«Macerata è Libera»

di Augusto Pantanetti

Domani, 30 giugno 2021, saranno 77 anni che Macerata è stata liberata dall’oppressione del nazifascismo. L’Amministrazione comunale della città marchigiana, guidata dal sindaco leghista Sandro Parcaroli, con una decisione senza precedenti ha (letteralmente) “snellito” la cerimonia istituzionale in ricordo dello storico 30 aprile 1944 e vietato ai rappresentanti dell’Anpi di tenere il loro discorso. Al punto che l’Associazione nazionale partigiani ha dovuto organizzare un altro incontro pubblico per il pomeriggio, durante il quale verranno letti brani dal libro Il Gruppo Bande Nicolò e la liberazione di Macerata del comandante partigiano Augusto Pantanetti. Vi proponiamo con commozione l’ultimo capitolo.

La bandiera che i partigiani issarono sul Monumento ai Caduti di Macerata la mattina del 30 giugno 1944 dove domani alle ore 19 si terrà la commemorazione delle democratiche e dei democratici maceratesi. La presidente dell’Anpi di Macerata, Lucrezia Boari (della quale trovate un intervento in questo blog) ha scritto: «Una bandiera cucita con la stoffa di un paracadute degli Alleati e dipinta a mano. Un tricolore senza lo stemma della monarchia. La bandiera dell’Italia che sognavano libera e migliore “per chi c’era, per chi non c’era e anche per chi era contrario”».

Avanziamo a passo di lumaca. La gente viene avanti con noi continuando a manifestare con gioia, sino all’imbocco della città ormai libera. Con una autocarretta attraversiamo in un lampo la città e laggiù sullo sfondo, anche se piccolissima vista da lontano, laggiù sul monumento alla Vittoria svetta la nostra bandiera. Pino Pinci e i 12 ragazzi del suo gruppo hanno fatto il miracolo; alle ore 11 e 30, cioè ben 5 ore prima che noi si giungesse a Macerata, deponevano il vessillo bianco-rosso-verde sull’Ara che ricorda i caduti in guerra. Ma lasciamo a lui il compito di ricordare quest’ultima azione dei 296 giorni di preludio alla libertà, tanti furono i giorni della nostra guerriglia:

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2 giugno 1946: «votavano anche le donne, e non era certo una novità da poco»

di Giovanni Sabbatucci

Celebriamo la festa della Repubblica con l’articolo dello storico Giovanni Sabbatucci apparso nel primo capitolo di “Storia di una Repubblica. Enciclopedia politica dell’Italia dal 1946 al 1980”, iniziativa a fascicoli de “L’Espresso” quando il settimanale era diretto da Livio Zanetti.

Foto di Paola Ciccioli

Il 2 giugno 1946, il giorno stesso in cui venivano chiamati a pronunciarsi per la monarchia o per la Repubblica, gli elettori italiani scelsero i 556 deputati che li avrebbero rappresentati all’Assemblea costituente. Delle due consultazioni elettorali, la prima – dove la scelta era più elementare e più carica di implicazioni emotive – finì col far passare in secondo piano la seconda, che pure non era meno importante. Per la prima volta dopo venticinque anni, il popolo italiano poteva scegliere i suoi rappresentanti in una libera competizione elettorale. Per la prima volta nella storia delle consultazioni politiche in Italia, votavano anche le donne: e non era certo una novità da poco.

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«Io nel tumulto del 25 aprile con il “Grande Capo” in fuga sull’altra riva del lago»

di Anna Bertarini Monti*

Bellano, 25 aprile 2021: 76 anni dopo il corale ringraziamento per la fine della guerra, questa mattina nella chiesa dei Santi Nazaro e Celso di Bellano si è pregato ancora per chi ha fatto la Resistenza, per chi allora si è sacrificato per ridare la libertà al nostro Paese. E per chi, ora, sta cercando di portare l’Italia e il mondo fuori dalla pandemia (foto di Paola Ciccioli).

Bellano, 25 aprile 1945: tutto il paese prega per la pace ritrovata. Sulla sponda opposta del lago di Como Benito Mussolini, travestito da tedesco, tenta inutilmente di scappare dall’Italia.

La mattina del 25 aprile c’era nebbia sulle montagne, sembrava quasi nevischio: dalla montagna sembrava che sarebbero scesi i nostri partigiani.

