Visti&Letti

copertina_libro-marigrazia-1“È come vivere ancora. La vera signora del blog”

di Paola Ciccioli – «Siamo due viaggiatrici o no?», mia domanda. «Ok» di risposta con tre coccinelle beneauguranti a colorare il messaggio. Dunque, partiamo (a dio piacendo). Per dove? Per la prima presentazione ufficiale di “È come vivere ancora”, il primo libro di Mariagrazia Sinibaldi, che è anche la prima creatura dell’Associazione Donne della realtà (che non ha neppure compiuto il suo primo anno di vita). Porterà bene questa serie di “primo”, “prima”? Ce lo auguriamo, ovviamente. Ma credo che le tre coccinelle abbiano già fatto un discreto lavoro….

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Lo scrittore di Istanbul

di Orhan Pamuk – È da quasi trentacinque anni che scrivo romanzi. Nei primi venti anni non ero consapevole di essere uno scrittore di Istanbul, semplicemente scrivevo quello che mi capitava. Ma sono vissuto a Istanbul tutta la vita, quindi sono entrato in contatto con la gente di Istanbul. Ogni scrittore, ogni romanziere scrive quello che conosce meglio. All’inizio, quando stavo scrivendo i miei primi romanzi, non pensavo: “Ecco sto scrivendo un romanzo su Istanbul”. Non me lo sono mai detto; ma quando i miei libri hanno iniziato a essere pubblicati a livello internazionale, hanno iniziato a chiamarmi “lo scrittore di Istanbul”. Forse perché la generazione precedente di scrittori turchi era occupata con i problemi cittadini riguardanti i contadini e i possidenti terrieri mentre io mi occupavo di quelle che erano le mie esperienze…

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«La persona che hai davanti non è solo il suo corpo, abbine cura»

scafandro_grandedi Maria Grazia Iannone – Per poter parlare del libro Lo scafandro e la farfalla, bisogna innanzitutto fare un esercizio di immaginazione. Pensa di avere davanti un uomo in sedia a rotelle, il volto sfigurato e atrofizzato dalla paralisi. Un occhio è chiuso, la palpebra sembra cucita. Il tronco è abbandonato contro lo schienale. Gli arti inerti sono appoggiati a braccioli e poggiapiedi. Gli cola della saliva dalla bocca: qualcuno deve asciugargliela con un fazzoletto per far sì che non si sporchi. Se trovi il coraggio di osservarlo con più attenzione e di non farti impressionare dalla tracheotomia – un volgare buco sul collo necessario per respirare – ti accorgi che riesce a muovere la palpebra dell’occhio aperto e ogni tanto scuote debolmente il capo. Pensi sia cosciente? Lucido?…

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«… questo tuo essere re delle mie giornate»

ci-sono-fiori-che-fioriscono-al-buio-antologia-della-poesia-italiana-dagli-anni-settanta-a-oggi-edizioni-frassinelli-1997di Amelia Rosselli – Vorrei darti il mio sangue tutto/ Ma esso corre in piccoli inestricabili/ rivoletti, e non graffia la tua porta/ d’entrata con abbastanza tenerezza/ per tenerci a galla./ O forse sei qui ad accompagnarmi? Ne ho perso le vie anch’io di questa tua/ triste casa. Non vedo altro che luci/ e tramonti che a me sembrano diabolici./ / Hai rime intense per me, non posso/ provvedere al caso che tramite questo/ tuo essere re delle mie giornate…

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Un pittore della fotografia e una giornalista con il cuore da poeta: due grandi in Cappadocia

bisutti_copertina2di Donatella Bisutti – Il 19 aprile è morto a 89 anni un grande fotografo, Fulvio Roiter. Abitava da anni al Lido di Venezia ed era diventato famoso soprattutto per le foto che aveva dedicato a Venezia e al suo Carnevale. Ma in realtà per anni la sua grande passione era stata viaggiare e aveva percorso mezzo mondo ricavandone una serie di libri fotografici che si distinguevano per il rigore e l’originalità compositiva con cui trasformava il reportage in opera d’arte secondo uno stile del tutto personale. Roiter era in certo modo un “pittore della fotografia”…

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Politica

Politica (per il blog)di Aharon Shabtay – Le tue braccia che bacio nel nodo tra la spalla e il seno,/ le gambe bianche, ramificate come tralci di vite, con l’amuleto della vagina,/ l’aperta pianura del ventre, il collo, le labbra, gli occhi –/ sono la liberalità, la fratellanza, la scoperta vibrante della verità,/ sono la giustizia, l’uguaglianza, la libertà di desiderare e di pensare,/ sono il dono delle opportunità, sono il lavoro che è l’amore,/ quando sollevi le ginocchia svergognano la tirannia, la tracotanza, l’odio,/ sono l’integrità, l’orgoglio che non si piega, l’onestà,/ sono il comune che si rivela nel privato, la volontà di dividere,/ sono la ribellione contro ogni stupidità, contro ogni ignoranza e fanatismo,/ sono il piacere di soddisfare, di appagarsi, di appagare,/ sono la bellezza che non si compra col denaro, ma con la gioia,…

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Keplero e il destino che lo ha guidato alle nozze (dopo aver esaminato undici candidate)

keplero-lettera-per-la-scelta-di-una-mogliedi Johannes Kepler – Illustrissimo Barone, gentilissimo Signore,
per iniziare una lettera di invito alle nozze tutti i cristiani esordiscono annunciando con stile solenne di aver intrapreso la strada del matrimonio quale compimento di un particolare disegno divino. Ebbene io, da buon filosofo, gradirei esporre le mie riflessioni proprio a Voi, che fate professione di eccellente saggezza.
Mi piacerebbe esaminare il progetto di Dio nella sua peculiare natura e con preciso riferimento al matrimonio. Nel destino che mi ha guidato alle nozze vorrei considerare la vicenda per la sua singolarità, e passarne in rassegna lo svolgimento…

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Era d’estate

_giovanni-falcone-un-eroe-solo-1369922053di Maria Falcone con Francesca Barra –  Così accadde. Il 28 luglio 1985 fu ucciso proprio Beppe Montana, mentre passeggiava con la fidanzata a Santa Flavia, il giorno prima di partire per le ferie. In quel momentoNinni Cassarà capì che il prossimo sarebbe stato lui. «Dobbiamo convincerci che siamo uomini morti che camminano» ebbe a dire.E infatti, il 6 agosto 1985, gli spararono sotto casa. Duecento colpi di kalashnikov. Il primo a morire non fu lui, bensì l’agente di scorta Roberto Antiochia. Cassarà sarebbe caduto pochi secondi più tardi mentre correva, ferito, sulle scale di casa. Successe sotto gli occhi della moglie e della figlia che gli si stavano precipitando incontro….

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Emily, il genio vestita da zitella

le-piccole-virtudi Natalia Ginzburg – Tempo fa sono stata ad Amherst, il paese della Dickinson: un paese situato non molto lontano da Boston, nel Massachusetts. Ho visto la sua casa. Ho visto anche un suo vestito in un armadio, un vestito bianco avorio a ricami, che sembrava una camicia da notte, e un plaid a lunghe frange che si metteva sulle ginocchia quando scriveva. Ma allora non conoscevo le poesie della Dickinson, né le sue lettere, e il mio sguardo era vuoto e distratto. Avevo letto alcuni suoi versi, e forse anche qualche sua lettera, ma avevo capito poco di lei. Non avevo un solo suo verso nella memoria…

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Ode alle nere mani che portano i pomodori sulle nostre tavole

pablo-neruda-ode-al-vinodi Rosalba Griesi Gli anni dell’esilio furono per il poeta cileno Pablo Neruda intensi, anni di viaggi e latitanze, anni di profonda nostalgia per la sua terra. Ricorre il pomodoro tra le sue odi elementari, in veste simbolica, quella della sua patria, l’amata e indimenticabile terra, il Cile, con i suoi odori e i suoi sapori. Sono ricordi sensibili, fatti di esperienze vere e vissute: «La luce si divide, la strada si riempì di pomodori». In Cile l’invasione dei pomodori avviene nel mese di dicembre, nell’estate dell’emisfero australe. In quel periodo il pomodoro diventa il re della tavola. Sua Maestà benigna che troneggia “sull’alzatina bianca” e che diventa poi il termine di paragone, il momento della crudeltà che sempre si accompagna ai sentimenti e alla religione…

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In Cineteca con Sylvia e le altre “poetesse”

Silvia Plath per il blogby Elizabeth Winder – Sylvia Plath committed suicide with cooking gas. She was thirty, and she will always be thirty, wearing her long hair braided in a brown crown round her head. Her skin had gone pale from insomnia and English weather – it was the nuclear winter of 1963 – London’s coldest since the days of King James when the Thames froze over. But this is a different story, and a different Sylvia. Not that frozen February tundra of 1963, but ten years earlier, during a venomously tropical summer of record-breaking heat…

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Los justos, i giusti

jorge-luis-borges-la-cifra-mondadori-editoredi Jorge Luis Borges – Un hombre que cultiva su jardín, como quería Voltaire./ El que agradece que en la tierra haya música./ El que descubre con placer una etimología./ Dos empleados que en un cafè del Sur juegan un silencioso ajedrez./ El ceramista que premedita un color y una forma./ El tipógrafo que compone bien esta página, que tal vez no le agrada./ Una mujer y un hombre que leen los tercetos finales de cierto canto./ El que acaricia a un animal dormido./ El que justifica o quiere justificar un mal que le han hecho./ El que agradece que en la tierra haya Stevenson./ El que prefiere que los otros tengan razón./ Esas personas, que se ignoran, están salvando el mundo.

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«La più seria serietà»

lettere-a-un-giovane-poeta-di-rilkedi Paola Ciccioli – Caro Luca, non so se sarò breve.
Dirti “grazie” per questa mattina è talmente formale che quasi quasi passo oltre…
Sono qui, mezzo imbambolata e sento il cuore che picchia contro la gabbia (toracica), stanotte lo sentivo rimbombare tra me e le lenzuola.
Devo dirti una cosa, farCI una raccomandazione: tradimenti no, mai, in nessun caso e a nessuna condizione. Il tradimento è tradimento di sé, io l’ho abolito perfino dai miei pensieri.
Ho tradito, tanto tempo fa. E da lì ho imparato che non sono fatta per questo, in nessun campo. A cominciare dai sentimenti, di qualsiasi natura essi siano, che (forse l’ho già scritto a un altro uomo, quasi certamente sì, ma forse con altre parole) sono il nostro più profondo e autentico respiro….

