Mamme con il taccuino davanti alla Tv (tra ricette e Tangentopoli)

di Chiara Pergamo

Chiara Pergamo 1

Oggi mia madre guardava la Tv con il taccuino: qualche tempo fa le ho svelato l’esistenza di un canale di soli programmi di cucina (Alice, canale 221 del digitale terrestre) e da allora trascorre parte del pomeriggio a sciropparsi cuochi che preparano timballi e pasticceri che imbevono savoiardi per il tiramisù.

Oggi guardava Alice col taccuino per segnarsi la lista della spesa e, perché no, due o tre passaggi per la preparazione di una ricetta nuova: perché va detto, mia madre non è un asso in cucina. Infatti non mi ha insegnato lei a cucinare: detto tra noi, non sarò pronta per Masterchef, ma qualcosa sul tavolo all’ora di cena arriva sempre e non sono ancora vedova, segno che non ho ancora avvelenato il consorte.

Ma se non me l’ha insegnato mamma e l’unica cosa che ho imparato da mia nonna è stata attaccare i bottoni che saltano via dalle camicie, chi mi ha dato l’Abc?

E in tema di Abc: quando ero molto piccola, ancor prima di iniziare la scuola materna, ho detto ai miei genitori che volevo imparare a leggere. Loro, stupiti per questa mia richiesta, sono corsi dalla pediatra per chiederle se soffrissi di qualche disturbo mentale (sì, ci sono rimasta male anche io scoprendolo anni dopo!): ovviamente la pediatra trasalì a questa richiesta e domandò quali strani segni manifestassi. Prima di compiere i tre anni facevo lo spelling delle parole, questo era per loro il segno del demonio: ma quand’è che qualcuno me lo aveva insegnato? La risposta era sotto gli occhi di tutti: fin da piccolissima guardavo La ruota della fortuna di Mike Bongiorno. Anche a essere più deficienti di Peppa Pig, dopo giorni e giorni di “A come Ancona, B come Bologna” una lo impara l’alfabeto, le viene il desiderio di andare oltre lo spelling fine a se stesso (o a far girare le caselline sul tabellone ad Antonella Elia).

Mike Bongiorno e Antonella Elia nell'edizione 1996 della Ruota della fortuna

Mike Bongiorno e Antonella Elia nell’edizione 1996 della Ruota della fortuna

In entrambi i casi ho il forte sospetto che ad insegnarmi qualcosa sia stata la Tv: sono sempre stata sostenitrice della “Buona Maestra Televisione”, riprendendo il titolo di un saggio di Aldo Grasso, pur riconoscendo i forti limiti di questo mezzo, mai esente da scivoloni di proporzioni cosmiche, ma anche impreziosito da contenuti di qualità (o, per lo meno, salvabili) che talvolta vengono snobbati. Io sono una fan del Non è mai troppo tardi” del maestro Manzi: negli anni ’50 gli Italiani imparavano a leggere e a scrivere grazie al Canale Nazionale della televisione, io nel ’92 iniziavo a fare lo spelling delle parole – arrivata alla scuola materna venivo guardata come una guru perché leggevo davvero e non facevo solo finta – e oggi, Anno Domini 2015, mia madre impara che nella pasta all’uovo non ci va il lievito (l’ho detto che non è proprio un drago ai fornelli…).

Si può davvero imparare qualcosa dalla Tv? Da un mezzo che manda in onda tanta spazzatura, che sembra attirare a sé solo gli stolti e che in certi giorni sarebbe meglio non avere, se non altro per i 113€ di canone a inizio anno. Proviamo con un altro esempio: mentre io cucciola guardavo girare la Ruota, l’Italia stava affrontando uno dei periodi più grigi della sua storia recente, quello di Tangentopoli. Allora ero troppo piccola per capire e col passare degli anni non l’ho mai studiata a scuola, l’ho solo avuta in orecchio qualche volta, ma senza un quadro realmente delineato dei fatti: in queste settimane è andata in onda su Sky Atlantic (canale 110 di Sky) una serie ideata e interpretata, tra gli altri, da Stefano Accorsi dall’evocativo titolo di “1992”. Il risultato della serie è stato di raccontare un anno così significativo e controverso, ricordandolo a chi lo ha vissuto e spiegandolo a chi ancora non era nato o era troppo piccolo per capire. Devo dire che ha funzionato: sul divano di casa abbiamo seguito la serie con interesse, una nata nel 1990 e uno nel 1989, quindi l’interesse di chi all’epoca aveva in testa più i Lego che la stabilità politica del Paese. Condita da una trama di fiction – complessivamente ben scritta, ma è solo una questione di gusto – la narrazione dei fatti storici è stata precisa, puntuale e mai noiosa, di quelle che fanno venir voglia di saperne di più.

Chiara Pergamo 3

Perché è vero che sono passati più di vent’anni, ma non è mai troppo tardi: per noi per conoscere Tangentopoli, per mia madre per imparare a cucinare il filetto e per tutti per comprendere che è possibile, dopo un accurato dribbling di contenitori del pomeriggio, varietà del sabato sera e pubblicità di Banderas che parla con le galline, trovare qualcosa che davvero ci permetta di imparare qualcosa, apprendere, approfondire, se serve anche aiutandosi col taccuino.

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