La strada del lago era interrotta: la colonna tedesca che saliva verso la Valtellina era ferma, asserragliata nelle gallerie di Grumo e aspettava gli Americani per arrendersi.

Sulla riva di fronte, “il Grande Capo” era nascosto nell’altra colonna tedesca che saliva anch’essa verso la Valtellina: era un uomo finito, spaventato, mascherato da una divisa tedesca, stava fuggendo per arrivare al confine.

Le notizie erano sconvolgenti, incerte, non si capiva più niente. Quel giorno, sul lago, si concludeva mezzo secolo di storia.

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«Mamma mi lasciò la manina e con mia sorella in braccio corse verso quel prete»

di Giulia Berti Lenzi

I ricordi di Giulia tornano di nuovo a Carlazzo, un piccolo paese in provincia di Como, vicinissimo alla Svizzera, dove i suoi genitori si innamorarono e dove l’autrice di questa storia familiare ha vissuto da sfollata durante la guerra: in una casa tutta di donne, con figlie e figli di uomini lontani o per sempre perduti.

Qui la prima parte delle sue memorie: «Nel mese di aprile del 1941 nacqui io!».

Giulia Berti Lenzi con il coniglietto Macchia in una foto che le ha scattato per il blog la nipotina Viviana il 9 aprile scorso, giorno dell’80esimo compleanno della nostra autrice.

Un giorno la zia Maria Pia, la più piccola, diciottenne, scese a piedi fino a Porlezza, sul versante del lago di Lugano , per informarsi dove poter comprare un seggiolone per noi bambine. Al ritorno era stravolta, ansimante per la risalita dal lago e, piangendo, raccontò che nella piazzetta era stata incuriosita da un capannello di persone che assistevano a qualcosa. Avvicinatasi per capire, vide al centro del gruppo due uomini che stavano “tosando” letteralmente tutti i capelli a una ragazza, legata ad una sedia, che urlava e si divincolava. Le spiegarono che i due uomini erano due partigiani che la stavano punendo, in pubblico, per essersi fatta vedere in giro con dei tedeschi.

Restammo sfollate per tutta la durata della guerra. Eravamo tutte donne, ormai in quella grande casa. Di mio padre nessuna notizia! Intanto era nata mia sorella, Anna: era il novembre 1943. Mamma , come tutti allora, con la tessera annonaria poteva avere una volta al mese pochissimi generi di prima necessità, come farina, poco zucchero, pochissimo sale e un po’ di pasta che trovava nell’unico negozietto del paese.

Il sale era un vero problema, finiva presto e non bastava per insaporire le eterne minestrine che lei ci preparava. E allora prendeva il sacchettino di stoffa dove conservava il preziosissimo sale e lo faceva bollire nell’acqua del brodino!

Dopo quel triste episodio al quale aveva assistito la mia giovane zia, la nostra vita continuò da sfollate, fra sacrifici, paure, ma anche tanto affetto e rispetto da parte degli abitanti di Carlazzo che, memori dei tempi d’oro della famiglia Del Bo e di tutti i loro ragazzi, amici di tutti, benvoluti e allegri, circondavano la nonna e le figliole rimaste da tanta amicizia e calore.

Il nonno, malato di un diabete molto grave che allora era difficilissimo curare, fu portato all’ospedale di Como, dove morì, anche di crepacuore quando ebbe la notizia della morte dei suoi due figli in Russia e in Germania. Aveva solo 64 anni. Intanto le sue seterie, affidate ad amministratori incapaci e infedeli, fallirono e passarono di mano ad altri che sfruttarono la situazione tragica dei Del Bo e se ne impossessarono con pochi ridicoli spiccioli.

