Lo sguardo di un’appassionata d’arte sulle città colorate di Domenico David

Testo e foto di Laura Bartolommei*

Laura, foto 3

Il Colosseo di Domenico David

“Ceci n’est pas…”: il titolo della personale di Domenico David alla Galleria d’arte San Barnaba di Milano rimanda alla celebre serie di quadri di René Magritte Ceci n’est pas une pipe, manifesto della decontestualizzazione dell’opera d’arte, della messa in discussione dell’illusionismo pittorico.

Così Domenico David, mentre si avvicina maggiormente, rispetto ai suoi lavori precedenti, ad una rappresentazione mimetica del reale (i protagonisti delle tele sono immediatamente riconoscibili in quanto monumenti simbolo delle nostre città), vuole avvertire lo spettatore: “questa non è la realtà”.

No, certo che no, ceci n’est pas, queste non sono cartoline e nemmeno vedute, sono colori, linee, luci. Sono fantasmi, simboli, segni di una civiltà.

Laura, foto 2

Molto bella questa foto scattata da Laura all’esterno della Galleria d’arte San Barnaba: la città di Milano si riflette nel suo simbolo, il Duomo

Accolgono il visitatore dalle vetrine su strada i due “ritratti” del Duomo di Milano e della Mole Antonelliana. Un “duomo sofferto”, come lo ha definito l’autore con un aggettivo che di solito si usa per descrivere un volto, e una Mole evanescente, che ossimoro! I due monumenti si stagliano in primo piano abbagliati da una violenta luce bianca artificiale che proviene da destra e li fa drammaticamente emergere da un fondo scuro, blu, che pure è luminoso, vibratile.

All’interno della galleria la parete di sinistra ospita altre quattro opere della stessa serie, dedicate al Colosseo, in due versioni, a Palazzo Vecchio di Firenze e all’Arena di Verona.

Laura, foto 1

L’Arena di Verona. La mostra di Domenico David resterà aperta fino al 28 marzo

Le architetture non hanno nulla di architettonico, sembrano sospese nell’aria, nel colore, segni immediatamente riconoscibili di un passato che si fa eterno dialogano con l’immanenza del presente, eccole qui, apparizioni improvvise rivelate dal flash di un’istantanea, anzi dal bagliore di cento riflettori.

Sulle pareti di destra delle galleria sono esposti alcuni lavori precedenti dell’artista.

Le forme si fanno qui ancora più sintetiche, gli edifici diventano puri volumi, a volte disposti a piccoli gruppi a volte solitari. Leggere variazioni nei rapporti tra gli elementi caratterizzano le singole tele. Variazioni in rosso, blu, verde, sul tema. Anche qui sono lame di luce intensa e artificiale a rivelare le forme di un paesaggio notturno contemporaneo e disabitato. Le pennellate di luce bianca hanno uno spessore materico denso che contrasta con la stesura magra del fondo che tuttavia non è piatto e uniforme ma, illuminato dall’interno, riverbera di luce.

La notte di David non è oscura, anzi, è di volta in volta rossa, blu, viola, verde e anche quando è nera non è mai buia.

Laura.

Laura Bartolommei con uno dei suoi tre gratti (immagine da Facebook)

*Appassionata d’arte e con una preparazione accademica all’altezza della sua passione, Laura Bartolommei è anche campionessa di tennistavolo. Nella speranza che scriva per noi presto anche di questo sport e delle ragazze di ogni età che lo praticano, diamo la benvenuta alla sua prima recensione per “Donne della realtà”. (p.c.)

(La mostra di Domenico David rimarrà aperta fino al 28 marzo)

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