«Coltivare la memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza»

«Finché io sarò viva, tu, stellina, continuerai a brillare nel cielo. Stai tranquilla, io non morirò. Io sarò sempre con te».

È stato questo dialogo immaginario con una stella a salvare la mente di Liliana Segre nel campo di Auschwitz-Birkenau, dov’era stata deportata all’età di 13 anni con un treno per il trasporto di animali partito il 30 gennaio 1944 dal binario 21, nei sotterranei della stazione Centrale di Milano: lì ora c’è il Memoriale della Shoah, perché «coltivare la memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza».

La senatrice a vita lo racconta nel libro Fino a quando la mia stella brillerà, scritto insieme con Daniela Palumbo, tra le più apprezzate autrici per l’infanzia e l’adolescenza, che alle ore 10 di venerdì 18 marzo sarà a Urbisaglia per parlarne con le allieve e gli allievi della scuola media.

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“La bambina più sola del mondo”

di Daniela Palumbo*

«Anche io lo amo assai». Mi ha risposto così Daniela Palumbo quando le ho scritto che il suo libro Le valigie di Auschwitz (Edizioni Piemme, 2011) mi ha fatto battere forte forte il cuore. La shoah raccontata dalla parte dell’infanzia, il male assoluto delle leggi razziali e della persecuzione degli ebrei vissuto con la pena di bambine e bambine che, da un giorno all’altro, si vedono espulsi dalla normalità, dagli affetti e dalla vita. Ringrazio Daniela Palumbo per averci dato il consenso per la pubblicazione di questo estratto e ricordo che sul nostro blog abbiamo già parlato del bellissimo Fino a quando la mia stella brillerà, scritto con la senatrice a vita Liliana Segre e uscito alla fine del 2021 in una nuova edizione per Il Battello a Vapore. (Paola Ciccioli)

Scrive Daniela Palumbo nel prologo, descrivendo il campo di sterminio di Auschwitz, diventato un museo: «Nella stanza numero 4 del blocco 5 c’è un lungo vetro che separa il visitatore da migliaia di valigie ammassate l’una sull’altra. Una montagna di borse vuote, tutte diverse: vecchie, rotte, strette, larghe, rattoppate, di cartone, eleganti, di stoffa, di pelle…». L’illustrazione di Clara Battello è tratta dall’edizione 2011 de “Le valigie di Auschwitz” che abbiamo letto grazie alla collaborazione delle Biblioteche di Bellano e di Mandello del Lario (Lecco).

Il giorno dopo Émeline si svegliò tardi. Quando si alzò, trovò la mamma e il papà in cucina. La madre stava cucendo la stella di David sulla giacca di Émeline. Erano silenziosi. Non come la sera prima, quando lei era rientrata di nascosto e li aveva sentiti discutere ancora. Il silenzio fino a poco tempo fa era un perfetto estraneo nella sua casa, ma da un po’ Émeline ci stava facendo l’abitudine.

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Liliana Segre e la cartolina della Croce Rossa: «Ci rivedremo presto»

di Liliana Segre con Daniela Palumbo

Il 20 gennaio 2020 la senatrice a vita Liliana Segre si racconterà in un incontro riservato agli studenti che si terrà a partire dalle ore 10,30 al Teatro degli Arcimboldi di Milano. La testimonianza sarà trasmessa in diretta online su http://www.corriere.it

La giornalista Paola Ciccioli, coordinatrice di Donne della realtà, per gli auguri di Buon Anno ha scelto questa foto che, sulla propria pagina Facebook, ha accompagnato con queste parole:  «Ringrazio per gli auguri ricevuti e rinnovo i miei con l’immagine sorridente di questa bambina, fotografata sulla spiaggia di Celle Ligure nel 1933 e, quasi un segno del destino, così piccolina e già alle prese con i giornali. Ora so che aveva una mamma di nome Lucia che se n’è andata quando lei non aveva neppure un anno, che era molto gelosa del suo papà Alberto, giovane e bello, che tra i nonni preferiva la nonna Bianca perché sapeva tornare bambina quando giocavano insieme. So anche che Susanna, la cameriera della nonna Olga, parlava piemontese, era di Mondovì, era cattolica, e mise in salvo tutti gli album con le foto di famiglia che restituirono a Liliana, bambina ebrea, “la vita di prima” al ritorno da Auschwitz.

