“Fox sessista e razzista”. Catherine contro la tv di Murdoch

Giornalista denuncia: il network discrimina. La Herridge accusa: “Promozioni solo se sei bella e giovane”. E parte l’inchiesta federale

di Federico Rampini
NEW YORK – Caterina la Terribile, detta anche “il folletto dell’antiterrorismo”, riuscirà dove non ce l’ha fatta Barack Obama? Ci voleva una anchorwoman esasperata dal sessismo, per scatenare quella che il Daily News definisce una “guerra totale dentro la Fox News”. E se pochi giorni fa Rupert Murdoch aveva ignorato il duro attacco del presidente degli Stati Uniti (“la sua Fox è distruttiva per la crescita dell’America nel lungo termine” ha detto Obama in un’intervista a Rolling Stone), non può sottovalutare l’indagine per discriminazione che investe la sua tv-ammiraglia.
Quarantasei anni, lauree a Harvard e Columbia, una carriera da anchorwoman alla Nbc, poi sbarcata alla Fox come corrispondente da Londra, Catherine Herridge era diventata l’inviata speciale per la Homeland Security e l’antiterrorismo. Per questo, e per i capelli corti come la fatina Julia Roberts in Peter Pan, si era conquistata il nomignolo di “terror pixie”. Adesso è dentro il network di destra che la Herridge vuole seminare il terrore.
Nella tv di Murdoch la politica delle promozioni, la gerarchia degli stipendi e della visibilità sullo schermo, sembra una caricatura moderna di Mad Men: un ambiente da primi anni Sessanta, che ignora le conquiste del femminismo e i diritti civili. Se sei donna, per quanto competente, devi accontentarti di gareggiare in serie B. A meno di avere un fisico degno delle pagine di Playboy, e di sfoggiarlo con disinvoltura, come le varie Megyn Kelly, Kimberly Guilfoyle, Liz Claman. Ma che scandalo c’è, se la tv promuove veline e pin-up? In America lo scandalo c’è. La denuncia della Herridge ha fatto scattare un’indagine federale che può avere conseguenze serie per il network di Murdoch.
La U. S. Employment Opportunity Commission, agenzia federale con poteri di polizia giudiziaria, ha aperto un’istruttoria per “discriminazione sistematica basata su sesso, età, razza”. Possono scattare sanzioni pesanti, l’accusa alla Fox è di aver violato tre leggi fondamentali per l’equo trattamento dei dipendenti di ogni azienda americana: lo Equal Pay Act del 1963 che proibisce di pagare meno le donne a parità di incarico; lo Age Discrimination Act del 1967 che ha messo al bando le sperequazioni basate sull’età; il Civil Rights Act aggiornato al 1991 che esclude la preferenza etnica.
La battaglia della Herridge risale al 2006, quando si vide relegata in un in carico secondario la reporter televisiva cominciò a raccogliere prove sui comportamenti sessisti e razzisti all’interno della Fox: una quarantenne non disponibile e esibirsi in minigonna era già un rudere da scartare; altre ingiustizie hanno danneggiato la carriera di suoi colleghi neri. Ora qualcuno sospetterà gli inquirenti federali di aver colto l’occasione per regolare i conti con “la tv del nemico”. Esasperato dall’informazione faziosa del network, Obama nell’intervista a Rolling Stone paragona Murdoch a William Randolph Hearst: leggendario magnate della stampa americana, che ispirò il personaggio di Citizen Kane nel film di Orson Welles, Hearst usò il suo impero di carta per attaccare il New Deal rooseveltiano.
Ma le accuse di Obama non turbano la Fox quanto l’attacco della Herridge. L’offensiva aperta della anchorwoman infatti rischia di portare alla luce una rivolta interna che serpeggia all’interno del network. Il modello di tv urlata, che ha fatto della Fox il “network di riferimento” del Tea Party, scontenta un numero crescente di giornalisti.
La ribellione prende di mira soprattutto Glenn Beck, il presentatore-agitatore che è diventato uno dei leader della destra populista. Quando Beck organizzò una manifestazione di protesta a Washington il 28 agosto, per molti suoi colleghi stava varcando una soglia. «Quella propaganda scatenata rende sempre più difficile presentare la Fox come una rete d’informazione», hanno confidato alcuni suoi colleghi a un’inchiesta del New York Times Magazine.
In seguito a quegli sfoghi è dovuto intervenire in persona il grande protettore di Beck: il chief executive del gruppo Roger Ailes ha diffuso una circolare interna per diffidare i giornalisti dagli “attacchi personali”. Ma lo stesso Ailes, che ha spostato l’intera News Corp. ancora più a destra da quando Obama è alla Casa Bianca, comincia ad avere dei dubbi. Gli indici di ascolto di Beck stanno calando. E si portano dietro per la prima volta da molto tempo una flessione degli investimenti pubblicitari.

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