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«Sto aspettando l’amore e basta»

gitanjali-universo-damore-rabindranath-tagore-demetra-1995di Rabindranath Tagore  – Sto aspettando l’amore e basta/ per abbandonare alfine me stesso/ nelle sue mani./ Per questo ora è così tardi/ e sono responsabile di gravi omissioni.// Vengono a legarmi saldamente/ con le loro leggi e i loro codici/ ma io li evito sempre/ perché sto aspettando l’amore e basta/ per abbandonare alfine me stesso/ nelle sue mani.// Mi biasimano e mi dicono sbadato./ Non ho alcun dubbio/ che il loro rimprovero sia giusto…

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Fuori dalla finestra Milano, dentro “un disperato bisogno di debolezza”

di Francesca Duranti  – Milano, autunno 1989. Il settimo racconto è autobiografico e non ha titolo. Potrebbe anche essere scritto in corsivo. 

La vicenda comincia nel punto dove ho terminato l’ultima stesura della Carezza di Dio e ho dato alla macchina l’ordine di stampare.

Sono uscita sul terrazzo e mi sono seduta su una poltrona a sdraio posta a metà strada tra il crepitio della stampante, proveniente dallo studio, e il canto dei merli, che saliva dal terrazzo della signora Imposimato. Cullata dall’effetto stereofonico ho ripensato alle notti invernali sul treno della Cisa, agli arrivi alla Stazione Garibaldi deserta, all’attesa del taxi, alla consolazione di arrivare finalmente nella soffitta di Mina….

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Scrivere: il “diritto di dire”

di Marguerite Duras – La solitudine non si trova, si fa. La solitudine viene da sé. Io l’ho fatta, perché ho deciso che qui avrei dovuto esser sola, che sarei stata sola per scrivere libri. È avvenuto così, sono stata sola in questa casa, mi ci sono rinchiusa, certo. E poi l’ho amata. È diventata la casa della scrittura. I miei libri escono di qui, anche da questa luce, dal parco, da questa luce riflessa dallo stagno. Mi ci sono voluti venti anni per scrivere quello che ho detto ora. Si può attraversare questa casa in tutta la sua lunghezza, sì. Si può anche percorrerla su e giù. E poi c’è il parco, con gli alberi millenari e gli alberi ancora giovani. Ci sono larici, meli, un noce, prugni, un ciliegio…

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L’ironia salvavita delle signorine snob

Faielladi Alessandra Faiella – «Invita persone a casa! Dai dei party! Esci con degli sconosciuti!».

«Non conosco sconosciuti, io» (Diane Keaton e Jessica Lange in Crimini del cuore) .

Come diceva Aristotele, l’uomo è un animale sociale. Socializzare aiuta lo scambio di informazioni, ampliare il network delle conoscenze permette di creare nuovi scambi che possono dare luogo a rapporti utili per il lavoro, oppure offrire nuove opportunità per nuove amicizie e nuovi amori. Come vedremo meglio in seguito, gli scambi affettivi aiutano l’autostima sostenendoci e dandoci fiducia anche nei momenti difficili. Tuttavia, anche la socializzazione ha il suo prezzo, a volte anche molto salato…

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«Chi osava ammettere una verità e conformarvi la vita?»

di Sibilla Aleramo – E incominciai a pensare se alla donna non vada attribuita una parte non lieve del male sociale. Come può un uomo che abbia avuto una buona madre divenir crudele verso i deboli, sleale verso una donna a cui dà il suo amore, tiranno verso i figli? Ma la buona madre non deve essere come la mia, una semplice creatura di sacrificio: deve essere una donna, una persona umana.Chi osava ammettere una verità e conformarvi la vita? Povera vita, meschina e buia, alla cui conservazione tutti tenevan tanto! Tutti si accontentavano: mio marito, il dottore, mio padre, i socialisti come i preti, le vergini come le meretrici: ognuno portava la sua menzogna, rassegnatamente. Le rivolte individuali erano sterili o dannose: quelle collettive troppo deboli ancora, ridicole, quasi, di fronte alla paurosa grandezza del mostro da atterrare!…

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«Ma i poeti sono i peggiori. Il loro lavoro è disperatamente poco fotogenico»

Terre di mezzodi Wisława Szymborska  – In un discorso, a quanto pare, la prima frase è sempre la più difficile. Ebbene, la prima è comunque andata. Ma ho la sensazione che anche le frasi successive – la terza, la sesta, la decima e così via, fino all’ultima parola – saranno altrettanto difficili, perché si suppone che io parli di poesia. Di questo argomento ho parlato molto poco, quasi niente, a dire il vero. E ogni volta che ho detto qualcosa, ho sempre avuto lo strisciante sospetto di non essere granché brava a farlo. Ecco perché il mio discorso sarà piuttosto breve: le imperfezioni sono più tollerabili a piccole dosi…

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Zita e «il richiamo per scegliere il cibo giusto»

colore-delle-donnedi Angela Giannitrapani – Da quanto tempo non andava più al cinema o leggeva un libro? Se lo chiese mentre si preparava il suo primo pranzo da vedova, ma il profumo di mare che esalava dal pesce le restituì il senso del suo corpo e con esso anche lo spirito. Aveva salato a dovere, aveva aggiunto un ciuffo di prezzemolo e una fetta di limone all’acqua, avrebbe anche potuto aggiungere uno spicchio di aglio per dare a quel severo pesciolino un po’ di vivacità, perché Zita non era certo vecchietta da minestrine e pappine pallide. Sentiva che il sangue le scorreva nelle vene con certi cibi ed era fermamente convinta che chiunque avesse bisogno di tutto ciò che il Padreterno aveva messo a disposizione degli uomini per coltivare e raccogliere, nulla escluso. L’alternanza dei colori a tavola, dei profumi delle stagioni, delle forme della terra, dei sapori che l’abilità e la fantasia di una cuoca sapeva miscelare erano un comando preciso del suo corpo e di tutti i corpi che solitamente vengono affidati a una donna…

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In Soccorso anche dei bambini che imparano la “normale” violenza in famiglia

Muscialini 2di Nadia Muscialini – La cultura della violenza e la violazione dei diritti umani fondamentali sono fenomeni ancora molto diffusi. La violenza è sempre agita dai più forti verso i più deboli e ha alla base la mancanza del rispetto dell’altro, del diverso da sé, che è considerato meno importante e con meno diritti. Tra le forme di violenza e discriminazione, quella contro le donne e i soggetti più deboli è tra le più diffuse al mondo. L’unico modo per sconfiggere la cultura della violenza è sviluppare una capacità critica e diffondere una cultura basata sul rispetto dell’altro. L’apprendimento di questi principi deve avvenire innanzi tutto all’interno della famiglia ma anche nelle scuole di tutti i gradi e livelli. È la scuola che stimola lo sviluppo delle abilità che permettono di leggere e decodificare in maniera critica la realtà e la complessità che ci circonda…

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«Da quando hanno assassinato Leone, la città illuminata è degli altri»

di Angela Giannitrapani – Gli uomini vanno e vengono per le strade della città.
Comprano cibi e giornali, muovono a imprese diverse.
Hanno roseo il viso, labbra vivide e piene.
Sollevasti il lenzuolo per guardare il suo viso,
ti chinasti a baciarlo con un gesto consueto.
Ma era l’ultima volta. Era il viso consueto,
solo un poco più stanco. E il vestito era quello di sempre.
E le scarpe erano quelle di sempre. E le mani eran quelle
che spezzavano il pane e versavano il vino.
Oggi ancora nel tempo che passa sollevi il lenzuolo
a guardare il suo viso per l’ultima volta….

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«Your children are not your children»

Copertina Gibranby Kahlil Gibran – And a woman who held a babe against her bosom said, Speak to us of Children.

And he said:

Your children are not your children.

They are the sons and daughters of Life’s longing for itself.

They come through you but not from you,

And though they are with you yet they belong not to you.

You may give them your love but not your thoughts,

For they have their own thoughts.

You may house their own thoughts.

You may house their bodies but not their souls,

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Loris e tutti gli altri: «I vostri figli non sono figli vostri»

Il profetadi Kahlil Gibran  – E una donna che reggeva un bambino al seno disse: Parlaci dei Figli.

E lui disse:

I vostri figli non sono figli vostri.

Sono figli e figlie della sete che la vita ha di se stessa.

Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,

E benché vivano con voi non vi appartengono.

Potete donar loro l’amore ma non i vostri pensieri:

Essi hanno i loro pensieri.

Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:..

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«Ai giovani dico: guardatevi attorno, e troverete gli argomenti che giustificano la vostra indignazione»

Indignatevi!di Stéphane Hessel – Chi comanda, chi decide? Non è sempre facile distinguere fra le tante correnti che ci governano. Non abbiamo più a che fare con una piccola élite della quale comprendiamo chiaramente gli intrighi. Il nostro è un mondo vasto. Del quale intuiamo la non indipendenza. Viviamo in un contesto d’interconnettività senza precedenti. Ma in questo nostro mondo esistono cose intollerabili. Per accorgersene occorre affinare lo sguardo, scavare. Ai giovani io dico: cercate e troverete. L’indifferenza è il peggiore di tutti gli atteggiamenti, dire: «Io che ci posso fare, mi arrangio». Comportandoci in questo modo, perdiamo una delle componenti essenziali dell’umano. Una delle sue qualità indispensabili: la capacità di indignarsi e l’impegno che ne consegue.

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«Dimmi, babbo, cos’è il razzismo?»

novrazzismojelloundi Tahar Ben Jelloun – Il razzismo esiste ovunque vivano gli uomini. Non c’è nessun paese che possa pretendere che non ci sia razzismo in casa sua. Il razzismo è nell’uomo. È meglio saperlo e imparare a respingerlo, a rifiutarlo. Bisogna controllare la propria natura e dirsi: “Se ho paura dello straniero, anche lui avrà paura di me”. Si è sempre lo straniero di qualcuno. Imparare a vivere insieme, è questo il modo di lottare contro il razzismo.

Ma babbo, io non voglio imparare a vivere con Céline, che è cattiva, ladra e bugiarda…

– Tu esageri. È troppo per una ragazzina della tua età!

– Lei è cattiva con Abdou. Non vuole sedersi vicino a lui in classe, e dice cose spiacevoli sui negri…

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Auguri dorati

Adadi Piero Calamandrei – Auguri, auguri… Non so: mi pareva, or non è molto, di averle da scriver tante belle cose su questi auguri! Di doverglieli fare dorati, splendidi, musicali, pieni di giocondità e di esuberanza giovanile. Ed ora, non so perché, quasi non trovo che scriverle. Al solito, come quando debbo parlarle, ora che vorrei scriverle con quanta forza di sentimento e con quanta sincerità commossa desidero ogni felicità alla Sua vita, mi pare che una barriera grigia di freddezza s’inalzi tra Lei e me e faccia morire senz’eco le mie parole…

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«Come si chiama l’autore che abbiamo studiato?» «Ghett.»

