Pari opportunità e orrori mediatici da “fine del mondo”

di Roberta Valtorta

sadiqkhan

Apriamo con la foto di Sadiq Kahn, nuovo sindaco di Londra, la riflessione di Roberta Valtorta su stereotipi di genere e ignoranza e inconsapevolezza imperanti su questo delicatissimo tema. Kahn, che tra l’altro è padre di due figlie adolescenti, ha invece subito deciso di vietare l’affissione di manifesti con immagini femminili “dannose” nella metropolitana e sui mezzi di trasporto pubblici. In altre parole: qui si chiacchiera, li si fa.

Nell’ultimo periodo ho pensato di frequente: «Questo è interessante, potrei proporlo a Paola».

Mi sono fermata spesso a riflettere su quello che avrei potuto scrivere, ma ogni volta che aprivo un nuovo file finivo con il guardare per ore la barretta lampeggiante senza riuscire a buttare giù nemmeno una parola. Stavo lì, col vuoto in testa e tra le dita. Il tempo poi passava, io procrastinavo e pensandoci giorni dopo mi sembrava tutto così inutile che lasciavo stare, per buona pace del cestino che si riempiva con le bozze.

Sono passati mesi e ora ho deciso di lanciarmi.

In queste settimane, ho visto cose terribili: orrori mediatici, da social network e linguistici. Ho capito, a mie spese, che purtroppo c’è ancora tanta gente che non comprende, che ci passa sopra, che fa spallucce svalutando sforzi e ricerche.

Qualche tempo fa, nel presentare un lavoro su stereotipi di genere e “donna oggetto”, ho fatto uno dei più grandi errori che si possano commettere in questo mondo: dare per scontato che tutti gli altri la pensino come me. Ero convintissima di ogni parola e per un secondo ho addirittura avuto il dubbio di aver scelto un argomento troppo banale e carico di ovvietà. Non è stato così.

«Altro che “donna oggetto”» – mi sono sentita dire – «certe se la vanno proprio a cercare per come si conciano il sabato sera». E poi: «Io non mi interesso molto di queste cose, ma le donne che fanno casini sulle pari opportunità proprio non le capisco, alcune mi sembrano proprio fuori. A me sembra che tutto vada bene così com’è».

Mi sono sentita a disagio. Tremendamente a disagio. Ho pensato per un attimo di essere io dalla parte sbagliata, di essere io quella che pretende troppo, di essere io quella paranoica e frustrata su cose che sono così, che è giusto che siano così e che saranno sempre così. L’ho pensato, ma poi ho anche realizzato che una delle persone che mi aveva fatto l’osservazione sulle Pari opportunità era una ragazza giovanissima neolaureata in medicina, titolo che se fosse vissuta un secolo fa avrebbe probabilmente raggiunto solo con estremi livelli di sofferenza dovuti a pregiudizio e a discriminazione per il solo fatto di essere una donna. Ma di cosa stiamo parlando?!

grafico ValtortaÈ di qualche settimana fa la notizia riportata da Repubblica secondo cui «le donne pagano ancora dazio quando si tratta di monetizzare la loro professionalità in busta paga»[1]. Il gap di genere è particolarmente rilevante per gli incarichi di più alto livello: esemplificativa mi sembra questa immagine tratta dal “Gender Gap Report 2016”, la panoramica completa sulle differenze di genere nel mercato del lavoro in Italia, fornito dall’Osservatorio JobPricing. Secondo i dati raccolti, in media, in Italia, le donne incassano una RAL (retribuzione annua lorda) di 26.725 euro, contro i 29.985 euro degli uomini: c’è un divario di 12,2 punti percentuali a favore dei primi e, specularmente, le donne guadagnano il 10,9% in meno dei colleghi maschi.

Sembra ancora tanto assurdo parlare di “pari opportunità”?

E ancora, in questi mesi ho letto di Craig Silverman, giornalista e direttore di BuzzFeed Canada[2], che in Italia per il Festival del Giornalismo è casualmente inciampato nella programmazione di Canale 5 del venerdì sera – Ciao Darwin – ed ha reagito “twittando”: «There’s a show on Italian Tv called Ciao Darwin and it’s probably the end of humanity». La risposta di Bonolis e dei creatori dello show è stata quantomeno “paraculosa”: «Silverman ci ha visto in pieno, è quello che volevamo raccontare. È un avvertimento: la fine dell’umanità sta arrivando e la si può guardare, in prima serata». Fondamentalmente mi sembra un po’ difficile attribuire a Ciao Darwin, come gli ideatori stessi fanno, intenzioni sociologiche, antropologiche e culturali, fatto sta che per settimane il suddetto programma è stato ripetutamente il più visto, con uno share medio del 27% che sale al 31% sul target 15-64 anni. La fine dell’umanità, forse, è arrivata davvero.

In tutto ciò, la cosa che mi ha lasciata davvero perplessa è quello che emerge leggendo i commenti del pubblico sulla pagina Facebook del programma.

Valtorta, Fb1Valtorta, Fb 2Valtorta, Fb 3Valtorta, Fb 4Ci sono moltissime persone, soprattutto uomini, che si complimentano per la bellezza delle ragazze: sono «sexy, belle e brave». Una ballerina è una «dea» e l’altra è una «stupenda creatura». Messaggi molto belli che, tuttavia, cambiano improvvisamente di tono quando a commentare si aggiunge qualcuno che chiede che la donna sia rappresentata in modo più decoroso.

Vatorta, messaggi Fb

Partendo dal presupposto che non ho mai capito perché ogni volta che uno/a fa una critica a qualcosa la motivazione debba essere sempre l’invidia (di cosa, non si sa!), il discorso mi lascia un attimo dubbiosa: perché se la valletta seminuda di Ciao Darwin è una «dea» o una «stupenda creatura», una qualsiasi ragazza che decide di farsi un selfie con il medesimo outfit è una «puttana» o una che fa «cose che definire indecenti è un eufemismo»? Perché in televisione piace e nel mondo reale è solo meritevole di pesantissimi insulti?

Si legge in molti commenti il riferimento al compenso: «Queste ragazze lo fanno per lavoro e sono per altro ben pagate!». Che sia questo uno dei motivi dell’altalenante moralismo del nostro Paese? Le donne nella vita reale fanno ciò che vogliono, sono libere e scelgono di andare in discoteca l’8 marzo e di farsi i «selfie mezzenude». Non sono pagate per farlo, ma decidono volontariamente di uscire dalla rigida categorizzazione delle “cose da femmina” e delle “cose da maschio”. Ciò che i signori qui sopra non hanno forse ben chiaro è che sono proprio le rappresentazioni offerte dalla televisione da loro tanto apprezzate che forniscono spunti a cui le ragazze più giovani spesso si ispirano!

Il problema che forse in molti non hanno ancora capito – e qui chiudo – non sta nella singola inquadratura di tette e sederi; per citare Lorello Zanardo, «La verità è, come già abbiamo avuto modo di dire anni fa con “Il Corpo delle Donne”, che alcuni programmi sono realmente la fine del mondo. Non perché mostrano una coscia o una chiappa, e sul far finta di non capire questo punto credo che in molti ci marcino, ma perché non sono più esseri umani quelle caricature umiliate e derise».

[1] “Differenze di genere, la paga delle donne resta più bassa del 10,9%”, Repubblica.it, 8 marzo 2016.

[2] BuzzFeed è un sito web d’informazione che distribuisce articoli attinti dalla rete Internet. Il sito raccoglie notizie dal web, come titoli di giornali online, articoli dai blog, video blog e podcast.

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