La felicità del presente (ultimo giorno utile per parlare di neve)

Questa digressione personale della nostra esperta di stereotipi è un saluto al freddo e al libro È come vivere ancora (che Roberta cita), in cui abbiamo raccolto i post di Mariagrazia Sinibaldi, destinataria naturale dell’ultima manciata di copie cartacee rimaste del volume edito dall’Associazione culturale Donne della realtà. Chi vuole leggerlo, può comunque scaricarlo direttamente dal blog,  scorrete la colonna di destra, cliccate sulla copertina e seguite le istruzioni per l’acquisto della versione digitale: buona lettura. E buona primavera!

di Roberta Valtorta

La Madonna, il suo bambino, un mantello di neve: creazione di Vera Omodeo Salè. La foto è stata scattata con il cellulare da Luca Bartolommei il 2 marzo 2018 in un giardino fuori Milano

Mi hanno sempre detto che per vivere appieno la vita è fondamentale imparare a esserci nel presente: se si impara a concentrarsi su ciò che si sta facendo, nel momento stesso in cui lo si sta facendo, sarà più facile preoccuparsi di meno e sentirsi più felici. Mi hanno sempre detto così, ma io non ci sono mai riuscita. La tentazione del ricordo è sempre lì, a braccetto con la paura per l’avvenire: passato e futuro costantemente insieme, a interferire sul presente. Un disastro, insomma.

Io sono sempre stata una nostalgica, ma di quelle patologiche: una settimana fa, avevo appena rivisto quella persona; un mese fa, stavo preparando le valigie per quel viaggio; giusto un anno fa, avevo appena ricevuto quella notizia. Non sono tanto sicura che sia una cosa normale, ma penso di esserci nata così: inchiodata tra i ricordi come stile di vita.

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“Primavera dintorno” e a Roma va in scena il nostro libro in pantofole

di Sergio Angelo Picchioni

Perché la “Città ideale”? Perché vogliamo fare un omaggio al Centro Studi Marche che affida la propria immagine a questo capolavoro custodito nel Palazzo Ducale di Urbino. E perché il Cesma il 30 marzo 2017 ci ha ospitati nella sua sede di via dei Coronari a Roma per la presentazione del libro “È come vivere ancora” di Mariagrazia Sinibaldi, curato e pubblicato dall’Associazione Donne della realtà

Sarei voluto intervenire ma la mia età non me lo concede, ragion per cui ho raccolto le mie impressioni su un paio di fogli. Presentare un libro non è per me un’esperienza nuova, tanti avendone già recensiti, lodati o a volte anche criticati, sempre però in campo storico, filologico o anche archeologico. Ora dover presentare una raccolta di memorie e di sensazioni redatte in forma letteraria è un impegno nuovo, che mi ha lasciato per un certo tempo perplesso e indeciso.

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Il presagio di un giorno da ricordare

di Donatella Cividini*

Ci sono giorni in cui fin dalla prima mattina hai la certezza che sarà un giorno diverso, da ricordare.

Il 3 dicembre è stato uno di quei giorni.

Ero felice al pensiero di tutto ciò che quel sabato mi avrebbe regalato.

Pranzo con una famiglia speciale, piacevolissimo anticipo delle feste natalizie e poi l’incontro a Cologno Monzese per la presentazione del libro di Mariagrazia Sinibaldi “È come vivere ancora”.

Che eccitazione! Che bella storia quella che mi ha portato a conoscere il blog Donne della Realtà e tutto il resto….

Questo blog ha catturato subito la mia attenzione per gli articoli pubblicati e l’appuntamento del 3 dicembre mi dava l’opportunità di conoscere “dal vivo”, e non solo virtualmente, Paola Ciccioli e Mariagrazia Sinibaldi.

Mi sono messa in auto, direzione Cologno Monzese, ben un’ora e mezza prima della presentazione («metti caso che trovo traffico», mi dicevo, «o addirittura non trovo la biblioteca…»), naturalmente sono arrivata 40 minuti prima che tutto iniziasse emozionata e felice!

E finalmente eccole Paola e Mariagrazia: è stato come se ci conoscessimo da sempre e l’abbraccio caloroso che ci siamo scambiate per me è stato un vero regalo.

E poi che bellezza ascoltare dalla voce dell’autrice stessa alcune pagine del suo libro, mi sono sentita proprio “dentro” il racconto!

E che dire del momento musicale dedicato a Mariagrazia da Luca Bartolommei: tutto piacevolmente emozionante, bello, in un clima familiare.

Ecco, questi sono i momenti che ti fanno dimenticare le quotidiane corse e le difficoltà della vita, regalando serenità e armonia.