Montale e la Volpedi Maria Luisa Spaziani – Quasi mai Montale mi telefonava a Messina, ma quella volta c’era una strana urgenza. «Mi ha chiamato Landolfi, vorrebbe sapere subito qual è il titolo di quel gruppo di poesie di Goethe di cui gli hai parlato, un episodio che gli ispira irrefrenabili risate…» «Ah, se ne ricorda ancora, che onore che per quella piccola storia abbia coinvolto anche te.» Nei miei primi due anni d’università avevo avuto l’incarico alla cattedra di Lingua e letteratura tedesca, in attesa di poter accedere alla cattedra di francese. C’erano, in facoltà, circa duemila iscritti perlopiù provenienti dalla Calabria, che non aveva ancora università sue. La mia parte era di circa sessanta studenti – o per meglio dire, quasi tutte matricole – di tedesco…

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“Gazzelle”, un libro sulla vita

di Elena Novati – Anna scrive dell’umanità, delle debolezze e dei sensi di colpa. Degli errori, della continua tendenza delle persone a reiterare senza imparare nulla dalle esperienze passate. Dei sentimenti contrastanti e spinti al limite, di quei pensieri che una volta nella vita (forse) fanno tutti gli esseri umani. Di debolezze, di normalità, di relazioni che ci ostiniamo a portare avanti, di decisioni che ci faranno pentire quando sarà troppo tardi. Ho già detto troppo credo, ma è bello poter parlare di un libro che mi ha lasciata con la sensazione, non comune al termine di una lettura, di sospensione: al termine della sua prima opera, “Gazzelle”, sfido chiunque a non essersi identificato almeno in uno dei personaggi che popolano il libro. Si ha la strana sensazione di essere stati assorbiti dagli stessi pensieri dei protagonisti dei 15 racconti che compongono l’opera: ognuno di loro è una gazzella, perché?…

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Kafka e la bambola che «voleva separarsi per qualche tempo dalla bambina»

di Dora Diamant – Quando eravamo a Berlino, Kafka andava spesso allo Steglitzer Park. Talvolta lo accompagnavo. Un giorno incontrammo una bambina, che piangeva e sembrava disperata. Le parlammo. Franz le chiese che cosa le fosse successo e venimmo a sapere che aveva perso la sua bambola. Subito lui si inventò una storia plausibile per spiegare la sparizione. “La tua bambola sta solo facendo un viaggio, io lo so, mi ha scritto una lettera”. La bambina era un po’ diffidente: “Ce l’hai con te?” “No, l’ho lasciata a casa, ma domani te la porto”. La bambina, incuriosita, aveva già quasi scordato le sue preoccupazioni, e Franz se ne tornò subito a casa, per scrivere la lettera…

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“Was es ist”, Quel che è

di Erich Fried – WAS ES IST/ Es ist Unsinn/ sagt die Vernunft/ Es ist was es ist/ sagt die Liebe// Es ist Unglück/ sagt die Berechnung/ Es ist nichts als Schmerz/ sagt die Angst/ Es ist aussichtslos/ sagt die Einsicht/ Es ist was es ist/ sagt die Liebe/ Es ist lächerlich/ sagt der Stolz/ Es ist leichtsinning/ sagt die Vorsicht/ Es ist unmöglich/ sagt die Erfahrung/ Es ist was es ist/ sagt die Liebe…

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“Nature in equity”, la natura per equità…

di Emily Dickinson – Garlands for Queens, may be -/ Laurels – for rare degree/ Of soul or sword./ Ah – but remembering me -/ Ah – but remembering thee -/ Nature in chivalry -/ Nature in charity -/ Nature in equity -/ The Rose ordained!/ / Ghirlande per le regine, possono esserci -/ l’alloro – per meriti rari/ di spirito o di spada./ Sì, ma pensando a me -/ e ricordando te -/ la natura per cortesia -/ la natura per carità -/ la natura per equità -/ elesse la rosa!…

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«Non era la vita. Non era Parigi. Era agosto»

di Anna Gavalda – «Abbiamo attraversato Parigi tenendoci per mano. Dal Trocadero fino all’Ile de la Cité costeggiando la Senna. Era una sera magnifica. Faceva caldo. La luce era morbida. Il tramonto sembrava non finire mai. Eravamo come due turisti, spensierati, stupiti, la giacca sulle spalle e le dita intrecciate. Io facevo da guida. Erano anni che non passeggiavo a quel modo. Riscoprivo la mia città. Abbiamo cena a place Dauphine e passato i giorni seguenti nella sua camera d’albergo. Mi ricordo della prima sera. Del suo gusto salato. Doveva essersi fatta il bagno poco prima di prendere il treno. Mi ero svegliato durante la notte per la sete. Io… Era meraviglioso…

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«Ce n’était pas la vie. Ce n’était pas Paris. C’était le mois d’août»

di Anna Gavalda – Nous avons traversé Paris en nous donnant la main. Depuis le Trocadéro jusqu’à l’île de la Cité en longeant la Seine. C’était une soirée magnifique. Il faisait chaud. La lumière était douce. Le soleil n’en finissait pas de se coucher. Nous étions comme deux touristes, insouciants, émerveillés, la veste sur l’épaule et les doigts emmêlés. Je faisais le guide. Je n’avais pas marché comme ça depuis des années. Je redécouvrais ma ville. Nous avons dîner place Dauphine et passé les jours suivants dans sa chambre d’hôtel. Je me souviens du premier soir. De son goût salé. Elle avait dû se baigner juste avant de prendre le train. Je m’étais relevé dans la nuit parce que j’avais soif. Je… C’était merveilleux…

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«Cosa, secondo Lei, si deve fare per prevenire la guerra?»

di Angela Giannitrapani – «Cosa, secondo Lei, si deve fare per prevenire la guerra?»./ «Cosa ci fa credere che l’istruzione impartita all’università faccia odiare la guerra?»./ «Che tipo di istruzione vogliamo…?»./ «Il lavoro di una madre, di una moglie, di una figlia non ha dunque alcun valore in moneta sonante per la nazione?»./ «Che soddisfazione potrà mai dare il dominio al dominatore?»(“Le tre ghinee”, Virginia Woolf). Sono, queste, domande attuali? Potremmo ritrovarle sui giornali, nei blog, in alcuni forum, in qualche programma televisivo? E, se no, dovrebbero comparirvi? Sono state formulate tra il 1936 e il 1938, anno quest’ultimo di pubblicazione a Londra del libro che le contiene…

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«La vita è qualcosa di più della poesia»

di Marguerite Yourcenar – Lo ammetto, Monique, in queste pagine mostro troppa compiacenza per me stesso. Ma ho così pochi ricordi non amari, che bisogna perdonare se mi dilungo su quelli soltanto tristi. Non me ne vorrai se descrivo lungamente i pensieri di un bambino che io sono il solo a conoscere. Tu ami i bambini. Lo confesso: forse, senza saperlo, ho sperato in tal modo di predisporti all’indulgenza, all’inizio di un racconto che te ne chiederà non poca. Cerco di guadagnar tempo: è naturale. C’è tuttavia qualcosa di ridicolo nell’avviluppare di frasi una confessione che dovrebbe essere semplice: ne sorriderei, per poco che potessi sorridere. È umiliante pensare che tante aspirazioni confuse, emozioni e turbamenti (senza contare le sofferenze) abbiano una ragione fisiologica…

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Cuerpo de mujer, Corpo di donna

di Pablo Neruda – Sono i versi del poeta cileno che ieri ho voluto dedicare a Ombretta Buongarzoni per l’inaugurazione della sua mostra alla Locanda delle Logge di Urbisaglia, l’antro magico in cima a una delle colline della “terra delle armonie” maceratesi nel quale entrambe siamo nate. È stato il quadro che ha scelto per presentare la sua personale, “Afrodite”, a farmi fare un’associazione con la poesia di Pablo Neruda, letta, riletta al telefono al mio maestro di spagnolo,Francesco, ripassata ad alta voce e sottolineata a matita nei punti sdrucciolevoli per la pronuncia….

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La figlia ha la sindrome di Asperger: lei va in aspettativa per frequentare la stessa classe e insieme si diplomano

di Maria Elena Sini – Lucia non dimostra i suoi anni: non si trucca come le sue compagne, non sperimenta nuove pettinature o strani colori di capelli come le altre ragazze della sua età, non segue la moda ma indossa sempre jeans o pantaloni neri da ginnastica e una felpa nera con cappuccio.  Anche limitandosi alla sola immagine si capisce subito che ha una sua “unicità”. Lucia ha la sindrome di Asperger, un disturbo pervasivo dello sviluppo imparentato con l’autismo che non presenta per tutti gli individui che ne soffrono lo stesso insieme di sintomi e nella stessa configurazione…

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Se n’è andata. E ho assaporato il morso amaro delle mie parole di muto

di Tommaso de Cataldo – Secondo notturno forte/ Se ne è andata. / Ha preso l’autobus e se ne è andata./Mi ha lasciato in un pomeriggio nebbioso/ mentre disperatamente tentavo di cantarle le ultime/ parole della mia anima impallidita./ Colto d’improvviso da una tempesta di sale/ la bocca ho aperto con sforzo/ e accecato dal bagliore in sordina dei denti/ ho assaporato il morso amaro delle mie parole di/ muto./ Occhi e volti pallidi m’hanno raccolto/ improvviso/ quando con le braccia aperte/ correvo lungo il ciglio di una luna tagliente/ urlando le mie ultime parole/ imparate a memoria per non dimenticarle durante l’ardua prova della/ convulsione. / Mi hanno raccolto, non so più dove, col capo reclino..

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L’apparizione di un cammelliere nel deserto afghano. E le avventure che gli ho fatto vivere

Lucia, copertina librodi Lucia Vastano – Nella vita accade spesso che le cose importanti ci succedano per caso, proprio quando non le andiamo a cercare. Non dico che quell’incontro durato qualche manciata di minuti in mezzo al deserto afghano abbia realmente cambiato la mia vita, ma di fatto qualche conseguenza l’ha provocata. Sicuramente più di innumerevoli inutili ore trascorse con conoscenti, colleghi, intellettuali veri o presunti e purtroppo anche amici. Sterili, come dei muli. Le ore, intendo. Da quell’incontro fugace è invece nato Un cammelliere a Manhattan, un mio romanzo a cui sono particolarmente affezionata…

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La tigre Patrizia e le madri che non si piegano per i figli di tutti

di Elisabetta Baccarin – è ora che io lo scriva, finalmente, non solo in una mail a colleghi. non so da dove cominciare, ma comincio dal gelo provato davanti alla questura di ferrara. ero appena uscita da palazzo diamanti per la mostra di matisse. il giorno prima, sempre a ferrara, pioveva e ho perso il mio nuovo berretto inglese. poi un lampo mi ha fatto ricordare, mentre mi stavano arrivando dei passatelli per cena, che ce l’avevo in mano fino al momento di appoggiarlo per guardare a due mani tutte le moleskine di tutti i colori gli usi le righe i quadretti e le idee. volevo comprarmi un taccuino per appuntare i pensieri che mi nascono per caso e che se non appunto mi scadono. avevo comprato un libro di cui non sapevo l’esistenza. ho fatto 3 volte il giro della libreria, facevo il mio solito gioco dei regali ‘questo su berlinguer andrebbe bene per pinco, questo sulla matematica per pallo, quello per la mia capo, l’altro per la mia collega. e quel libro, quello che ho comprato, era per me….

