«La mia giornata ha un senso anche se vedo soltanto girare il sole»

di Eliana Ribes

Lida Bullorini Ribes in una intensa immagine della sua gioventù a Maestà di Urbisaglia. Anche adesso, che ha 94 anni, vive nel piccolo centro marchigiano dove è nata, come ha raccontato ieri la figlia Eliana e come leggiamo in questa seconda parte della sua storia (immagini dall’archivio privato della famiglia dell’autrice del post)

Adesso che anche tutti i nipoti sono cresciuti ed è diventata bisnonna, mia madre attende alle cose che gli anni, novantaquattro, e la salute le permettono di fare. Cura, nella bella stagione, il piccolo giardino e la pulizia del cortile, cucina, segue i programmi televisivi a lei più congeniali, un po’ legge e un po’ cuce o lavora a maglia. La coltivazione dell’orto le è stata vietata da noi figli perché la zappa e la vanga non giovano certo alla sua schiena e le procurano sbandamenti di testa; lei, però, a cipolle, agli, sedani, e altre erbe aromatiche non rinuncia e quest’anno ha trasferito le piantine in una striscia di terra adiacente al muro di casa , di cui sorveglia la crescita dalla finestra della cucina. Qualche colpo di testa, veramente, ogni tanto lo fa, come quando d’estate non resiste alla tentazione di cogliere i fichi maturi salendo sulla pianta con una lunga scala, con il pericolo di rompersi l’osso del collo o, più probabilmente, il femore. In quel periodo, allora, è meglio batterla sul tempo, raccoglierli tutti e farne piazza pulita, perché nemmeno le minacce più severe servono a dissuaderla dal piacere di quella operazione fatta in prima persona, con cui ha sempre accontentato parenti e amici.

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«Per raggiungere la sua casa di sposa, mia madre dovette soltanto attraversare la strada»

di Eliana Ribes

Lida Bullorini con il fidanzato, e poi marito, Giuseppe Ribes. Eliana dedica ai suoi genitori un omaggio sincero ed è la madre Lida, che ora ha 94 anni, a conquistare il centro di questo racconto che è anche la perfetta descrizione di una generazione di donne semplici e allo stesso tempo straordinarie (entrambe le foto del post provengono dall’archivio privato dell’autrice)

Mamma ha 94 anni, è autosufficiente, tenace, orgogliosa e con tanta voglia di vivere. Abita ancora nella sua casa, quella che l’accolse il giorno delle nozze, settantuno anni fa. Per raggiungerla dovette solo attraversare la strada, perché si trovava di fronte a quella dei suoi genitori, lungo la statale 78, a Maestà di Urbisaglia. Andò in famiglia, come si diceva allora, cioè la famiglia oltre al marito comprendeva la suocera e una zia.

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Le bombe su Palermo e Macerata, in mezzo «il destino di una ragazza salvata dallo stomaco vuoto»

di Eliana Ribes

Anna Caltagirone Antinori in una foto della giovinezza a Cupra Marittina, nelle Marche. Eliana Ribes, accogliendo la sollecitazione di Paola Ciccioli, è andata a trovarla nella sua casa di Macerata e ha poi trascritto per il nostro blog i suoi straordinari ricordi

Ho rivisto Anna Caltagirone Antinori dopo quasi 50 anni. Sono stata spinta dal desiderio di chiedere a lei, che con tanta efficacia aveva descritto il suo lavoro di maestra svolto per 41 anni in provincia di Macerata, qualcosa sul legame che nella sua vita aveva unito la Sicilia alle Marche, perché dal profilo Facebook risulta essere “di Palermo”. Ne è venuto fuori un racconto incredibilmente interessante, perché la sua piccola storia individuale si è intrecciata con la grande storia, quella che si studia sui libri: il bombardamento di Palermo, lo sbarco degli alleati, l’Italia divisa in due, l’armistizio dell’8 settembre.
Ed io le parole che ho ascoltato da lei, dopo averle fatte mie e rielaborate, gliele restituisco, perché non c’è niente di più efficace per descrivere la sua vita che “ascoltarla” direttamente dalla sua voce:
«Nell’aprile del 1943 ero una ragazza di diciassette anni e a Palermo frequentavo il penultimo anno dell’Istituto magistrale. Mio padre, conduttore nelle ferrovie, era morto quando ero ancora piccola e io, ultima di cinque figli, potevo studiare grazie ad una borsa di studio. Quell’anno le condizioni di vita nella mia città si erano fatte insostenibili e addirittura drammatiche divennero dopo che, nel mese di aprile, Palermo fu ripetutamente e pesantemente bombardata dagli alleati, che ridussero a cumuli di macerie case, chiese, ospedali e altri edifici di pubblico interesse. Anche la mia scuola, per fortuna di notte, fu distrutta e per quell’anno non riaprì più. Io fui promossa con i voti del secondo trimestre e così non persi l’anno, ma niente riusciva a consolarmi perché avevo una fame terribile e i dolori dello stomaco vuoto mi tormentavano. I negozi erano tutti chiusi, non si poteva comprare più niente, si comprava solo al mercato nero, ma quello che si rimediava non era sufficiente a mamma per sfamare quattro figlie.