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“Quel manifesto fascista con la mia condanna a morte sui muri di Bellano”

di Antonietta Osio Nogara

Sopra Bellano c’è un Santuario del Seicento che ha alle spalle boschi di castagni profumati e di fronte montagne con le cime candide per gran parte dell’anno, sorgenti dalle acque del lago di Como che nei mesi di sofferenza della pandemia si sono svuotate di vele e suoni. Un piccolo tondo sacro con una Madonnina e il suo bambino conduce qui da secoli persone che cercano o hanno trovato un appiglio di speranza, come testimoniano le centinaia di ex voto appesi dietro l’altare maggiore. Tra questi c’è, incorniciato, un manifesto della Guardia nazionale repubblichina che l11 agosto del 1944 annunciava la fucilazione di “Scalcini Pietro Leopoldo, Cameroni Antonio fu Pietro, Bazzi Giusto di Giacomo, Osio Antonietta nata Nogara e Brumana Bruna fu Giovanni”. Quel manifesto è lì per volontà di Umberto Osio, marito di Antonietta Nogara, appartenente a una facoltosa famiglia di banchieri e diplomatici, che in una lettera scritta alla madre Ester il 22 maggio del 1945 racconta perché i fascisti l’avevano arrestata, condannata a morte e rilasciata soltanto due ore prima della fucilazione. Un documento di eccezionale valore, che sono stata autorizzata a pubblicare, contenuto nel libro Antonietta Osio Nogara 1904 – 1987, Diari e pagine sparse, fatto stampare dall’ambasciatore Bernardino Osio, suo figlio, nel 1989. Con un grazie alla signora Donata della Biblioteca di Bellano per la collaborazione. (Paola Ciccioli)

L’ex voto nel Santuario della Beata vergine di Lezzeno (foto di Paola Ciccioli)

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“Anche questo passerà”

Oggi – domenica 13 dicembre – Lombardia, Piemonte, Calabria e Basilicata diventano zona gialla e anche in queste quattro regioni si allentano le misure di contrasto alla diffusione del Coronavirus, consultabili sul sito www.governo..it

Con l’invito a tutte e tutti di continuare ad indossare la mascherina e ad essere prudenti, diamo ancora una volta la parola a Gabriella Cabrini e alla sua straordinaria testimonianza dall’ospedale di Cremona quando nell’inferno della pandemia – in questa sua pagina di diario siamo al 9 marzo 2020 – raccontava la propria sofferenza e al tempo stesso infondeva speranza a chi, fuori, la leggeva su Facebook.

“Anche questo passerà.
Quando tutto appare irreversibilmente terribile, quando tutto appare assolutamente spaventoso,
quando tutto appare stupendo e magnifico e meraviglioso, pronuncia dentro di te queste tre parole: darai alle cose il loro giusto valore”
.
Claire Rayner

Questa frase la scrivo sempre per dare coraggio nei momenti di difficoltà e la scrivo anche per me.
Stamattina mi hanno trasferito di reparto in una stanza da 2 CON BAGNO. La febbre è diminuita, resta molta diarrea e nausea ma ora vedo il cielo e il monastero delle mie amate monache.. grazie di cuore per i vostri pensieri e preghiere e amore infinito che ci mandate
.

Questo l’orizzonte che Gabriella Cabrini aveva davanti agli occhi durante il ricovero all’ospedale di Cremona (la foto è sua). Sul nostro blog la sua testimonianza è pubblicata seguendo un ordine inverso, cioè dalla fine della degenza al momento della diagnosi di positività al Coronavirus: per leggere l’intero suo racconto – che su “Donne della realtà” inizia il 21 marzo 2020 – cliccare sull’icona con la Corona che appare sulla banda destra del blog a lei dedicata.

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La seconda vita delle nostre emozioni durante il lockdown

di Matteo Mantovani*

Da Pressenza – International Press Agency 

La psicologa Piera Malagola (in piedi) e la giornalista Paola Ciccioli durante l’incontro “Così lontani, così vicini” che si è tenuto il 5 settembre 2020 a Germignaga (Varese). La foto è di Matteo Mantovani

Le cose, semplicemente, accadono. È così che ci troviamo a vivere, a vedere, ad ascoltare episodi della realtà che a volte sembrano piovere dal cielo, all’improvviso, senza un prima e con un dopo sconosciuto. Proprio come il coronavirus, arrivato senza avvisare, prima lontano da noi e poi improvvisamente molto molto vicino, tanto da fare della nostra regione, la Lombardia, l’iniziale epicentro dei contagi fuori dalla Cina.

