L’Isola, il quartiere di Milano che ha preteso un ritratto d’autrice

di Paola Ciccioli

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Il ritratto del quartiere Isola di Milano firmato da Paola Di Bello: la gente, il verde, la vecchia e nuovissima città. Al Museo del Novecento è in corso la mostra “Paola Di Bello. Milano Centro” e il 9 febbraio (ore 18) l’artista presenta nella Sala Fontana il suo libro “Works 84-16”, edito da Danilo Montanari (http://www.paoladibello.com/)

Addio alla margherita “buono prezzo” messa in forno dal pizzaiolo cinese e infilata nel contenitore di cartone dal barista altrettanto cinese ma dal nome italianissimo, sempre gentile e con il sorriso accogliente. Dove sono andati? Cosa fanno adesso? Al posto della loro pizzeria, in via Carmagnola, c’è una piadineria. O è invece il pub che serve birre australiane ad aver acceso nuove e più forti luci su uno dei vecchi locali dello spicchio di città in trasformazione: sempre meno “diverso” e “separato”, sempre più attraversato da sciami di folle giovanili vocianti e con il bicchiere di plastica in mano all’ora dell’aperitivo. L’Isola, il quartiere dove sono poche, pochissime, le botteghe artigiane che resistono. Il quartiere che racconta, con i suoi edifici griffati, la storia di una mutazione urbana.

La fotografa Paola Di Bello, con un’immagine, ne ha fissato l’identità. Le persone, prima di tutto. Poi le case della Milano com’era e, sullo sfondo, i grattacieli alberati che sono il simbolo dell’occupazione ricca e internazionale di una zona un tempo popolare. «La foto è stata scattata a maggio del 2014» racconta l’artista, seduta al tavolo di una caffetteria non lontana da piazza Duomo, in una domenica mattina di gennaio in cui ha fatto da guida ad alcuni amici alla sua bella mostra “Milano Centro” al Museo del Novecento dove, fino al 12 marzo, sono esposti anche alcuni scatti di “Framing the Community”, il lavoro del 2006 che fissa il momento in cui l’Isola ha cambiato pelle. Davanti allo scheletro di mattoni della ex Stecca degli artigiani, simbolo della resistenza, e della sconfitta, contro gli interventi urbanistici che hanno ridisegnato via De Castillia, gli “isolani” si mettono in posa: ragazze, ragazzi, coppie, famiglie, bambini offrono i loro volti all’obiettivo della fotografa. Alle loro spalle c’è una finestra mezzo diroccata che affaccia su torri di vetro cemento, il rumore delle ruspe non si sente ma la sensazione è che l’anima del quartiere accusi la perdita della propria identità.

«La foto dell’Isola è nata come diretta conseguenza di Framing the Community», spiega Paola Di Bello. «Ed è stato Bert Theis a chiedermi un ritratto del quartiere». Si deve all’artista lussemburghese scomparso lo scorso settembre, che aveva scelto Milano e questa parte della città come propria base creativa, il riutilizzo – dopo l’abbattimento della ex Stecca – dello spazio che oggi si chiama Isola Pepe Verde, un giardino condiviso che sbuca come una impensabile sorpresa tra facciate che si scrostano e file di auto in sosta sotto il cavalcavia Bussa.

«Inizialmente Bert immaginava un lavoro simile a Strip, il mio collage di 18 metri sul cavalcavia Bacula, anche questo esposto nella mostra al Museo del Novecento. Ma lo spazio non c’era. E poi a me piace fare sempre qualcosa di nuovo. Così, mi sono inventata di farmi costruire un trabattello che mi ha consentito, salendo, di ottenere la prospettiva necessaria per fotografare i tre elementi richiesti: la gente, il verde, la vecchia Milano e i grattacieli sullo sfondo».

Convocate le persone che all’Isola ci vivono e si incontrano, Paola Di Bello le ha messe assieme impartendo disposizioni al megafono e portando poi a termine l’opera in studio. Ha scelto gli scatti migliori e, con il fotomontaggio, ha fissato un qui e ora collettivo mai più modificabile.

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