«Così, in un deposito di cianfrusaglie, ho trovato le foto di Vivian Maier»

di John Maloof*

New York, 1954. Così, semplicemente, è intitolata la fotografia scattata da Vivian Maier, esposta fino a domenica 8 ottobre nella Loggia degli Abati di Palazzo Ducale a Genova, all’interno della mostra, promossa da Civita, dal titolo “Una fotografa ritrovata” http://www.mostravivianmaier.it

Nel 2007, mentre lavoravo a un libro sulla storia degli abitanti di Portage Park, una comunità nel Nordest di Chicago, mi sono imbattuto casualmente nell’archivio fotografico di Vivian Maier. La serie di eventi scatenata da questa scoperta ha scombussolato non solo il mondo della street photography ma anche la mia vita. Ciò che è cominciato come una sfida personale ha ben presto suscitato l’interesse del pubblico e mi ha portato negli ultimi tre anni a dedicarmi all’archiviazione e alla conservazione dell’ampia opera della Maier, rimasta sconosciuta per più di mezzo secolo.

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Fragola, cioccolato e verità

di Maria Elena Sini

Doppia moneta, libertà di espressione e discriminazione degli omosessuali. Nella terza e ultima parte della sua riflessione su Cuba, Maria Elena Sini tocca questioni troppo spesso “oscurate”.

Un altro aspetto controverso di Cuba è il doppio regime monetario in vigore nel Paese caraibico: il peso cubano (Cup), utilizzato principalmente dai cubani, i quali ricevono lo stipendio dalle imprese nazionali e la pensione in questa valuta, e il peso cubano convertibile (Cuc), utilizzato dai turisti e dagli stessi cubani come pagamento di benzina, alberghi, ristoranti e della maggior parte di cibi e prodotti d’importazione. Le banconote per i turisti valgono più o meno come l’euro mentre quelle locali valgono molto poco. Per questo a Cuba sopravvive un’enorme economia sommersa, nera e parallela. Non sorprende quindi che anche chi ha una casa, un lavoro e una vita assicurata dalla mano dello Stato, spesso tenti la fuga per mare e cerchi di arrivare in Florida alla ricerca di migliori condizioni di vita.

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Le donne cubane dettano legge

Testo e foto di Maria Elena Sini

«Oggi le donne costituiscono la maggioranza dei giudici cubani, degli avvocati e procuratori, degli scienziati, dei tecnici, degli operatori della sanità pubblica e dei professionisti», scrive Maria Elena Sini in questa seconda parte del suo interessante e completo approfondimento

Lavoro, istruzione, diritti: prosegue il viaggio di Maria Elena Sini nelle contraddizioni di Cuba. Mentre, come abbiamo sottolineato già ieri nella presentazione del suo meditato reportage, in queste ore gli Stati Uniti di Donald Trump hanno ordinato al 60 per cento dello staff dell’ambasciata americana di lasciare l’Avana.

Descrivere il fascino dei paesaggi cubani e la cordialità della gente è facile, ma all’inizio di questo racconto ho premesso che trovavo difficile parlare della mia esperienza a Cuba perché non si può dimenticare che questo Paese, caratterizzato da tanta bellezza e gioia di vivere è governato da un regime che limita alcune libertà fondamentali. È innegabile che la Rivoluzione Castrista ha messo fine al governo di Fulgencio Batista, corrotto e legato alla mafia. Il dittatore si insediò nel 1952 con un colpo di Stato che, reprimendo ogni opposizione, abolì il diritto di sciopero, ripristinò la pena di morte e sospese le garanzie costituzionali. In quegli anni le condizioni di vita della nazione erano pessime: un terzo della popolazione viveva nella sporcizia in baracche, spesso senza elettricità o servizi igienici, vittima di malattie parassitarie. Non esisteva un servizio sanitario e veniva negata l’istruzione.

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Dio abita a Cuba?

di Maria Elena Sini

Il mare di Cuba e i suoi colori in uno scatto di Raffaella Dolcini, una delle compagne di viaggio di Maria Elena Sini. Quella che pubblichiamo ora è la prima parte di un documentatissimo approfondimento sull’isola caraibica che in queste ore è di nuovo al centro di tensioni con gli Stati Unti di Donald Trump

«Gli Stati Uniti intendono diffondere una allerta invitando i cittadini americani a non recarsi a Cuba, in seguito a timori per possibili “attacchi” negli hotel dell’isola che metterebbero a repentaglio la salute dei viaggiatori», questo è quanto riferisce l’Agenzia Ansa. Grazie a Maria Elena Sini, che è stata a Cuba di recente, siamo in grado di raccontare com’è adesso l’isola di Raúl Castro. Al di là del suo mare bellissimo, degli stereotipi e della propaganda. 

In questi giorni sto leggendo Dio non abita all’Avana di Yasmina Khadra, edizioni Sellerio, e non è una lettura casuale, dato che quest’estate ho trascorso dieci giorni a Cuba e da allora ogni cosa che riguarda la splendida isola dei Caraibi mi incuriosisce. Quindi quando ho visto il libro sul banco della libreria l’acquisto è stato irrinunciabile. Appena tornata dal viaggio volevo parlare delle mie impressioni su Cuba, ma mi sembrava troppo difficile descrivere le emozioni contrastanti che il posto mi aveva suscitato e invece Don Fuego, il protagonista del libro, mi ha catapultato di nuovo nelle strade e nella musica dell’Avana ed è stato inevitabile ripensare a quell’atmosfera di decadenza e di antica bellezza e cercare il modo per condividerla.