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La storia del cuore raccontata con “lo parlà schietto e puro”

di Nazzareno Gaspari*

Per la copertina del loro libro, Eliana e Silvano hanno scelto la cartolina che Giuseppe Ribes inviò alla fidanzata il 25 aprile 1914

C’è una storia non scritta da cui proveniamo: è nel groviglio di affanni, ansie, sofferenze, fatiche, sacrifici, speranze, affetti, valori attraverso cui di generazione in generazione si è forgiato il nostro modo di stare in questo mondo e si è profilato il senso che gli diamo. Non ha gli onori della Storia con la S maiuscola ma la incrocia e la subisce; è storia tanto anonima e appartata nel suo svolgimento, quanto inaccessibile se non alle ragioni e alle domande del cuore.

Molto (o tutto) di essa rischia di perdersi nel passare delle generazioni. Molto rischia di dissolversi nei sempre più ampi e pervasivi orizzonti della globalizzazione.

Eppure si tratta di una dimensione costitutiva della nostra vita personale e collettiva importante oggi più di ieri, in balia come siamo di una cultura dominante che ci spinge nella direzione contraria del conformismo e dell’omologazione.

La libertà di essere e restare noi stessi è legata anche alla capacità di tenere attiva la consapevolezza di questa dimensione vitale, la memoria dei percorsi esistenziali che ci hanno aperto la strada – culla ancestrale delle identità e dei sentimenti che coltiviamo – che da memoria personale e familiare può diventare oggetto di più ampia comunicazione e condivisione.

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Leggere

a cura di Paola Ciccioli

Blogger, scrittrici, studiosi, collaboratrici e collaboratori, soci, amici, musicisti, pensionate, precarie, docenti, giornaliste, ex allievi, giovani professioniste e professionisti: l’appello è incompleto, d’accordo, però siamo in parecchi. E ognuno di noi, transitando su questo blog, ha lasciato una traccia del proprio rapporto con la lettura. Perché per noi leggere, e incoraggiorare a farlo, è importante. Anche per questo la mostra di Steve McCurry che verrà inaugurata a Brescia il 7 marzo già ci piace: si intitola “Leggere”!

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Steve McCurry, “Afghanistan, 2002”. In occasione di Brescia Photo Festival 2017, dal 7 marzo al 3 settembre il Museo di Santa Giulia ospiterà la mostra “Steve McCurry. Leggere”, curata da Biba Giacchetti e con contributi letterari di Roberto Cotroneo. In 70 fotografie, scattate in tutto il mondo, «l’atto intimo e universale del leggere» (http://www.bresciamusei.com/)

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Una vita insieme, tra “Le rose blu” e la “Viola d’inverno”

di Eliana Ribes

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“Le rose blu” è il titolo di una canzone di Roberto Vecchioni contenuta nell’album del 2007 “Di rabbia e di stelle” (immagini da http://angolodellamicizia.forumfree.it/)

Non so quale filo della memoria io abbia seguito per arrivare a parlare, durante le festività natalizie del 2016, di Roberto Vecchioni. Le canzoni di questo cantautore, vicino alla mia sensibilità e al mio modo di essere, hanno accompagnato la mia gioventù e la mia vita di donna sposata e sono sempre risuonate nella mia casa, anche se a lui, sicuramente, preferisco altri.

Nell’agosto del 1991 per la prima volta l’ho sentito dal vivo a San Ginesio, nel campo sportivo, in compagnia di mio fratello e di mia cognata. Avevo un bambino di appena un anno e con mio marito Silvano dovevamo alternarci nelle uscite, soprattutto serali. La notte era calda e stellata e la semplicità dell’ambiente esaltava la bellezza e la profondità delle sue canzoni.

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Emma e un sorriso che sa di preghiera

di Eliana Ribes*

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Il sorriso di Emma Lulani, fotografata da Francesco Cianciotta per la mostra “Radici” ideata da Paola Ciccioli. Questo post di Eliana Ribes è stato scritto prima che Emma, novantatreenne, fosse costretta a lasciare la sua casa di Urbisaglia, nelle Marche, a causa del terremoto. Ora è sempre Eliana che ci aggiorna: «Emma sta a Macerata dalle sue, chiamiamole così, “consorelle” della Mater Misericordiae, in via Crispi. Ha preferito, e a ragione, questa sistemazione a quella della Casa di riposo dove, avendo la casa inagibile, si è trattenuta solo qualche giorno. Mio marito Silvano è andato a farle visita e l’ha trovata benissimo». Una carezza, Emma (e continua a farci pregare per Lina, grazie!)

Emma ad Urbisaglia è Emma, non occorre aggiungere il cognome. Ha novantatré anni ma è ancora piena di vitalità, circola per il paese, si interessa delle situazioni famigliari più critiche, cerca di capire se può fare qualcosa, e se non può fare niente ritorna a casa e recita una preghiera per chi ne ha bisogno. Il resto della giornata lo passa prevalentemente a confezionare a ferri o all’uncinetto dei lavori che le sono stati commissionati, il cui ricavato devolve alle missioni, interrompendosi ogni tanto per fumare una sigaretta.

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