Lo scrittore di Istanbul

di Orhan Pamuk*

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Donne si tengono per mano mentre fuggono dall’aeroporto Ataturk di Istanbul dove ieri sera un attentato ha provocato 41 vittime ed almeno 230 feriti

È da quasi trentacinque anni che scrivo romanzi. Nei primi venti anni non ero consapevole di essere uno scrittore di Istanbul, semplicemente scrivevo quello che mi capitava. Ma sono vissuto a Istanbul tutta la vita, quindi sono entrato in contatto con la gente di Istanbul. Ogni scrittore, ogni romanziere scrive quello che conosce meglio. All’inizio, quando stavo scrivendo i miei primi romanzi, non pensavo: “Ecco sto scrivendo un romanzo su Istanbul”. Non me lo sono mai detto; ma quando i miei libri hanno iniziato a essere pubblicati a livello internazionale, hanno iniziato a chiamarmi “lo scrittore di Istanbul”. Forse perché la generazione precedente di scrittori turchi era occupata con i problemi cittadini riguardanti i contadini e i possidenti terrieri mentre io mi occupavo di quelle che erano le mie esperienze. Ma negli ultimi quindici anni il fatto che io adesso sia conosciuto a livello internazionale come scrittore di Istanbul mi ha reso un po’ inquieto rispetto alla mia identità di abitante di Istanbul. Perché non sono naturale rispetto a Istanbul. Si aggiungono inoltre i nuovi sviluppi.

È da sessant’anni che vivo in quella città, e gli incredibili cambiamenti che ho visto negli ultimi quindici anni sono più grandi dei cambiamenti che ho visto nei primi quarantacinque anni della mia vita. La crescita economica dell’ultima decade e mezza è così enorme, così strana che adesso faccio di tutto per essere consapevolmente uno scrittore di Istanbul, perché devo imparare molto dei nostri quartieri che si stanno sviluppando così velocemente, della gente e delle campagne, che stanno diventando ricche, del loro stile di vita che sta cambiando. E se adesso sono uno scrittore di Istanbul devo imparare tutto questo e lo accetto. Voglio imparare, adesso sono occupato con le informazioni per il romanzo che sto scrivendo, ho degli assistenti che mi aiutano intervistando le persone. All’inizio non ho pensato a me come scrittore di Istanbul, solo come romanziere, ma adesso dopo trentacinque anni posso dire che sì, sono uno scrittore di Istanbul con l’obiettivo di catturare l’essenza della città. Non mi dico: “Adesso scrivo un altro romanzo su Istanbul”, ma piuttosto “Adesso scrivo un altro romanzo”, e quello naturalmente è ambientato a Istanbul. E ho molti progetti, la maggior parte dei quali è ambientata lì. E di certo continuerò a scrivere della mia città.

 

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La psicoanalista napoletana che parlava con l’anima dei pazienti (e della sua città)

di Alba L’Astorina

BALLERINA, Mirò

Joan Miró, “Ballerina II” (c.1925)

È stato un ricordo appassionato e rigoroso quello che Ida Plastina, dalle pagine di Repubblica online, ha fatto di Maria Vittoria Turra, studiosa napoletana morta lo scorso ottobre, che nella teoria e nella pratica terapeutica ha insegnato a generazioni di medici a volgere lo sguardo dalle «malattie nervose» dell’individuo «alla sua anima, alla psiche, ai vissuti e alle interazioni nel gruppo».

Mi ha colpito, di questo articolo, il modo con cui la sua autrice accorda le note private e pubbliche di una donna che «ha tenuto in una mano le trame sofferte, oscure e sfilacciate di tanti», e del suo tentativo di sostenerle con l’impegno scientifico ed umano. Ma mi ha colpito, ancor di più, il sapore amaro della denuncia che leggo nelle parole di Ida: il rischio di una «amnesia» generale che «scava ancora di più l’assenza» di una figura femminile che ha esplorato senza pregiudizi i percorsi della mente umana e tracciato inediti itinerari di cura.

È un oblio, quello denunciato da Ida Plastina nel suo “Ricordo di Maria Vittoria Turra”, che arreca grave danno non solo a tutti quelli di noi che hanno conosciuto troppo poco la studiosa, ma offende la stessa Napoli, che deve essere stata, per lei, un osservatorio umano e ambientale privilegiato, dal quale riuscire a cogliere la “malattia” nella sua essenza più nuda e cruda. Perché, parafrasando Elena Ferrante, il “malessere” che vive l’intera umanità a Napoli non ha veli, è esibito senza pudore ma anche senza ipocrisia. E d’altra parte, se un cambiamento è pensabile, lo è solo dove è possibile riconoscere e riconoscersi.

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10 giugno 1940, ore 17. La sorella di Claretta disse: «Finalmente la guerra»

di Miriam Mafai

10 giugno 1940

Roma, 10 giugno 1940: «Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’impero e del regno d’Albania! Ascoltate!»

La prima a conoscere le parole esatte con cui l’avvenimento sarebbe stato annunciato fu Myriam, la sorella più piccola di Claretta Petacci, l’amante del Duce. Mussolini telefonò alla Camilluccia poco dopo le quattro del pomeriggio del 10 giugno, ma Claretta era uscita con la mamma e così rispose la «cognatina». Fu lei a raccogliere l’indiscrezione. Si limitò a sussurrare nel microfono, con la voce adolescente emozionata: «Finalmente». Continua a leggere

Barbara, saltata in aria con i due figli. Perché la mafia sbagliò il bersaglio designato: il magistrato Carlo Palermo

di Maurizio Struffi e Luigi Sardi*

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Carlo Palermo con Paola Ciccioli a Roma, inizi Anni ’90 (foto di Sandro Rossi)

Due aprile 1985. Ore otto del mattino. L’assassino aspettava sulla strada S. Vito-Trapani, a poche centinaia di metri dalla spiaggia dove una stele ricorda la leggenda dell’approdo di Enea alle coste italiane. Non lo distraevano l’incanto di quel mare che s’allarga fino alle Isole Egadi e neppure quei fiori che la primavera siciliana andava accendendo in una incredibile violenza di colori e profumi, lungo le pendici della montagna di Erice. In mano un telecomando, puntato su un’automobile imbottita d’esplosivo. Premendo solo un pulsante, doveva uccidere Carlo Palermo, il giudice che a Trento, cinque anni prima, aveva aperto un’inchiesta su un incredibile, gigantesco contrabbando di stupefacenti ed armi e che, appunto a Trapani, prometteva di trasferire il suo rigore, la sua cocciutaggine, nella lotta alla mafia.

Il killer sapeva che ogni mattina, lungo quella strada, l’auto blindata del magistrato, scortata dalla polizia, portava quasi con cronometrica puntualità Carlo Palermo dalla sua abitazione al palazzo di giustizia, un edificio nuovo di vetro e cemento sorto fra case che sembrano seccate dal sole. Un percorso obbligato sulla litoranea, un agguato in corrispondenza di una curva, di fronte a una stradina che si perde verso la montagna. Le auto, in quel punto, sono costrette a rallentare; lì era parcheggiata quella rubata e riempita di esplosivo, messa a ridosso di un muretto, sul lato del mare. Una trappola preparata in tutti i particolari. Continua a leggere

L’altrove del narcisista

di BARBARA SPINELLI
FORSE, se vogliamo capire un poco quel che accade in Italia, bisogna pensare alle guerre, ai tabù che esse infrangono. Clausewitz, ad esempio, diceva che le guerre napoleoniche avevano “abbattuto le barriere del possibile, prima giacenti solo nell’inconscio”, e che risollevarle era “estremamente difficile”. Non dissimile è quel che ci sta succedendo Continua a leggere

Messico, stampa ancora sotto attacco. Uccise due giornaliste nella capitale

I corpi delle reporter trovati in un parco della capitale, erano nude, legate mani e piedi. Morte per strangolamento. La Yarce aveva fondato Contralinea, settimanale investigativo. La Gonzalez era una reporter televisiva. La settimana scorsa era stato assassinato un cronista politico. Sono 83 le vittime dal 2000

CITTA’ DEL MESSICO – La lista dei giornalisti uccisi in Messico continua ad allungarsi Continua a leggere

Parigi caccia l’agente che denunciò il razzismo

Sihem Souid sospesa dal corpo di polizia francese, dopo le sue accuse alle forze dell’ordine. Abusi, offese e violenze sugli immigrati: “Ma io continuo la mia battaglia” – di Anais Ginori

PARIGI – E’ un classico dei film noir francesi. Una poliziotta buona che denuncia quelli cattivi, e alla fine perde Continua a leggere

