Dal sito di Michela Murgia: Maschi, cose del genere

Il femminismo non è un cappotto vintage: basta col modello di donna come eterna promessa erotica

di Michela Murgia

Io sono sinceramente grata a Silvio Berlusconi. Senza le sue gaffes cialtrone con donne di ogni circostanza, senza l’imposizione televisiva di una estetica femminile da cabina di camion e soprattutto senza l’esiziale senso dell’umorismo di cui Rosy Bindi ha potuto apprezzare in diretta le sottili sfumature, la mia generazione avrebbe continuato a trattare il femminismo alla stregua di un cappotto vintage, convinta che avesse già esaurito la sua ragion d’essere.  Invece il presidente del Consiglio, benché senza alcun merito di volontà, ha riacceso l’attenzione trasversale di migliaia di persone su un certo modo di pensare alla donna, e sulla concezione distorta del corpo e del ruolo femminile che ci sta dietro; pertanto tutti possiamo essere contenti se oggi si sono moltiplicate le proteste, le raccolte di firme, le riflessioni nei dibattitti, televisivi e non, sui forum web, a scuola e sui tram. Personalmente sarei anche più contenta se tutto questo non si fermasse ad espressione epidermica di fastidio tra una puntata di Uomini e Donne e un gossip su Corona e Belen, ma se serve per cominciare mi adatto. Quello a cui non mi adatto è che, anche a questo giro di indignazione, al conteggio mi manca il maschio.

Non che gli uomini non si stiano esprimendo con chiarezza contro la discriminazione della donna, anzi. Il fatto è che in questa storia dei generi tutti concentrano l’attenzione e la protesta esclusivamente su quello, come se davvero l’imposizione dei modelli di genere fosse una “questione femminile”. Partendo tutti da quella convinzione, poca o nessuna riflessione viene fatta sul lato maschile della medaglia, e sul fatto che ad ogni modello invivibile di donna corrisponda un contrappeso per l’uomo altrettanto pesante da sostenere. Al falso della donna candida e indifesa, la Rosa Mystica che il ministro Carfagna ha voluto come metafora del genere femminile nello spot contro la violenza, deve corrispondere per forza il falso del difensore senza macchia, forte e coraggioso, paradossalmente proprio quel “soldato per ogni bella ragazza” che Berlusconi lamentava di non poterci mettere a disposizione. In quel quadro di falsi il posto vuoto è per Rambo, o per la sua declinazione padana in ronda. Al falso della donna televisiva senza difetti, bellissima e sensuale promessa erotica, corrisponde inevitabilmente il falso dell’uomo sempre all’altezza della situazione, sia nel fisico che nella prestazione. Interi TIR di pastiglie blu viaggiano sulle strade incontro a questa illusione. Al falso della donna in carriera, assente dai consigli di amministrazione reali, ma presente negli  spot in cui vogliono venderci qualcosa per cui noi valiamo, corrisponde il falso dell’uomo performer che non sbaglia un colpo e che ha successo e soldi, perché ovviamente nessuna manager che si rispetti si accontenterebbe di qualcosa di meno. Se invece l’uomo normale ha a malapena i soldi per offrire un aperitivo dopo l’ufficio, è probabile che preferisca cenare da solo a pane e inadeguatezza.

È vero che come donna sono stanca di vedermi rappresentata come Rosa Mystica dalla stessa cultura che mi mette in tv a fare il balletto in tanga sotto la doccia, ma da uomo sarei altrettanto stanca di vedermi proposto solo come idiota palestrato, pronto a tutto per un decoder, con un’auto in linea con questi standard virili e l’occhio di falco predatore sulla prima Rosa Mystica che passa. Una fatica immane, oltrettutto. Gli uomini che si oppongono ai falsi modelli femminili stanno lottando anche per la sopravvivenza della loro normalità, qualcuno dovrebbe dirglielo.

Vai all’articolo originale sul sito della scrittrice

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