“Voglio vivere così”, con emozione

di Luca Bartolommei

“Voglio vivere così”: nello scatto di Andrea Cherchi i titoli di testa del film di Mario Mattoli del 1942 con il quale l’Associazione Donne della realtà, grazie alla collaborazione del Mic – Museo Interattivo del Cinema, ha celebrato il 15 novembre la forza gentile delle melodie del “Re” di Milano, Giovanni D’Anzi. Le sue 1.200 canzoni sono state vere e proprie amiche della generazione di donne che ha dovuto affrontare le prove della guerra. Sempre di Andrea Cherchi il video, in fondo al post, in cui Luca Bartolommei e Alessandro Sabina eseguono “La Gagarella del Biffi Scala”, il brano del 1941 intorno al quale l’Associazione ha realizzato il primo numero del suo Giornale: lo si può scaricare da Gumroad nella colonna qui a destra della Home page. Oppure si può richiedere l’edizione cartacea a donnedellarealta@gmail.com

Quelle che seguono sono le mie riflessioni a freddo, ma minga tropp, sulla serata dedicata al maestro Giovanni D’Anzi organizzata dall’Associazione Donne della realtà in collaborazione con la Fondazione Cineteca Italiana al Museo Interattivo del Cinema di Milano lo scorso 15 novembre.

Cronaca.

Dico subito che la vera protagonista della serata è stata l’emozione. Continua a leggere

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«… la nuca sul cuscino, la mano nella mano»

di Adolfo Omodeo Salè

Nel giorno del suo compleanno, l’opera di un grande artista per la scultrice Vera Omodeo Salè: “Deux têtes, une main” (1954) di Marc Chagall, esposta al Musée national Marc Chagall di Nizza fino al 28 agosto nell’ambito della mostra “Chagall Sculptures”                    © Benoît Coignard © ADAGP, Paris, 2017 http://it.musees-nationaux-alpesmaritimes.fr/chagall/event/c-marc-chagall-sculture

A VOSTRA MADRE VERA

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Una ballata per due Jokermen

a cura di Luca Bartolommei

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«Vola alto alla luce della luna», canta Bob Dylan nella sua canzone Jokerman (termine intraducibile che si avvicina a “buffone”). Da Jokerman a Jokerman, da Premio Nobel per la letteratura 2016 (Bob Dylan) a Premio Nobel per la letteratura 1997 (Dario Fo). Nel video Dylan fa un omaggio alla bellezza e alla creatività universale, compresa quella che ha portato gli astronauti dell’Apollo 11 sulla luna. «Buzz Aldrin sulla Luna. Il riquadro mostra il riflesso sul suo visore, che permette di distinguere Neil Armstrong ed il modulo lunare – Credits: NASA» (immagine da http://it.ibtimes.com/)

Standing on the waters casting your bread
While the eyes of the idol with the iron head are glowing.
Distant ships sailing into the mist,
You were born with a snake in both of your fists while a hurricane was blowing.
Freedom just around the corner for you
But with the truth so far off, what good will it do?

Jokerman dance to the nightingale tune,
Bird fly high by the light of the moon,
Oh, oh, oh, Jokerman.

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Cinema: piccolo grande amore

di Alberto Pezzotta e Anna Gilardelli*

Fondazione Cineteca Italiana (1947–2017) festeggia i suoi 70 anni con una serie di inziative, tra le quali un concorso di cortometraggi di produzione nazionale che hanno come soggetto il concetto di tempo. Il concorso si articola in due sezioni: una per cortissimi della durata di 70 secondi, l’altra per corti della durata di 7 minuti. Il modulo di iscrizione deve essere compilato entro e non oltre il 30 luglio 2017 (www.cinetecamilano.it) Immagine dal film “Hugo Cabret” di Martin Scorsese, con un grazie all’ufficio stampa di Fondazione Cineteca Italiana

Le origini della Cineteca italiana affondano negli anni trenta, quando alcuni giovani appassionati di cinema, spesso futuri registi (Luigi e Gianni Comencini, Alberto Lattuada, Luciano Emmer, Luigi Rognoni) si raccolgono intorno a Mario Ferrari, poi scomparso prematuramente, cominciano a salvare vecchie pellicole dal macero e a organizzare proiezioni di film. Queste, dal 1936, diventano pubbliche, in sedi che vanno dal Cineguf presso l’Anteo di via Milazzo a un’ex macelleria nei pressi di via Farini.

Grazie a loro, nel 1940 i milanesi possono vedere per la prima volta La grande illusione di Renoir, inviato clandestinamente da Parigi da Henri Langlois della Cinémathèque Française. Durante la guerra il patrimonio della futura cineteca, che comprende pellicole condannate dal nazismo come L’angelo azzurro, trova rifugio a Vaprio D’Adda, nella cascina di un parente di Lattuada.

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«I only wanted to one time to see you laughing», Volevo solo vederti ridere una volta

a cura di Luca Bartolommei

prince

I never meant to cause you any sorrow
I never meant to cause you any pain
I only wanted to one time to see you laughing
I only wanted to see you
Laughing in the purple rain

Purple rain, purple rain, purple rain, purple rain, Purple rain, purple rain
I only wanted to see you bathing in the purple rain

I never wanted to be your weekend lover
I only wanted to be some kind of friend
Baby, I could never steal you from another
It’s such a shame our friendship had to end

Purple rain, purple rain, purple rain, purple rain, Purple rain, purple rain
I only wanted to see you underneath the purple rain

Honey, I know, I know
I know times are changing
It’s time we all reach out
For something new, that means you too

You say you want a leader
But you can’t seem to make up your mind
I think you better close it
And let me guide you to the purple rain

Purple rain, purple rain, purple rain, purple rain
If you know what I’m singing about up here, c’mon, raise your hand

Purple rain, purple rain, I only want to see you
Only want to see you in the purple rain

(Purple rain – Prince and the Revolution – Album Purple rain, 1984)

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«Your children are not your children»

by Kahlil Gibran*

Illustrazione da "Il Profeta"

Illustrazione da “Il Profeta” , edizione Se (1985), traduzione di Piera Oppezzo e postfazione di Nicola Crocetti

And a woman who held a babe against her bosom said, Speak to us of Children.

And he said:

Your children are not your children.

They are the sons and daughters of Life’s longing for itself.

They come through you but not from you,

And though they are with you yet they belong not to you.

 

You may give them your love but not your thoughts,

For they have their own thoughts.

You may house their own thoughts.

You may house their bodies but not their souls,

For their souls dwell in the house of to-morrow,

which you cannot visit, not even in your dreams.

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Che passione sbottonare una camicia

un racconto di Elisabetta Baccarin

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Uomini, camicie e fascino: Marcello Mastroianni in “8 e 1/2” di Federico Fellini (1963)

“ma perché indossi camicie e per giunta da uomo?”. perché la camicia è quanto di meglio ci si possa aspettare dall’abbigliamento. sono 14 (se ho contato bene, senza le mouches) pezzi di stoffa che se non sono tagliati precisi sbrodolano. se le asole e i bottoni sono cuciti a mano, non tradiscono.

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