La signorina Rita e le altre

La prevalenza dell’estetista. Un omaggio a tutte le «cinzia tami gaia elena rossella giada maria letizia elisa silvia» del mondo «scritto a quattro mani e piedi e unghie, da betta e alba, quest’ultima adattandosi alla scrittura diretta senza punteggiatura né maiuscole di betta, come un respiro a lungo trattenuto e poi emesso tutto d’un soffio senza pause» 

di Elisabetta Baccarin* e Alba L’Astorina

i piedi danzanti di denise fabbiani che il prossimo natale troveranno sotto l’albero una pedicure

i piedi danzanti di denise fabbiani che il prossimo natale troveranno sotto l’albero una pedicure

per parecchi anni della mia vita, direi una trentina, ho frequentato estetiste, coloro che provvedono a estirpare peli, limare e smaltare unghie, ripulire pori, levigare e massaggiare pelli. Il loro lavoro è prendersi cura dei corpi degli altri, renderli più belli e migliorare il migliorabile senza mai arrendersi all’evidenza. il loro lavoro vede i corpi in posizioni nelle quali forse nemmeno un medico legale vede, acrobazie per eliminare fino all’ultimo pelo, pelle morta grattugiata via da calli, unghie da ripulire, linfa da svuotare, sedimenti da far espellere dai pori. nei primi dieci anni tutte le mie estetiste, qua e là in base al luogo degli studi o del mio lavoro del momento, hanno dovuto accontentarsi di pittarmi di smalto trasparente le unghie delle mani limate quadrate e corte un millimetro, togliere il superfluo dal mio pube (il giusto) e dalle mie gambe (meno). poi col tempo, nel decennio successivo, qualcuna è arrivata a provvedere ai miei piedi, fino a convincermi a esporli anche solo senza smalto cosa che non avevo mai fatto fino ad allora. nell’ultimo decennio, a cominciare dal capodanno a el alamein, mani pazienti delicate ma anche forti, mi hanno rilassato e mi hanno fatto abbandonare l’anno vecchio e accogliere quello nuovo con più calma. mi dava fastidio farmi massaggiare, ritrovarmi unta come un arrosto o incremata come un bignè, rigirata come una quaglia in padella o avvolta, capita anche questo, nella pellicola trasparente come un involtino, ma ultimamente addirittura le mani di queste donne mi hanno levigato lavato idratato e nutrito la pelle ma anche l’anima. perché con le estetiste ridi, ti confronti, racconti le cose del giorno o amori di lunghissima data, quelli corrisposti con una lettera e quelli non corrisposti con un’occhiata, spettegoli e parli di politica, racconti dei disastri con tua madre e di che angelo biondo fosse tuo padre, dell’ultima arrabbiatura all’ufficio postale e di quanto puzzino i piedi da dentro alle scarpe al tuo capo. l’estetista conosce la tua agenda, le tue abitudini, a che ora entri o esci dall’ufficio, a che ora fai pausa pranzo e sa dove abiti e ti chiama per nome sempre. proprio oggi, mentre tami mi sfregava il corpo con il sale, dopo aver ciascuna preso prima in considerazione e poi come atto che il miracolo non ci interessa, siamo belle come siamo con tutti i nostri difetti e i nostri pregi, mi sono messa zitta ma ho pensato due pensieri tristi che non dirò, poi ho sorriso pensando che da quando ero bebè cioè da quando mia madre e mia sorella non mi hanno più sfregato piedi mani ginocchia gomiti e collo, asciugato con un morbido telo e addolcito con una crema profumata, nessuno si era mai preso cura del mio corpo. nessun medico mai si è preso cura del mio corpo così, nessuno ha partecipato del mio essere chiamata (anche) “benjamin button”. nessun oculista mi ha mai guardato negli occhi capendo al volo lo stato d’animo. nessun ginecologo mi ha mai visto in certe posizioni ridicole, nessun ortopedico mi ha sollevato con la stessa cura gli arti e le estremità, e forse nemmeno nessuno psicologo ha mai saputo comprendere al volo quando è il momento di stare zitti perché non hai voglia di parlare. l’estetista la provi un giorno, e se non si crea complicità, simpatia, empatia, dopo un po’ o anche subito cambi estetista. quindi cinzia tami gaia elena rossella giada maria letizia elisa silvia e tutte le altre di cui negli anni ho perso memoria e storia, hanno anche a che fare proprio con l’estetica filosofica e si curano del bello, e anche del bene, attraverso l’arte e l’uso dei sensi…

Edgar Degas "Femme au bain"

Edgar Degas “Femme au bain”