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Una scrittrice e una editrice, intrecci di parole tra due donne che lasciano il segno

di Angela Giannitrapani – Ho assistito all’incontro di due donne fuori dal comune. Ma entrambe sono donne che hanno attraversato la realtà, questo è certo. Una, scrittrice, ne ha creata una parallela a quella primaria, con i suoi personaggi e intrecci. L’altra, editrice, l’ha trasformata. Silvana La Spina è nata a Padova da madre veneta e padre siciliano e ha vissuto l’infanzia e l’adolescenza in provincia di Catania. Nel suo ultimo libro La Continentale, edito da Mondadori, attraversa il terreno accidentato del rapporto conflittuale madre-figlia che si gioca all’interno di un altro conflitto: quello tra Nord e Sud. Ci sarebbe di che inciampare. Ma…

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Papà, ridotto a lavorare sotto terra come i topi

di Nora Scarnecchia, figlia di un minatore morto di silicosi – Vengo da Barrea in provincia di L’Aquila e quello che racconto è un pezzo di storia della mia famiglia, ma è soprattutto il ricordo di mio padre. Papà era venuto a lavorare in Belgio, da solo, immediatamente dopo la guerra. Rientrati dallo sfollamento dopo la liberazione, avevamo trovato la nostra fattoria distrutta dai bombardamenti. La situazione finanziaria dei genitori era quasi a zero perché durante la guerra si comprava tutto a mercato nero. Per nutrire la famiglia di sette figli minorenni, papà decise di andare a lavorare nelle miniere del Belgio. «Solo per poco tempo» – ci assicurò. Infatti sia lui che noi tutti in famiglia ci illudevamo di ricominciare a lavorare in azienda agricola come prima…

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Barbara, saltata in aria con i due figli. Perché la mafia sbagliò il bersaglio designato: il magistrato Carlo Palermo

fermate-quel-giudicedi Maurizio Struffi e Luigi Sardi – Due aprile 1985. Ore otto del mattino. L’assassino aspettava sulla strada S. Vito-Trapani, a poche centinaia di metri dalla spiaggia dove una stele ricorda la leggenda dell’approdo di Enea alle coste italiane. Non lo distraevano l’incanto di quel mare che s’allarga fino alle Isole Egadi e neppure quei fiori che la primavera siciliana andava accendendo in una incredibile violenza di colori e profumi, lungo le pendici della montagna di Erice. In mano un telecomando, puntato su un’automobile imbottita d’esplosivo. Premendo solo un pulsante, doveva uccidere Carlo Palermo, il giudice che a Trento, cinque anni prima, aveva aperto un’inchiesta su un incredibile, gigantesco contrabbando di stupefacenti ed armi e che, appunto a Trapani, prometteva di trasferire il suo rigore, la sua cocciutaggine, nella lotta alla mafia…

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All’Argentiera leggere e con la benedizione di Freud. La versione di Maria Elena (2)

di Maria Elena Sini – Io e Mariagrazia, da quando ci siamo conosciute un paio di estati fa, ci teniamo in contatto attraverso Facebook, dato che tra Milano e la Sardegna c’è di mezzo il mare, ma ogni volta che lei viene a Sassari, patria d’elezione di uno dei suoi figli, riusciamo a vederci. Questa volta l’occasione è stata determinata dalle vacanze di Pasqua e dopo un aperitivo in centro, nel corso del quale abbiamo avuto l’opportunità di vedere sfilare una delle processioni di Pasqua, abbiamo deciso di fare una gita nel giorno di Pasquetta, data canonica dedicata alle uscite fuoriporta. Marco,  suo figlio, ha proposto di andare all’Argentiera e io ho aderito con grande piacere perché è una località tra le più suggestive della Sardegna per la particolare bellezza e varietà del paesaggio caratterizzato da montagne di pietra argentata che lambiscono la costa. Si tratta di un vecchio villaggio minerario in cui l’attività estrattiva è cessata nel 1963 e attualmente tutti gli impianti e gran parte delle abitazioni, costruite in un particolare stile con le pietre del luogo, sono in disuso e in stato di abbandono…

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La sovrana lettrice

copertina la sovrana lettricedi Alan Bennett – Fu tutta colpa dei cani. Di norma, dopo aver scorrazzato in giardino salivano da veri snob i gradini dell’ingresso principale, e generalmente li faceva entrare un valletto in livrea. E invece quel giorno, per qualche ragione, si precipitarono di nuovo giù dai gradini, girarono l’angolo e la regina li sentì abbaiare a squarciagola in uno dei cortili. La biblioteca circolante del distretto di Westminster, un grande furgone come quello dei traslochi, era parcheggiata davanti alle cucine. Era un’ala del palazzo che a Sua Maestà non era molto familiare, e certo non aveva mai visto la biblioteca parcheggiata lì, vicino ai bidoni della spazzatura, e neppure l’avevano mai vista i cani, il che spiegava tutto quel baccano; così la regina, non essendo riuscita a zittirli, salì gli scalini del furgone per andare a scusarsi…

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«Ribelle, mi piace questo nome!»

Luis Sepulveda Lumaca

di Luis Sepúlveda – La lumaca si rattristò a sentire la storia della tartaruga e divenne ancora più triste quando lei, sempre cercando lentamente fra le tante parole che conosceva, le disse che stava attraversando quel prato, fra esseri strani a volte gentili e a volte ostili, per sempre lontana da quella che era stata la sua casa, perché era diretta in un luogo vago che aveva per nome la parola più crudele. Si chiamava esilio. «Ti posso accompagnare?» sussurrò la lumaca. «Dimmi prima cosa cerchi» rispose la tartaruga, e la lumaca le spiegò che voleva conoscere i motivi della propria lentezza e anche avere un nome, perché l’acqua che cade dal cielo si chiama pioggia, i frutti dei rovi si chiamano more e la delizia che cola dai favi si chiama miele. E poi le spiegò che la sua domanda e il suo desiderio irritavano le altre lumache, al punto che avevano minacciato di cacciarla dal prato, e che lei aveva preso la decisione di andarsene e di non fare ritorno finché non avesse avuto una risposta e un nome…

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«Il piccolo lanciacacca si è montato la testa»?

di Lucia Vastano – Forse voi tutti farete fatica a crederlo, ma il mio primo lavoro non è stato per niente edificante: gettavo escrementi sulle scarpe dei turisti per conto di una shoe shine di Connaught Place, lo stesso al quale poi si rivolgevano le vittime designate per farsele pulire. «E’ una vergogna, sahib, ma cosa ci vuole fare, questi piccoli disgraziati si divertono come possono. Sono figli della strada. Non hanno un padre e una madre che li educhi. Faranno tutti una brutta fine» mugugnava servilmente il mio capo. «Ma non si preoccupi, sahib, noi indiani non siamo tutti così, noi rispettiamo gli ospiti stranieri. Le scarpe io gliele pulisco gratis, anche quella che non è stata offesa. Saranno entrambe più belle di prima, sahib». Non era un caso che il mio boss utilizzasse con tanta generosità il termine sahib per riferirsi agli stranieri. Sapeva che quella parola della nostra lingua la conoscevano tutti molto bene e si sentivano gratificati a sentirsi chiamare così. Padrone…

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Nell’antro magico dell’inavvicinabile Madame Destouches

di Delfina Provenzali – Il giorno dopo riprendo il cammino. Montparnasse, Vanvera-Malakoff, Clamart, Meudon-Bellevue, Café Céline,la Maison. Sono le 12,15, in tempo per veder sfilare gli allievi che smettono le lezioni alle 12,30. Come il mattino prima, più che sedermi, mi lascio cadere sulla panca. Oggi la porta è aperta e, anche a distanza, posso osservare, a tutto tondo, Madame. La prima impressione è di trovarmi davanti a una donna di gran classe, dotata di una forte presenza: non la si direbbe francese, ma russa, romena o comunque dell’Est. Ha fronte assai spaziosa, zigomi alti, sporgenti, occhi azzurri, viso che potrebbe definirsi triangolare. I capelli sono rosso tiziano, sollevati e legati a crocchia, come usano le danzatrici, sull’alto della nuca. Il collo è da cigno, perfetto, il profilo ricorda la Dama del Pollaiolo. Snella, minuta, con un potere di concentrazione tale da saperlo infondere alle allieve che, quasi ipnotizzate, ne seguono i movimenti. Altrettanto sa rilassare, in un abbandono al ritmo, alla musica, con quel volteggiare nell’incenso, quanti desiderano perdere peso. Alle 12,30 il pavillon si svuota e: «Bonjour Madame… et alors… votre silhouette?»…

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La Napoli geniale di chi fugge e di chi resta

di Alba L’Astorina – Racconta vicende e luoghi che conosco la trilogia di Elena FerranteL’Amica Geniale[i]. Riporta, nelle sue pagine, sensazioni che ho vissuto, pensieri che hanno attraversato la mia mente. Descrive personaggi che ho incontrato, sebbene quelli che popolano la mia vita abbiano avuto altri nomi, altre biografie, vissuto altri tempi. Napoli, anni ’50. Elena Greco, detta Lenù, che narra in prima persona, e Raffaella Cerullo, detta Lina, sono due amiche che provengono da famiglie modeste, di uscieri e di “scarpari”. Condividono l’infanzia e l’adolescenza in un rione popolare di Napoli dove si uccide e si pratica l’usura, «si può morire di cose che sembrano normali», ma si fanno anche gare a chi sa computare più velocemente…

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Canto, rido, imbratto e scrivo

 di Elisabetta Baccarin – Vorrei presentarvi Maria Grazia Esu. Maria Grazia è una pesca di quelle buone, che mangi di gusto sbrodolandoti d’estate. Maria Grazia ha un nocciolo articolato: articoli femminili, maschili, singolari, plurali, determinativi e indeterminativi. Maria Grazia canta balla suona dipinge e Maria Grazia scrive. E io vi mostro il suo libro NUDA, CRUDA POESIA e che Maria Grazia ha dedicato ‘a chi è con me, a chi mi è contro, a chi mi ha lasciata senza intenzione, e a chi non ha intenzione di lasciarmi mai’ nella pubblicazione per Lieto Colle. Sono stata a Cagliari per la presentazione del suo lavoro nel luglio 2008 quando quella pesca succosa ha mostrato il suo nocciolo. Vi lascio da ascoltare questa sua poesia, anche se forse non è la migliore: ma è la mia preferita, perché Grazia qui è viva ed è felice e così la voglio…

