Belle (e brave): la grande carica delle Telegiornaliste

Il critico televisivo del Corriere della sera commenta il richiamo fatto dalla sottosegretaria inglese alle Pari Opportunità (che lui chiama sottosegretario, al maschile) alla Bbc: la rete tv, infatti, preferirebbe mandare in video giornaliste più giovani e gradevoli di aspetto, emarginando di fatto quelle più esperte e mature. Cosa farebbe, povera sottosegretaria, se fosse in Italia? Una domanda del genere Aldo Grasso la pone alla nostra ministra Mara Carfagna (che il critico ovviamente chiama ministro, al maschile). E il tema della competenza che nei luoghi di lavoro viene a volte mortificata per dare spazio ad altre qualità, per esempio l’aspetto fisico, è tutto aperto e da affrontare.

Dal Corriere della Sera del 4 gennaio 2010
Il sottosegretario inglese per le Pari Opportunità, la signora Harriet Harman, ha accusato la Bbc di non utilizzare più in video le giornaliste veterane, rinunciando in questo modo a un bagaglio di professionalità ed esperienza a favore di presenze femminili più giovani e di maggior appeal. Il vizio non è solo inglese, funziona così in quasi tutto il mondo. Prendiamo l’Italia. A SkyTg24, sorto da soli sette anni, la conduzione è affidata a giornaliste da concorso di bellezza. Anche a Mediaset non scherzano e, non di rado, le giornaliste di lungo corso sono costrette a qualche ritocchino estetico per non sfigurare. In Rai il problema è meno sentito, ma tutto è partito proprio da Viale Mazzini. Era il 1986 e Antonio Ghirelli, socialista, da poco nominato direttore del Tg2, fu il primo a esigere che le sue conduttrici fossero di «bella presenza». Cercava di eliminare quel carattere un po’ burocratico e solenne dei nostri notiziari. In video, la notizia acquistava maggiore richiamo se a porgerla era un volto femminile: grazioso e seducente. Acquistava glamour se la camicetta era sbottonata al punto giusto. È vero, il tg diventò più gradevole, meno angoscioso, e le donne dimostrarono di essere più brave degli uomini. Quasi per incanto apparvero Carmen Lasorella e Lorenza Foschini. Via la scrivania-angolo di cottura di Angela Buttiglione e grande spazio al tavolo trasparente (in modo che Renzo Arbore, scorgendo un bel paio di gambe, potesse giocare sul facile equivoco: «Vengo dopo il tiggì, vengo dopo il tiggì»). Da allora sbocciarono tante belle conduttrici, da Lilli Gruber a Maria Luisa Busi, da Tiziana Ferrario a Cristina Parodi. Qualcuno, con malcelato maschilismo, le dipinse come «hostess dell’ informazione»: «accompagnano» la notizia con grazia, la porgono con tono carezzevole, ammiccano dolcemente e, in caso di pericolo, sanno indicare le uscite di sicurezza. Ma il tempo passa per tutti. Sarebbe interessante conoscere il parere di Mara Carfagna, il nostro ministro delle Pari Opportunità: anche lei giovane e di «bella presenza».
Aldo Grasso

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