Alzi lo sguardo, la vedi, sorridi e la canti

di Luca Bartolommei

Il Duomo, la Madonnina, la Galleria, piazza della Scala con l’inizio di via Manzoni. Sono questi alcuni dei luoghi che Giovanni D’Anzi ha descritto nelle sue canzoni, anche attraverso i personaggi che vi si potevano incontrare. Appena sotto i grattacieli sullo sfondo un tempo trovavi “Il Barbisin de la Mojazza” e non inquadrato, tutto sulla destra, ci aspettava “Il tu mi ami de Lurett”. Ecco Milano e i milanesi. Foto di Andrea Cherchi

“Canten tucc: Lontan de Napoli se moeur ma poeu vegnen chi a Milan…”. Questi i versi che chiudono il refrain di “O mia bèla Madonina” canzone che a ragione viene definita come l’inno di Milano. Il titolo del brano di Giovanni D’Anzi è anche quello del volume di Giancarla Moscatelli, pubblicato dalle Edizioni Curci.

Nei giorni di BookCity ho assistito alla presentazione del libro, che si è tenuta negli ambienti accoglienti, ben illuminati e ricolmi anche di spartiti musicali e strumenti vari del Magazzino Musica, qui a Milano (dove il Maestro era nato il 1° gennaio del 1906…). Continua a leggere

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«Le donne non ficchino mai il naso in un libro, né impugnino mai una penna»

di Sylvain Maréchal

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“Alice in Wonderland”, George Dunlop Leslie, 1879

I. La Ragione vuole (anche a costo di sembrare incivile) che le donne (nubili, maritate o vedove) non ficchino mai il naso in un libro, né impugnino mai una penna.

II. La Ragione vuole:

All’uomo – la spada e la penna.

Alla donna – l’ago e il fuso.

All’uomo – la clava di Ercole.

Alla donna – la conocchia di Onfale.

All’uomo – i prodotti del genio.

Alla donna – i sentimenti del cuore.

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Parole che oltrepassano i muri

di Angela Giannitrapani

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Angela Giannitrapani (al centro) con: da sinistra, Vittoria Longoni, Filomena Rosiello, Maria Alice Tagliavini, Martina De Santis, Laura Viganò, Francesca Amoni, Ornella Bonventre, Irene Quartana, Pasqualina Gullo, Anna Mazza. Lo scatto è di Giancarlo Viganò

La kermesse letteraria e culturale milanese BookCity 2015 si è da poco conclusa. La città si è animata di centinaia di eventi e ha visto fiumi di persone fluire da un sito all’altro, da un incontro all’altro. Lettori accaniti e meno accaniti hanno riempito le sale e vivacizzato il Castello Sforzesco. Si dice che non si legge abbastanza. Sarà vero? Eppure, durante questi eventi c’è partecipazione, curiosità, contiguità tra pubblico, di età anche avanzata, e le occasioni di riflessione, i confronti con i temi caldi, le questioni di coscienza e, anche, la lettura. Non è una fiera del libro, è una festa in cui letture e curiosità vanno sotto braccio.

Nelle scorse edizioni mi sono felicemente persa anch’io nelle strade e nelle sale decorate, seguendo i fili dei miei interessi e, benché non mancassero banchetti con libri da vendere, la voglia di comunicazione e confronto era prevalente a qualsiasi altra pressione meramente commerciale.

Quest’anno ho dovuto rinunciare a vagabondare come avrei voluto perché sono stata impegnata a preparare, insieme alle mie compagne di gruppo, uno degli eventi di BookCity. La Casa delle Donne di Milano infatti ha partecipato, per la seconda volta nei suoi due anni di vita, alla festa letteraria. Il gruppo Libr@rsi, che ne è parte, ha organizzato una lettura, curando e scegliendo brani da libri, in maggioranza romanzi. Il titolo dell’incontro è stato “Donne tra due mondi. SconfinamentiOltre i confini, le vite e le parole per dirle di scrittrici africane e mediorientali”.

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Calixthe Beyala, autrice di “Come cucinarsi il marito all’africana”, romanzo nel quale la protagonista Aissatou per conquistare il vicino di casa Bolobolo «deve sfoderare tutte le sue arti e armi segrete, le pozioni magiche e i misteriosi “mix” afrodisiaci, trasmessi a lei da sua madre». Fonte: http://www.shikamana.org/

In tempi di barriere, divieti e confini si assiste sempre più all’impatto di una marea umana che li oltrepassa e li travolge, dimostrando che non esistono recinzioni solide a sufficienza contro la fame, la violenza e i sogni. Le donne, poi, da sempre murate, confinate, ristrette in ambiti fisici e spirituali, ne hanno sperimentato la sofferenza. Hanno attraversato deserti e montagne con le loro famiglie profughe e hanno sempre tentato di creare di nuovo famiglia oltre lo sconfinamento. Spesso hanno migrato, senza neanche muoversi, da una cultura all’altra, da una appartenenza all’altra. Quale sarà stato il prezzo di un tale attraversamento? Cosa avrà voluto dire per loro oscillare tra territori diversi? Questo ci siamo chieste nella Casa delle Donne. E abbiamo tentato di trovare le risposte nei libri di scrittrici che provengono da terre straziate dalle guerre e dalle sopraffazioni, costrette a patirle senza muoversi o fuggendo; oppure ancora costrette a lasciare la propria terra e la propria cultura. Tra tante, ne abbiamo scelte otto nell’area africana e mediorientale. Ma abbiamo scoperto che ognuna va oltre confine a modo proprio; spesso in modo imprevedibile e, a volte, senza rinunciare al sorriso e all’ironia.

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La Resistenza raccontata da una ragazza di oggi

di Concita De Gregorio 

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4 giugno 1944, gli alleati a Roma. Nuove immagini per la recensione di Concita De Gregorio al libro d’esordio di Paola Soriga “Dove finisce Roma” (foto da http://anpi-lissone.over-blog.com/)

È una bambina, da una grotta, a raccontarci cos’è che ci manca. Cos’è che non abbiamo più e non sappiamo ritrovare qui e ora, in questi giorni sfusi pieni solo di rabbia e di impazienza, di calcoli brevi e di sfinimenti vani. È il personaggio di un romanzo  –  che come accade è la finzione la più precisa a raccontare la realtà – a dirci piano all’orecchio da dove ripartire.

A dirci dove ritrovare le parole e le emozioni, le ragioni collettive che tengono dentro le storie di tutti, e un cammino da fare insieme, con fatica e con dolore ma insieme, verso un posto che sia un più bel posto per tutti giacché tutti l’hanno patito e guadagnato insieme. Un orizzonte comune, la storia grande che partorisce nel sangue e nel sollievo le vicende di ciascuno. È Ida Maria, una ragazzina sarda sbarcata in continente giusto in tempo per scoprire cosa sia l’amore mentre arriva la guerra, una piccola staffetta partigiana che si nasconde per giorni sottoterra, nelle cave di Roma ad aspettare che finiscano gli spari. E che nei giorni, dalla grotta, per domare la paura ricorda e racconta: la vita sua, quella delle persone intorno, la storia grande e quella piccola, la forza delle cose, l’immensa energia che scaturisce da ogni lutto se solo c’è un posto dove andare, dopo, un luogo dove correre che sia così bello da giustificare la corsa.

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