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La busta giusta per spedire la parola Amore

di Daniele Pugliese – La busta numero 3090, quella che appunto conteneva la parola Amore, fu deliberatamente scelta diversa dalle altre. Per un istante pensò che sarebbe stato opportuno usare una di quelle listate di nero con le quali si partecipa al dolore di qualcuno per la scomparsa di una persona cara. Ci riflettè e ritenne che sarebbe stato un gesto di pessimo gusto. Ipotizzò allora di servirsi di una busta rossa, fiammante, inesorabilmente significativa del ritaglio che avrebbe contenuto. Ma si ricredette rapidamente. Non solo era scontata, e anche un po’ infantile, ma gli venne in mente che quel colore era un suggello iettato e che così avrebbe corso un rischio: come la lettera scarlatta di Edgar Allan Poe, sarebbe potuta restare introvata per molto tempo, proprio lì in bella evidenza, eppure nascosta come in nessun altro posto la si sarebbe potuta occultare. Fuse le due idee, una busta rossa con il lutto in un angolo, ma scartò anche quella…

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Le donne nella Storia, anche dalla parte del nemico

di Angela Giannitrapani –  Dove sono le donne nella Storia? Ce lo siamo chieste  qualche tempo fa con una mini rassegna a “La Casa di Vetro” di Milano , dove si sono incontrate studiose, giornaliste, docenti, scrittrici attente alle testimonianze e ai racconti storici di genere. Continuiamo a chiedercelo, dopo l’onda patriottica delle Celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, quando la città e parte del suolo nazionale erano contrassegnati da incontri e conferenze sul Risorgimento al femminile. E per fortuna. Tutte sappiamo che le donne nella Storia ci sono state e ci sono e tutte abbiamo la percezione che ci siano state in un modo che non è stato raccontato…

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Impiattate e “fate servire” a tavola

di Mariagrazia Sinibaldi Ho trovato stamattina su Facebook l’invito a mandare una poesia e fare una specie di catena di Sant’Antonio per riempire FB di cose belle. E’ così Maria Elena Sini? Ho capito bene? Dovrei tornare indietro e controllare… ma non mi va, perché, dico io: «E se mi sbaglio? E se non fosse questo il senso del post e fosse un altro che non mi piace?… nell’incertezza rimango nella mia posizione perché  mi sembra bello il desiderio di riempire FB di  buone cose  e di non lasciare spazio alle cattiverie… agli insulti… alle volgarità… Cose d’altri tempi! Il gioco si svolge così: io ti assegno un poeta e tu ricerchi qualche bel detto di quel poeta. A te, Maria Elena Sini, era stata assegnato un grande antico autore: Ovidio… E tu hai saputo trovare una citazione bella. E’ bello, mi sono detta, gioco anch’io… ma mi sono fermata: e se mi assegnano un poeta moderno che non conosco? Che figura ci faccio? Ma soprattutto  (ben più terribile) che concetto avrò di me stessa e della mia abissale ignoranza?…

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La piccola Jelena persa nella magia del vivere

di Daniela Natale – Ci sono  letture che ti appassionano come non t’aspetti: una di queste è La polvere degli angeli (Controluce, 2014) di Annalisa Fantini. In poco più di due giorni ho divorato le 120 pagine del libro ma giurerei che, chi riesce a leggere in momenti della giornata diversi dalla notte, riuscirebbe a finirlo anche prima. La copertina è delicata e suggestiva: Annalisa, l’autrice, mi racconta come la foto non sia assolutamente casuale, anzi, strettamente legata alla protagonista principale, la piccola e “strana” Jelena, e all’intera storia raccontata nel romanzo. Snjezana, amica di Annalisa e autrice della foto, abita in un villaggio della Slavonia croata (proprio la regione in cui è ambientata la narrazione) e, raccontando ad Annalisa  una vicenda di cento anni fa, ha gettato di fatto le basi per la stesura del romanzo…

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Quella voce femminile che mise al tappeto il parroco di Austis

di Michela Murgia – Era l’8 marzo del 2009. Lo ricordo bene perché c’era un freddo di tale intensità che durante la notte abbiamo dovuto sollevare i tappeti di lana dal pavimento per metterli sul letto in aggiunta alle coperte. Il paese di Austis è alle pendici della Barbagia, abbastanza distante dalle spiagge da obbligarti a fare i conti con una faccia dell’isola molto diversa da quella delle cartoline estive; ma io ci stavo andando per affrontare ben altri pregiudizi. La circostanza era tra le più improbabili: la signora Lucia Chessa, sindaco del paese, mi aveva invitata a intervenire a un convegno provocatoriamente intitolato “Donne e Chiesa: un risarcimento possibile?”…

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Il Padron delle ferriere 2, con suspense da vere signore

di Mariagrazia Sinibaldi – Non credevo, davvero no, che la cosa avrebbe sortito un effetto così… devastante. Ma perché dico devastante? Forse perché suona bene… potrei dire anche consolante… Ma che c’entra la consolazione in questo caso? Potrei dire eclatante… ma che c’entra la… come dire… eclatazione? Insomma lasciamo perdere, e diciamo soltanto che non avrei mai immaginato che la cosa avrebbe interessato e incuriosito così tante persone. La cosa buffa è che al fattarello di famiglia, che a me sembrava così tanto degno di nota, nessuno si è interessato più di tanto. Tutti vogliono sapere quale sia la famosa frase incriminata, quella sulla quale era stata fatta cadere, illo tempore, la nota provvidenziale macchia di inchiostro…

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Due cromosomi X e la storica barriera dei talenti

elogio-dellimperfezione«Di tutti i pregiudizi nessuno appare così rispondente a tale definizione quanto quello che comunemente si ha sull’ineguaglianza dei due Sessi… Esaminata tale opinione secondo la regola di verità che è di non dare per vero se non ciò che si basa su idee chiare e distinte: da un lato essa è sembrata falsa e fondata su un Pregiudizio e su una Tradizione popolare e dall’altro si è concluso che i due sessi sono uguali: cioè le Donne sono altrettanto Nobili, altrettanto perfette e altrettanto capaci degli uomini. Il che non può essere asserito se non refutando due specie di Avversari, il volgo e quasi tutti i Dotti»…

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Le lettere che arrivano all’anima come un coltello

di Simona Zucconi – Yair e Myriam, un uomo e una donna che attraverso una corrispondenza epistolare si ritrovano a scoprire una sensualità nuova, quella capacità in grado di toccare le reciproche anime senza vivere un rapporto fatto di fisicità e quotidianità. In una lettera Yair scrive a Myriam… «Non fraintendermi, non sto parlando di una nudità erotica, ma di un altro tipo, di fronte alla quale è quasi impossibile non rimanere turbato e cercare rifugio negli abiti». Credo che in questo pensiero sia racchiusa la sua personalità: un’anima capace di grandi slanci che brama il desiderio di farsi toccare attraverso la forza delle parole e della più sfrenata fantasia, a volte impudica, altre no. In Yair c’è un potenziale affettivo nascosto anche a lui e desidera fortemente donarsi a Myriam, mettendosi a nudo completamente. Credo che fin dal titolo, Che tu sia per me il coltello, l’autore David Grossman…

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«Anch’io sono un riccio che viaggia con la mente»

eleganzadelricciodi Simona Zucconi – «Dove si trova la bellezza? Nelle grandi cose che, come le altre, sono destinate a morire, oppure nelle piccole cose che, senza nessuna pretesa, sanno incastonare nell’attimo una gemma d’infinito?».
Ultimamente, per motivi che non sto qui a disquisire, ho riscoperto il desiderio di leggere. Leggere mi è sempre piaciuto, mi piace leggere di tutto: narrativa, romanzi, autobiografie. Dei tempi scolastici porto il ricordo di alcuni grandi classici, ora sono orientata verso letture piacevoli, appassionanti, che mi permettano di spaziare un po’, da una routine decisamente pesante e fortemente in contrasto con le mie fragilità, messe a dura prova da accadimenti spiacevoli…

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Lei butta il novello sposo fuori dalla camera da letto. E una goccia d’inchiostro “censura” il perché

di Mariagrazia Sinibaldi – Fa parte, questa storiellina, delle cronache famigliari, ma è così tipicamente dell’ambiente bene del periodo “fin de siècle”… così assurdamente divertente che… Mi è stata raccontata da un vecchio cugino di mia madre, uno dei pochi uomini che gironzolavano all’interno del grande matriarcato imperante che era casa nostra: uomo bellissimo, anche in vecchiaia, Zio Raffa, con grandi occhi un po’ sognanti, e dai modi vagamente dannunziani… Mi raccontò la storia con un leggero sorriso divertito intanto che passeggiavamo sul Lungotevere, in un pomeriggio d’ottobre, con la luce limpida e brillante come accade nelle famose ottobrate romane… Fu l’ultima che trascorremmo insieme, Zio Raffa ed io. Quante storie di famiglia, mi raccontò quel giorno, che sventagliata di particolari divertenti, quante risposte ai miei perché… e che meravigliosa cornice creava la sua voce profonda e pacata intorno ai fatti di famiglia! … E dunque il fatto è questo

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Quell’avventura da inventare chiamata vecchiaia

di Angelica Mucchi Faina – Nel 2009, l’ingegner Eugenio Borghetti creò un caso e accese un certo dibattito sul Corriere della sera. Pieno di energia e in ottima forma fisica – andava in bicicletta, in palestra, insomma stava benone – scrisse una lettera al giornale in cui raccontava la sua esperienza di settantenne che voleva rendersi utile agli altri. La cosa risultò impossibile: «Volevo donare il sangue: non posso… mi rispondono che dopo i settant’anni il sangue non è più buono. Volevo lavorare sulle ambulanze: troppo anziano». Si iscrisse allora a un corso di volontari di base della Protezione civile, ottenne l’attestato e lo spedì alle varie sedi: nessuna risposta. Venne infine a sapere che per gli ultrasessantacinquenni non c’era niente, troppo vecchio per il volontariato. L’ingegnere ci rimase male: per la prima volta, a settant’anni, si era sentito «come uno che chiede l’elemosina»….

