«Quei ragazzi tristi che hanno dovuto lasciare l’Europa»

di Antonella Pagnanelli, da Calgary*

Antonella Pagnanelli

Antonella Pagnanelli

Stasera ho cenato in un bar/ristorantino in centro a Calgary: città molto ricca (qua ci sono gas e petrolio alla grande e infatti è piena di americani). La mia cameriera era una ragazza scozzese, sulla venticinquina: passa nel ristorante 13/14 ore a giorno, delle quali tre nel pomeriggio sono di pausa (ma lei vive troppo lontano dal centro per andare a riposarsi un po’ a casa). Prende 9 dollari canadesi, circa 7 euro, LORDI l’ora. È qui da due mesi, con il suo ragazzo che ha un lavoro “normale”. Lei mi ha ripetuto cento volte, in pochi minuti, di essere tanto stanca. Mi ha fatto vedere le braccia piene di eczema per lo stress… Le ho chiesto se mangiasse adeguatamente e mi ha risposto mica tanto e che ha perso quattro chili in due mesi.

Queste (anche) sono le storie dei ragazzi che oggi lasciano l’Europa in cerca di un lavoro… Se sei qualificato, magari all’estero guadagni anche molto bene. Ma se non lo sei, ti sfruttano e basta.

Anche a Vancouver avevo incontrato un ragazzo giovane, che aveva lavorato un anno a NY e ora era da un anno a Vancouver, impiegato come responsabile della qualità in una buona azienda. Eppure, dietro l’apparenza sbarazzina e “scafata”, aveva tanta malinconia e voglia di rientrare in Italia… perché ha lì i suoi fratelli, la madre anziana… Mi diceva: «Qua si sta benissimo, ottima qualità della vita, un buon lavoro, civiltà e rispetto… ma dentro mi sento spezzato in due».

A questi ragazzi abbiamo rovinato la vita e negato un futuro sereno a casa loro… La vita dell’emigrante è dura, per lavoro ne ho conosciuti tantissimi, di prima, seconda, terza generazione… Quasi tutti ti dicono che non tornerebbero mai in Italia a vivere, ma tutti quando parlano dell’Italia hanno i lucciconi agli occhi.

Il punto è che c’è stata una generazione che ha vissuto la guerra, che ha lottato per la Libertà e per il lavoro… Poi è arrivata una generazione che è campata di rendita, pensando che il benessere acquisito fosse ormai irreversibile.

Invece non lo era.

Mi sembra di vedere tante aziende, rese grandi da chi le ha fondate e le ha fatte crescere, con passione, con fatica e dedizione… E poi è arrivata la seconda generazione: belle macchine, bella casa, bella vita… ruoli dirigenziali senza aver prima lavorato un giorno nella vita… soldi a bizzeffe, aziende su cui i padri avevano investito, munte dai figli come fossero vacche…

L’Italia di oggi la vedo così e mi dispiace tanto per questi ragazzi. Andare all’estero è la cosa più bella del mondo, se lo fai per scelta.

Ma se lo fai per necessità…

* Antonella Pagnanelli è export manager di una grande azienda italiana. È sempre in viaggio e sulla sua pagina Facebook racconta avventure e disavventure ma anche le impressioni che le danno le città e gli incontri. Salendo e scendendo dagli aerei, ha sempre l’occhio puntato su quel che succede in Italia e inevitabilmente fa il confronto con quanto succede negli altri paesi. Questa sua riflessione, del 29 ottobre, mi sembrava appropriata per il nostro blog e le ho chiesto il permesso di pubblicarla. Eccola. (p.c.)

4 Risposte

  1. condivido le osservazioni di Antonella sull’importanza di poter scegliere e di non sentirsi costretti ad allonarsi dal proprio paese per avere nuove opportunità; anche se sempre più spesso ci si allontana solo per … “avere una vita normale” …. a qs proposito segnalo l’articolo recentemente pubblicato sul blog https://donnedellarealta.wordpress.com/2014/09/03/italians-abroad-abbiamo-fatto-tremila-chilometri-per-avere-una-vita-normale/

    Mi piace

  2. ps non ho trovato la pagina di FB di Antonella, altrimenti avrei segnalato anche a lei il ns articolo …

    Mi piace

  3. Eh, sarebbe molto importante che tu ti mettessi in contatto con lei. Hai cercato tra i miei amici FB?

    Mi piace

  4. no pero’ posso provarci

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

#SFF2016

4/5/6 novembre 2016 - Chiostro "Nina Vinchi" - Piccolo Teatro Grassi - Milano

Donne della realta's Blog

Dove sono finite le donne che lavorano, che studiano, che coltivano i sogni con la fatica, che cercano di non piegarsi alla precarietà?

unaeccezione

... avessi più tempo sbaglierei con più calma.

agoradellavoro

Per incontrarsi, ribellarsi, progettare. Accade a Milano

blogcartebollate

il blog di CarteBollate

il ricciocorno schiattoso

ci sono creature fantastiche, ma è difficile trovarle

Impariamo la Costituzione

un articolo a settimana

Rage against the world

Noi vogliamo uguaglianza con ogni mezzo necessario

slanthings

we live in an age when unnecessary things are our only necessities

the POP CORNERS

Pop corn d'angolo

Se Non Ora Quando Milano

Se non le donne chi?

RIHLA SAIDA

photoblog of a restless wanderer

Libreria delle Donne Bologna

"C'è tutto ciò che c'è quando ha tutto ciò che ha dove c'è quello che c'è" (G. Stein)

Aspettare stanca

per una presenza qualificata delle donne in politica e nei luoghi decisionali

giustizia mediazione civile

giustizia e mediazione civile

cronichlesofmari

the open diary of mari key

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: