«E allora Sarah, tua moglie, avrà un figlio»

di Antonella Anghinoni*

“Sarah, La principessa” di Antonella Anghinoni, illustrazioni di Alessandra Mantovani (Paoline Editoriale Libri)

La sua famiglia viveva serena nel paese di Ebron a Sud di Gerusalemme, alle Querce di Mamre. In una mattina assolata e afosa, mentre Abraham si trovava seduto davanti alla tenda, gli sembrò di scorgere lontano la figura di tre uomini che si stavano avvicinando. Era circa mezzogiorno e il sole era alto nel cielo e con il suo calore bruciava gli occhi, tanto che Abraham se li strofinò meglio per capire se quegli uomini fossero reali o si trattasse di un’allucinazione.

Si trattava proprio di tre stranieri, i loro abiti erano diversi da quelli degli ebrei. Erano quasi giunti alla tenda. Abraham andò loro incontro e s’inginocchiò invitandoli a entrare.

– Permettete che vi faccia portare dell’acqua fresca, così potete lavarvi i piedi.

Era infatti un’usanza ebraica far lavare i piedi all’ospite, giunto dopo un lungo cammino.

– Accomodatevi pure sotto l’albero, vicino alla mia tenda. Vi farò preparare del pane per ristorarvi e poi potrete proseguire il vostro viaggio.

In realtà i tre stranieri erano tre angeli, ma Abraham lo ignorava.

Egli corse da Sarah e disse:

– Presto, prendi del fior di farina, impastala e prepara delle focacce per i tre ospiti.

Sarah era davvero una cuoca eccellente. Ne avrebbe preparato per una capacità di quaranta litri, segno di un’ospitalità generosa come la generosità sovrabbondante di Dio.

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Amministrative: ma le donne non dovevano stare a casa e pensare a far le mamme?

di Erica Sai

patrizia bedori da repubblica

Patrizia Bedori ha ritirato a marzo la propria candidatura a sindaca di Milano per il Movimento 5 Stelle, dichiarando tra l’altro di essere stata definita “brutta e obesa”. Bene fa la nostra Erica Sai a ricordarci quanto sessismo (e quanta retorica) continui a dominare nella politica italiana. Patrizia Bedori è comunque stata eletta ed è una delle 20 consigliere comunali del capoluogo lombardo (immagine da http://milano.repubblica.it/)

Le amministrative sono alle spalle, ma polemiche e sparate varie l’hanno fatta da padrone e continuano a proliferare. Non intendo alimentare questo mercato già saturo ma sfiorare l’arena portando il focus su un altro punto, ben diverso dalle dinamiche delle campagne elettorali e dei risultati. Bisogna tornare indietro nel tempo di circa tre mesi e considerare tre nomi, allora tutti protagonisti delle cronache.

Giorgia Meloni “deve fare la mamma” e Patrizia Bedori “è brutta e grassa”. Ebbene sì, siamo proprio qui: fermi, con i piedi ben piantati nel fango.

Risulta quasi fastidioso mettersi a scrivere di questo ma pare sia necessaria l’ennesima riflessione.

Guido Bertolaso, all’epoca candidato del centrodestra per le comunali di Roma (o in quei giorni così pareva, perché si faticava a stare al passo con dichiarazioni, smentite, alleanze, voltafaccia e via dicendo), dice a Giorgia Meloni, allora possibile candidata della destra, che farebbe bene a pensare alla propria maternità al posto di dedicarsi ad una campagna elettorale. Una corsa di Meloni (uscita poi al primo turno con il 20,62 dei voti, ndr) avrebbe potuto forse dare fastidio a Bertolaso dal punto di vista politico, perché avrebbe sottratto voti, e per attaccare la donna politica non si è trovato niente di meglio dell’antico (quanto mai attuale) attacco alla donna mamma. Certo, poco prima Bertolaso aveva altresì dichiarato (se non erro) che la politica si fa con “gli attributi”, un disgustoso modo di dire che centra tutto sul binomio forza-uomo.

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«Le donne spostano qualcosa quando non si fanno trovare al loro posto»

di Maria Elena Sini

Libro

Il libro di Anna Simone è stato al centro del convegno che si è tenuto all’università di Sassari: Maria Elena Sini ce ne dà conto in questo articolo

Il titolo del convegno che si è tenuto a Sassari il 13 maggio nell’aula magna dell’Università, organizzato dalla sezione cittadina della Fidapa (Federazione italiana donne arti professioni e affari), ha origine dal libro I talenti delle donne, scritto da Anna Simone, sociologa e ricercatrice presso l’università di Roma 3. Si tratta di una riflessione sul presente e sul futuro del femminile che cerca di leggere i mutamenti sociali del presente attraverso ventuno profili esemplari di donne, evitando il più possibile la retorica della vittimizzazione o, al contrario, l’esaltazione di un femminile da cui estrarre solo plusvalore economico. Le voci di Emma Bonino, Chiara Saraceno, Norma Rangeri, Ilaria Cucchi, Lucrezia Reiclin e di altre donne piene di talento e passione per quello che fanno raccontano il proprio percorso per dimostrare quanto le loro singole biografie, le loro esperienze e le loro scelte siano irriducibili alle narrazioni di superficie che, per fortuna o per sfortuna, a seconda delle circostanze, toccano l’universo femminile.