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Mrs Griffiths e la beffa delle convenzioni natalizie

 di Maria Elena Sini -“Obadiah Oak, Mrs Griffiths and the carol singers” è una lettura natalizia alternativa alle storie zuccherose tipiche del periodo. Louis de Bernières che, a dispetto del nome è uno scrittore britannico, ribalta alcuni luoghi comuni e con il suo amaro umorismo descrive e mette a fuoco alcuni stereotipi della vita apparentemente serena nelle piccole comunità. La storia fa parte di una raccolta di racconti ambientati nel fittizio villaggio di Notwithstanding presentato come una tipica comunità della campagna inglese, ma a poco a poco, i personaggi che popolano le diverse vicende compongono un quadro che svela la complessità della natura umana e la profondità delle relazioni tra le persone. Questo racconto si apre con la pittoresca descrizione di Obadiah Oak, cittadino inviso a tutta la comunità per la trascuratezza della sua igiene personale “…he and his house smell of two hundred years of peasant life…

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“Las mariposas”, ogni giorno dell’anno

farfalledi Maria Elena Sini – Ho letto Il tempo delle farfalle di Julia Alvarez molti anni fa e non so quanto questo libro sia conosciuto in Italia, non mi è capitato spesso di sentirlo citato quando si parla di donne leggendarie.
Io ho amato profondamente la storia che racconta la vita della famiglia Mirabal, colta e benestante, vissuta nel periodo della feroce dittatura del Generale Trujillo nella Repubblica Dominicana.  Mi sono appassionata alle vicende di Minerva, Patria e Maria Teresa, giovani donne cresciute sotto un regime che le obbligava a mantenere una certa apparenza di fedeltà verso un sistema fatto di soprusi che, sebbene fosse chiaro a tutti quanto fosse sbagliato, veniva accettato dalla società che non osava ribellarsi…

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L’ho vista che raccoglieva conchiglie sulla spiaggia

undici-savina-dolores-massa-il-maestrale-2008di Savina Dolores Massa – Aveva quattro anni e io sei quando l’ho vista che raccoglieva conchiglie sulla spiaggia. Le prendeva, le puliva, le baciava e le infilava in un sacco. Io ero seduto sulla sabbia, a muoverla con un ramo secco che avevo appena trovato. Lei prendeva conchiglie, come fanno tutti nella nostra isoletta. A dieci metri da lei spostavo sabbia. Le ho gridato, Perché le baci? Si è tirata il sacco in spalla e se n’è andata in piazza a vendere conchiglie ai turisti, come fanno tutti nella nostra isoletta. Io non facevo niente davanti a lei seduta per terra a vendere conchiglie ai turisti come fanno tutti nella nostra isoletta.

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Quel giorno, a Urbino, la parola “guerra”

di Maria Teresa Sgattoni – Ricordo chi c’era quel giorno, al rettorato, com’ero vestita, come è andata e dove sono andata, dopo. Mi sono laureata in Lettere ad Urbino il 25 febbraio del 1946, alle 17,30, relatore il professor Francesco Valli. Chi c’era quel giorno nella commissione di tesi di laurea, nella sala del rettorato? Non c’era il professor Mario Apollonio. Si era trasferito in un altro ateneo. Di lui avevo seguito, per tre anni, le splendide lezioni, i corsi monografici, tra cui quello su Pascoli, e con lui avevo concordato l’argomento della tesi. Non c’era Carlo Bo. Di lui avevo seguito i corsi di storia e letteratura francese e di filologia romanza. Non c’era Fabio Cusin

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Lei, lui. E l’altro a quattro zampe

Sogno o realtà? Non lo saprò mai… da quando vivo in questa casa non si capisce dove abiti l’uno e dove risieda l’altra… si è come immersi in una grande e dolce marea di creativa confusione… e io, gatto Camillo, che, come avrete capito, amo filosofeggiare, sono convinto di possedere un senso estetico al di là dell’immaginabile: guai a chi non lo sa coltivare, il proprio senso estetico… non è certo necessario portarlo di continuo dall’estetista, depilarlo, tonificarlo, fargli il lifting… ma va educato, alimentato giornalmente, mettendolo in prima posizione nella hit-parade del nostro mondo interiore. Ecco che di nuovo il mio fantasticare onirico mi sta portando lontano….

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Silenzio! Tuo padre dorme!

di Angela Giannitrapani – Il padre socchiuse gli occhi, ricominciò a parlare con i suoi fantasmi, chiamandoli ad alta voce, raccomandando loro di fare questo e quello, e tessendole intorno una ragnatela di personaggi evocati con i quali era costretta a recitare la sua parte per amore di lui. Ormai le riusciva naturale ed era disinvolta nelle battute e nei silenzi. Si alzò per versare una limonata dalla grossa brocca di vetro e il tintinnio del ghiaccio si intonò come un accordo brillante al coro delle cicale. Avvicinò il bicchiere alle labbra del padre, ma lui non ne volle

di Paola Ciccioli – Allora è vero che l’essenza di un incontro si rivela al primo istante. Quando un uomo e una donna non hanno ancora preso le misure l’uno dall’altra, eretto difese, manifestato debolezze, imbellettato la propria storia, nascosto sotto il tappeto paure, condizionamenti, viltà. Allora è vero? Ci sono letture che sono come lenti di ingrandimento, evidenziano quello che ciascuno – meglio, ciascuna – di noi ha vissuto. È il caso di Un amore con due braccia di Donatella Bisutti, un diario in versi che disegna la parabola di un sentimento che fa grandi sogni, è capace di far smarrire qualsiasi strada già tracciata e sembra avere il potere di imporne un’altra senza vicoli ciechi…

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Scrivendo sulle ali della libertà

di Alba L’Astorina – Ho avuto la fortuna di ricevere il libro di Laura Mancuso “In volo senza confini” dalle mani della stessa autrice, in occasione di una sua presentazione al Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci di Milano, alcuni anni fa. Non era la prima volta che Laura veniva al Museo; in tanti altri momenti aveva accompagnato il marito, Angelo d’Arrigo, studioso del volo degli uccelli, che in quel luogo aveva trovato ispirazione per realizzare, sul modello della “Piuma” di Leonardo, l’ala che lo avrebbe fatto sorvolare in volo libero il Sahara, l’Aconcagua e l’Everest, la montagna più alta della terra

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Uomini che (odiano) amano le donne

Monica Lanfranco dal suo blog sul “Fatto Quotidiano” ha lanciato agli uomini sei domande: che cos’è per te la sessualità? Pensi che la violenza sia una componente della sessualità maschile più che di quella femminile? Cosa provi quando leggi di uomini che violentano le donne? Ti senti coinvolto, e come, quando si parla di calo del desiderio? Essere virile: che significa? La pornografia influisce, e come, sulla tua sessualità? Più di 200 le risposte presentate nel libro, voci di uomini da cui emergono curiosità, voglia di capire e comunicare. Obiettivo di questa raccolta di risposte è quello (anche) di suscitare emozioni, oltre che dibattito, e dare voce ad una parte maschile diversa rispetto a quella tragicamente presente nella cronaca nera o nella ordinaria, violenta e ottusa rappresentazione televisiva dei maschi mediatici…

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«Quando Paola inalbera il libro»

di Maria Elena Sini – Conosco Paola Ciccioli da circa 35 anni, come lei ha recentemente ricordato, ho vissuto con lei e ho viaggiato con lei e so che sicuramente non ama stare in branco. Nei viaggi preferisce fare le sue scoperte autonomamente, con i suoi modi e con i suoi tempi. Soprattutto con i suoi tempi: nessuno, se vuole conservare la sua amicizia, deve alterare i suoi ritmi di colazione, sigaretta, aperitivo…

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I libri: la mia fuga e il mio cammino (con Lele al seguito)

di Paola Ciccioli – Cara Maria Elena, è tardi e fa un caldo tutto milanese, cioè impastato di asfalto e zanzare. Ho appena sorriso alla tua analisi sul mio leggere autistico – sì, un po’ autistico forse lo è – e mi è venuta voglia di risponderti ora, subito. Dovremmo scindere i due temi: viaggi e libri. Che, come sai bene, sono gli alimenti di cui mi nutro da sempre. Dal mio punto di vista, supportato peraltro da sguardi esperti, sono gli “altri” a essere sempre e incomprensibilmente in anticipo….

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Perché l’Italia ha mancato l’appuntamento con la propria coscienza critica

di Chiara Volpato – La ragione forse più profonda per cui l’Italia ha mancato e continua a mancare l’appuntamento con la propria storia e con la propria coscienza critica è il ritardo culturale che la contraddistingue. L’arretratezza sulla questione di genere è parte di una arretratezza più ampia. Come indicato da Tullio De Mauro (2010), la società italiana presenta un grave ritardo rispetto agli altri paesi europei; pensiamo al fatto che il 5% della popolazione adulta è da considerarsi analfabeta e che meno del 10% degli adulti è laureato, contro una media europea del 21%. Secondo l’Ocse, nella classifica sulla condizione educativa (misurata sulla capacità di capire il titolo di un giornale, un semplice questionario, un avviso) l’Italia occupa il penultimo posto tra una trentina di paesi industrializzati…

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Da una poetessa al suo gatto Camillo

di Mariacristina Pianta CAMILLO/ Ci hai seguito / in un freddo giorno/ tra incroci/ di strade inerti. /Sorridi quando veloce /salta il tuo rosso mantello./ Hai riportato il sole,/ allontani le inquiete/ ombre della notte. * Mariacristina Pianta accarezza con queste parole il suo gatto. La poetessa, che tiene anche un laboratorio di scrittura poetica per gli allievi del liceo linguistico Alessandro Manzoni di Milano, ha inserito questi versi nella sua ultima raccolta, “Ardesie e seracchi”,  Mimemis Edizioni, 2013. Scrive Giovanna Ferrante nella prefazione: «Nel volume appaiono temi precisi: La Meta, metafora della tensione per il raggiungimento di un obiettivo che spesso sfugge; Il Collegio, commossa rievocazione e ricordo della madre; Ai Confini della Città, fra rifiuto e senso di oppressione…

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«La mia aspirazione più forte era il teatro, ma i parenti avevano altre idee»

di Iole Vittorini – Mio padre era intanto diventato direttore artistico del dopolavoro ferroviario, con l’incarico di formare una filodrammatica. Era l’8 ottobre del 1927 ed Elio era sposato con Rosina dal 10 settembre. La sede si trovava in piazza S. Lucia, nell’omonimo quartiere dove sorge la chiesa romanica della santa. Il dopolavoro era fornito di un confortevole Caffè e da una sala da gioco. Il teatro, un vecchio cinema inutilizzato, godeva di una vasta platea e di comodi camerini. Assunta con molto piacere la carica di direttore artistico, mio padre s’immerse nella organizzazione della filodrammatica, lavorando intensamente alla scelta dei testi che si dovevano rappresentare. Decise per Goldoni e fermò la sua attenzione su “La locandiera”, la più nota delle commedie goldoniane. Infine selezionò gli attori…

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Alice B. Toklas: «I am a scandal»

di Fernanda Pivano – Un’altra donna, di ben altra levatura, che si trovò a dover lavorare per sopravvivere in un’età in cui avrebbe dovuto passare le ore a riposare in un giardino fiorito fu Alice B. Toklas. Non era stata addestrata al lavoro: da ragazza aveva avuto una vita agiata e il suo sodalizio con Gertrude Stein si era svolto senza problemi economici. Prima di morire Gertrude aveva fatto un testamento molto preciso nel quale la nominava tutrice della collezione di quadri e curatrice della pubblicazione postuma dei suoi scritti inediti, con una clausola che le consentiva in caso di necessità la vendita di qualsiasi oggetto a lei affidato, sia per il suo mantenimento, sia per la pubblicazione degli inediti….

