Grazia Livi e la “scabrosa libertà”

di Grazia Livi

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Grazia Livi (Firenze, 1930 – Milano, 18 gennaio 2015)

Questo è il testo di una intervista alla scrittrice Grazia Livi, pubblicata sul n. 22 del giugno 1994 di “Lapis”, rivista fondata e diretta da Lea Melandri.

Grazia Livi è morta domenica 18 gennaio a Milano. Non mi dilungo a scrivere di lei, qui, perché altri più autorevoli di me lo stanno facendo sulla stampa e altrove.

Posso solo dire di averla conosciuta personalmente, in questi suoi ultimi anni di vita e averne colto, oltre la scrittura, la levità del vivere e la profondità del sentire, misti a una dolcezza e garbo nelle relazioni con gli altri, che non so se furono da sempre sue o acquistate con una canuta e saggia vecchiaia.

(Angela Giannitrani)

Giornalista. Ancora oggi, se pronunzio questa parola e la riferisco a me, provo un senso di malessere, quasi dicessi qualcosa di bizzarro e di incongruo, come “acrobata” o “venditrice di accendini”. Eppure, per vari anni, fra il ’57 e il ’70, quando l’area dell’informazione non era ancora stata invasa dalla TV, sono stata giornalista per un grande settimanale a rotocalco. Avevo un contratto di collaborazione con esclusiva di firma; ero una specie di inviata. Inchieste, interviste. Il mio territorio era genericamente culturale. D’un tratto, io ragazza fiorentina borghese, educata studiosamente e moralisticamente, firmavo disinvolta articoli col mio nome e cognome. Che fossi impaurita non si vedeva: il nome appariva in lettere grandi, in neretto. Firmavo e viaggiavo. Incontravo artisti. Portavo a termine incarichi, in Italia e all’estero. C’era di che inebriarsi un poco. Cosa facevano, nello stesso periodo, le ragazze del mio ambiente? Finito il liceo e l’università, sposavano un professionista, mettevano su una famiglia regolare. Io, invece, spinta dall’energia, dalla curiosità, dal bisogno di conoscere, da un’informe ansia di attuazione, mi ero allontanata da quelle regole. In verità, come scrissi molti anni dopo, cercavo di sottrarre “la mia identità all’informe destino femmineo”. Sì, questo era il punto. Da sola, senza essere cosciente di nulla, priva di una ideologia che mi sostenesse, andavo verso la mia emancipazione, così, per l’impulso ad allargarmi, per l’impossibilità di credere in quei modelli femminili, statici e inespressi, che mi toglievano la voglia di vivere. Il giornalismo fu, nei primi tempi, più delizia che croce. Intanto avevo un committente che mi convocava, e percepivo uno stipendio. Entravo nella stanza del direttore con una mascherina vivace e tiravo fuori un foglietto con una lista di proposte, c’erano a volte degli assensi subitanei. In segreteria veniva prenotato per me l’albergo e il treno. Sperimentavo così un rapporto di dare e avere che a me pareva fondato sull’equità e sull’oggettività e che mi lusingava perché era lo stesso che legava gli uomini fra di loro, sul terreno della professione. In secondo luogo imparavo un mestiere, sfruttando un dono per lo scrivere che giaceva nella mia oscurità e obbedendo a una mia acerba esigenza: che le parole mettessero ordine, conferissero un significato, una lucidità, una ragione.

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Parole di donne a voce alta

di Angela Giannitrapani  

Foto di Valeria Sinesi e Katia Zambelli

5 Bookcity CdD BettyGilmore

La poetessa Betty Gilmore mentre legge alcune delle sue poesie dal volume ‘Bitter pill’

La Casa delle donne di Milano, a poco più di un anno dalla sua fondazione, ha debuttato in BookCity, la manifestazione dedicata ai libri che, anche nell’edizione 2014, ha “invaso” la città con incontri con gli autori e le loro parole.

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Una Casa, mica una prigione

di Angela Giannitrapani

Milano, Casa delle donne (foto di Alessandra  Montella)

Milano, Casa delle donne (foto di Alessandra
Montella)

Sabato 8 marzo la Casa delle Donne di Milano ha avuto la sua inaugurazione ufficiale. Già aperta il 18 gennaio di quest’anno, la Casa è stata voluta da alcune associazioni femminili, da donne, da consigliere comunali e dalla presidente della Commissione Pari opportunità del Comune di Milano, Anita Sonego , che ha ottenuto i locali della ex scuola elementare di via Marsala, 8.

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Avviso di convegno: mercoledì 9 maggio Auditorium Università Milano Bicocca – Ed U12

Prostitu(i)te.

Uomini, donne e le catene invisibili dello sfruttamento sessuale

Programma
Presiede e coordina
Patrizia Farina responsabile dell’Osservatorio Tratta e vittime di sfruttamento – Orim

9.00
Saluti di Carmen Leccardi, Direttrice scientifica di ABCD

9.15 Catene invisibili. Strumenti e dati per comprendere la prostituzione straniera e promuovere percorsi emancipativi” Presentazione della ricerca dell’Osservatorio regionale Tratta vittime di sfruttamento Continua a leggere

La rivoluzione possibile. Cura/Lavoro: piacere e responsabilità del vivere

Sabato 18 febbraio 2012

Un convegno a più voci per rilanciare la necessità di mettere la cura al centro delle relazioni tra persone e della politica. Perché il lavoro di cura come destino obbligato delle donne non è più l’esperienza corrente, anche se non nello stesso momento in tutte le parti del mondo, ma una prospettiva di trasformazione per tutte e tutti.

Mattino: Il pensiero delle donne. I nodi problematici Continua a leggere

Donne, non solo madri. Quello che non si può dire in TV

di Paola Leonardi*

L’Italia, si sa, è il paese a più bassa natalità del mondo, ma ancora non si può affermare di non aver avuto/voluto figli per scelta, almeno in televisione. L’argomento pare ancora tabù nel nostro paese. Recentemente sono stata invitata in qualità di sociologa e psicoterapeuta alla trasmissione TV La vita in diretta (lo scorso 5 novembre su Rai 1) per testimoniare l’esperienza mia e di altre 13 donne, raccolte nel libro che ho scritto con Ferdinanda Vigliani, Perché non abbiamo avuto figli. Donne speciali si raccontano, F. Angeli, 2009. Continua a leggere

“Omissioni” – Lea Melandri scrive alle donne della realtà

Care amiche dell’associazione ’donne della realtà’, non posso fare a meno di notare che, come capita spesso, le iniziative che nascono ’dal basso’, e dietro la spinta critica a come viene esercitato il potere -in questo caso di chi ha accesso ai giornali di larga tiratura-, finiscono inevitabilmente per essere poi governate ’dall’alto’. Continua a leggere