Una canzone per Francesca, con quel “respiro a metà”

di Alba L’Astorina

Francesca e la sua chitarra on stage

Francesca e la sua chitarra on stage

Ricordo come fosse ieri il concerto di Patrizia di Malta e Francesca Ramos, al Cicip & Ciciap, quando il vivace circolo femminile milanese era ancora nella storica sede di via Gorani 9. Continua a leggere

Charlotte ed Ellen: la bambina e la scienziata che hanno rimesso in riga il colosso dei giocattoli

di Gianluca Suanno*

Il bar dei frullati di Heartlake

Il bar dei frullati di Hearthlake

Il ruolo dei giocattoli e la moltiplicazione delle discriminazioni: continua l’analisi sui “mattoncini colorati” e sulla loro “evoluzione” (forzata).

Le ragazze Lego Friends vivono in un mondo dalle sfumature rosa, guidano decappottabili rosa, scorrazzano per le vie lastricate di mattoncini sulle loro cabriolet, sono equipaggiate di ogni accessorio fashion, abitano in case rosa e cavalcano un cavallo marrone che vive in una stalla rosa. Sorseggiano un drink a bordo piscina, vanno a fare shopping, dal parrucchiere e alla mostra canina, persino la cuccia del cane è rosa! Niente sceriffi, poliziotti, super eroi o principi di Persia, ma cinque amiche belle, alla moda, dalla vita stretta e dagli zigomi alti.

Di per sé il rosa non è intrinsecamente sbagliato, ma il fatto è che rosa e viola non compaiono quasi mai nei set indirizzati ai ragazzi, mentre Heartlake City è completamente dominata da colori pastello.

Oltre alle scelte cromatiche, un altro grosso problema è che in Lego Friends non c’è molto da costruire, perché i mattoncini sono pochi e più facili da assemblare rispetto a quelli per maschietti. I mattoncini rimangono comunque quelli classici quindi potenzialmente assemblabili con gli altri set.

Inoltre le minifig sono diverse dalle famosissime e classiche minifig (vedi il post precedente, ndr). Lo stile è quello Bratz/Barbie: sono più alte, arrotondate e indossano gonne, minigonne, pantaloni, e pantaloncini. Il loro look è glamour e quindi risultano più affascinanti per le bambine.

Il tema centrale è il quello delle Amiche e si concentra su compiti tradizionalmente identificati come femminili, tra i quali cucinare al City Park Café, andare dal parrucchiere al Butterfly Beauty Shop, curare gli animali dal Veterinario di Heartlake, o fare le casalinghe alla Casa di Olivia.

Gianluca Suanno

Gianluca Suanno stregato dall’Appennino lucano, sua terra d’origine

Non vi è nemmeno nulla di intrinsecamente sbagliato nei set Lego che comprendono luoghi in cui vivere, posti in cui mangiare, saloni di bellezza, luoghi di divertimento e così via. Sono tutti luoghi che ci si aspetta di trovare più o meno in qualsiasi città. Il problema è che le uniche attività che si possono svolgere ad Hearthlake – quali preparare il cibo, cuocere, assistere gli animali, far le casalinghe, decorare, fare le parrucchiere  – si basano su ruoli profondamente stereotipati e limitanti per le donne, tanto nei giochi per bambine, quanto purtroppo nella società in generale. Inoltre, questi tipi di luoghi esistono solo nel mondo femminile di Heartlake City. La vera Lego City, quella venduta nelle scatole blu e pensata esclusivamente per i ragazzi, ha invece dozzine di sottosistemi, compresi Ricerca e Salvataggio, Polizia, Vigili del Fuoco, Cantiere e lo Spazioporto che sono occupazioni tradizionalmente identificate come maschili (sebbene non dovrebbero esserlo).

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Mattone su mattone, viene su una grande discriminazione

di Gianluca Suanno*

pasticceria

All’inizio dell’anno, precisamente dal 4 al 10 gennaio 2014, ho deciso di registrare e analizzare tutte le pubblicità di giocattoli che io e i miei nipoti vedevamo trasmesse sui canali dedicati ai cartoni animati del Digitale terrestre: Boing, Cartoonito, Rai YoYo, Rai Gulp, Super!, Frisbee, K2. Ammetto che il periodo di ricerca sia stato senza dubbio limitato, ma ha alle spalle una pluriannuale visione di cartoni (e quindi di pubblicità) con i miei nipoti.

