Mamme con il taccuino davanti alla Tv (tra ricette e Tangentopoli)

di Chiara Pergamo

Chiara Pergamo 1

Oggi mia madre guardava la Tv con il taccuino: qualche tempo fa le ho svelato l’esistenza di un canale di soli programmi di cucina (Alice, canale 221 del digitale terrestre) e da allora trascorre parte del pomeriggio a sciropparsi cuochi che preparano timballi e pasticceri che imbevono savoiardi per il tiramisù.

Oggi guardava Alice col taccuino per segnarsi la lista della spesa e, perché no, due o tre passaggi per la preparazione di una ricetta nuova: perché va detto, mia madre non è un asso in cucina. Infatti non mi ha insegnato lei a cucinare: detto tra noi, non sarò pronta per Masterchef, ma qualcosa sul tavolo all’ora di cena arriva sempre e non sono ancora vedova, segno che non ho ancora avvelenato il consorte.

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Zita e «il richiamo per scegliere il cibo giusto»

di Angela Giannitrapani*

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“La lattaia” (particolare), «dipinto a olio su tela di Jan Vermeer, databile al 1658-1660 circa e conservato nel Rijksmuseum di Amsterdam.» (da Wikipedia)

Da quanto tempo non andava più al cinema o leggeva un libro? Se lo chiese mentre si preparava il suo primo pranzo da vedova, ma il profumo di mare che esalava dal pesce le restituì il senso del suo corpo e con esso anche lo spirito. Aveva salato a dovere, aveva aggiunto un ciuffo di prezzemolo e una fetta di limone all’acqua, avrebbe anche potuto aggiungere uno spicchio di aglio per dare a quel severo pesciolino un po’ di vivacità, perché Zita non era certo vecchietta da minestrine e pappine pallide. Sentiva che il sangue le scorreva nelle vene con certi cibi ed era fermamente convinta che chiunque avesse bisogno di tutto ciò che il Padreterno aveva messo a disposizione degli uomini per coltivare e raccogliere, nulla escluso. L’alternanza dei colori a tavola, dei profumi delle stagioni, delle forme della terra, dei sapori che l’abilità e la fantasia di una cuoca sapeva miscelare erano un comando preciso del suo corpo e di tutti i corpi che solitamente vengono affidati a una donna. Certo, molti di loro non lo sanno e dunque vanno istruiti, educati e allenati ad ascoltare il richiamo per scegliere il cibo giusto. Aveva fatto così per i suoi bambini, inondandoli degli aromi della sua cucina, delle sue carni pasticciate, dei pesci variopinti, dei fritti dorati, delle verdure nascoste, delle uova mascherate e dei frutti in pezzi audacemente maritati e talvolta benedetti, perché no, con uno spruzzo di vinsanto. Aveva anche abbreviato le canoniche fasi dello svezzamento, con sua grande soddisfazione e con quella dei suoi figli. Solo con il marito non era riuscita ad ampliare il repertorio, metodico e abitudinario com’era. Man mano, però, negli anni aveva ritoccato qua e là le sue pietanze aggiungendo, sempre aggiungendo, mai togliendo e aveva finito per dare personalità e, a suo giudizio, gusto a quei piatti monotoni e incolori che solo una donna distratta e infelice può somministrare a un uomo.

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Figli: uno da Artusi, l’altro da “pappone medievale”

di Mariagrazia Sinibaldi

Mariagrazia con il figlio Luca in Olanda

Mariagrazia con il figlio Luca in Olanda

Già… per l’appunto…. È sempre un pensiero che ricorre ogni volta che ci si siede a tavola davanti a lui. Perché, se il pranzo l’ha preparato lui, mio figlio Marco, non ci sono discussioni…. Ma se l’ha preparato qualcun altro, ci si chiede, non proprio con affanno ma quasi, se le “cose” siano state cotte a puntino oppure no e se siano di suo gradimento oppure no.

Marco su certe cose è un perfezionista. Diciamocela tutta, non su certe cose, ma su tutte. Massime sulla cucina: in occasioni importanti, a lui noi tutti ci rivolgiamo per la scelta dei vini, per il contorno da abbinare a una determinata pietanza, per gli aromi da usare (alloro sì alloro no… va bene ilrosmarino insieme alla maggiorana?). Insomma è veramente un grand gourmant.   Continua a leggere