Il bello dell’Isola è che qui «le persone si salutano per strada»

di Alberto Pellegatta*

Marina Previtali, “Veduta di P.ta Nuova, MI”, tecnica mista su carta, cm. 48×33 (2014). Scrive Maurizio Cucchi nel catalogo della mostra “Quartieri di poesia”, curato dalla Galleria Previtali: «Gli umani attrezzi, le macchine formidabili, le impennate e i generosi e assurdi slanci verso il cielo, che la mano dell’artista sembra quasi voler ridurre a un ritmo orizzontale, ancora inquieto, ma come vicino a negare il vortice di un progetto espansivo ormai remoto…» (http://www.galleriaprevitali.it/portfolio-item/portfolio-1/)

Parlare dei luoghi emblematici di questo antico quartiere milanese è fin troppo facile, molti sono scomparsi e altri ne sono nati: l’Isola produce continuamente simboli. Se Milano è il luogo dell’affanno produttivo, qui il tempo rallenta. Nessuna zona del centro può vantare una simile atmosfera, qui il rumore del traffico si allontana – per la difficoltà di trovare parcheggio e per il dedalo di sensi unici che scoraggia gli automobilisti – e le persone si salutano per strada.

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I “Barbisin” in uniforme al mercato dell’Isola

di Luca Bartolommei

Nell’immagine in formato Gif, creata dallo studio Boombangdesign, riconosciamo tutti il venditore di rose, elegante e gentile, ormai più “isolano” del bosco verticale. L’idea geniale di realizzare cartoline animate con i personaggi del quartiere è venuta alle creative Lorenza Negri e Caterina Pinto http://www.postcardsfromisola.com/

Ogni promessa è debito, quindi eccomi a completare la vista del cielo isolano con la metà che mancava, ovvero quella degli uomini, sempre con D’Anzi e Bracchi che mi aiutano a non fare troppo il serioso e mi accompagnano nella passeggiata per il quartiere.
Ebbene sì, anche una parte dell’Isola è citata dai Nostri, attraverso un personaggio che sicuramente faceva parte della fauna stanziale molti anni fa, ma guardandosi bene intorno, ancora oggi ne possiamo trovare qualche emulo.
Parlo del “Barbisin della Mojazza*” tipo da ligera, violento, rapido nell’uso del coltello, sciupafemmine che mangia carne tutta la settimana, oltre a pollo, zucchero, formagg de grana, (quindi si occupa anche di “borsa nera”, visto che siamo in guerra), e che spaventa tutti gli abitanti. Continua a leggere

Cicliste all’Isola (con stile vario)

Testo e foto di Luca Bartolommei

Il murales all’uscita della metropolitana che colora la zona del quartiere di fronte al giardino condiviso “Isola Pepe Verde” di Milano dove, il 16 settembre 2017, si terrà “Ero straniero… ora sono milanese”, pomeriggio di cultura meticcia con la musica della Banda Dehors e molto altro (https://allevents.in/milan/ero-straniero-ora-sono-milanese/1814793451881225#)

Ogni canzone milanese deve essere crudele e sbarazzina, recita l’incipit de La “Gagarella” del Biffi Scala, composta dalla coppia simbolo della musica meneghina Giovanni D’Anzi – Alfredo Bracchi, di cui ho parlato ieri. Attraverso un brano, quindi, si possono prendere in giro usi, costumi e personaggi della nostra città con ironia tutta ambrosiana.
Proverò ad adeguarmi all’invito dei due maestri, non scrivendo rime e note ma soltanto un breve testo nato ascoltando, ma anche suonando, questa canzone che tanto mi piace e che mi dà l’opportunità di usare la mia lingua madre, il milanese.

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L’Isola, il quartiere di Milano che ha preteso un ritratto d’autrice

di Paola Ciccioli

2014-isola-pepe-verde

Il ritratto del quartiere Isola di Milano firmato da Paola Di Bello: la gente, il verde, la vecchia e nuovissima città. Al Museo del Novecento è in corso la mostra “Paola Di Bello. Milano Centro” e il 9 febbraio (ore 18) l’artista presenta nella Sala Fontana il suo libro “Works 84-16”, edito da Danilo Montanari (http://www.paoladibello.com/)

Addio alla margherita “buono prezzo” messa in forno dal pizzaiolo cinese e infilata nel contenitore di cartone dal barista altrettanto cinese ma dal nome italianissimo, sempre gentile e con il sorriso accogliente. Dove sono andati? Cosa fanno adesso? Al posto della loro pizzeria, in via Carmagnola, c’è una piadineria. O è invece il pub che serve birre australiane ad aver acceso nuove e più forti luci su uno dei vecchi locali dello spicchio di città in trasformazione: sempre meno “diverso” e “separato”, sempre più attraversato da sciami di folle giovanili vocianti e con il bicchiere di plastica in mano all’ora dell’aperitivo. L’Isola, il quartiere dove sono poche, pochissime, le botteghe artigiane che resistono. Il quartiere che racconta, con i suoi edifici griffati, la storia di una mutazione urbana.

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«Sembrava dormisse»: la sera in cui ho perso il mio bambino

di Luca Bartolommei

Luca Bartolommei

Luca Bartolommei

È vero, sono un uomo molto distratto, lascio ovunque qualsiasi cosa, dimentico appuntamenti, lezioni, dove ho parcheggiato l’automobile, eventi, compleanni, insomma, un vero disastro.

Ho perso il perdibile, portafogli, telefoni cellulari, chiavi varie, ombrelli, paia di scarpe a cui tenevo molto, camicie, perfino una protesi dentale d’emergenza (creandone un’altra…).

Ma la sera del 26 agosto 2010 non mi pareva d’aver commesso alcuna distrazione, mentre mi stavo incamminando verso un locale all’Isola, per farmi una birra rossa rinfrescante; squilla il cellulare:

«Ciao, sono io (la mia ex moglie), Umberto (nostro figlio) è all’ospedale, si è sentito male durante l’allenamento».

«Porcogiuda, la macchina l’ho prestata a lui», dico, «puoi passare tu da me?».

Pochi minuti e siamo alla Multimedica a Cinisello Balsamo.

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Argentini d’Italia, «In questo sfondo infinito siamo…»

di Paola Ciccioli

Una domenica mattina, domenica 6 aprile, va il Cd di Ivano Fossati. Ma la canzone che si impone, e vuole essere ascoltata e riascoltata, è una soltanto: “Italiani d’Argentina”. «Ecco, ci siamo. Ci sentite da lì…».

Vado a cercare il video su Youtube e trovo immagini in bianco e nero di partenze, valigie, vecchi e poveri cappelli, uomini ammassati su bastimenti verso l’avvenire, bambini dagli occhi spauriti.

«In questo sfondo infinito siamo…».

Voglio condividere, nel significato più praticato di questi tempi. E allora posto il video e la canzone sulla mia pagina Facebook, digitando anche cinque nomi, che si illuminano di blu per il contatto telematico sul social network: Francesco Pulitanò, Alejandro Librace, Francesca Capelli, Alberico Capitani, Liliana Severini.  Continua a leggere