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Il blog “Donne della realtà” ora parla anche in russo

Traduzione in russo di  Ivana Tamoni De Vos

«Cara Paola! Sono riuscita a trovare per ora questa bella foto di gruppo, anno 1988, presso la scuola d’arte del mio amico pittore Slava Shraga IZO-Studja “Kontrast” a Leningrado. Vjacheslav Shraga (Slava), primo da destra accanto a me, poi è diventato famoso dopo la Perestrojka e suoi quadri sono arrivati persino al Metropolitan Museum of Art di New York»

Nel 2009, quando la rappresentazione dell’immagine femminile ha toccato in Italia il suo punto più basso, Paola Ciccioli ha redatto un appello e chiesto ad altre giornaliste di promuovere una mobilitazione per tentare di arginare la deriva sessista dall’interno delle redazioni.

Di seguito la sintesi dell’appello che trovate nel “Chi siamo” del blog anche in inglese, spagnolo, francese, polacco, tedesco, olandese e cinese:

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Corona Virus, onore «all’Italia della solidarietà, della civiltà e del coraggio»

«Come annunciato ieri a Codogno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto insignire dellonorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica un primo gruppo di cittadini, di diversi ruoli,  professioni e provenienza geografica, che si sono particolarmente distinti nel servizio alla comunità durante lemergenza del Corona Virus. I riconoscimenti, attribuiti ai singoli, vogliono simbolicamente rappresentare limpegno corale di tanti nostri concittadini nel nome della solidarietà e dei valori costituzionali».

Altare della Patria, Codogno e Istituto Spallanzani di Roma: ieri il presidente Sergio Mattarella ha partecipato a tre diversi appuntamenti ufficiali per celebrare la festa della Repubblica italiana nata il 2 giugno 1946. In questa immagine è a Codogno, in Lombardia, duramente colpita dal virus e primo centro “zona rossa” del nostro Paese, dove il capo dello Stato è andato anche al cimitero per rendere omaggio alle vittime dell’epidemia. «Qui nella casa comunale di Codogno oggi – come poche ore fa a Roma all’Altare della Patria», ha detto il presidente, «è presente l’Italia della solidarietà, della civiltà, del coraggio. In una continuità ideale in cui celebriamo ciò che tiene unito il nostro Paese: la sua forza morale». (Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica – dalla pagina Facebook del Comune di Codogno)

Di seguito, dal sito del Quirinale, i nomi delle donne e degli uomini insigniti del riconoscimento:

Annalisa Malara e Laura Ricevuti, rispettivamente, anestesista di Lodi e medico del reparto medicina di Codogno, sono le prime ad aver curato il paziente 1 italiano.

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Walter Tobagi e la rabbia di Filippa, operaia “esuberante” della Motta

di Walter Tobagi

Il 28 maggio del 1980, verso le 11 del mattino, il giornalista del Corriere della sera Walter Tobagi, 33 anni, veniva ucciso a Milano dai terroristi mentre stava andando in garage a prendere la macchina. Quarant’anni dopo, grazie all’Ordine dei giornalisti della Lombardia possiamo rileggere un suo articolo, apparso sul Corriere il 7 ottobre 1978, che descrive la realtà di quei tempi e racconta la storia di una donna, Filippa, lavoratrice precaria della Motta che diventa “esuberante”, oggi si direbbe un esubero.

Nel video da Youtube la commemorazione di questa mattina davanti alla lapide che ricorda la sua uccisione e le parole della moglie Mariastella. (p.c.)

«Per tre anni, andavo tutte le mattine all’ufficio di collocamento. Il pullman da Cinisello a Milano, poi l’autobus, poi la fila, aspettare tutta la mattina, poi tornare a casa. Alla Motta mi prendevano a periodi, quando c’erano le campagne: a Natale i panettoni, a Pasqua le colombe, l’estate i gelati. Era un sacrificio, ma io ero contenta anche così. Nel ’73 mi passarono fissa: fecero tutto loro. E adesso mi ritrovo qua senza un posto. M’hanno detto che ero esuberante, io non sapevo nemmeno che vuol dire quella parola».

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Vivono nella nostra memoria/They live in our memory

I canali di comunicazione di Donne della realtà hanno aderito così all’appello dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) che ha invitato istituzioni e cittadini a esporre il tricolore a mezz’asta e a osservare, oggi a mezzogiorno, un minuto di silenzio per ricordare chi è morto a causa dell’epidemia da Corona Virus.

This is how Donne della realtà’s communication channels joined Anci’s (National italian municipalities association) plea which invited institutions and citizens to fly the flag at half mast today at noon and to honour with a minute’s silence the victims of Corona Virus.

