«Dimmi, babbo, cos’è il razzismo?»

di Tahar Ben Jelloun*

Il matrimonio

Emmanuel e Chimiary sposi: ora lui è morto, ucciso di botte il 5 luglio nelle Marche da un tifoso della Fermana e lei lo piange e chiede: «Dio, dove sei?». La foto risale al gennaio scorso quando la coppia, fuggita dalla Nigeria, era stata unita in una “promessa di matrimonio” da don Vinicio Albanesi nella Chiesa di San Marco alle Paludi (http://www.redattoresociale.it/)

Il razzismo esiste ovunque vivano gli uomini. Non c’è nessun paese che possa pretendere che non ci sia razzismo in casa sua. Il razzismo è nell’uomo. È meglio saperlo e imparare a respingerlo, a rifiutarlo. Bisogna controllare la propria natura e dirsi: “Se ho paura dello straniero, anche lui avrà paura di me”. Si è sempre lo straniero di qualcuno. Imparare a vivere insieme, è questo il modo di lottare contro il razzismo.

Ma babbo, io non voglio imparare a vivere con Céline, che è cattiva, ladra e bugiarda…

– Tu esageri. È troppo per una ragazzina della tua età!

– Lei è cattiva con Abdou. Non vuole sedersi vicino a lui in classe, e dice cose spiacevoli sui negri.

– I genitori di Céline hanno dimenticato di darle una buona educazione. Forse loro stessi non sono beneducati. Ma non bisogna comportarsi con lei come fa lei con Abdou. Bisogna parlarle, spiegarle perché ha torto.

– Da sola, non ci riuscirò.

– Chiedi alla maestra di discutere del problema in classe. Sai, bambina mia, è soprattutto con i bambini che si può intervenire per correggere il modo di comportarsi. Con le persone grandi, è più difficile.

– Perché, babbo?

– Perché un bambino non nasce con il razzismo nella testa. Per lo più un bambino ripete quello che dicono i suoi parenti, più o meno prossimi. Con assoluta naturalezza un bambino gioca con gli altri bambini. Non si pone il problema se quel bambino africano è inferiore o superiore a lui. Per lui è prima di tutto un compagno di giochi. Possono andare d’accordo o litigare. È normale. Ma non ha niente a che vedere con il colore della pelle. Per contro, se i suoi genitori lo mettono in guardia contro i bambini di colore, allora, forse, si comporterà in un altro modo.

– Ma, babbo, non hai smesso di ripetere che il razzismo è comune, diffuso, che fa parte dei difetti naturali dell’uomo?

Da redattore sociale

Chimiary durante la veglia in memoria del suo Emmanuel. «Dovevano sposarsi in Nigeria, ma gli attacchi e le persecuzioni sempre più gravi perpetrate dai terroristi di Boko Haram hanno spinto i due ad affrontare le difficoltà del viaggio verso l’Europa. A metterli sulle rotte che attraversano i deserti africani è anche l’arrivo di un figlio e la consapevolezza che la propria terra non è più un posto sicuro in cui vivere, nonostante le nozze programmate. I due, infatti, decidono di partire soltanto due settimane prima del matrimonio. Attraversano il Niger e la Libia, ma il viaggio di migliaia di chilometri attraverso il deserto ha un costo caro di soprusi e violenze. Chimiary perderà il bambino proprio in seguito alle percosse subite in uno di quei lager dove i migranti restano parcheggiati alla mercé di aguzzini senza scrupoli, in attesa di prendere il largo a bordo di un barcone». Così, il 7 gennaio 2016, su http://www.redattoresociale.it/

Sì, ma si devono inculcare in un bambino idee sane, perché non si lasci trasportare dai suoi istinti. Gli si possono inculcare idee false e malsane. Molte cose dipendono dall’educazione. Un ragazzo dovrebbe correggere i suoi genitori quando esprimono giudizi razzisti. Non bisogna esitare ad intervenire o essere intimiditi perché si tratta di persone grandi.

– Questo cosa vuole dire? Che si può salvare dal razzismo un ragazzo e non una persona adulta…

– Sì. È più facile. C’è una legge che guida gli individui una volta che sono diventati adulti: non cambiare! Un filosofo ha detto, molto tempo fa: “Qualsiasi essere tende a perseverare nel suo essere”. Si chiamava Spinoza. Più volgarmente si dice: “Non si possono cambiare le strisce di una zebra”. In altri termini, come uno è fatto, è fatto. Per contro, un ragazzo è ancora disponibile, ancora aperto a imparare e formarsi. È per questo motivo che un adulto che crede alla “disuguaglianza delle razze” è più difficile da convincere. I ragazzi, al contrario, possono cambiare. La scuola è fatta apposta per questo, per insegnare ai ragazzi che gli uomini nascono e rimangono uguali nei loro diritti pur essendo diversi, per insegnare che la diversità tra gli uomini è una ricchezza, non un handicap.

 

* Tratto da: “Il razzismo spiegato a mia figlia”, di Tahar Ben Jelloun (Bompiani, 1998). Lo scrittore di origine marocchina parla alla figlia Merièm, che all’epoca della stesura di questo esile volume, ormai diventato un classico (dal linguaggio un po’ superato, a rileggerlo ora) aveva dieci anni. Nell’introduzione spiega: «Ho avuto l’idea di scrivere questo testo il 22 febbraio 1997 quando sono andato con mia figlia alla manifestazione contro il progetto di legge Debré sull’ingresso e sul soggiorno degli stranieri in Francia. Mia figlia, che ha dieci anni, mi ha fatto molte domande. Voleva sapere perché si manifestava, cosa significavano certi slogan, se potesse servire a qualcosa sfilare per strada protestando, eccetera. Fu così che si arrivò a parlare di razzismo».

A me, invece, l’idea di tirarlo giù dallo scaffale è venuta a più riprese, seguendo con disgusto preoccupato il corso sempre più xenofobo della Lega e la quotidiana processione mediatica del suo leader, Matteo Salvini, tra “visite” ai campi rom e “dissertazioni” nei talk show. Poi ieri, leggendo il “Messaggero”, ho visto questo titolo in prima pagina: Roma, caccia all’immigrato: «Vi diamo fuoco», corredato dalla foto di un ragazzo straniero in barella dopo un’aggressione al Centro di accoglienza di Tor Sapienza. E il post su questo libro si è imposto, condividendo totalmente quanto afferma Tahar Ben Jelloun: «Sono partito dal principio che la lotta contro il razzismo comincia con l’educazione».

(Paola Ciccioli)

AGGIORNATO IL 7 LUGLIO 2016

Annunci

Una Risposta


  1. «Il peggio sembra essere passato, la perturbazione si sposta adesso a Sud…»
    Gaffe clamorosa o razzismo (nei confronti del nostro meridione?).
    Questa “perla” del Tg5 mi è stata segnalata ieri dal nostro Lorenzo.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: