Il gatto, «l’animale che ha addomesticato l’uomo»

Testo di Maurizio Gusso – Foto di Giusy Borroni

«Mai avuto gatti, ma qualche gatto ha avuto me», ha scritto giorni fa Maurizio Gusso in un commento nel Gruppo Facebook Donne della realtà. E dalla domanda – “In che senso?” – è nato questo bel racconto breve in forma di risposta che ci consente di conoscere meglio il docente, lo storico, l’autore di saggi sulle canzoni come fonti storiche. E anche i gatti e la loro influenza sulla nostra vita, naturalmente.

Il volto di Venezia durante la chiusura per la pandemia da Corona Virus. La foto è dell’esperta di comunicazione Giusy Borroni che con scatti molto emozionanti (li pubblicheremo nei prossimi giorni) ha documentato la solitudine della città dove è nato l’autore del post nelle settimane drammatiche che ci siamo da poco lasciate/i alle spalle. Quelli che vediamo «sono i portici di Palazzo Ducale, da questa parte c’è l’ingresso alle mostre … di solito transennato per regolare il flusso dei visitatori. Vuoto assoluto 🙁»

Nell’appartamento dove sono nato, a Venezia, c’era un gatto bianco e nero, compagno di giochi della mia infanzia, ma è morto abbastanza presto; raccontano che, quando piangevo, si metteva a miagolare con una tonalità straziante. Dopo il trasloco (avevo 13 anni) in un altro appartamento veneziano, c’era un gatto soriano grigio molto saggio, Fiocco, che si divideva fra la portinaia e casa nostra (non servo di due padroni, ma padrone- o meglio nume tutelare – di due famiglie), andando e venendo quando voleva; è stato un compagno di vita della mia adolescenza. Da lui ho imparato tantissime cose (anzitutto, come da mio padre, la dignità e la saggezza e, come da mia madre, l’indipendenza e la naturalezza).

Dopo la sua morte (era vecchissimo), è arrivato un gattino soriano (sempre a mezzadria con la portinaia), che è morto ancora giovane nel nostro appartamento. A 22 anni, nel 1970, sono emigrato a Milano, dove nel 1974-1975 ho convissuto con altre sette persone, una delle quali ha portato nell’appartamento un altro gattino soriano, di cui, però, non si occupava, per cui me ne sono occupato io. Gli avevo insegnato ad andare sul tetto, ma non avevamo una gattaiola e quindi di notte miagolava e bussava sulla mia porta-finestra per rientrare. Dopo non ho più avuto gatti stabili in casa, ma ho sempre avuto feeling con i gatti degli altri.

Ho scritto che non ho mai avuto gatti, ma che i gatti hanno avuto me, nel senso che considero il gatto come l’unico (o principale) animale che ha addomesticato l’uomo (gatto: soggetto; uomo: complemento oggetto). Dai gatti ho imparato tante cose, fra cui l’imprevedibilità e la rinuncia a provare a costringere chiunque a fare qualcosa controvoglia. Purtroppo non ho imparato a fare le fusa…

 

(a cura di Paola Ciccioli)

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