 

Il video è stato girato da Paola Ciccioli dal balcone della casa di Bellano, sul lago di Como, da cui quasi giornalmente si collega per parlare di libri. Queste letture ai tempi della pandemia sono condivise su Facebook e sul canale YouTube Paola Ciccioli – Incontri.

Clip taken by Paola Ciccioli in Bellano, lake Como, from that balcony where she almost daily does her literature-related video readings. These readings during epidemics are shared on her Facebook page and on Paola Ciccioli – Incontri YouTube channel.

Traduzione in inglese di Luca Bartolommei

Gabriella, l’ospedale da campo della Samaritan’s Purse e il canto degli uccelli

Testo e immagini di Gabriella Cabrinidiario giornaliero dall’ospedale di Cremona

«Buongiorno.
Anche oggi è un giorno nuovo in più rispetto a ieri e la distanza dal 6 aprile (quando dovrò fare controlli radiografici, analisi e tamponi) diminuisce. Aspetto che la stanchezza piano piano passi e ne approfitto per cercare di imparare da ciò che sto vivendo». Queste sono le parole che Gabriella Cabrini ha scelto questa mattina per salutare le sue amiche e i suoi amici Facebook e noi con loro. Mentre lei da casa continua le terapie contro il Corona Virus, noi continuiamo con il suo consenso a pubblicare il diario della malattia che ha condiviso grazie al cellulare dall’ospedale di Cremona. Un racconto dalla sofferenza e dalla speranza che sul nostro blog abbiamo scelto di proporre all’incontrario, cioè dalle dimissioni al momento del ricovero. Auguri di cuore a Gabriella e a tutte le persone malate. (p.c.)

«L’ospedale da campo donato dalla Ong Usa Samaritan’s Purse con 60 posti e 8 in rianimazione, entrato in funzione 72 ore dopo l’inizio dei lavori. L’ho fotografato dalla finestra della mia camera al terzo piano in Chirurgia specialistica»

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«Madonnina, sostieni nella fatica logorante chi sta curando i malati»

La preghiera ai piedi della Madonnina dell’Arcivescovo di Milano, Monsignor Mario Delpini, «nei giorni tribolati del Corona Virus»

On March 11th 2020 the Archbishop of Milan has prayed on top of Duomo cathedral in different languages, adressing «all the people» so that «our Earth could be an attractive land for living».

– Sulla sommità del Duomo , l’11 marzo 2020 l’Arcivescovo di Milano ha pregato in diverse lingue, rivolgendosi a «tutte le genti» affinché «la nostra Terra sia una terra dove è desiderabile abitare».

«Una esortazione alla preghiera per i fedeli di ogni credo e per i non credenti un documento che è già Storia della città di Milano e dell’Italia intera», ha scritto Paola Ciccioli su Facebook, ringraziando il fotografo Andrea Cherchi da cui ha condiviso il video.

 

O mia bèla Madonina che te dominet Milan,

Mater dolorosa, consolatrix afflictorum, conforta con la tua presenza

coloro che più soffrono nei nostri ospedali e nelle nostre case:

invoca ancora per tutti il dono dello Spirito Consolatore che ti ha consolato.

 

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«Responsabilità»

– Con respecto a la emergencia sanitaria causada por la difusión en Italia del Corona Virus, el día 5 de marzo el Presidente de la República, Sergio Mattarella, se ha dirigido al País con un discurso transmitido por todos los canales televisivos. 

– With respect to the health emergency caused by the defense of the coronavirus in Italy, on 5 March, the President of the Republic, Sergio Mattarella, spoke to the Country with a speech broadcast on all television channels.

 

Dichiarazione del Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella

Care concittadine e cari concittadini,

l’Italia sta attraversando un momento particolarmente impegnativo. Lo sta affrontando doverosamente con piena trasparenza e completezza di informazione nei confronti della pubblica opinione. L’insidia di un nuovo virus che sta colpendo via via tanti paesi del mondo provoca preoccupazione. Questo è comprensibile e richiede a tutti senso di responsabilità, ma dobbiamo assolutamente evitare stati di ansia immotivati e spesso controproducenti. Siamo un grande Paese moderno, abbiamo un eccellente sistema sanitario nazionale che sta operando con efficacia e con la generosa abnegazione del suo personale, a tutti i livelli professionali.

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