…che poi può pure succedere di avere una sola estetista per tutta la vita, sempre quella, e non la cambi perché ha capito come curarsi del bello e del bene tuo. era così a casa di mia madre dove la parola estetista era associata a un nome, uno solo e sempre lui, o meglio lei, la signorina rita (che pure quando si è sposata ormai non più giovane l’hanno continuata a chiamare signorina) e a un rituale, quello di occuparsi periodicamente di mani piedi e peli di tutte le donne della casa dove sono cresciuta, che a casa mia erano quasi tutti gli abitanti se si escludono mio fratello e mio padre che mai avrebbero messo oziosamente nelle mani di una donna una parte del loro corpo. la signorina rita veniva sempre lei a casa di mia madre e mai noi da lei, un po’ perché eravamo tante donne e lei con un solo appuntamento ne sbrigava cinque, un po’ perché mamma l’aveva conosciuta quando con mio padre e i suoi piccolissimi quattro figli e un’altra in arrivo si erano appena trasferiti nella casa di bagnoli e lui lavorava sempre e le sorelle di mamma sparse per il mondo non avrebbero potuto tenerle i piccoli mentre lei andava dall’estetista. e poi alla signorina rita piaceva la casa della signora assunta dove nel frattempo i figli erano diventati cinque, di cui quattro femmine, e tra il primo e l’ultimo solo sei anni di differenza. e anche con noi cresciute continuava a curarla a domicilio con la differenza che ora sapeva di doverle fissare un appuntamento che sarebbe durato ore. noi si faceva in modo da farsi trovare tutte a casa all’orario stabilito e in fila, per priorità età o urgenza, la signorina rita maneggiava con destrezza gambe mani inguine, aggiustava ciglia e limava unghie non mancando di prender nota, con la discrezione di un’analista attenta, degli sviluppi della trama esistenziale di ognuna. le altre, nell’attesa, le passavano catini di acqua calda insaponata, asciugamano di varie dimensioni o ascoltavano sedute sul gradino del terrazzo le sue storie di donna emancipata. alta e robusta, bellezza greca e voce profonda, la signorina rita guidava l’auto, aveva un lavoro che la rendeva indipendente, e non aveva un uomo, tutte qualità che nella bagnoli degli anni settanta la rendevano una donna forse troppo libera. non così però agli occhi di donna assunta che aveva cominciato a lavorare quando di anni ne aveva nove e, con quattro figlie femmine e circondata da donne senza figli o avuti ripetutamente con uomini poi mai sposati, si era abituata a dar poco conto ai pregiudizi altrui. quando aveva finito la sua opera estetica, dopo tanto frizionare, bagnare, asciugare, ridere, parlare, ordinare a voce alta: «e mmo’ chi o fa ‘stu ccafé?», o sussurrare, rivolta alla più piccola di noi, «ma tu e tiene ‘e sigarette?», la signorina rita, come un premio per tanta pazienza tirava fuori dal suo borsone di cuoio scuro creme profumate e smalti di tutti i colori e sempre alla moda. ma quando arrivava a me, “albina a mammà”, sapeva sempre che doveva propormi quello trasparente o al massimo quello bianco perlato perché io tra tutte ero quella che “non voleva apparire”. sarà per questo che mi ritrovavo sempre a essere l’ultima della fila, con nessuno dopo di me in ansia per il suo turno, un clima ideale per forzare con paziente cautela la mia resistenza a quel clima di intimità tra donne da cui avrei voluto a volte fuggire e che mi rendeva per la napoli anni ottanta né femminile né femminista. che poi recentemente ci ho portato anche alice a casa di mia madre, prima tappa della sua visita a napoli, dove la signorina rita ha continuato a venire anche quando donna assunta non c’era più. e neanche alice, piemontese, alta, bionda, eterea, e poco incline a dar mostra della sua bellezza selvatica, ha potuto resistere al fascino della nostra estetista, anche se nei giorni successivi avrebbe scoperto essere, quello della signorina rita, solo il primo stordimento dei sensi a cui la città l’avrebbe sottoposta. ora non ricordo più chi tra le due abbia scelto il colore dello smalto per le unghie dei piedi di alice. ricordo però che era blu, “perché”, le aveva detto rita come quando si svela a una persona un segreto che tutti conoscono ma che lei solo ignora, “richiama il colore dei tuoi occhi”.

*il pezzo di elisabetta baccarin è scritto con la super-visione di nicola ragatzu

 

5 Risposte

  1. …e sempre come un link con lo scritto di alba, brindo a mio padre che oggi compirebbe 82 anni 😊

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  2. Allora un saluto al tuo e a tutti i nostri padri, ciao!

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  3. In casa tra tutte le donne ero l’unica senza peli, neanche sulla lingua. Ero piccola e permalosa e litigavo spesso con la signorina Rita. Con il passare del tempo abbiamo riso tanto su quegli episodi. Di te Rita due sono i ricordi che mi porterò nel cuore. La grande amicizia dimostrata a mamma quando noi, quasi tutte adolescenti, non riuscimmo a capire cosa le stava accadendo e tu come una sorella l’aiutasti ad evitare un inutile e pericoloso intervento. E poi il tuo viso smarrito in fondo alla chiesa il giorno del funerale di mamma. Io non sono venuta al tuo, non c’è la facevo, non ho pianto per te, non ho voluto mai crederci, e quando ancora oggi faccio il giro della “piazza” guardo le tue finestre certa che prima o poi ti affaccerai. Perdonami se non ci sono stata ma nel mio cuore piango sempre per te. Grazie Alba per questo ricordo, grazie perché sono riuscita a piangere prima lei

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  4. Non sono mai andata dall’estetista in vita mia e mai ci andrò!

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  5. Cara Betta (così ho iniziato a chiamarti appena siamo entrate in confidenza) grazie x le belle cose che hai scritto, mi hai fatto riflettere su cose che ho sempre dato x scontato e che alla fine è la pura verità. Conosciamo tutti i Vs orari e ritmi 😆 infatti quando vi prendiamo un appuntamento sappiamo perfettamente che giorni ed orari proporvi, e poi mi è piaciuta molto la frase che ci prendiamo cura dei corpi degli altri,io l ho sempre visto invece come un lavoro e non sotto questo aspetto. Poi ne vogliamo parlare delle posizioni che vi facciamo assumere x depilarvi? Come darti torto che neanche il ginecologo, forse, non conosce (…,ndr) come la conosciamo noi😂😂😂 un pezzo molto bello, brava brava brava. Un grosso abbraccio da Cinzia una delle tue tante estetiste da te citate☺

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