Eléna, Ingrid, Maria, Giulietta… et les hommes

di Alberto Arbasino*

Elena e les hommes

Jean Renoir sta ora terminando il film Eléna et les hommes negli studi di Saint-Maurice, e già l’andata a Joinville è una piccola antologia fra impressionismo e populismo: foresta di Vincennes, con alberi verdi e folti e sottobosco e primavera e buonissimo odore ‘plein air’. Poi fabbrichette, viadotti della ferrovia, ‘terrains vagues’. Quindi elegia sui teatri di posa vuoti e spenti, perché nello stabilimento “Franstudio” non si sta girando nessun film. Qui nel nulla e al buio solo il celebre regista lavora al montaggio di questa Eléna, con Ingrid Bergman come donnone spumeggiante della Belle Epoque, fra Jean Marais e José Ferrer e un girotondo galante di vecchi mostri sacri della Comédie-Française. (Negli Stati Uniti si chiamerà Paris Does Strange Things).

Naturalmente si è visto e rivisto quello stupendo frammento di Une partie de campagne, citando e ricitando il post-impressionismo da salotto di suo padre Pierre-Auguste, fra una novella e l’altra di Maupassant. Ma raccontano i potiniers che al tempo del Fronte popolare questo regista di sinistra diceva con semplicità: «Mia moglie ed io andiamo in campagna tutte le domeniche, come due bravi proletari, con la sporta della colazione», dimenticando di aggiungere che alla partie si recava in Mercedes, con chauffeur. Come del resto Aragon: altra Mercedes e altro chauffeur, dietro il palco del comizio comunista, con lo smoking appeso per cambiarsi in macchina e arrivar puntuale ai pranzi del Vicomte e della Vicomtesse, magari con Visconti.

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Kafka e la bambola che «voleva separarsi per qualche tempo dalla bambina»

di Dora Diamant*

Dora Diamant

Dora Diamant (1898 – 1952): «Quando vidì Kafka per la prima volta, la sua immagine soddisfò immediatamente la mia idea di uomo»

Quando eravamo a Berlino, Kafka andava spesso allo Steglitzer Park. Talvolta lo accompagnavo. Un giorno incontrammo una bambina, che piangeva e sembrava disperata. Le parlammo. Franz le chiese che cosa le fosse successo e venimmo a sapere che aveva perso la sua bambola. Subito lui si inventò una storia plausibile per spiegare la sparizione. “La tua bambola sta solo facendo un viaggio, io lo so, mi ha scritto una lettera”. La bambina era un po’ diffidente: “Ce l’hai con te?” “No, l’ho lasciata a casa, ma domani te la porto”. La bambina, incuriosita, aveva già quasi scordato le sue preoccupazioni, e Franz se ne tornò subito a casa, per scrivere la lettera.

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Smartphone en lugar de la Vía Láctea, pero ir caminando hacia Santiago sigue siendo como ir hacia la humanidad

por Cecilia Gaipa*

Cecilia in cammino verso Santiago de Compostela

Cecilia de camino a Villafranca del Bierzo, cerca de la frontera con Galicia.

En tiempos ancestrales, los peregrinos recorrían el Camino de Santiago usando el sol para encontrar el sendero hacia el Oeste. Por la noche, la Vía Láctea era quien indicaba el camino. En una antigua leyenda, se dice que la Vía Láctea fue creada por el polvo que creaban los peregrinos al caminar. De acuerdo con este mito, este camino estrellado protegía a los pelegrinos y llenaba las calles de Santiago de Compostela con una energía positiva y regeneradora. En realidad, muchas de las personas que vivían esta experiencia lo definieron como un cambio total en sus vidas. Se decía que el Camino de Santiago te permitía descubrir tu verdadera alma, te purificaba y tras esta verdad, empezaba una nueva vida.

Si yo tuviera que comparar mi experiencia con todas estas afirmaciones, sólo diría: “yo realmente no pienso eso”.

Si la Cecilia de 2014 – la que está escribiendo ahora mismo – fuera capaz de crear una brecha en el tiempo y en el espacio y le hablara a la Cecilia de 21 años de 2012 preparada para ir hacia Santigo, le diría:

Querida Cecilia de 2012, antes de partir, es necesario que abras los ojos a la decepción que puedas enfrentar en tu viaje, porque el Camino de Santiago se ha convertido principalmente en una atracción turística; y no es el camino sagrado de tiempos ancestrales, como tú esperabas encontrar.

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Il giorno in cui fiorì il loto

di Rabindranath Tagore*

Angelo Radice 2, loto

Il giorno in cui fiorì il loto,

ahimé, la mia mente era persa

e io non me ne accorsi.

Il mio cestino rimase vuoto

e il fiore inosservato

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Con la suora che ha accolto la donna scappata dal marito violento

di Paola Ciccioli

Rosso

«Se vuole passare a trovarmi, sa dove sono».

Aveva aggiunto queste parole mentre mi allontanavo dal portoncino di fianco alla chiesa di Milano dove ha chiesto aiuto a una suora la mattina del 14 agosto. Il giorno in cui ci siamo casualmente incontrate alla fermata di un autobus e lei mi ha raccontato di essere scappata dalla sua città e dalle botte del marito cocainomane.

La sera stessa ha letto quel che avevo scritto sul blog, lasciando un commento: «Che bello… grazie… Ha ricordato proprio tutti i particolari!!!».

Le ho risposto privatamente, chiedendole via mail come stava e se aveva trovato una sistemazione, di tenermi informata sulla sua situazione.

Ma non ho più avuto notizie. Ho aspettato uno, due, tre, quattro giorni. Poi, dopo una notte con qualche domanda di troppo a ostruire il sonno, sono tornata davanti alla chiesa.

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La mia “altra vita possibile” nell’ecovillaggio di Suderbyn, in Svezia

di Giada Sofia Conti

Giada, Gruppo al mare

I volontari dell’ecovillaggio di Suderbyn “in esplorazione” del mar Baltico. Tutte le immagini di questo servizio sono state scattate dai compagni di viaggio di Giada

Vivo i miei 25 anni come una fase di studio per compiere una scelta.
A marzo mi sono laureata in Psicologia e dal primo settembre comincerò a lavorare a tempo pieno nell’ufficio dove ho trascorso gli ultimi 4 anni tra attività di volontariato e contratti a progetto.
Mi sento fortunata ma allo stesso tempo sento di dovermi impegnare ancora molto per scegliere una strada che rispecchi la mia indole e i miei interessi, contrastando così il forte rischio di vivere una vita che non mi soddisfi.

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“Dalla solita sponda del mattino/ io mi guadagno palmo a palmo il giorno”

di Alda Merini*

Alda_Merini

Alda Merini

IL GOBBO

Dalla solita sponda del mattino

io mi guadagno palmo a palmo il giorno:

il giorno dalle acque così grigie,

dall’espressione assente.

 

Il giorno io lo guadagno con fatica

tra le due sponde che non si risolvono,

insoluta io stessa per la vita

… e nessuno m’aiuta.

 

Ma viene a volte un gobbo sfaccendato,

un simbolo presago d’allegrezza

che ha il dono di una strana profezia.

 

E perché vada incontro alla promessa

lui mi traghetta sulle proprie spalle.

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