No, no: il training dell’anima con Belén non si può

di Chiara Pergamo

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Chiara Pergamo, per sua stessa ammissione, si nutre da sempre di televisione. Ma, quando aveva l’età della bambina di questa foto, i Teletubbies erano di là da venire

Io ho 24 anni e una memoria che è un prodigioso container di informazioni inutili, un tir di fuffa: tra le facezie immagazzinate, quelle in ambito televisivo occupano numerose piegoline del mio cervello. Un bel po’ di anni fa, in un periodo in cui mi bastavano le dita di una mano sola per indicare la mia età, nel pomeriggio di Canale 5 andava in onda il programma Agenzia Matrimoniale, condotto da Marta Flavi, all’epoca moglie di Maurizio Costanzo, terza di quattro prima di Maria De Filippi: a parte che ho sempre trovato simpatico questo avvicendamento delle mogli di Costanzo nella fascia post-prandiale della rete ammiraglia di Mediaset, mi sono trovata a ripensare ad “Agenzia Matrimoniale” in questi giorni (sì, “ripensare” presuppone che lo guardassi e, non senza vergogna, ammetto che a 4 anni, messe giù le Barbie, guardavo la Marta Flavi).

 

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Antiquariato televisivo: Marta Flavi e la sua “Agenzia matrimoniale”

Il programma in sé era semplice e lineare, Wikipedia lo descrive così: «Nel salotto ogni giorno si incontravano “cuori solitari” in cerca di un’anima gemella, si combinavano appuntamenti, oppure si ascoltavano le esperienze di coppie con problemi che la conduttrice cercava di risolvere con buoni consigli». Era proprio quello, un salotto con ospiti spesso dalle acconciature improbabili che andavano a chiedere consigli di natura sentimentale o su come comportarsi in certe situazioni, magistralmente consigliati dalla conduttrice: il programma ha tenuto botta per qualche anno, fino al suo naturale esaurimento nella stagione 1994-95, che lo ha portato alla chiusura per scarsi ascolti. Lo show non era granché brioso, quattro chiacchiere da salotto, la richiesta di consigli sulla vita matrimoniale (all’ex moglie di Costanzo? Boh…) e un paio di rassicurazioni sul fatto che «Dai, che vai bene così: chi non ti ama non ti merita». O non accetta la tua messa in piega, ma erano altri tempi, parrucchieristicamente parlando.

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Pensierosa o scocciata? Belén in un momento del programma di Italia 1 andato in vacanza (per sempre) a giugno

Voliamo di botto ai giorni nostri: pochi mesi fa, il direttore di Italia 1 Luca Tiraboschi ha deciso di trovare nuovi programmi da inserire nel pomeriggio della rete giovane di Mediaset: sono stati scelti Vecchi bastardi, show di candid camera dal titolo elegantissimo, Urban Wild, che racconta il lato più “selvaggio” delle nostre città, e Come [mi] vorrei, con le quadre perché sì. Quest’ultimo è un programma condotto da Belén Rodriguez, onnipresente protagonista dei palinsesti italici, moglie e madre, come non mancano mai di ricordarci le riviste di gossip, e modella bellona, come ci ricordano le pubblicità che la vedono languidamente stravaccata da qualche parte. Trattasi (sarebbe meglio dire si è trattato, perché è svanito dagli schermi in anticipo sull’estate) di un programma in cui  ragazze un po’ insicure e discretamente complessate si rivolgono alla sapiente conduttrice per risolvere un problema che le angustia: una le chiede consigli sulla sua storia d’amore ballerina che non sa se troncare o meno, un’altra non sa come dire al padre che non riesce ad accettare il suo desiderio di rifarsi una famiglia dopo il divorzio dalla prima moglie, un’altra ancora vorrebbe un aiuto per scegliere l’abito per le sue imminenti nozze. Insomma, non è che sia (sia stato) un programmone, ma soprattutto ha un po’ il sapore del salotto della Marta Flavi, anche se non c’è il divano e c’è la bella Belén a guidare il cocchio. Ecco, anche lì: perché Belén Rodriguez? Serviva una donna capace di aiutare con fare complice altre ragazze, una che adesso è mamma e allora è autorizzata ad usare il tono materno perché, se hai partorito, socialmente puoi?

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Belén Rodriguez paparazzata con il suo bambino

Come [mi] vorrei è partito in aprile e – come ho detto prima – si è chiuso a giugno per gli ascolti veramente scarsi, ma forse anche perché non si notava la pertinenza tra l’affascinante e civettuola modella argentina e le sue giovani ospiti un po’ insipide. Come ha fatto, quindi, un programma così a far parlare di sé? A breve distanza dalla messa in onda della prima puntata, è apparsa online una petizione firmata da una studentessa, Camilla, che muoveva vibrate critiche al nuovo show e ne chiedeva la chiusura immediata: lo si tacciava di maschilismo, di essere veicolo di beceri stereotipi che offendevano la dignità della donna e principale responsabile di ciò era la conduttrice, coi suoi commenti taglienti e acidelli che mettevano in imbarazzo l’ospite della puntata. Letta ogni singola riga della petizione, pienamente condivisibile nei suoi contenuti, a uno viene istintivo guardare anche il video con la replica della puntata allegato da Camilla in calce al suo scritto: assolutamente confermata ogni sua sottolineatura, poiché protagonista dell’episodio era una ragazza che, sentendosi bruttina e insicura, chiedeva consigli per conquistare un uomo che le piaceva ma di cui temeva il rifiuto, e Belén cominciava a elencare i suoi difetti senza pietà e a lasciarle intendere che un due di picche non era un’ipotesi, ma una certezza e sarebbe stato pure meritato.