Durante la settimana mi sono accorto che, nelle pubblicità indirizzate alle bambine, i temi principali riguardavano la bellezza e la magia (che non sono una reale componente del gioco, ma solo un modo in cui il gioco veniva presentato) e che di giochi creativi per bambine non ce ne erano. Il messaggio sottinteso per me era chiaro: «Alle bambine non viene chiesto di concentrarsi, non viene chiesto di prendere decisioni, non viene chiesto di ragionare. Le uniche loro ambizioni sono l’essere belle, accudire, tutt’al più cucirsi i vestiti fashion o cucinare la pasta».

Gianluca

Gianluca Suanno il giorno della laurea in Psicologia dei processi decisionali, sociali ed economici. Vive a Milano ed è anche musicista.

La ricerca è stata svolta per il penultimo esame di Psicologia delle influenze sociali, dopo di che ho concentrato tutte le mie energie nella stesura dalla tesi e per un certo periodo di tempo non mi è stato più possibile approfondire la visione (e quindi un’analisi critica) di quei cartoni animati e quelle pubblicità.
Una volta terminata la tesi, avendo più tempo a disposizione, mi è capitato ancora di fare zapping tra i canali dedicati ai cartoni animati e di scorgere la pubblicità dei giochi Lego Friends (set di prodotti di un marchio da me già conosciuto). È ovvio che se durante la prima ricerca fossero stati pubblicizzati giochi simili, anche loro sarebbero stati analizzati e probabilmente le mie conclusioni di allora sarebbero state diverse, in quanto, questo tipo di gioco, come tutti i Lego, incentiva la creatività di tutti. Teoricamente.

Lego e bambine
Ma facciamo qualche passo indietro nella storia. La Lego Group è l’azienda danese che tutti noi conosciamo. Nata negli anni ’10 del secolo scorso, ha cominciato negli anni ’50 a produrre quei famosi mattoncini assemblabili che hanno fatto giocare bambini di (quasi) tutto il mondo. Col tempo, oltre i classici mattoncini, la Lego ha realizzato altre serie specifiche:
– Serie Duplo e serie Primo, dedicata ai più piccoli con mattoncini più grandi (quindi non ingeribili) e più facilmente incastrabili;
– Serie Lego Technic, rivolta ai più grandi, costituita da una gran quantità di pezzi meccanici, ingranaggi, motori, sensori, e perfino programmabile via Pc con numerose funzioni personalizzabili (serie Lego Mindstorms).
Sebbene i mattoncini Lego siano potenzialmente utilizzabili da bambini e bambine, la quasi totalità di prodotti fino a questo momento disponibili si è rivolta a un target maschile con ad esempio camion dei pompieri, escavatori, comandi della polizia ecc.
Nel 2012 Jørgen Vig Knudsdorp, l’attuale presidente della Lego Group, ha riconosciuto la necessità di una nuova serie per «offrire esperienze di gioco anche al restante 50 per cento dei bambini di tutto il mondo».

Il presidente si stava riferendo alle bambine.

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«Ai giovani dico: guardatevi attorno, e troverete gli argomenti che giustificano la vostra indignazione»

di Stéphane Hessel*

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Stéphane Hessel (Berlino, 20 ottobre 1917 – Parigi, 27 febbraio 2013) . “Un giusto”

Chi comanda, chi decide? Non è sempre facile distinguere fra le tante correnti che ci governano. Non abbiamo più a che fare con una piccola élite della quale comprendiamo chiaramente gli intrighi. Il nostro è un mondo vasto. Del quale intuiamo la non indipendenza. Viviamo in un contesto d’interconnettività senza precedenti. Ma in questo nostro mondo esistono cose intollerabili. Per accorgersene occorre affinare lo sguardo, scavare. Ai giovani io dico: cercate e troverete. L’indifferenza è il peggiore di tutti gli atteggiamenti, dire: «Io che ci posso fare, mi arrangio». Comportandoci in questo modo, perdiamo una delle componenti essenziali dell’umano. Una delle sue qualità indispensabili: la capacità di indignarsi e l’impegno che ne consegue.