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Les mots pour le dire

bm_11518_719258di Marie Cardinal – Ora mi sono messa in testa di raccontare la mia malattia. Mi sono concessa l’orrendo privilegio di descrivere quelle terrificanti immagini, quei dolori abominevoli, che nascevano in me al ricordo di avvenimenti passati. Mi sembra di essere un regista con la cinepresa, appollaiato in cima a una gru gigantesca: può scendere a livello della terra per riprendere in primo piano i particolari deformati di un viso, oppure salire in alto, sopra il set, per le scene d’insieme. Ricordo ad esempio quella prima visita, in una Parigi autunnale (ma era poi autunno?), con le luci della sera, e il vicolo nel quartiere di Alesia. Dentro il vicolo, il villino, dentro il villino lo studio immerso in una luce calda, dentro lo studio un uomo e una donna. Questa donna è sul divano, raggomitolata come un feto nell’utero.

Mamma Tragica

di Oriana Fallaci – Fra tutte le attrici che conosco Anna Magnani è la sola che dopo un articolo spedisca a colui che l’ha scritto un telegramma di ringraziamento. Sicché non comprendo perché la descrivano maleducata e superba, o la dipingano una popolana che si nutre di parolacce e fagioli. Per me è una signora: con la quale mi son sempre trovata benissimo. Che sia una signora del resto lo si intuisce dalla casa in cui vive: all’ultimo piano di Palazzo Altieri, in un appartamento pieno di cose antiche, libri, quadri d’autore, e così chiuso in un silenzio di acquario che perfino i suoi cani e i suoi gatti si muovon lì dentro con la lievità e il frusciare dei pesci…

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“Le parole vogliono che diventiamo incoscienti”

di Virginia Woolf – Sono le parole le vere colpevoli. Sono tra le cose più indisciplinate, più libere, più irresponsabili e più riluttanti a lasciarsi insegnare. Certo, possiamo sempre prenderle, suddividerle e metterle in ordine alfabetico nei dizionari. Ma le parole non vivono nei dizionari; vivono nella mente. Se ne volete una prova, pensate a quante volte, nei momenti di maggiore emozione, vi capita di non trovarne nessuna quando più ne avreste bisogno. Eppure il dizionario esiste; e lì, a vostra disposizione, ci sono mezzo milione di parole tutte in ordine alfabetico. Ma potete davvero usarle? No, perché le parole non vivono nei dizionari, vivono nella mente. Consultate il dizionario. Lì, senza alcun dubbio, si trovano drammi più splendidi di Antonio e Cleopatra; poesie più belle dell’Ode dell’usignolo; romanzi al cui confronto Orgoglio e pregiudizio e Davide Copperfield non sono altro che rozzi esercizi da dilettante...

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L’Unione femminile mostra il suo storico cammino

di Angela Maria Stevani Colantoni  – L’Unione Femminile – che diventerà Nazionale nel 1905 quando altre sedi sorgeranno in varie città italiane, da Udine a Catania – nasceva a Milano nel dicembre 1899 da un gruppo composto da undici donne, appartenenti a quella borghesia colta milanese, che potrebbe definirsi laica, illuminata e progressista; tra esse spiccavano Ersilia Bronzini Majno, Nina Rignano Sullam, Yole Baragiola Bersellini, Ada Negri. Nel Comitato promotore c’erano anche tre uomini, il pittore Giuseppe Mentessi, il culture di diritto internazionale Gaetano Meale e il banchiere Alberto Vonwiller, in memoria della moglie Edvige Gessner da poco scomparsa, forse la primissima ideatrice del progetto dell’U.F. Progetto inedito di ampio respiro, poiché si proponeva di coordinare in una sorta di federazione l’attività di molte associazioni già in vario modo operanti in iniziative assistenziali o più in generale impegnate nell’affermazione dei diritti sociali, civili, politici della donna…

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«Mia carissima Noretta…»

Questa è una delle lettere che Aldo Moro fece arrivare alla moglie Eleonora Chiavarelli, che chiamava Noretta, durante i 55 giorni in cui fu sequestrato dalle Brigate rosse. E poi ucciso. Oggi, 9 maggio, a 35 anni di distanza, le autorità e i media ricordano con ridondante ipocrisia il ritrovamento del cadavere in via Caetani, a Roma, di quello che era stato il presidente della Democrazia Cristiana. Noi lo facciamo riproponendo questo documento e il lancio Ansa del 19 luglio 2010 sulla morte di Eleonora Chiavarelli Moro, sottolineando le parole di padre Carlo Rossi durante la funzione religiosa: «Con la morte di Moro è iniziata quella esplosione del male che ha portato all’imbarbarimento». La lettera di Moro alla moglie è tratta dall’inchiesta di Leonardo Sciascia L’affaire Moronell’edizione Club del libro 1982…

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Madri (femministe) e figli (maschi)

Da non perdere: Madri (femministe) e figli (maschi), a cura di Patrizia Romito e Caterina Grego, XL Edizioni. È una sorta di confronto (e scontro) tra madri che si definiscono femministe e i loro figli maschi (adolescenti o adulti) che hanno ricevuto un’educazione “femminista”. Le testimonianze (madri-figli) sono state raccolte in Québec, Francia e Italia e il passaggio dai tre paesi è notevole. Uno specchio delle differenze culturali e sociali. Sono resoconti illuminanti, a tratti divertenti o commoventi. Gli ultimi a narrare la loro esperienza sono proprio le madri e i figli italiani… Qui persino le madri femministe, in buona sostanza, faticano a trasmettere valori che si allontanino dalla concezione patriarcale della donna, dal “mito” della mamma…

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Narrativa lesbica: aiuta davvero a combattere i pregiudizi?

di Daniela Natale – Robin Edizioni ha lanciato da qualche mese “QL2″  (si legge “Quelle due”),  la prima collana nativa digitale della casa editrice romana, che raccoglie testi inediti di narrativa lesbica ed è curata dalla scrittrice Sarah Sajetti. L’intento di QL2 è di abbattere i pregiudizi  legati all’omosessualità e offrire alle lettrici qualcosa di diverso:  libri gialli, fantasy, di viaggio, d’avventura, di fantascienza e ogni altro genere letterario, purché abbia come protagoniste donne omosessuali. Incuriosita dalle premesse lette in rete, ho acquistato uno dei due libri che, attualmente, compongono la collana, La donna con la bombetta, della scrittrice emergente Loredana Zilioli. Il libro  è composto da 18 storie…

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La Papessa Giovanna

di Salvatore Quasimodo – “Ho sentito dire di una donna che fu Papa. Quando? È vero?”. Domanda Efrem Cossi di Terni. C’è infatti una leggenda che narra di una Papessa Giovanna, il cui pontificato sarebbe durato due anni e mezzo a partire dall’885. Una leggenda che la Chronica Universale Mettensis ha voluto canonizzare con documenti necessari per entrare nel dominio della storia. Nemmeno la Vita dei Papi di Platina ha potuto fare accogliere pienamente la “notizia” di un Pontefice di sesso femminile, conosciuto col nome di Giovanni VIII…

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Un libro. E le parole per dirlo

di Paola Ciccioli– Emozione e paralisi. L’emozione è stata quella di ritrovarmelo tra le mani, questo libro. L’estate scorsa, quella del lutto più grande – la perdita di mia madre –, da far scorrere via dai pensieri e dalla vita precedente. E poi la paralisi, l’incapacità di sfogliarlo, studiarlo, trovare le parole per farlo conoscere. A partire dalla copertina che ripropone un’altra copertina, quella del settimanale Tempo del 13 maggio 1954. Nella quale Anna Magnani ascolta con le labbra socchiuse Salvatore Quasimodo che legge i propri versi, cinque anni prima che gli venisse conferito il Premio Nobel per la letteratura.

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Joyce Carol Oates: «Scrivere è re-inventare, re-immaginare, ricostruire un universo»

di Maria Elena Sini Un mio professore di inglese sostiene che non esistono donne scrittrici all’altezza dei più grandi nomi della letteratura di sesso maschile: non è una differenza genetica che ha determinato l’assenza di Tolstoj o Hemingway donne ma a suo parere motivi storici, che hanno consentito l’accesso all’istruzione per le donne solo più tardi rispetto agli uomini, e ragioni culturali, che per molti anni hanno reso la vita delle donne povera di esperienze significative impediscono la formazione di quel substrato che alimenta la creazione letteraria. Tuttavia nella sua misoginia letteraria il professore in questione ha citato Joyce Carol Oates tra le poche donne capaci di fare letteratura ad alto livello…

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“Madre Vendetta”

È stato presentato ad Ancona il nuovo libro di Giancarlo Trapanese, “Madre Vendetta, Storia di un perdono impossibile” (Vallecchi). Il romanzo è ispirato alla tragica morte di Rossana Wade, uccisa  a 19 anni dal fidanzato nel 1991. Coraggioso romanzo (anche a tinte gialle) che affronta i temi delicati della percezione dell’equità della giustizia, della certezza della pena e del difficile equilibrio tra un delitto irreparabile e la sua punizione. Il racconto prende la mosse da uno dei tanti fatti di cronaca realmente accaduti che hanno come vittime le donne aggredite, uccise, da chi diceva di amarle, e si svolge sul doppio piano narrativo del presente e dei flash back sull’amore intenso e inquieto di due giovani come tanti, sfociato però in un dramma atroce…

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“Chi è il maestro del lupo cattivo?” Il libro di Ico Gasparri

La donna nella pubblicità stradale. Milano 1990-2011

Il 15 novembre 2011 sarà disponibile Chi è il maestro del lupo cattivo?, libro di Ico Gasparri, artista sociale e fotografo, che arricchisce l’omonimo progetto, partito nel 1990 e costituito da una mostra fotografica itinerante con oltre 70 opere, conferenze e seminari per adulti e studenti e un la­bo­ratorio teatrale. Tutto è dedicato al tema delle radici culturali della violenza sulla donna rintracciabili nella pubblicità stradale. Lo scenario per gli scatti è la città di Milano, ma l’allarme è nazionale.  Il libro fornisce un prezioso strumento di indagine e ap­pro­fon­di­men­to sul tema quanto mai attuale della pessima rap­pre­sen­tazione me­dia­tica della donna nel nostro paese, pur limitandosi al solo capitolo della “comunicazione obbligatoria” della cartellonistica stradale

