Figli e padri a scuola di sogni

di Luca Bartolommei

siria-bambini

Aleppo. Bambini. Quasi sorridenti. Potremo mai insegnargli a nutrirsi dei nostri sogni? Chissà quali saranno i loro. Foto http://www.BBC.com

È quasi Natale e siamo tutti buonissimi, quindi pensiamo a cose belle, carine, anche tenere.

Questa canzone è da cantare insieme, con le amiche e gli amici del liceo, allora eravamo figli, ora qualcuno è genitore, e tocca lavorare. Le acustiche, Roberto Nespoli con la 12 corde, la versione di 4 way street, le tre voci, insomma, era un inno. Ma non dimentichiamoci i ragazzi, i bambini, eh no, anche loro devono partecipare al “Teach your children” di Natale, cerimonia che si ripete annualmente, nelle case di qualche nostalgico… così com’era per il “Blue Monk” di fine anno.

Crosby, Stills, Nash & YoungTeach your children
(Graham Nash)  Album: Déjà Vu (1970)

«You who are on the road must have a code that you can live by
and so become yourself because the past is just a good-bye.

Teach your children well their father’s hell did slowly go by
and feed them on your dreams the one they picks the one you’ll know by.

Don’t you ever ask them why if they told you, you will cry
so just look at them and sigh and know they love you.

And you of tender years can’t know the fears
that your elders grew by and so please help them with your youth
they seek the truth before they can die.

Can you hear and do you care and can’t you see we must be free
to teach our children what you believe in
to make a world that we can live in.

Teach your parents well their children’s hell will slowly go by
and feed them on your dreams the one they picks, the one you’ll know by.

Don’t you ever ask them why if they told you, you will cry
so just look at them and sigh and know they love you».

csny-dejavu

Il testo va interpretato. Potrebbe essere un genitore che ha combattuto durante la II guerra mondiale che si rivolge al figlio, magari lontano, magari in Vietnam, “Déjà Vu” esce nel 1970, ma io preferisco pensare che la canzone sia davvero un inno a figli e genitori perché si ascoltino a vicenda, parlino senza infingimenti, soffrano anche insieme.

TRADUZIONE

«Tu, che sei di nuovo in cammino devi avere un codice secondo il quale vivere e così diventerai te stesso perché il passato è soltanto un addio
Insegnate bene ai vostri figli, l’inferno dei loro padri
si è allontanato lentamente
e nutriteli dei vostri sogni l’unica cosa da raccogliere,
l’unica cosa da cui imparerete.

Non chiedergli mai perché se te lo dicessero, potresti piangere
così guardali e sospira e sappi che loro ti ameranno.

E tu nella tua giovane età non puoi conoscere le paure
con cui sono cresciuti i tuoi vecchi, e allora, per piacere,
aiutali con la tua gioventù, loro cercano la verità prima di morire.

Senti quello che dico? E ti interessa? E non vedi che dobbiamo essere liberi di
insegnare ai nostri figli ciò in cui crediamo
per costruire un mondo in cui possiamo vivere.

Insegna bene ai tuoi genitori, l’inferno dei loro figli si allontanerà lentamente
e nutrili dei tuoi sogni, l’unica cosa da raccogliere, l’unica cosa da cui imparerai.

Non chiedergli mai perché, se te lo dicessero, potresti piangere
così guardali e sospira e sappi che ti amano».

È così cari figliuoli, i genitori un po’ d’inferno a volte lo vedono, magari l’hanno vissuto, e magari fatto anche vivere. A voi. Ma tant’è.

Questa è una cartolina di Natale, quindi deve essere breve, e così sarà.

Cantate insieme e sappiate che loro vi amano!

Buone Feste.

Sorpresa!

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