Felicità, che non ha voluto “riparare” la brutalità subita (e ha mandato anche il velo alle ortiche)

di Adele Colacino

Adele Colacino con le donne della sua realtà

Adele Colacino con le donne della sua realtà

Parlerò di loro e delle storie che a loro appartengono e che, per averle vissute venendone a conoscenza o soffrendole o godendole insieme, sono diventate anche storia mia.

Le battezzerò con i nomi che, secondo il mio istinto e la mia fantasia, sarebbero stati più adatti, come abiti cuciti sulla pelle e non acquistati da un calendario o già usati da una nonna .

Metto la mano nel sacchetto come si fa a Natale quando si gioca a tombola e rimesto facendo tintinnare il contenuto, momenti sospesi, le immagino intorno a me con gli occhi amati ed i sorrisi ironici, in attesa di vedere cosa combino mescolando la mia memoria alle emozioni vissute in comune, ma che certamente hanno lasciato segni diversi nella storia di ognuna.

E improvvisamente le mie dita sono timide e lontane dalla tastiera, sarò capace di raccontare senza sbavature, senza urtare negli spigoli che la memoria nel tempo arrotonda o affila fino a cambiare la forma dell’avvenuto?  Continua a leggere

Dalla nostra inviata tra le vignaiole della passione

di Elena Novati

Elena Novati con Rita, la "nuora del Cancelliere"

Elena Novati con Rita, la “nuora del Cancelliere”

E’ terminata il 7 aprile la manifestazione Vinnatur 2014 nella cornice di Villa Favorita, a Sarego (Vicenza), uno degli eventi più importanti a livello europeo per i vignaioli produttori di vini naturali, giunta alla decima edizione e a migliaia di visitatori da tutte le parti del globo terracqueo (non sto esagerando: 140 vignaioli provenienti da otto Paesi, qui il sito http://www.vinnatur.org/). Cosa siano i vini naturali me lo ha spiegato Angiolino Maule, il fondatore e presidente di VinNatur (acronimo di Associazione Viticoltori Naturali) e titolare/produttore di vini naturali dell’azienda La Biancara di Gambellara (Vicenza), incontrato nel mezzo dell’evento (ok, me l’ha segnalato il mio ragazzo, ma io ho attribuito questo colpo di fortuna al cornetto acquistato a Napoli poco tempo addietro e molto disponibile a parlarmi della sua filosofia di vino/vita: «I giovani oggi vogliono uscire dall’omologazione dei vini tipici di 15/20 anni fa; gli anni 2000, sino al 2010, sono stati gli anni fondamentali degli errori, delle prove, degli esperimenti di fermentazione spontanea. Il vino naturale mira ad aumentare le difese immunitarie della pianta stessa, in una continua ricerca dell’equilibrio e senza il ricorso agli additivi chimici come rame (impoverisce la fertilità del terreno, perché debella i funghi e le muffe naturali) e zolfo (perché è un residuo della lavorazione del petrolio nel 99 per cento dei casi, quindi uccide la massa di cellule presenti nel mosto); si controllano solo pulizia e temperatura degli ambienti di produzione: ecco perché questa tipologia di vini risulta tanto eterogenea al suo stesso interno. Investiamo molto in ricerca scientifica, a oggi ve ne sono aperte tre e l’obiettivo è quello di eliminare completamente l’utilizzo di rame e zolfo».  Continua a leggere

Argentini d’Italia, «In questo sfondo infinito siamo…»

di Paola Ciccioli

Una domenica mattina, domenica 6 aprile, va il Cd di Ivano Fossati. Ma la canzone che si impone, e vuole essere ascoltata e riascoltata, è una soltanto: “Italiani d’Argentina”. «Ecco, ci siamo. Ci sentite da lì…».

Vado a cercare il video su Youtube e trovo immagini in bianco e nero di partenze, valigie, vecchi e poveri cappelli, uomini ammassati su bastimenti verso l’avvenire, bambini dagli occhi spauriti.

«In questo sfondo infinito siamo…».

 

 

Voglio condividere, nel significato più praticato di questi tempi. E allora posto il video e la canzone sulla mia pagina Facebook, digitando anche cinque nomi, che si illuminano di blu per il contatto telematico sul social network: Francesco Pulitanò, Alejandro Librace, Francesca Capelli, Alberico Capitani, Liliana Severini.  Continua a leggere

«Il piccolo lanciacacca si è montato la testa»?

di Lucia Vastano*

Lucia Vastano fotografata da Paola Ciccioli alla fine  degli Anni '90 nella vecchia casa milanese di Paola

Lucia Vastano fotografata da Paola Ciccioli alla fine
degli Anni ’90 nella vecchia casa milanese di Paola

Forse voi tutti farete fatica a crederlo, ma il mio primo lavoro non è stato per niente edificante: gettavo escrementi sulle scarpe dei turisti per conto di una shoe shine di Connaught Place, lo stesso al quale poi si rivolgevano le vittime designate per farsele pulire.

