Cinema: piccolo grande amore

di Alberto Pezzotta e Anna Gilardelli*

Fondazione Cineteca Italiana (1947–2017) festeggia i suoi 70 anni con una serie di inziative, tra le quali un concorso di cortometraggi di produzione nazionale che hanno come soggetto il concetto di tempo. Il concorso si articola in due sezioni: una per cortissimi della durata di 70 secondi, l’altra per corti della durata di 7 minuti. Il modulo di iscrizione deve essere compilato entro e non oltre il 30 luglio 2017 (www.cinetecamilano.it) Immagine dal film “Hugo Cabret” di Martin Scorsese, con un grazie all’ufficio stampa di Fondazione Cineteca Italiana

Le origini della Cineteca italiana affondano negli anni trenta, quando alcuni giovani appassionati di cinema, spesso futuri registi (Luigi e Gianni Comencini, Alberto Lattuada, Luciano Emmer, Luigi Rognoni) si raccolgono intorno a Mario Ferrari, poi scomparso prematuramente, cominciano a salvare vecchie pellicole dal macero e a organizzare proiezioni di film. Queste, dal 1936, diventano pubbliche, in sedi che vanno dal Cineguf presso l’Anteo di via Milazzo a un’ex macelleria nei pressi di via Farini.

Grazie a loro, nel 1940 i milanesi possono vedere per la prima volta La grande illusione di Renoir, inviato clandestinamente da Parigi da Henri Langlois della Cinémathèque Française. Durante la guerra il patrimonio della futura cineteca, che comprende pellicole condannate dal nazismo come L’angelo azzurro, trova rifugio a Vaprio D’Adda, nella cascina di un parente di Lattuada.

Nell’aprile 1946 i Comencini e Lattuada organizzano la rassegna “50 anni di cinema” all’Alcione Supercinema (oggi Teatro Versace), patrocinata dal sindaco Greppi. I milanesi affollano la sala per vedere film di Lumière e Méliès, titoli recenti e ancora inediti (Les enfants du Paradis di Carné, Enrico V di Laurence Olivier, L’ombra del dubbio di Hitchcock), e classici poco o mai visti durante il fascismo, come quelli di Chaplin, Dreyer, Ėjzenštejn, Pabst, Vigo. “Mio padre, mio fratello e io non perdemmo, credo, una sola serata. Io avevo quarttordici anni. […] Si entrava con la luce del crepuscolo e si usciva a notte avanzata, euforici e stremati”, ha scritto Giovanni Raboni in La cineteca desiderata.

Le 400mila lire di incasso servono a fondare l’anno dopo la Cineteca italiana, prima nel nostro paese. Nascono un archivio (in via Sammartini dal 1955), che presto affronta problemi di conservazione e restauro delle pellicole, un Museo del cinema (dal 1967), trasferito alla Manifattura Tabacchi di via Fulvio Testi.

* Durante tutto il 2017 si tiene a Milano il grande evento “Cineteca 70” per festeggiare la Fondazione Cineteca Italiana, la prima in Italia. È un compleanno lungo dodici mesi, punteggiato da «una nutrita serie di iniziative, scandite dal riferimento ai numeri 7 e 70, attraverso rassegne filmiche, mostre e percorsi museali, iniziative editoriali, campus a tema cinematografico, convegni ed eventi che celebreranno con modalità innovative e creative i primi 70 anni dell’istituzione». Colgo l’occasione per riproporre  questo capitolo tratto da libro Milano d’Italia. Viaggio nei luoghi che hanno fatto 150 di storia del nostro Paese di Alberto Pezzotta e Anna Gilardelli (Bompiani 2011). 

(Paola Ciccioli)

AGGIORNATO IL 13 MAGGIO 2017

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