Tre scalini umiliano Ninfa e le impediscono di far festa nella Casa delle donne di Milano

di Paola Ciccioli

Ninfa Monteleone, l’amica Susi  e, di spalle, Paola  Ciccioli (foto di Donatella Martini)

Ninfa Monteleone, l’amica Susy e, di spalle, Paola
Ciccioli (foto di Donatella Martini)

Arrivo che i discorsi ufficiali sono già finiti. E anche le patatine del buffet allestito per l’inaugurazione sono al termine. Do una sbirciata rapida agli spazi, mi faccio strada tra i capannelli di signore sorridenti e controllo se le mie amiche sono arrivate. No, non ci sono ancora. Allora torno indietro e ritrovo, all’ingresso di via Marsala 8, la stessa scena che mi aveva colpito, come una schiaffo, pochi istanti prima.

Una giovane donna su una carrozzina è bloccata nell’androne: tre gradini le impediscono di salire all’interno della Casa delle donne di Milano ed essere parte della festa. Lei si chiama Ninfa Monteleone, ha 39 anni e dal 2005, a causa di una miopatia per accumulo di lipidi, si muove per la città su una carrozzina elettrica.

«Sono venuta dalla zona di Quarto Oggiaro da sola, con i mezzi pubblici», mi racconta. «Ho preso la 57, poi la 43 e avevo appuntamento qui con Susy, la mia amica. Ma quando sono arrivata, ho visto che non potevo entrare». Allora? «Ho chiamato subito Susy, che era già all’interno e le ho urlato nel timpano: cazzo, ma qui non c’è uno scivolo!». Di fronte all’ex scuola «in parte ottocentesca», in cui «tutte le donne possono entrare» (i virgolettati sono ripresi dai comunicati stampa), non esiste traccia di uno scivolo che consenta ai disabili di salire sul marciapiede. Questo è stato il primo impedimento con cui Ninfa, sotto la pioggia, ha dovuto fare i conti. «Nessuno stava a guardare che cercavo un’alternativa per entrare. Così ho rifatto il giro dell’edificio e ho trovato uno scivolo. Salita sul marciapiede e arrivata davanti all’ingresso, ho visto i tre scalini per accedere al primo piano e, niente, mi sono bloccata. Non posso entrare. E pioveva che Dio la mandava».

Ninfa e Paola nell’androne della Casa delle donne

Ninfa e Paola nell’androne della Casa delle donne

Mentre annoto sul taccuino nero, quello degli appunti importanti, arriva un architetto del Comune che le spiega, mentre lei è sempre confinata in un angolo dell’androne della Casa delle donne con il suo piumino nero bagnato, che per le persone con handicap motori è stato predisposto un montascale. Ninfa, a parte la sacrosanta esclamazione che le è scappata durante lo sfogo telefonico con l’amica, risponde con pacatezza, ironia e competenza. «Io il montascale non lo posso usare. Il montascale non è sufficiente per le carrozzine elettriche che pesano, a vuoto, 112 chili. Il montascale può sostenere un peso di 120, 200 chili al massimo. Come vede, non è per me». E poi consiglia: «Volete fare una cosa caruccia? Contattate le associazioni, chiamate chi ne capisce. Non sprecate soldi, ogni disabilità ha le sue caratteristiche».

La donna che ha attraversato la metropoli, da sola, in carrozzina, per partecipare all’inaugurazione della Casa delle donne, esce dall’invisibilità. Arrivano funzionarie comunali e vogliono sapere cosa sta succedendo anche alcune delle fondatrici del progetto di via Marsala. Francesca Amone, per esempio, chiede a Ninfa se può almeno andarle a prendere un panino al bar e, per quanto riguarda il problema dell’accessibilità ai disabili nell’ex edificio scolastico tornato a nuova vita, mi spiega che «la questione era stata affrontata con l’amministrazione comunale e che si sperava fosse stata risolta con il montascale».

Ninfa si sfoga

Ninfa si sfoga

Ninfa Monteleone, malgrado tutto, sostiene che per quelle e quelli come lei qualcosa sta cambiando: «Sì, c’è sempre il tizio che parcheggia davanti allo scivolo, oppure l’autista che sbuffa quando deve aiutarti a salire sull’autobus… Ma Milano sta migliorando. Il vero problema è mentale». Già. «E’ umiliante stare fuori e urlare: Nessuno mi fa entrare. Non è integrazione».

Già. Forse è proprio per questo che Ninfa, al momento segretaria di Publitalia, a Milano 2, ha deciso che da febbraio si dedicherà «integralmente» all’associazione Social Life che ha fondato. Una scelta, la sua, decisamente «caruccia».

AGGIORNATO L’1 GIUGNO 2014:

 

* Conoscerci per amarci” è lo slogan coniato dalle ragazze di Fraternità e Amicizia, Cooperativa Sociale Onlus che opera dal 2007 a Milano per le persone con disabilità intellettiva e relazionale,  per l’evento Diversamente Donna – Anche le disabili sono donne, in programma il 6 giugno 2014 alla Casa delle Donne di Milano. In Oggi e dintorni.

 

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