Ughetta e la gentile fierezza delle “anime sante”

di Simona Zucconi*

ughetta

Uga Seghetta, per tutti Ughetta (Urbisaglia (MC), 19 gennaio 1925 – 24 febbraio 2012). La foto è stata scattata da Francesco Cianciotta e fa parte della mostra “Radici” ideata da Paola Ciccioli e visitabile presso la Casa di riposo di Urbisaglia, nelle Marche

Uga Seghetta, da tutti conosciuta come Ughetta, era una persona amabile, almeno lo era per me.

Era una donna di bella presenza, alta, snella e credo che amasse curarsi, visto che anche avanti con l’età, metteva il rossetto.

Io l’ho conosciuta, non bene ma tanto quanto basta per avere un’idea del suo carattere forte e determinato.

Il primo incontro o, meglio, la prima volta che ho parlato con lei, la vidi a casa dei suoi vicini Gigio e Gea (Luigi Fabrizi e Eugenia Calvigioni) che nel 1996 sono entrati a far parte della mia famiglia, essendo mia sorella fidanzata con il loro figlio Claudio.

Ughetta andava spesso a casa loro, era un modo per passare il tempo, scaldarsi nelle fredde giornate invernali e per punzecchiarsi con Gea, che era un po’ lamentosa secondo lei.

Discutevano un po’, poi come niente fosse il giorno seguente prendeva le paste dal forno e le mangiavano insieme.

Aveva una voce piuttosto rauca, non potevi non sentirla e amava chiacchierare per cui c’era sia modo di sentirla brontolare sia di sentire le sue sonore risate, dopo averne detta una delle sue. Spesso diceva degli improperi verso il governo ed era simpaticissima, un piacere ascoltarla.

Da quando l’ho conosciuta, ho avuto sempre un’idea positiva sul suo conto, mi faceva sorridere e sebbene io non sapessi praticamente niente della sua vita, tranne che fosse la zia di Gianmarino, che tra l’altro adorava, questo non mi ha impedito di affezionarmi a lei.

Sapevo che il martedì andava volentieri al mercato, seppure le toccasse arrivare in paese a piedi, allora io facevo in modo di incontrarla e di poterle dare un passaggio passando per la costa de lu Conventu.

Lei saliva volentieri, non finiva mai di ringraziarmi, spesso era un’andata e ritorno, altre volte si tratteneva in paese e per me non era possibile aspettarla, allora lei mi diceva: «tranquilla, un’anima santa che mi riaccompagna la trovo quasi sempre, sennò cammino».

In paese quando era giorno di pensione e poteva spendere un po’ di più comprava la frutta e le immancabili sigarette, ho provato a ricordare la marca, credo fossero le Multifilter, ma non ci giurerei.

Dapprima le prendeva da Gualtiero, poi da Betty e immancabile era la sua passata a salutare i farmacisti e Adele la caffettara, così la chiamava.

Aveva spessissimo delle ferite alle gambe e credo che improvvisasse delle fasciature fatte un po’ a modo suo, è un particolare che ricordo bene questo e anche che avesse dolore ai piedi, ma nonostante ciò era sempre sorridente, vestiva in modo colorato, con gonne lunghe e camicie bianche, un altro particolare che ricordo bene, perché sulla sua carnagione scura le donavano.

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Il particolare della camicia bianca, l’ho ritrovato anche nella foto della mostra “Radici” esposta nella casa di riposo. Nella foto ha un espressione seria, che contrasta con la bella immagine sorridente dell’ultima volta che io l’ho vista.

Tornando a Ughetta, ricordo bene che con la sola pensione non riusciva sempre a provvedere alle sue necessità, si lamentava che la legna non le bastasse mai per l’intero inverno e quando non ha più potuto provvedere alle sue esigenze è stata accolta alla Casa di riposo di Urbisaglia.

Quando è stata ospite della casa di riposo ho avuto poco modo di andarla a trovare, è capitato un paio di volte quando con i bimbi delle scuole elementari si preparavano dei pensierini da regalare agli anziani per il loro compleanno. L’ultima immagine che ho di lei era di un viso sorridente, disteso, di chi ne ha passate tante, ma con lo sguardo fiero…

Si sedeva nelle poltrone accanto alla finestra e guardava fuori, mi piace credere che guardasse ai suoi ricordi magari con un po’ di malinconia, ma finalmente serena. Si intratteneva con gli ospiti che stavano meglio in salute e li distraeva raccontando di lei.

Aveva la pelle del viso distesa, aveva messo su qualche chilo rispetto a come la ricordavo, penso di poter dire che per quanto possibile, si fosse integrata bene con gli altri.

Ciò che è certo che ho ben chiaro in mente il suo ricordo e sono felice di avervi raccontato questi piccoli aneddoti sui nostri incontri.

Lei come altri anziani di Urbisaglia hanno dato tanto al nostro paese con il loro vissuto e il loro modo di essere: averli conosciuti come è capitato per Uga, o apprezzarli attraverso una mostra fotografica o i racconti di chi più di me li ha visti da vicino, arricchisce il carnet dei miei ricordi significativi ed indelebili.

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*Con ricordi che sembrano pennellate sulla tela, Simona Zucconi riaccende emozioni e sentimenti legati a una donna umilissima e speciale che ho fortissimamente voluto far fotografare da Francesco Cianciotta per la nostra mostra “Radici” sugli ultraottantenni di Urbisaglia, nelle Marche. Una comunità e una regione violentate negli ultimi mesi dalla brutalità del terremoto e alle quali vanno i nostri pensieri carichi di speranza.

(Paola Ciccioli)

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