Riscritture di omicidi estivi

Michela Murgia

Michela Murgia

di Michela Murgia 

Un’altra donna morta.

Un altro uomo assassino.

Un altro giornalistico “raptus di gelosia”.

Lo so, sono ossessiva, ma finché non smette di succedere io non ci riesco a smettere di dire che sta succedendo. Faccio un gioco, dai. Loro danno la notizia così, io la riscrivo come dovrebbe essere scritta per essere rispettosa di vittime e lettori.


Notizia originale di oggi su Repubblica.it

Fano, uccide la moglie in un raptus di gelosia

L’uomo, di origini albanesi, ha accoltellato la donna, che ha tentato di difendersi inutilmente, dopo un violento litigio davanti ai quattro figli. Poi ha chiamato la polizia che lo ha arrestato

Un albanese ha ucciso la moglie questo pomeriggio, poco prima delle 16, a Fano, nell’abitazione della coppia in via Goldoni. Sembra che l’omicidio sia da attribuire alla gelosia dell’uomo nei confronti della vittima. L’uomo, che è un muratore di 40 anni, incensurato, ha accoltellato la moglie, 32 anni, al culmine di un litigio. La coppia ha 4 figli. L’albanese subito dopo l’omicidio si è costituito alla polizia. Ora è in commissariato in stato d’arresto. La vittima si chiamerebbe Mariola e l’aggressione sarebbe avvenuta davanti ai figli della coppia. L’uxoricida avrebbe infierito più volte con un coltello sulla vittima, che ha cercato inutilmente di difendersi.


La protagonista di questa notizia è la donna assassinata, che aveva un nome, una vita e degli affetti: il titolo di Repubblica mette invece come soggetto dell’azione l’omicida, facendo apparire la morte della donna come una conseguenza accessoria del suo agire. La specificazione che la donna uccisa fosse moglie dell’uccisore, così come esposta nel titolo, rende dominante il ruolo familiare della morta rispetto alla sua individualità. C’è molta differenza tra dire che un uomo ha ucciso una donna e dire che un marito ha ucciso sua moglie. Che i due fossero albanesi non ha alcuna rilevanza nel contesto, a meno che non ci siano ragioni statistiche per collegare il femminicidio alla provenienza delle persone coinvolte. L’omicidio non è da attribuire alla gelosia, come dice assurdamente il giornalista, ma all’uomo e al coltello che ha affondato ripetutamente sul corpo inerme della donna. La gelosia non uccide le donne: le uccidono gli uomini. Se l’uomo ha dichiarato di averla uccisa per gelosia, quella è la sua giustificazione: se il giornalista la ripete senza evidenziare la futilità del motivo, se ne sta facendo garante davanti al lettore. Se poi l’omicida era davvero preda di un raptus – quindi incapace di intendere – lo deciderà il perito medico in tribunale: non spetta al giornalista stabilirlo, tantomeno nel titolo.


Nel giornale che vorrei la notizia sarebbe stata data così:


Fano, giovane donna uccisa a coltellate davanti ai suoi figli.

Arrestato l’autore del violento femminicidio: era il marito.

Mariola F. aveva 32 anni e faceva la casalinga. Aveva quattro figli piccoli ed è proprio davanti a loro che oggi alle 16 suo marito S. F. l’ha assassinata alla fine di un litigio per futili motivi, accoltellandola ripetutamente mentre lei cercava senza esito di difendersi. Dopo aver compiuto l’efferato femminicidio l’assassino, un muratore di 40 anni, si è costituito alla polizia e ora si trova in stato di arresto al commissariato di Fano. I figli della coppia sono stati affidati ai nonni materni. Le donne che subiscono violenza psichica o fisica, fuori o dentro le mura di casa, possono denunciare chi le minaccia al numero 06.37.51.82.82 dell’associazione Telefono Rosa, dove troveranno protezione e supporto legale e psicologico.

(l’immagine in alto è di Anarkikka. Nella riscrittura dell’articolo ho tenuto conto delle indicazioni del codice etico stilato sul sito di femminismi.it)

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