Mio marito, dai metalmeccanici alla lavastoviglie

di Adele Colacino

Nella cucina di Adele

Nella cucina di Adele

Non cedono mai spazi, una volta che hanno segnato il territorio con le loro pisciatine, con i poteri rancidi di secoli, con le convenzioni radicate, coltivate e nutrite dall’omertà dei loro simili e dalle pigrizie culturali di chi preferisce l’ombra alla luce diretta.

E quando il ciclo temporale toglie loro il potere o le briciole di autorità che esercitano dietro una scrivania, una cattedra, un bancone si suddividono in due gruppi: quelli che si ritirano dietro un quotidiano, su una panchina, in un campetto di bocce, in un circolo per le stesse ore in cui stavano al lavoro e tornano a cuccia solo per mangiare e dormire e quelli che improvvisamente si titolano a supervisori e altamente competenti del tran tran casalingo quotidiano.

Mio marito, per esempio, da quando è andato in pensione ha sostituito i metalmeccanici che gestiva in officina con le stoviglie di casa.

C’è un lasso di tempo, dopo il pranzo e dopo la cena, in cui è vietato avventurarsi nel perimetro del lavabo e della lavastoviglie!

E’ un capricorno di poche parole e usa il gomito più delle corde vocali. Nel senso che difende il territorio dando spinte con le braccia prima di decidersi a usare la voce. Quella serve quasi unicamente per formulare domande, alle quali, per farlo contento, bisogna rispondere con monosillabi chiari, possibilmente senza aggiungere considerazioni personali o aggettivi che servono solo ad allungare inopportunamente il discorso. 

La tensione inizia a prendere corpo all’incirca al momento della frutta, io non riesco a stare molto tempo seduta e allora tra un morso e l’altro alla mela, comincio a spostare i piatti dalla tavola al lavandino e lui comincia ad agitarsi.

Ferma, lascia stare, fammi stare tranquillo, aspetta, lo faccio io, vai di là sul divano, immagino la faccia di chi legge : che donna fortunata e pure si lamenta!

Mi lamento eccome!

Partendo dal presupposto che secondo la sacrosanta legge di parità, in qualsiasi luogo convissuto, ognuno dovrebbe pulire il proprio sporco, sanare il proprio disordine, come si spiegano le scarpe sempre fuori dalla scarpiera, i vestiti allineati sul divano della stanzetta come se lui fosse Richard Gere in attesa di scegliersi l’armani da indossare, i giornali e le enigmistiche che si ammonticchiano nel suo bagno fino a produrre animaletti microscopici che passeggiano fra un rebus e una sciarada?

Da ogni cassetto della casa può saltare fuori un cacciavite, rondelle, guarnizioni, viti e chiodini che possono sempre servire, le bollette pagate, ogni copia di documento da conservare raggiungono equilibri precari e non possono essere spostati sul piano dello scrittoio, anche la polvere si posa piano su di essi senza fiatare.

Allora? Lui ha perso la testa per la signora Miele che ha una decina di anni, anche troppi per una lavastoviglie.

In un angolino si intravede anche “lei”

In un angolino si intravede anche “lei”

E’ geloso di lei fino al duello passionale, tutto va lavato bene prima di deporlo soavemente nella sua bocca aperta, le posate nel cassetto devono stare allineate per etnia: i coltelli avanti con la lama in su – seguono le forchette – in fondo i cucchiai, i mestoli sono cose rozze
grosse potrebbero urtare le eliche, vanno nell’altro ripiano, nel corridoio centrale. I piatti vanno scansionati per formato i copputi avanti con la faccia verso l’ingresso (porta male metterli di culo) indietro i piani e le pentole già strigliate vanno per conto loro.

Non c’è bagnoschiuma leggo sul labiale quando sta nella doccia, spreme la bottiglia della sua colonia fino a quando il flacone gli cede anche la sua etichetta, non ha mai comprato da quando lo conosco un calzino o una mutanda, figuriamoci un abito o delle scarpe, ma non corriamo assolutamente il rischio di restare senza pasticche, brillantante, sale, le scorte arrivano fino allo stipo in garage.

Ne compra continuamente, se poi le trova in offerta è felice, dovesse restare senza la signora Miele, potrebbe deperire. Prima di trasferirci a mare, le fa fare un lavaggio di commiato a vuoto, poi la saluta e le sussurra: stai tranquilla quella non è alla tua altezza, è una modesta Ariston, sarà per poco tempo.

Luglio e agosto un po’ di settembre al massimo si fa l’amante al mare.

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