Attraverso questo mosaico di testimonianze l’autrice indaga i rapporti di potere che si realizzano nella politica, nel mondo del lavoro, nella vita quotidiana per dimostrare come possa essere possibile, nonostante tutto, per passione e per talento, riuscire a fare ciò che si desidera anche se si è donne.

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Una madre ragazzina allatta il suo bambino, e il rumore fastidioso della metropolitana diventa tenerezza

di Mariagrazia Sinibaldi*

Picasso Malaga

Pablo Picasso, “Madre y niño” (1921) http://www.museopicassomalaga.org/es/madre-y-nino

Era stanca, quel giorno, la Vecchia Signora… molto stanca: erano le due del pomeriggio, non aveva pranzato, e dopo una mattinata passata a correre da un ufficio all’altro, in mezzo a pastoie burocratiche di tutti i generi, senza aver risolto nessuno dei suoi problemi, se ne tornava a casa affamata, rintontita, stanca e vinta.

Strana sensazione, questa, per la Vecchia Signora, sempre battagliera. Sballottata in una metropolitana rumorosa riandava col pensiero a tutti gli inconvenienti che aveva incontrato… i ritardi… i non si può, i queste sono le nuove disposizioni, i quest’anno è tutto cambiato.

Si abbandonò sullo scomodo sedile, socchiuse gli occhi stanchi e lasciò libero corso ai suoi pensieri.

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Le sacerdotesse che pontificano nel tempio altrui

di Elena Novati 

Gustav Klimt, "Igea" (1900)

Gustav Klimt, “Igea” (1900)

Le conoscete, le sacerdotesse? Sono quegli esseri umani (quantomeno bipedi) travestiti da timorate di Dio e zuccherini moralizzatori ambulanti. Sono quelle forme di vita che decidono, in quanto donne, cosa debba per forza piacere alle altre donne. A tutti i costi. Mi domando da un po’ di tempo quale sia l’interesse che le muove a dirti che «Se non ami la cosa tale, allora non sei una donna vera» o, nella versione più maldestramente sfumata, «Ma come? Proprio te che sei una donna dovresti capire!».

Posto e appurato che non tutti gli esseri umani identificabili come XY siano ugualmente sensibili alla tematica che a breve andrò a svelare, mi chiedo ancora una volta come sia possibile che il bisogno di pontificare a tutti i costi sia arrivato ad urtarmi più dell’herpes. L’essere umano che riesce a diventare più odioso dell’herpes labialis: non l’avrei mai detto.

Figli: impossibile non volerne. Bambini: impossibile non amarli in tutte le loro molteplici sfaccettature caratteriali.

Già il termine “impossibile”, accostato alle scelte altrui, mi provoca una leggera sensazione di prurito alle mani. Dire che «È impossibile tu non voglia un bambino/cane/gatto/panino/puffo» equivale ad affermare che io (o chiunque nella mia posizione), in questo momento, non credo in ciò che dico. Continua a leggere

L’ultima terapia sperimentale contro la sindrome silenziosa è durata 6 mesi, 42 settimane, 294 notti

di Adele Colacino

Adele sfodera una "collana piccante"

Adele sfodera una “collana piccante”

La vecchia stampante scricchiolando mi restituisce i fogli A4 che le ho infilato in bocca bianchi e lisciati.

Ora sono pieni di parole colorate e annunci pubblicitari e pronti per il cestino della carta straccia, meno quel rettangolo in fondo già tratteggiato che servirà per l’imbarco.

Quando l’hostess di turno arriverà al banchetto la gente è già in coda da tempo, non bastano mai i sedili per tutti i passeggeri in partenza e la gente che migra al Nord è sempre tanta.

Sono anni che faccio lo stesso percorso e lo stesso gioco solitario di guardare il mio prossimo e cercare di indovinare il mestiere, la professione, lo stato d’animo. Si va nel Nord per curarsi, per trovare i figli che studiano, i nipotini che i figli crescono lontano quando hanno deciso ch’era meglio non tornare Continua a leggere