Il grande business della pubblicità: una città sessista dentro Milano

di Donatella Martini

Donatella Martini intervistata durante un flash mob davanti alla sede Rai di Milano

Donatella Martini intervistata durante un flash mob davanti alla sede Rai di Milano

Rompo gli indugi e dico senza mezzi termini la mia. Contro la pubblicità sessista il Comune di Milano non ha fatto quel che doveva. Non voglio apparire come una guastafeste, né assumere un atteggiamento ipercritico. Intendo spiegare, dati alla mano, perché sono scoraggiata. E il verbo scoraggiare non rende appieno la mia posizione di presidente dell’associazione DonneinQuota, impegnata su questo fronte dal 2008, a partire dalla pubblicazione della Risoluzione del Parlamento Europeo sull’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini (2038/2008).
Oggi la sensibilità dell’opinione pubblica è cambiata ed è più attenta a questi temi. Lo dimostra l’ultimo caso che ha fatto recentemente discutere (e meno male): quello della pubblicità Sant’Anna, con cui sono stati tappezzati i mezzi pubblici della città con tanto di succo di frutta associato alla gigantografia del sedere di una ragazza. Ma anche la campagna contro la pubblicità sessista che il Presidente dell’Art Directors Club Italiano (ADCI), il pubblicitario Massimo Guastini, ha lanciato nel 2013 e che in breve tempo ha raccolto decine di migliaia di firme.

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Una Casa, mica una prigione

di Angela Giannitrapani

Milano, Casa delle donne (foto di Alessandra  Montella)

Milano, Casa delle donne (foto di Alessandra
Montella)

Sabato 8 marzo la Casa delle Donne di Milano ha avuto la sua inaugurazione ufficiale. Già aperta il 18 gennaio di quest’anno, la Casa è stata voluta da alcune associazioni femminili, da donne, da consigliere comunali e dalla presidente della Commissione Pari opportunità del Comune di Milano, Anita Sonego , che ha ottenuto i locali della ex scuola elementare di via Marsala, 8.

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Elogio del margine di una Penelope egiziana

A Milano dall’età di 2 anni, diventa cittadina italiana

di Alba L’Astorina

Daphne Cazalet, "Scritto sulla pelle"

Daphne Cazalet, “Scritto sulla pelle”

“Nonostante il mio velo africano, la faccia da indiana-calabrese, col naso egizio e i capelli neri e crespi, il marito col turbante che da lontano potrebbe sembrare addirittura un po’ talebano, giurerò davanti a un funzionario del comune di Milano di essere italiana, italianissima, “un purosangue d’Arabia”. Verrò “naturalizzata”, cioè, riconosciuta, in termini di immigrazione, come fossi un po’ più naturale, normale, e finiranno i miei incubi più atroci dopo 29 anni vissuti a Milano e 7 di attesa da quando ho presentato la domanda di cittadinanza. 

Quindi, ad esempio, come tutti gli italiani, potrò vivere serenamente la mia disoccupazione, senza il timore di non vedermi rinnovato un pezzo di carta dal quale dipende la mia vita in Italia; oppure potrò migrare in un altro paese ancora, senza la paura di non riuscire a tornare nel posto in cui più ho vissuto, qui. Potrò votare…

Insomma, cosette di questo tipo… Continua a leggere

Tre scalini umiliano Ninfa e le impediscono di far festa nella Casa delle donne di Milano

di Paola Ciccioli

Ninfa Monteleone, l’amica Susi  e, di spalle, Paola  Ciccioli (foto di Donatella Martini)

Ninfa Monteleone, l’amica Susy e, di spalle, Paola
Ciccioli (foto di Donatella Martini)

Arrivo che i discorsi ufficiali sono già finiti. E anche le patatine del buffet allestito per l’inaugurazione sono al termine. Do una sbirciata rapida agli spazi, mi faccio strada tra i capannelli di signore sorridenti e controllo se le mie amiche sono arrivate. No, non ci sono ancora. Allora torno indietro e ritrovo, all’ingresso di via Marsala 8, la stessa scena che mi aveva colpito, come una schiaffo, pochi istanti prima.

Una giovane donna su una carrozzina è bloccata nell’androne: tre gradini le impediscono di salire all’interno della Casa delle donne di Milano ed essere parte della festa. Lei si chiama Ninfa Monteleone, ha 39 anni e dal 2005, a causa di una miopatia per accumulo di lipidi, si muove per la città su una carrozzina elettrica.

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Donne, pubblicità, normalità: l’inutile leggerezza delle parole di una delibera

di A. Nannicini M. Ghezzi A. Coccia (da ArcipelagoMilano)

Stupore e una cascata di domande preoccupate. Questo ha generato il secondo punto della Delibera del Comune di Milano del 28 giugno su: “Indirizzi fondamentali in materia di pubblicità discriminatoria e lesiva della dignità della donna” in cui si legge che sono considerati “messaggi incompatibili con l’immagine che intende promuovere: (…) punto 2) le immagini volgari, indecenti, ripugnanti, devianti da quello che la comunità percepisce come “normale”, tali da ledere la sensibilità del pubblico.” I termini che qui troviamo Normale, Comunità, non si leggono con leggerezza e nonchalance. Stupisce e dispiace leggere questi riferimenti confusivi in una Delibera che vuole contrastare la diffusione della pubblicità discriminatoria e lesiva della dignità delle donne. Le regole approvate dalla Giunta di Palazzo Marino per la valutazione dei messaggi da affiggere sugli spazi in carico all’Amministrazione comunale si articolano in 5 punti. Il punto 2, richiamato sopra, appare in evidente contraddizione con gli altri Continua a leggere

“Quando comunicazione fa rima con discriminazione”

Foto di Ico Gasparri (www.icogasparri.net)

Martedì 17 Settembre 2013
Ore 14.30 – 18.30
Sala Alessi – Palazzo Marino
Piazza della Scala 2 – Milano
Quando comunicazione fa rima con discriminazione
La pubblicità riveste un ruolo dominante nella nostra società: costruisce immagini, veicola messaggi, influenza idee. Ancora troppo spesso pubblicità e media tendono ad abusare dell’immagine delle donne, svilendone il ruolo e offendendone la dignità Proprio per questo motivo, il Comune di Milano, ha messo al centro dell’attenzione non solo il tema della violenza contro le donne, ma anche quello della pubblicità sessista Continua a leggere

Ico Gasparri: “Ecco perché ho lasciato il tavolo contro la pubblicità sessista”

Di seguito il testo della lettera inviata dal fotografo, che ha anticipato di decenni l’analisi critica della cartellonistica stradale, alle componenti dell’organismo istituito dal Comune di Milano.

“Care amiche,
vi scrivo per comunicarvi la mia decisione di lasciare il tavolo istituito dal Comune di Milano contro la pubblicità sessista. Gli accadimenti che hanno portato a questa mia – non certo concepita a cuor leggero e non senza dolore – sono molteplici; li nomino in ordine sparso ma sono tutti per me ugualmente significativi ed espressione del mio punto di vista sempre e comunque aperto al futuro confronto Continua a leggere