Possiamo già individuare due nuove grandi sfide:

  1. L’immenso divario, in continua crescita, fra molto poveri e molto ricchi. Una novità del XX e XXI secolo. Nel mondo di oggi i molto poveri guadagnano appena due dollari al giorno. Non possiamo lasciare che questo divario si accentui ulteriormente. E questa constatazione deve bastare a stimolare l’impegno.
  2. I diritti dell’uomo e lo stato del pianeta. Dopo la Liberazione ho avuto la fortuna di partecipare alla stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, a Parigi, al Palais de Chaillot. È in qualità di capogabinetto di Henri Laugier, segretario generale aggiunto dell’Onu, e di segretario della Commissione dei Diritti dell’Uomo che mi sono trovato, con altri, a collaborare alla stesura di questa Dichiarazione. Né posso dimenticare il ruolo, nella sua elaborazione, di René Cassin, commissario nazionale alla Giustizia e all’Istruzione pubblica del Governo della Francia libera, a Londra, nel 1941, e premio Nobel per la pace nel 1968; o quello che rivestì Pierre Mendès France in seno al consiglio economico e sociale, cui venivano sottoposti i testi da noi elaborati, prima di passare al vaglio della Terza commissione dell’assemblea generale, competente per le questioni sociali, umanitarie e culturali. Quest’ultima, all’epoca, era composta dai cinquantaquattro Stati membri delle Nazioni Unite, e io avevo la responsabilità della segreteria. È a René Cassin che dobbiamo il termine diritti «universali», e non «internazionali», come proponevano i nostri amici anglosassoni. Perché questa è la scommessa all’uscita dalla seconda guerra mondiale: emanciparsi dalle minacce che il totalitarismo ha fatto pesare sull’umanità. Per emanciparsene, occorre assicurarsi che, questi diritti universali, gli Stati membri dell’Onu si impegnino a rispettarli. È un modo per eludere il principio di piena sovranità, cui uno Stato può appellarsi quando si commettono dei crimini contro l’umanità sul suo territorio. È il caso di Hitler, che si considerava padrone in casa propria nonché autorizzato a mettere in atto un genocidio.

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Discriminazioni e stereotipi, dalla parte di bambine e bambini

Stereotipi-PE-24novembre Continua a leggere

Parole di donne a voce alta

di Angela Giannitrapani  

Foto di Valeria Sinesi e Katia Zambelli

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La poetessa Betty Gilmore mentre legge alcune delle sue poesie dal volume ‘Bitter pill’

La Casa delle donne di Milano, a poco più di un anno dalla sua fondazione, ha debuttato in BookCity, la manifestazione dedicata ai libri che, anche nell’edizione 2014, ha “invaso” la città con incontri con gli autori e le loro parole.

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Arrestata per tentato omicidio la donna che aveva accusato il marito di essere un violento

di Paola Ciccioli

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“Médée furieuse” di Ferdinand-Victor-Eugène Delacroix (Charenton-Saint-Maurice 1798 – Parigi 1863). Ho scelto questa rappresentazione di Medea per illustrare il post perché credo che un dibattito completo e intellettualmente onesto sulla violenza debba includere la violenza che a volte anche le donne esercitano. A cominciare da quella psicologica sui figli.

La madre che ho incontrato per caso il 14 agosto nella Milano semideserta è stata arrestata. E in un carcere minorile è ora rinchiuso anche il ragazzo di 17 anni che, secondo l’accusa, avrebbe tentato di uccidere il marito della donna, ingaggiato a questo scopo proprio da lei.

Tentato omicidio.

La svolta è di qualche settimana fa ma ho aspettato di parlare con l’avvocato del marito prima di scriverne sul blog. E dare conto più nel dettaglio del capovolgimento della situazione, di cui ho peraltro già informato chi ci segue, fermo restando che la tremenda imputazione è ancora tutta da provare processualmente.

Lei non ha compiuto quarant’anni e ha messo al mondo tre figli, ancora minorenni.

Il suo sfogo, lucido e senza lacrime, era cominciato alla fermata dell’autobus che fa il giro della circonvallazione interna di Milano. Io avevo appena lasciato il mio dentista, lei arrivava da un noto ospedale della città dove ha sede anche un centro che assiste le donne vittime di violenza domestica.

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