«Pausa! Ci vuole una pausa»

di Luca Bartolommei

animalsLeggo con attenzione il post “Brahms e il respiro” di Sergio Angelo Picchioni e lo sguardo cade, e si ferma, su questa frase: «Certo, amico mio» azzardai allora «del resto nella musica il respiro è tutto, così come nel canto».

Ahhh, il respiro… argomento che mi interessa molto.

Mi piace il respiro dato dalla dinamica del suono, dall’alternanza, dal susseguirsi di piani e forti, pianissimi e fortissimi, crescendo e diminuendo. Il suono che arriva quasi a spegnersi in sussurro, la frase musicale ripetuta a volumi diversi, come fanno i bambini quando non li ascolti con l’attenzione che sempre meritano, e che alla fine urlano.

Dico sempre alle mie giovani allieve e ai miei allievi che la musica è fatta di suoni, sì, di note, va bene, ma anche, secondo me soprattutto, di pause.

Amo le pause. Amo il respiro delle pause.

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Se una canzone va ascoltata tenendo i figli per mano (e viceversa)

di Luca Bartolommei

da Claudia Mazzei

«È imparando la musica che molti cuori giovani imparano ad amare» (immagine dal profilo Facebook di Claudia Mazzei, presidente dell’Associazione Musicaingioco http://www.musicaingioco.com)

Mi capita spesso, insegnando chitarra a bambini ed adolescenti, di chiacchierare liberamente con i miei allievi nei necessari momenti di relax tra una scala, un accordo e un nuovo pezzo da preparare per il saggio di fine anno. I più piccoli mi parlano delle maestre noiose, mi mostrano i loro disegni, mi dicono che di musica ne ascoltano poca, a volte mi raccontano i loro sogni.

Con quelli più grandi parliamo di gruppi musicali, di generi musicali, di canzoni da imparare. Una delle cose che ripeto loro più spesso riguarda l’importanza che in un brano musicale riveste il testo, il messaggio che, al di là delle emozioni che ci danno le note, un testo può trasmetterci. Spesso parliamo di brani non in lingua italiana, quasi sempre in inglese, che invito a tradurre per cercare di capire quello che l’interprete dice, pratica che a volte lascia i ragazzi un po’ delusi. «Bella la musica, ma ‘sto tipo cosa mi sta raccontando, ma ce la fa?». Così si esprimono, a volte, i ragazzi e le ragazze.

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La “On The Run – Pink Floyd Tribute Band” durante il concerto del 19 febbraio scorso a Lu, in Piemonte (foto di Paola Ciccioli)

Mi chiedono che musica io suoni con i miei gruppi, e quando rispondo «con un gruppo che si chiama On the Run facciamo cover dei Pink Floyd» qualcuno si ricorda che i genitori gliene hanno parlato, altri parlano di un disco con la copertina nera visto a casa di un cugino, tanti citano quel pezzo dove i bambini cantano “we don’t need no education”.

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Mother, madre

a cura di Luca Bartolommei*

MOTHER

Mother do you think they’ll drop the bomb
Mother do you think they’ll like this song
Mother do you think they’ll try to break my balls
Mother should I build a wall
Mother should I run for president
Mother should I trust the government
Mother will they put me in the firing line
Is it just a waste of time   (nel film The Wall «Mother am I really dying?»)

Hush now baby, baby, don’t you cry
Mother’s gonna make all of your nightmares come true
Mother’s gonna put all her fears into you
Mother’s gonna keep you right here under her wing
She won’t let you fly, but she might let you sing
Mama’s gonna keep baby cozy and warm
Ooooh baby ooooh baby oooooh baby,
Of course mama’s gonna help build the wall

Mother do you think she’s good enough, to me
Mother do you think she’s dangerous, to me
Mother will she tear your little boy apart?
Mother will she break my heart

Hush now baby, baby don’t you cry
Mama’s gonna check out all your girlfriends for you
Mama wont let anyone dirty get through
Mama’s gonna wait up until you get in
Mama will always find out where you’ve been
Mama’s gonna keep baby healthy and clean
Ooooh baby oooh baby oooh baby,
You’ll always be baby to me

Mother, did it need to be so high?

Motherland 2

Il film “Ana Yurdu” (in inglese “Motherland”) di Senem Tüzen (Turchia, 2015) è in programma il 17 marzo allo Spazio Oberdan di Milano nella giornata di apertura di Sguardi Altrove Film Festival che si concluderà il 25 marzo. “Ana Yurdu”, primo lungometraggio della regista nata nel 1980 ad Ankara, racconta la storia di una donna che, dopo il divorzio, va a vivere nel villaggio della nonna per finire di scrivere un libro. Ma la sua creatività viene bloccata dall’arrivo improvviso della madre

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