Le donne dell’Assemblea Costituente

Il 2 giugno a Codevilla la consegna della Costituzione da parte del sindaco Marco Dapiaggi alle ragazze e ai ragazzi che hanno compiuto 18 anni assume un significato speciale. In questo paese in provincia di Pavia, infatti, il 29 settembre del 1906 nasceva Maria Maddalena Rossi, Madre Costituente, donna di Pace, organizzatrice nell’immediato dopoguerra dei “Treni della felicità” per sfamare, curare e dare speranza a migliaia di bambine e bambini. A lei lo studioso Francesco Di Giorgio ha dedicato il bel volume Il dopoguerra nel lazio Meridionale: la ricostruzione, i bimbi di Cassino e Maria Maddalena Rossi. Madre della Repubblica (Arte Stampa Editore 2020).

Foto di Paola Ciccioli

Con il consenso dell’autore, che ringraziamo, riportiamo un brano del libro per festeggiare insieme la Repubblica italiana scelta con il referendum istituzionale anche dalle donne, per la prima volta al voto in una consultazione politica.

di Francesco Di Giorgio

Nell’ottobre del 1944 la Commissione dell’UDI per il voto alle donne, unitamente ad altre associazioni, presentò al Governo Bonomi un documento nel quale poneva il problema della inevitabilità di concedere tale diritto.

Il primo febbraio 1945 la data storica: on un decreto legislativo il Consiglio dei Ministri, presieduto da Ivanoe Bonomi, su proposta di Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi, si riconosce non solo il voto, ma anche la eleggibilità delle donne. Il 2 giugno 1946 il grande appuntamento: le elezioni a suffragio universale per eleggere i rappresentanti all’Assemblea Costituente.

Nella mattinata il Corriere della sera esce in edicola con l’articolo intitolato “senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invita le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra. La motivazione è: “siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto rendendo nullo il voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“. All’esito del voto risultarono elette 21 donne. Sono passate alla storia come “madri della Repubblica”. I loro nomi: Maria Maddalena Rossi, Adele Ciufoli Bei, Nilde Jotti, Teresa Mattei, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini, Nadia Gallico Spano tutte appartenenti al Partito Comunista Italiano; Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Maria Unterrichter Iervolino, Filomena Delli Castelli, Maria Federici Agamben, Angela Gotelli, Angela Guidi Cingolani, Maria Nicotra Verzotto, Vittoria Titomanlio tutte appartenenti al partito della Democrazia Cristiana; Bianca Bianchi, Lina Merlin, Angiola Minella Molinari del Partito Socialista Italiano e Ottavia Penna Buscemi del partito dell’Uomo Qualunque.

Questa la rappresentazione delle ventuno elette da parte della Domenica del Corriere, settimanale popolare in quegli anni: “Se già durante la breve vita della Consulta nazionale apparvero a Montecitorio le rappresentanti femminili, a consacrare la partecipazione della donna alla vita pubblica – e diedero prova di preparazione e di una oratoria stringata ed efficace – queste deputatesse che siedono oggi fra i 556 componenti della Assemblea Costituente sono in realtà le prime rappresentanti elette dal suffragio popolare. Laureate o lavoratrici, tutte hanno cooperato con slancio al movimento femminile, alla Resistenza e alla lotta clandestina, e giungono in Parlamento con una esperienza dei problemi sociali che renderà particolarmente interessante la loro attività alla Costituente. Le impressioni del primo incontro con le deputatesse si possono così riassumere: non fumano, in genere, e in maggioranza non si truccano, e vestono con la più grande semplicità” (La Domenica del Corriere, 4 agosto 1946, Le 21 donne alla Costituente).

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