Il segreto del talento di un ragazzo sovrappeso e cattivo

di Wisława Szymborska*

“Rebecca. La prima moglie” del 1940 è uno dei nove film della rassegna “Alfred Hitchcock. Capolavori in bianco e nero”, in programma allo Spazio Oberdan di Milano dal 29 luglio al 6 agosto 2017 (http://www.cinetecamilano.it/rassegna/alfredhitchcock)

Hitchcock deve essere stato l’incubo di ogni dietista. È vissuto fino a tarda età, sebbene per tutta la sua vita adulta si sia dovuto portare sul gobbo svariate decine di chili in sovrappeso. Mangiava incredibili quantità di carne grassa, ricchi intingoli e dolciumi. L’alcol fu il fedele compagno delle sue giornate, dalla mattina fino a notte fonda. E per di più visse incessantemente in preda allo stress. Ebbe duri scontri con produttori, sceneggiatori e attori. Fu un esempio ambulante di come non si dovrebbe vivere, se solo si desidera rimanere in salute e lavorare con efficienza. Ma lui lavorava, eccome. Pochi altri nel mondo del cinema possono eguagliarlo, da questo punto di vista. Girò cinquantatré film, una decina dei quali sono entrati stabilmente nella storia del cinema. E si tratta di film che ancora oggi tengono lo spettatore con il fiato sospeso. Aggiungiamo i numerosi lavoretti effettuati per la televisione e i film che non riuscì a realizzare, nonostante li avesse preparati per mesi. Alla fine morì ma, se la memoria non mi inganna, sono cose che capitano anche alle persone che hanno molta cura di sé…

Su un fenomeno di tal fatta è impossibile scrivere un esile librettino, pertanto il suo biografo, Donald Spoto, ha dato alle stampe un librone dove descrive e analizza nel dettaglio il lavoro svolto da Hitchcock per ciascuno dei suoi film. Vi troviamo anche numerose opinioni di critici e ricordi frammentari di coloro che lo conobbero e che, divertiti o inorriditi, dovettero sopportarne le fisime. Infine abbiamo qualche enunciato dello stesso maestro. Vorrei che ve ne fossero di più, perché costituiscono i momenti più divertenti della lettura. Nessuno è mai riuscito a ottenere da Hitchcock confessioni personali. Il regista infatti si sottraeva, magari ricorrendo a qualche trovata che cogliesse di sorpresa i suoi ascoltatori. Non c’era modo di capire se stesse parlando sul serio o se stesse scherzando. L’autore della biografia avrebbe dovuto presentarci Hitchcock lasciandolo così com’era. Invece Spoto ha cercato di spezzarne il guscio, per vedere che cosa vi fosse sotto. Quali fobie celasse, quali dolori, inibizioni, complessi nascondesse. E in effetti li ha rintracciati tutti, proprio tutti, ma viene da chiedersi a che pro. È noto, per esempio, che un appetito sfrenato è spesso una forma di reazione a qualche insuccesso nella sfera amorosa. Ma è altrettanto noto che il mondo è pieno di mangioni che si innamorano di graziose biondine senza esserne contraccambiati. Come mai solo uno di loro ha girato La finestra sul cortile o Gli uccelli? Il segreto del talento rimane un mistero. Indipendentemente da quante aragoste mangiate per disperazione abbiano concorso a realizzare questo o quel film.

(…)

Donald Spoto, Alfred Hitchcock, traduzione dall’inglese di Jan Stanisław Zaus, Wydawnictwo Alfa [Casa Editrice Alfa], Warszawa, 2000.

* Tratto da Letture facoltative di Wisława Szymborska (a cura di Luca Bernardini, traduzione di Valentina Parisi, Adelphi 2006)concentrato di intelligenza e ironia, originale, profonda e divertita lezione sulla lettura e sulla scrittura

(Paola Ciccioli)

AGGIORNATO IL 26 LUGLIO 2017

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2 thoughts on “Il segreto del talento di un ragazzo sovrappeso e cattivo

  1. Ho appena finito di leggere nel gruppo di Scritturate di Anna Pascuzzo il libro di Domitilla Melloni dal titolo Forte e sottile è il mio canto – Storia di una donna obesa-
    Talvolta agli occhi disattenti sfugge l’importanza tra l’obesità e la voracità.

    Mi piace

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