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Gli intrecci del caso ci portano nella Basilica di San Marco, a Roma

a cura di Giuliano Degl’Innocenti*

Ci prepariamo ad andare a Roma per presentare, il 30 marzo al Centro Studi Marche di via dei Coronari, “È come vivere ancora”, il libro edito dall’Associazione Donne della realtà. E allora uno dei luoghi che vogliamo far rivivere è la Basilica di San Marco in Campidoglio, di fianco a Palazzo Venezia, dove Mariagrazia Sinibaldi, autrice del libro, si è sposata il 28 ottobre 1958. In questa foto, che per l’occasione ha estratto dalla scatola dei ricordi, è con il padre Giorgio: «in questa stessa chiesa ho ricevuto il battesimo e in questa medesima chiesa si sono sposate mia madre, Augusta Marconi, e tutte le mie zie e cugine»

Nel 1451 il cardinale Pietro Barbo arriva a Roma da Venezia. Ha il patriarcato della chiesa di San Marco, che ha accanto la torre degli Annibaldi, ed un piccolo ospedale per i pellegrini veneziani.

Decide di farsi costruire una residenza proprio lì ai piedi del Campidoglio, in una zona quasi disabitata (all’epoca tutto il mondo clericale era a ridosso del Vaticano in costruzione, mentre il Papa risiedeva in Laterano). La sua concezione politica lo spinge a cercare un dialogo tra il potere religioso del Vaticano e il potere civile del Campidoglio.

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Leggere

a cura di Paola Ciccioli

Blogger, scrittrici, studiosi, collaboratrici e collaboratori, soci, amici, musicisti, pensionate, precarie, docenti, giornaliste, ex allievi, giovani professioniste e professionisti: l’appello è incompleto, d’accordo, però siamo in parecchi. E ognuno di noi, transitando su questo blog, ha lasciato una traccia del proprio rapporto con la lettura. Perché per noi leggere, e incoraggiorare a farlo, è importante. Anche per questo la mostra di Steve McCurry che verrà inaugurata a Brescia il 7 marzo già ci piace: si intitola “Leggere”!

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Steve McCurry, “Afghanistan, 2002”. In occasione di Brescia Photo Festival 2017, dal 7 marzo al 3 settembre il Museo di Santa Giulia ospiterà la mostra “Steve McCurry. Leggere”, curata da Biba Giacchetti e con contributi letterari di Roberto Cotroneo. In 70 fotografie, scattate in tutto il mondo, «l’atto intimo e universale del leggere» (http://www.bresciamusei.com/)

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Misteri romani

di Mariagrazia Sinibaldi*

Dovevo andare a trovare una mia cara amica di gioventù che abita, dice lei, a Roma, e io dico a Torrimpietra.

Visto che qui a Roma tutto è problema, ho cominciato con un certo anticipo a raccogliere informazioni circa il viaggio da compiere per poterla raggiungere; e viste le precedenti e deludenti esperienze con lo “06060606 servizio al cittadino”, ho chiesto alla mia amica quale potesse essere il modo più semplice per arrivare fino a lei. Mi sembrava la cosa più logica da fare (lei abita là, dunque saprà): ma pare che la logica non sia di questa frazione di mondo. La mia amica, ovviamente, non sa niente ma si informerà.

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A una persona amica, a proposito di scatoloni

di Mariagrazia Sinibaldi

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Mariagrazia Sinibaldi fotografata dalla nipote Sara Cianciotta il 3 dicembre scorso nella Biblioteca civica di Cologno Monzese per la presentazione di “È come vivere ancora”, il libro che raccoglie una selezione dei suoi post. Questione di giorni e avremo anche la versione ebook

Quanto tempo, è trascorso da quella prima tua letterina e quanto dal 3 dicembre, giorno della presentazione del mio libro nella Biblioteca di Cologno! È una sensazione strana quella che provo: tutto mi sembra accaduto ieri e nello stesso tempo mi sembra che tutto si perda nella notte dei tempi. Prima le vacanze estive che, non riesco a capire perché, ma sempre, tutti gli anni, mi fanno volare al di sopra della vita reale, tanto che mi sembra a volte di vivere vite parallele: una sorta di dialogo tra l’una e l’altra esistenza… e poi, odddio, LE FESTE! Quelle che io aspetto tutto l’anno, mescolando i ricordi del passato e le aspettative del presente per il futuro.

E alla fine arrivano, queste benedette feste e sono venti giorni di buriana, di tempesta, di eccitazione e di adrenalina a più non posso, di reincontri affettuosi, di tombola, di sette e mezzo, di spumante e di dolci tradizionali della cui ricetta pare io sia l’unica depositaria, di ricordi e di (diciamocelo pure) catastrofiche mangiate.

Già, i ricordi! Certe volte sono noiosa a me stessa, con questa storia dei ricordi.

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