Ma “se non ora quando”? Incontro nazionale a Siena

Il 9 e 10 luglio riunione dei rappresentanti dei comitati, ma piovono le adesioni di centinaia di donne da tutta Italia e le organizzatrici lanciano un appello per creare una rete di ospitalità gratuita – di Laura Montanari

Le tracce cercatele a Siena, il 9 e il 10 luglio. Perché si sono date appuntamento lì, Continua a leggere

C’è la crisi, licenziate solo le donne. “Così stanno a casa a curare i figli”

Decisione shock alla MaVib di Inzago: “Tanto in famiglia il loro è sempre il secondo stipendio”. I lavoratori annunciano sciopero e presidio, ma poi gli uomini vanno regolarmente al lavoro

di Gabriele Cereda 

L’azienda licenzia, ma solo donne. “Così possono stare a casa a curare i bambini”, dicono i dirigenti della MaVib di Inzago, produttrice di motori elettrici per impianti di condizionamento. All’indignazione dei sindacati (“sembra di essere tornati nel Medioevo”), si aggiunge la rabbia dei lavoratori – uomini e donne uniti – pronti a salire sulle barricate. Salvo spaccarsi al momento decisivo con gli uomini che rompono il patto di solidarietà ed entrano in azienda a lavorare Continua a leggere

Rubygate: “Bacio saffico tra Karima e Minetti”. Per i pm la marocchina è “fragilissima”

Dalle trascrizioni dell’udienza preliminare la conferma che il procuratore aggiunto Pietro Forno ha usato la parola “bordello” per definire il traffico di ragazze verso Arcore. “La minorenne fragile e in difficoltà”. “Gli imputati sapevano che era minorenne”

MILANO – Una ragazza fragilissima. Così è stata definita Ruby dal pm Forno nell’udienza preliminare di lunedì scorso a Milano. E’ il processo a Mora, Fede e Minetti, la consigliera regionale Pdl sul cui ruolo emergono altri dettagli. Continua a leggere

Tornano le donne di “Se non ora quando?”: “L’Italia si è svegliata, la politica ci ascolti”

La regista Cristina Comencini: dopo il milione in piazza di febbraio, il 9 e 10 luglio gli Stati generali della condizione femminile

di Silvia Fumarola

ROMA – “Facciamo dell’Italia un paese per donne”: più che uno slogan, un impegno. La regista Cristina Comencini racconta con passione la nuova iniziativa del movimento “Se non ora quando?” che porterà a Siena il 9 e il 10 luglio donne di tutta Italia per confrontarsi sul cammino fatto. Gli stati generali della condizione femminile Continua a leggere

Arabia Saudita: le donne sfidano il divieto domani tutte al volante

Dopo l’arresto della principale organizzatrice, prima azione ufficiale, dopo quella del 1991, per l’abolizione della norma che proibisce alle suddite del regno di guidare. La mobilitazione tramite il web. La protesta avverrà “in ordine sparso”. Alle contestatrici viene consigliato di velarsi in modo appropriato e farsi accompagnare da un uomo per facilitare il rilascio

di Francesca Caferri

La sfida è confermata Continua a leggere

La missione impossibile delle donne: “Vera parità nel lavoro solo nel 2601”

In uno studio statistico una ricercatrice del Cnr ha cercato di capire quando le signore avranno gli stessi ruoli di potere dei maschi. Per ultime arriveranno le magistrate. Ma già oggi le società italiane con top management al femminile almeno per il 20% possono vantare risultati migliori Continua a leggere

Se questa è una moderata

di NATALIA ASPESI

Una signora così elegante, non solo nelle borse ma anche nei modi, chi l’avrebbe mai detto? Magari noiosa ma sempre impeccabile, e infatti era del tutto impensabile che la sua nota, signorile compostezza si rifugiasse nella sola sua marmorea cotonatura, e che lei si allineasse ai metodi più che fangosi della sua parte politica. È accaduto ieri nel faccia a faccia su Sky 24 tra lei Continua a leggere

“Non sposerò uno che non conosco, voglio studiare e diventare italiana”

Brescia, Jamila torna a scuola: “I fratelli però mi accompagnano sempre”. Occhi scuri e viso perfetto, fa fatica a destreggiarsi tra la sua verità e quella della famiglia. Intervista di Paolo Berizzi

BRESCIA – “Sceglierò io chi sposare, e sarà un pakistano. Adesso però, dopo stò casino, voglio avere finalmente la cittadinanza italiana”. È bella davvero Jamila Continua a leggere