Senza salvagente

di Elena Novati*

Girl with the Blu Dress

“Girl with the blu dress” di Eman Hakim

E. non è una di quelle persone che si definirebbero “comuni”, non perché abbia caratteristiche fisiche tali da espellerla dal genere umano, ma perché ha alcune caratteristiche di personalità tali da renderla una donna rara; prima fra tutte queste caratteristiche c’è la sua particolare attitudine a non fare mai scelte di comodo, a non aggrapparsi alla monotonia sicura, a cercare in sé quello che non trova negli altri. Insomma, lei non vuole mai salvagente a cui aggrapparsi: piuttosto che stare a galla malamente, fa un lungo respiro e si prepara all’apnea; come si fa a risalire, altrimenti? Non si potrebbe dire nulla di lei, se non prima di averci condiviso almeno un solo bicchiere di vino, perché non gioca a fare l’attrice protagonista al centro del palco.

La verità è che non è facile essere così onesti intellettualmente, non sempre si riesce a seguire se stessi senza cercare di dare almeno una minima giustificazione, o una minima scusa, a ciò che facciamo mentre stiamo umanamente andando a sbattere contro un muro (nemmeno sempre di gomma). Se ci fosse bisogno di un sinonimo della parola “realtà”, probabilmente avrebbe il suo nome, ma non fraintendete il termine “realtà” con quello di “razionalità”: non è sempre obbligatorio essere razionali per rendersi conto di quel che stiamo facendo, anche quando sbagliamo; è sufficiente saper ammettere le proprie debolezze ed i propri limiti, cercando di imparare a vederci come involucri delle nostre contraddizioni.

Girl with the Blu Dress

Lei è capace di farlo ogni giorno della sua esistenza, non senza fatica, non senza qualche frustrazione, non senza la voglia – a volte – di chiedersi perché abbia preso certe decisioni; tuttavia non la senti piangersi addosso, al massimo si ride addosso per sdrammatizzare e torna a prendere le redini della propria vita (esiste un modo meno obsoleto e romantico per esprimere lo stesso concetto? Mi sento a disagio, a titolo informativo) solo un po’ più consapevole di prima. Potrebbe sembrare il ritratto della donna d’acciaio, di quella che passa attraverso i giorni senza batter ciglio, con il fatalismo di chi vive in bilico senza sapersi, né volersi, aspettare qualcosa, una di quelle persone che non si attende nulla perché almeno non rischia altrettanto, invece è l’esatto opposto: sa riporre fiducia, anche nelle persone sbagliate, si aspetta che gli altri siano migliori di quanto – spesso – accade, si ri-definisce ogni giorno sulla base di quel che ha fatto/deciso/capito sino al giorno precedente. Quel che non si aspetta, invece, coincide in fondo con quello che nemmeno vuole: le parole dette e gettate via, come se fuori dai contesti specifici, fuori dai momenti in cui sono state dette, si svuotassero di ogni valore. Per questo, ovvero per ciò che non si vuole aspettare, diventa ancora e sempre più reale, ma non smette mai di credere nel resto e di affrontare ogni tassello ed ogni contrasto dentro di sé; questo è il tipo di forza di cui forse dovremmo voler essere tutti capaci.

Oltretutto, sa camminare benissimo sui tacchi.

*Il sabato è il giorno di Elena e dei suoi “ritratti”. Questo è il primo. Nel post che segue sarà lei stessa a spiegare come, quando e perché le è nata l’idea di disegnare con le parole profili di donna.

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