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La solitudine di Maria

fuoco_ditadi Giovanna Musolino – Maria Cumani Quasimodo, nata a Milano il 20 maggio 1908, apparteneva a una famiglia della buona borghesia meneghina; fornita di studi classici, manifestò presto una grande passione per la danza. Fu allieva della Ruscaja, in seguito ella stessa tenne corsi di danza. Nel 1936 in casa di Raffaello Giolli, suo professore di storia dell’arte, la Cumani conobbe il poeta Salvatore Quasimodo. Un incontro che fu determinante nella sua vita; dalla relazione amorosa che ne seguì nacque il figlio Alessandro. Nel 1948 Quasimodo e la Cumani si sposarono, dopo la morte della prima moglie del poeta. Oltre che danzatrice, Maria Cumani fu coreografa, attrice di prosa e partecipò a numerosi film diretti da registi famosi come i fratelli Taviani, Fellini, Liliana Cavani, Rossellini, Dino Risi. Nel 1981 pubblicò con la casa editrice Rari Nantes un libro di versi, Improvviso un vento…

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La vita accanto

di Chiara Volpato – Ho letto La vita accanto tutto d’un fiato. E’ un romanzo breve, appena pubblicato da Einaudi, che racconta la storia di Rebecca, una bambina segnata da un’irreparabile bruttezza, che rende difficile il suo incontro col mondo e particolarmente aspro il suo percorso esistenziale. Una storia decisamente in controtendenza nell’Italia contemporanea, che sembra destinare alle donne quasi esclusivamente ruoli decorativi e ancillari. Nel panorama attuale, in cui domina sovrana l’esibizione di corpi e visi levigati, così simili e interscambiabili da apparirci senz’anima, Mariapia Veladiano ha dato voce a un’esistenza appartata, che fin dalle prime pagine riconosciamo però come una figura della nostra quotidianità, che ci affianca all’imbrunire mentre percorre furtiva strade solitarie, con il volto nascosto e il passo affrettato.
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Baby boomers

di Chiara Volpato – Vorrei parlare di un libro che ho letto negli ultimi tempi e che mi è stato segnalato da Adriana Chemello, profonda conoscitrice della scrittura femminile, alla quale ha dedicato l’impegno di una vita. Non si tratta di un libro recente, è stato pubblicato nel 2003, ma è un libro che mi pare importante segnalare perché parla di donne della realtà, che raccontano il loro percorso biografico e politico, convinte – come afferma Rosy Braidotti – che il femminismo costituisca un’eredità senza testamento, la cui trasmissione è un progetto aperto, vitale e critico che riguarda tutte noi….

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Leggiamo, così diventiamo davvero pericolose

di Paolo Giordano – Joyce Carol Oates è una scrittrice impetuosa. Le righe fitte dei suoi romanzi scorrono rapide sotto gli occhi, producendo lo stesso rombo vigoroso delle cascate che così spesso fanno da fondale alle sue storie, lassù, nelle pianure paludose dello Stato di New York, in posti che si chiamano Chautauqua Falls, Mount Ephraim, Milburn. Sembra inevitabile, ogni volta che si parla di lei, sottolineare due aspetti: 1) la sua inverosimile fecondità: a settantadue anni ha prodotto più di quaranta romanzi, oltre a una nube densa di saggi, poesie e racconti e il suo ritmo non accenna a rallentare; 2) il Premio Nobel, che incombe sul suo nome ormai da lungo tempo. Se il secondo aspetto non è davvero interessante – che i vetusti accademici di Stoccolma continuino pure a interrogarsi se sia o meno il caso, se sia opportuno, riconoscere una volta per tutte il genio di JCO…

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Adele Cambria: “Nove dimissioni e mezzo”, l’Italia vista da una cronista ribelle

di Silvana Mazzocchi – Mezzo secolo di cronaca, di personaggi, di processi e di spettacolo, e d’impegno quotidiano. Una pioniera con il pallino del giornalismo, Adele Cambria, una passione iniziata tanto tempo fa, quando, a metà degli anni Cinquanta, venire a Roma giovanissima per lavorare e vivere da sola, più che una sfida suonava come puro atto d’incoscienza. E non solo: Adele, curiosa e impavida, minuta e fragile all’apparenza quanto caparbia e solida nella sostanza, ha seguito nel tempo uno stile ben poco praticato nel nostro Paese e, pur di non accettare compromessi o mediazioni a suo giudizio impraticabili…

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Alchimia Magazine è un nuovo progetto ideato da due ragazze animate da tante passioni: interessate non solo alla moda e al make up, ma anche ai libri, alla tecnologia, al cinema. Dall’alchimia delle nostre passioni è nato Alchimia Magazine: tutto il mondo al femminile, un portale in cui scrivono donne ma anche uomini. Parlare alle donne non significa cambiare linguaggio, ed è per questo che in Alchimia non ci sono divisioni di ruoli in base al sesso: a scrivere di cucina c’è una donna, ma c’è anche un ragazzo di venticinque anni. Alchimia Magazine nasce per contrastare lo stereotipo della donna interessata solo a vestiti, capelli, trucco; essere donne non significa essere superficiali e frivole. Siamo persone, persone con tanti interessi e non vediamo perché dovremmo starcene su spazi che parlano solo di moda, sesso e cucina. Per questo Alchimia parla di tutto, pur chiamandosi “tutto il mondo al femminile”: stiamo dimostrando che il mondo, al femminile, è uguale al mondo di tutti gli altri. Linda Rando & Daniela Barisone – http://www.alchimia-magazine.net/

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Non solo veline nel paese che offende le donne

Nei giorni scorsi è stato promosso il lancio di un nuovo canale televisivo Mediaset attraverso un annuncio sensazionale: su La5 finalmente le Veline, ultraventennale muto ornamento dell’umorismo nazionalpopolare, saranno parlanti. Nientepopodimeno! Siamo o non siamo il paese delle “ragazze immagine”, mute per definizione? È naturale che la rottura del codice – sia pure nella nicchia del digitale – faccia scalpore. Dubito che l’apprendere di un tale progresso della cultura italica sarebbe bastato a distogliere la filosofa Michela Marzano dall’intenzione di denunciare, con un pamphlet costellato di punti esclamativi, l’anacronismo che contraddistingue la condizione femminile nel suo paese d’origine… di Gad Lerner da Repubblica del 19 maggio 2010

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Uomini e donne diversi in tutto. Diversi sempre

Sei punti sui quali intervenire per riequilibrare le pari opportunità di donne e uomini in Italia nel mondo del lavoro, della politica ma anche della famiglia. È quanto propongono Alessandra Casarico e Paola Profeta, economiste della Bocconi, in “Donne in attesa. L’Italia delle disparità di genere”…

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Ballata delle donne di Edoardo Sanguineti

Come i libri in libreria, perchè sono loro a sceglierti, non tu che scegli loro, ieri sera ho ascoltato in televisione la lettura di questa poesia. Mi ha colpito, commosso, stupito, mi ha riempita di ammirazione e di gratitudine per il poeta che l’ha scritta…

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“Come mi batte forte il tuo cuore”di Benedetta Tobagi

di Sandra Crove – Benedetta Tobagi ci ha messo molti anni per riuscire a scrivere questo libro. Per elaborare il dolore e per completare le ricerche necessarie per scriverlo. Ricerche pignole, lunghe, fatte di letture di moltissimi documenti, di tutti i verbali tratti dalle testimonianze degli assassini del padre, di interviste ai protagonisti di allora. È bello questo libro, avvincente come un giallo, commovente come una poesia, rigoroso come un’inchiesta. Ci narra la figura paterna nel suo ruolo di padre e nel suo impegno civile di giornalista; illumina di una luce abbagliante un periodo storico complesso e oscuro per molti di noi (anche se testimoni degli avvenimenti descritti), riportando alla ribalta fatti e nomi che riecheggiano nella nostra memoria…

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Dita di dama – un libro di Chiara Ingrao

di Chiara Volpato – “Dita di dama” di Chiara Ingrao parla di noi, donne della realtà, di come siamo state, di come siamo. È un romanzo intenso, che si legge tutto d’un fiato e si rilegge poi, con più calma, per inseguire i passi che hanno fatto riaffiorare un momento, una sensazione, un profumo. Gli studiosi ci dicono che la memoria collettiva funziona a cicli. Che ci vogliono trenta o quaranta anni perché il vissuto di un periodo torni a impregnare il presente, plasmandone immaginario e pensiero. È quello che sta succedendo con gli anni Settanta. E il libro di Chiara Ingrao contribuisce in modo originale a restituirci l’incredibile vitalità di quel periodo. Il racconto narra l’amicizia tra due ragazze, cresciute nello stesso cortile, destinate a intraprendere una la via dello studio, l’altra quella del lavoro in fabbrica. E proprio la fabbrica è al centro del libro….

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“Simone De Beauvoir: La passione per la libertà”

di Chiara Volpato – Il secondo sesso di Simone de Beauvoir ha compiuto quest’anno sessant’anni ma i mezzi di informazione non se ne sono accorti. Vi proponiamo l’articolo scritto per il nostro blog dalla professoressa Chiara Volpato, docente di Psicologia sociale alla Bicocca di Milano, università che ha dedicato un incontro al compleanno del libro-simbolo dell’emancipazione femminile…

2 Risposte

  1. Elvira.
    La Parigi degli artisti, da Picasso a Renoir, da Cézanne a Matisse, la città della Belle Epoque, della mondanità e delle corse dei cavalli, dell’invasione tedesca nella prima guerra mondiale, ma soprattutto la Parigi di Modigliani coi suoi eccessi, la sua creatività, i suoi patimenti e la sua umanità, narrata attraverso la vita rocambolesca di una delle protagoniste di quel periodo, Elvira la Quique, che di Modigliani fu modella e amante. Carlo Valentini, giornalista Rai, propone con “Elvira, la modella di Modigliani” (Graus editore) una biografia-romanzo in cui si ripercorre tutta l’avventura artistica e personale di Amedeo Modigliani, ricostruendo il legame che unì il pittore alla modella di alcuni dei suoi celebri nudi, allo stesso tempo casti e ammiccanti.
    Attraverso Elvira, eroina quasi inconsapevole di una delle stagioni più esaltanti della recente storia artistica europea, l’autore, con stile stringato, quasi da reportage giornalistico, ci conduce nel cuore della Parigi bohemienne, ci fa conoscere i suoi abitanti poi divenuti famosi e ci guida in quelle irripetibili atmosfere in cui si intrecciavano libertà e gioia, frustrazioni e amarezze, illusioni e disillusioni, amori e tradimenti. Si tratta di una riproposizione della vita artistica di Modigliani da un’ottica assai originale che attinge anche a documenti inediti e che conferma come spesso la genialità nel mondo dell’arte venga riconosciuta solo dai posteri, non a caso l’artista morì di stenti mentre l’8 novembre 2006 la casa d’aste Sotheby’s ha aggiudicato a New York un suo quadro per 31 milioni di dollari.

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  2. Grazie, Claudia. Il tuo post meritava una maggiore visibilità, provo a cercati su FB.

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