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“Forse la gente semplice riesce ad amarsi ancora”

di Maria Gabriella Giovannelli*

Il primo “fotogramma” del libro “Istantanee” di Maria Gabriella Giovannelli, di cui pubblichiamo questo estratto, è ambientato a Cracovia, in Polonia. Quale occasione migliore per chiedere a Teresa Koslowska una sua foto per illustrarlo? Ed eccola l’immagine che la nostra cara amica ci ha inviato. Siamo nella Piazza del mercato (“Rynek”), illuminata dalla luce invernale, con la torre dell’orologio e il vecchio mercato coperto (“Sukiennice”) dove attualmente hanno sede la Galleria del Museo nazionale al primo piano e il mercatino coperto al piano terra. Grazie, Teresa, anche per queste dettagliate informazioni

(La madre di Sonia ritratta nell’atto di leggere un messaggio sul cellulare: un volto sorridente, uno sguardo penetrante, sottolineato da lievi occhiaie; ancora con i capelli cortissimi.)

Era inutile continuare a suonare il campanello: in casa non c’era nessuno. Scesa dall’aereo mi ero recata all’indirizzo che Sonia mi aveva comunicato per telefono. Le vie, intorno, erano strette e l’aspetto delle case fatiscente; si percepiva un odore acre proveniente dai seminterrati bui. Dopo aver preso in un bar una fetta di torta ed una tazza di tè, ero tornata davanti all’abitazione di Sonia, decisa a chiedere informazioni su mia figlia ai vicini di casa. Oltrepassato un portone in legno, si accedeva ad un cortile quadrato, contornato da edifici uguali, di color grigio e con i ballatoi in comune. La maggior parte delle finestre erano chiuse dalle imposte; al terzo piano della casa dove viveva Sonia, un infisso di una finestra era aperto per metà. Salii e bussai. Mi venne ad aprire un’anziana signora che mi disse qualche cosa in polacco. “Non capisco.” Mi affrettai a rispondere. “Vengo dall’Italia, I.ta.lia, mia figlia qui.” Dissi mostrando una foto di Sonia, nella speranza che la donna capisse quello che le chiedevo.

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Forza donne, è arrivato Serafino il pescivendolo!

di Anna Caltagirone Antinori

Il mercato del pesce di Civitanova Marche in una foto d’epoca fornita dalla Fototeca comunale che vanta, nel proprio archivio, 100 mila immagini. Un grazie particolare da parte della coordinatrice del blog, Paola Ciccioli, al suo presidente Primo Recchioni e alla direttrice Francesca Iacopini (http://www.fototecacomunale.it/)

L’arrivo nelle Marche dalla Sicilia durante la guerra, il diploma da maestra, le scuole di campagna, gli alunni scalzi, le amiche, “i personaggi” di un piccolo paese. Oggi, grazie ai ricordi di Anna Caltagirone Antinori, rivive anche il rito del pescivendolo che porta la sua merce alle famiglie dell’entroterra.

Sono rimasta con la famiglia a Convento di Urbisaglia circa dieci anni e ho avuto tempo per conoscere le persone del posto e quelle di passaggio. Fra queste ultime c’era un personaggio di nome Serafino: un giovane robusto, sempre abbronzato, con i capelli neri e ricciuti. Era un “marinaro” di Civitanova Marche, con altri soci era proprietario di un “barchetto” da pesca e si guadagnava da vivere vendendo il pescato nei paesi dell’interno. Due o tre volte la settimana portava il pesce fresco ai ristoranti di Sarnano. Finito il giro, se gli rimaneva del pesce invenduto, lungo la via di ritorno faceva sosta nella piazzetta antistante il Ricovero, con una trombetta annunciava il suo arrivo e le donne uscivano per comprare il pesce a poco prezzo.

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Germana Marucelli e le disubbidienze di una “sarta” al regime

di Fernanda Pivano*

In questa foto del 1934 di Emilio Sommariva un modello della sartoria Ventura di Milano, rilevata alla fine degli Anni ’40 da Germana Marucelli. http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-2y010-0006395/ «I modelli del Ventura» sono celebrati in musica anche ne “La gagarella del Biffi Scala”, la canzone scritta da Giovanni D’Anzi alla quale è dedicato il primo numero del trimestrale dell’Associazione Donne della realtà

A Milano impazza la settimana della moda. Ma, attenzione, prima degli stilisti c’erano sarti e sarte. Soprattutto sarte!

Germana aveva vent’anni e allegramente si prese il compito più difficile delle sartorie di quel tempo. Presto conobbe tutti i vicoli, i negozietti più segreti di Parigi dove trovare quel certo bottone o quella certa fibbia senza i quali i modelli rifatti in Italia non avrebbero potuto essere venduti come originali. Soprattutto sviluppò presto una capacità di memoria visiva tale che il famoso venditore di copie Guido la definì «una Zeiss di precisione».

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