Aida e i bambini che faranno respirare la Terra

di Francesca Capelli

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«Inginocchiata accanto a Daniel, con la voce leggermente deformata, riuscì a dirgli in due parole di aver ricevuto un nuovo messaggio segreto». Il “Cacciatore di aria” di Francesca Capelli (Raffaello, 2015) è illustrato da Marga Biazzi

In fila per due, con i cappotti già abbottonati e lo zainetto sulle spalle, i bambini dell’Orfanotrofio di Stato n. 54 erano pronti per la cosiddetta “passeggiata della salute”, alla quale erano obbligati una volta alla settimana.

Aida era in fondo alla fila. Aveva solo undici anni, ma era la più alta di tutti.

– Vorrei sapere cosa c’entra la salute con tutto questo – sussurrò alla vicina. O meglio, credette di sussurrare: per quanto provasse a tenere basso il volume della voce, c’era sempre qualcuno che riusciva a sentirla. Come in questo caso.

– HF-415! – la richiamò una sorvegliante, leggendo il  codice che ogni bambino teneva stampato su tutti i suoi indumenti. – Silenzio!

L’uso del nome proprio era vietato nell’Orfanotrofio.

La bambina la guardò con aria di sfida.

-Il mio nome è Aida. Aida Lysenko – disse a testa alta. Poi, si rivolse di nuovo alla compagna. – Non c’è proprio niente di meglio al mondo che camminare in mezzo alle auto con una mascherina sulla faccia e un tubo che ti spara aria in bocca!

L’altra bambina le lanciò un’occhiata implorante e in silenzio la supplicò di smetterla. Non voleva essere coinvolta in una delle punizioni cui Aida era spesso destinata: dalla pulizia dei bagni al lavaggio dei piatti. I guardiani non avrebbero esitato a farle spalare la neve, se la neve non avesse smesso di cadere su Dabilonia da molti anni.

Aida era abituata alle punizioni, che spesso la colpivano anche quando non c’entrava nulla. Se si cercava un colpevole, la candidata ideale era lei. Forse perché non riusciva a passare inosservata. Non solo per l’altezza e il vocione. C’era anche quella massa di capelli rossi e ricci, ribelli al regolamento dell’Orfanotrofio che obbligava le ragazze a farsi le trecce. Ci aveva provato in tutti i modi, persino versandosi olio sui capelli. Per quanto si sforzasse, la sua chioma indomabile alla fine aveva sempre la meglio.

Accompagnati da due sorveglianti che aprivano e chiudevano la fila, i bambini camminavano da quasi mezz’ora sotto un cielo color ocra.

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«Un racconto per conoscere l’aria e per capire che inquinarla significa mettere in pericolo la Terra». Il libro è «arricchito da pagine di approfondimenti tematici», curate sempre da Francesca Capelli

Aida si sforzava di tacere, concentrandosi sul sibilo dell’aria che le veniva soffiata in gola, attraverso una mascherina, dalla bombola che portava sulle spalle. Solo così potevano respirare all’aperto, mentre all’interno degli edifici l’aria era continuamente purificata e riciclata da un sistema di filtri con l’aggiunta di un aroma al mentolo che avrebbe dovuto essere piacevole, ma risultava insopportabile.

Come tutti i ragazzini della sua età, Aida non aveva mai visto una libellula, una farfalla o una coccinella. Non aveva mai ascoltato il ronzio delle api, il canto degli uccelli o il fruscio delle foglie alla brezza di primavera, quando la primavera e la brezza esistevano ancora. Tutto questo faceva parte dell’Era del Prima. A Dabilonia in molti non la ricordavano nemmeno più. Altri facevano finta di non ricordarla, perché avere la memoria corta era più conveniente.

Dabilonia era una città senza atmosfera. O meglio, l’atmosfera c’era, ma era diventata irrespirabile, tossica. Quella miscela di gas che avvolge la Terra e che ha permesso – grazie alla presenza di ossigeno – lo sviluppo della vita e la sua evoluzione in miliardi di anni, a Dabilonia si era trasformata, a causa dell’inquinamento, in una minaccia per la sopravvivenza di tutti.

*Una bambina dai capelli rossi, l’amicizia e l’avventura fanno da sfondo a questa favola che insegna a capire la necessità nostra, e del pianeta che ci ospita, di respirare aria pulita. L’autrice, Francesca Capelli, da una parte attinge alla sua scorta inesauribile di fantasia e dall’altra riesce a fornisce ai giovani lettori informazioni chiare e puntuali su inquinamento, effetto serra, ozono… Ne parliamo oggi perché fino a domenica, a Milano, le librerie indipendenti aderiscono alla festa della lettura “Hai visto un re?”, per bambini, ragazzi, genitori, insegnanti. Tra queste c’è anche l“Isola Libri” di via Pollaiuolo dove Francesca, in uno dei suoi ciclici raid da Buenos Aires a Milano, ha presentato “Il cacciatore d’aria”. (Paola Ciccioli)

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