«E’ una vergogna, sahib, ma cosa ci vuole fare, questi piccoli disgraziati si divertono come possono. Sono figli della strada. Non hanno un padre e una madre che li educhi. Faranno tutti una brutta fine» mugugnava servilmente il mio capo.

«Ma non si preoccupi, sahib, noi indiani non siamo tutti così, noi rispettiamo gli ospiti stranieri. Le scarpe io gliele pulisco gratis, anche quella che non è stata offesa. Saranno entrambe più belle di prima, sahib».

Non era un caso che il mio boss utilizzasse con tanta generosità il termine sahib per riferirsi agli stranieri. Sapeva che quella parola della nostra lingua la conoscevano tutti molto bene e si sentivano gratificati a sentirsi chiamare così. PadroneContinua a leggere

Makramè, il tessuto del benessere imbastito di asimmetrie

di Antonella Piccolo e Wanda Di Pierro

Makramè apertura

Donne del mondo creano insieme. Tutte le foto sono dell’associazione Macramè

«Makramè – tessere percorsi relazionali –  è un’associazione che nasce nel settembre 2005 e che inizia

la sua attività operando nei campi della convivenza, dell’integrazione e del disagio psicologico, sociale e istituzionale.

L’immagine del makramè, come tessuto costituito da fili di diverso spessore intrecciati e annodati, rappresenta per noi l’idea delle possibili connessioni tra la pluralità di persone, relazioni, spazi e significati all’interno del tessuto sociale. Fondiamo dunque la nostra azione a partire dall’assunto che il benessere delle persone sia strettamente connesso all’appartenenza a reti sociali plurali.

Le proposte di lavoro dell’associazione nei primi anni si concentrano sulla promozione del benessere psicofisico e intercettano differenti tipologie di destinatari: dagli anziani, agli adolescenti, ai bambini. Ma sin da subito, un occhio di riguardo viene dedicato alle donne tutte, italiane e migranti, nel tentativo di attivare percorsi che restituiscano alle donne un’adeguata visibilità e la possibilità di ottenere un riconoscimento del proprio ruolo e del proprio spazio sociale. Continua a leggere

Napoli in chiaroscuro, con in testa la domanda: «Dopo cosa farai?»

Testo e foto di Elena Novati

San Gregorio Armeno

San Gregorio Armeno

Ecco finalmente il momento tanto atteso: laurea. Vuol dire che «finalmente me ne vado di qui» (qui: l’Università), vuol dire che finisci di brindare e pensi al dopo, un generico e inconsistente periodo di tempo che può variare tra un minuto e i prossimi 30 anni. Parto per prendermi un fine settimana di stacco dopo mesi passati su dati&articoli; vado a Napoli, ho deciso per un tour dedicato a visita della città e visita (ipercalorica) alla sua cucina: tanto quel che gli altri non ti vedono ingurgitare, non conta. Dunque parto accompagnata dal fidanzato (ignaro della destinazione sino al momento della partenza: sì, doveva essere un regalo di compleanno con un onesto mese di ritardo) e curiosa di visitare quanto previsto dal mio programma di viaggio; arriviamo a Napoli verso le 17, l’ora del tè diventa immediatamente l’ora della riccia o della frolla (le due versioni della sfogliatella): ci si adegua con estrema facilità a questo cambio d’abitudine, con gioia delle papille gustative (sarà forse questo, il “Miracolo di San Gennaro” per chi, come noi, è più vicino al paganesimo che ad altra confessione?…).  Continua a leggere

Nell’antro magico dell’inavvicinabile Madame Destouches

 

di Delfina Provenzali*

 

Madame Destouches in una foto contenuta nel libro

Madame Destouches in una foto contenuta nel libro

Il giorno dopo riprendo il cammino.

Montparnasse, Vanvera-Malakoff, Clamart, Meudon-Bellevue, Café Céline, la Maison. Sono le 12,15, in tempo per veder sfilare gli allievi che smettono le lezioni alle 12,30. Come il mattino prima, più che sedermi, mi lascio cadere sulla panca. Oggi la porta è aperta e, anche a distanza, posso osservare, a tutto tondo, Madame. La prima impressione è di trovarmi davanti a una donna di gran classe, dotata di una forte presenza: non la si direbbe francese, ma russa, romena o comunque dell’Est. Ha fronte assai spaziosa, zigomi alti, sporgenti, occhi azzurri, viso che potrebbe definirsi triangolare. I capelli sono rosso tiziano, sollevati e legati a crocchia, come usano le danzatrici, sull’alto della nuca.

Il collo è da cigno, perfetto, il profilo ricorda la Dama del Pollaiolo. Snella, minuta, con un potere di concentrazione tale da saperlo infondere alle allieve che, quasi ipnotizzate, ne seguono i movimenti. Altrettanto sa rilassare, in un abbandono al ritmo, alla musica, con quel volteggiare nell’incenso, quanti desiderano perdere peso. Alle 12,30 il pavillon si svuota e:

«Bonjour Madame… et alors… votre silhouette?»  Continua a leggere

unaeccezione

... avessi più tempo sbaglierei con più calma.

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