Liliana Segre con Daniela Palumbo, Fino a quando la mia stella brillerà (Pickwick editore). La prima edizione di questa autobiografia molto toccante scritta per le ragazze e i ragazzi è del 2015, la senatrice ha scelto di destinare il ricavato derivante dai propri diritti all’Opera San Francesco per i poveri Onlus di Milano.

Vi proponiano un estratto dal capitolo “A casa. Ma è tutto cambiato”.

(Foto di Paola Ciccioli)

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«C’era una volta una vita che avrei dovuto vivere»

di Elisa Springer*

Elisa Springer (Vienna, 12 febbraio 1918 – Matera, 19 settembre 2004)

La mia non è una favola, ma inizia ugualmente con C’era una volta. C’era una volta una vita che avrei dovuto vivere, ma che un uomo, di nome Adolf Hitler, mi ha impedito di vivere. Poi c’è stata una vita che io avrei preferito poter dimenticare, ma senza riuscirci. Oggi invece c’è una vita che mi obbliga a ricordare e più che altro a far ricordare. Sembra che la storia non abbia insegnato nulla all’uomo. L’odio continua, le violenze continuano e purtroppo le guerre continuano. C’è una grande corsa al potere e al denaro, e non si guarda in faccia a niente e a nessuno.

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«E con occhi che si aprivano dopo un sogno vide tutta la bellezza intorno a sé»

di Judith C. E. Belinfante*

Una tempera dall’opera “Vita? o Teatro?” di Charlotte Salomon, in mostra al Palazzo Reale di Milano fino al 25 giugno 2017. Collection Jewish Historical Museum, Amsterdam © Charlotte Salomon Foundation Charlotte Salomon®

La giovane artista Charlotte Salomon decise di dipingere la storia della sua vita durante una difficile crisi esistenziale. Nel 1939, all’età di 21 anni, fuggì da Berlino e trovò rifugio presso i nonni materni nel sud della Francia. In meno di due anni, fra il 1940 e il 1942, produsse un’incredibile serie di immagini, costruite con un disegno possente e colori di forte espressività. Mise insieme oltre milletrecento fra tempere, veline, annotazioni musicali, varianti pittoriche e altre prove, creando una sintesi delle arti con elementi appartenenti alla pittura, alla letteratura, alla musica, al teatro, al cinema e al fumetto. Charlotte Salomon concepì Leben? oder Theater? (Vita? o Teatro?) come un Singspiel (ossia un dramma con musica) suddiviso in tre parti, con un prologo, una parte principale e un finale. I personaggi dell’opera sono suoi familiari e amici, ai quali vengono dati nomi immaginari, tanto che la stessa autrice vi compare nelle vesti di Charlotte Kann. Charlotte Salomon interpretò quindi la sua storia biografica fondendo realtà e finzione.

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Etty, de jonge schrijfster die eenmaal groot een schrijfster wilde zijn

door Alba L’Astorina*

Ik heb onlangs Etty Hillesum leren kennen. Het was op de tentoonstelling die Milaan aan haar gewijd heeft ter gelegenheid van de Memorial Day, waar een vijftigtal foto’s, alle afkomstig uit het Joods Historisch Museum in Amsterdam, tentoongesteld werd die haar laten zien in  familie, met haar vrienden, met haar minnaars, op de “mooiste plek in de wereld”, haar geliefde schrijftafel, en tussen de iconen van haar favoriete auteurs, Rilke, Jung, Dostojevski [i].

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Etty, la giovane scrittrice che da grande voleva fare la scrittrice

di Alba L’Astorina

Ho conosciuto Etty Hillesum solo da poco. È stato alla mostra che Milano le ha dedicato in occasione del giorno della memoria: una cinquantina di foto esposte, tutte provenienti dal Museo della Storia Ebraica di Amsterdam, che la ritraggono in famiglia, tra le amiche, con i suoi amanti, e nel «posto più bello del mondo», la sua amata scrivania, tra le icone dei suoi autori preferiti, Rilke, Jung, Dostoevskij Continua a leggere