«Ecco cosa mi ha fatto diventare un’orgogliosa infermiera»

di Maria Grazia Iannone

Maria Grazia

Maria Grazia Iannone in due foto tratte dal suo profilo Facebook. Appassionata lettrice, ha già firmato sul nostro blog la recensione del libro “Lo scafandro e la farfalla” mentre un altro suo testo è già pronto per la pubblicazione

Buongiorno a tutti, mi presento: sono Maria Grazia Iannone. Ho 27 anni e sono un’orgogliosa infermiera che assiste a casa gli invalidi al 100 per cento, ovvero coloro a cui il Sistema sanitario nazionale riconosce il diritto di prestazioni sanitarie domiciliari gratuite.

Ciò che sento dire spesso è che il mio lavoro è una missione, una sorta di vocazione o di fede. Ebbene, sono convinta che non sia affatto così.

Al liceo, ciò che mi appassionava più di qualsiasi altra cosa era la psicologia – seguivo l’indirizzo sociopsicopedagogico ormai scomparso. Le sfaccettature dell’uomo adulto viste con gli occhi della scienza erano affascinanti almeno quanto lo sviluppo e la crescita del bambino. In quel periodo volevo diventare un’assistente sociale ed impegnarmi per le famiglie disagiate.

La mia strada e la mia convinzione di diciassettenne furono messe in discussione da una gran quantità di tempo trascorsa in ospedale accanto ad una persona a me molto cara che si era ammalata gravemente. Stavo in attesa fuori dalla sala operatoria, in una stanza del Pronto soccorso, in una camera di degenza. Osservavo il mondo ruotarmi attorno, tanti sanitari mi passavano davanti e solo pochi mi consideravano, la gran parte con una divisa azzurra addosso.

Spesso arrivavo dopo scuola, con lo zaino in spalla, strizzavo l’occhio all’infermiera e lei mi faceva entrare sorridendo fuori dall’orario visite.

In quei momenti, presa da un turbinio di emozioni diverse, ho capito cosa avrei voluto fare della mia vita.

Il percorso universitario e il mondo del lavoro sono duri per me come per tutti. Se penso a una qualità che deve avere qualcuno che lavora in sanità, è l’amore per la scienza. Sono tempi difficili e pieni di superstizioni sulla medicina. Se non siamo noi professionisti ad indirizzare gli altri sulla giusta strada non otterremo che persone morte accanto a cui piangono parenti e amici che si sono affidati a gente sbagliata.

In virtù di questo pensiero, dopo la laurea, ho aperto un sito di corretta informazione scientifico-sanitaria. Dopo un solo anno sono stata costretta ad abbandonarlo per mancanza di tempo, ma è sempre rimasto in me il desiderio di poter essere una voce. Una voce capace di confrontarsi con gli altri, di avere e dare rispetto.

Vorrei poter raccontare cos’è la sanità vista da dentro. I telegiornali ci affogano di brutte notizie e cercano di mostrarci il lato peggiore di ogni cosa, ma vi assicuro che la mia vita da infermiera è fatta anche di successi e di gioie.

La società per cui attualmente lavoro mi ha dato la possibilità di conoscere Paola, con cui ho trovato subito un buon feeling. La prima volta che ci siamo viste, in ufficio, mi sentivo fuori posto. Non sapevo come mai fosse stato chiesto a me di presenziare ad un incontro con una giornalista, poi ho capito: era un’occasione.

Paola, sempre alla ricerca di nuovi talenti e con ottimo occhio critico, mi ha invitata fuori e mi ha chiesto di recensire per lei un libro che mi fosse piaciuto. Come avrete potuto notare, la mia scelta è caduta su Lo scafandro e la farfalla, testo eccezionale che consiglio caldamente a tutti. Così è iniziata la nostra collaborazione (che prosegue con un’altra recensione di prossima pubblicazione, ndr) e non posso fare a meno di ringraziarla per l’attenzione che ha avuto per me.

Maria Grazia Iannone

«Vorrei poter raccontare cos’è la sanità vista da dentro»

Recentemente ho colorato i capelli di rosso. Il rosso è il mio colore, caldo e appassionato.

Nel rapporto con i miei pazienti è questo quello che voglio trasmettere: considerazione perché sono lì per loro, passione per il mio lavoro, fermezza nelle decisioni, coraggio per affrontare insieme a loro qualsiasi conseguenza della malattia.

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