mio papà che era solo un bambino. È stata madrina di battesimo di mio papà, per quanto ne so in passato erano stati tenuti abbastanza vivi i rapporti con mia nonna che raccontava qualche episodio. A quei tempi c’era anche Livia, una cugina che ha vissuto tutta la vita con Rita e che molti anni fa ha iniziato ad ammalarsi. Comunque, mia nonna non aveva un gran bel carattere, mal sopportava le pesantezze caratteriali di Livia, e non era una persona molto predisposta a tirare per le lunghe le relazioni di aiuto. È stata mia mamma ad entrare nella dinamica e prestare la sua mano. Con la spesa al supermercato, poi con i medici, con l’assistenza in generale. Da decenni possiamo ormai dire.

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