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La petizione di Camilla per la chiusura di “Come [mi] vorrei” era stata rilanciata da Change.org

 Ma allora io che programma ho visto? A costo di sentirmi bipolare, giuro che i tre episodi di Come [mi] vorrei che mi sono sciroppata – al solo scopo di scrivere questo post, non per interesse personale – erano di un’altra pasta! Diciamo che le cose sono andate così: Tiraboschi vuole un programma nuovo per dedicare il pomeriggio di Italia 1 ai giovani maschi e femmine, diciamo la fascia post-pubertà, che per i pischelli e i poppanti c’è già un vasto bouquet di canali. Trovando chiuso l’Invenzionificio di Mediaset (so che non esiste davvero un luogo così, ma mi piace immaginarlo, come la fabbrica di Babbo Natale) decide di ispirarsi ad un format già esistente, lo show americano Plain Jane: è un programmino semplice semplice in cui in ogni episodio una ragazza è sottoposta aun training di una settimana in cui le si fanno affrontare a una a una tutte le sue fobie allo scopo di superare quella più grossa, ossia dichiararsi al suo amico di cui è innamorata da tempo. Per aiutarla, le si inocula una dose di fiducia facendola passare dalle abili mani di parrucchiere e make-up artist e lasciando che ad accompagnare la ragazza nel suo percorso sia la conduttrice, affermata modella: ovviamente a fine puntata l’amico, che fino a quel momento non sa da chi ha ricevuto l’invito a questo appuntamento al buio, vedendo la tipa messa lì in tenuta da combattimento, crolla inebetito e vivono tutti felici e contenti.

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Carla Gozzi, co-conduttrice di “Ma come ti vesti” su Real Time

A Tiraboschi deve essere piaciuta la storia e avrà pensato di volere lo stesso programma nel suo pomeriggio, mettendo alla conduzione Belén ma facendole assumere un tono luciferino e criticone che neanche Enzo&Carla (dai, ce li avete presente, no? “Ma come ti vesti?!”): il risultato è stata la prima puntata di Come [mi] vorrei, quella che Camilla ha trovato gradevole come una bestemmia in chiesa.

Senza voler fare quella che la sa lunga, si chiama “Puntata Zero” o “pilota”: la puntata pilota serve perché, quando si vuole lanciare un programma nuovo, anziché buttarsi nel vuoto se ne mostra un episodio a un gruppo di spettatori (generalmente un focus group) e si chiede loro di esprimere pareri e commenti in merito. Probabilmente nel focus group c’erano un sacco di Camille (non i tortini alla carota, ça va sans dire…), quindi gli autori hanno preferito cambiare registro per evitare di far incorrere il programma in una morte precoce: purtroppo il loro progetto è fallito ugualmente e Come [mi] vorrei si è ritirato dalle scene tra le lacrime di una folla numerosa come quella che ha accolto in aeroporto i calciatori Azzurri rientrati dal Brasile, roba che c’è più gente in coda alla Posta.

Nazionale

Andrea Pirlo e molte sedie vuote al rientro della Nazionale di calcio dai Mondiali del Brasile

A fine agosto sono stati resi noti i palinsesti per il prossimo autunno televisivo e non è stato previsto per Italia Uno il ritorno di Come [mi] vorrei né sono in programma show similari: l’esperimento si dichiara concluso.

Tutto questo per dire che: ci sono quei giorni in cui noi esseri umani ci svegliamo col viso del colore dell’acqua sporca nel secchio del Mocio, quelli in cui siamo scarmigliati, con le occhiaie fino al mento e le cispe sulle palpebre: per noi donne, poi, questi giorni sono un po’ più difficili perché siamo più sensibili al gusto e amiamo le cose belle. Se abbiamo un momento un po’ così, tra il grigio e il bigio, la prossima volta invitiamo un’amica per un tè, leggiamo un bel romanzo, dedichiamoci allo svacco rilassato sulla TV e guardiamoci Grease ma, per favore, non chiediamo aiuto a Belén: non affidiamo il training della nostra anima a chi non ha qualifiche per farlo, contiamo un po’ di più su noi stesse e sui buoni consigli di qualche amicizia fidata e così sarà più facile capire davvero “come mi vorrei”, senza le quadre.

4 Risposte

  1. Insomma, se hai bisogno di una mano guarda in fondo al tuo braccio ma fanne buon uso se digiti sul telecomando😀

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  2. Mi sa che ci rimane ben poco da digitare…grazie Chiara per questa interessante riflessione. Occorre far muro contro tali attentati alla nostra dignità e intelligenza.

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