«Chi osava ammettere una verità e conformarvi la vita?»

di Sibilla Aleramo*

Sibilla Aleramo (Alessandria, 14 agosto 1876 – Roma, 13 gennaio 1960)

Chi osava ammettere una verità e conformarvi la vita? Povera vita, meschina e buia, alla cui conservazione tutti tenevan tanto! Tutti si accontentavano: mio marito, il dottore, mio padre, i socialisti come i preti, le vergini come le meretrici: ognuno portava la sua menzogna, rassegnatamente. Le rivolte individuali erano sterili o dannose: quelle collettive troppo deboli ancora, ridicole, quasi, di fronte alla paurosa grandezza del mostro da atterrare!

E incominciai a pensare se alla donna non vada attribuita una parte non lieve del male sociale. Come può un uomo che abbia avuto una buona madre divenir crudele verso i deboli, sleale verso una donna a cui dà il suo amore, tiranno verso i figli? Ma la buona madre non deve essere come la mia, una semplice creatura di sacrificio: deve essere una donna, una persona umana. Continua a leggere

La Resistenza raccontata da una ragazza di oggi

di Concita De Gregorio 

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4 giugno 1944, gli alleati a Roma. Nuove immagini per la recensione di Concita De Gregorio al libro d’esordio di Paola Soriga “Dove finisce Roma” (foto da http://anpi-lissone.over-blog.com/)

È una bambina, da una grotta, a raccontarci cos’è che ci manca. Cos’è che non abbiamo più e non sappiamo ritrovare qui e ora, in questi giorni sfusi pieni solo di rabbia e di impazienza, di calcoli brevi e di sfinimenti vani. È il personaggio di un romanzo  –  che come accade è la finzione la più precisa a raccontare la realtà – a dirci piano all’orecchio da dove ripartire.

A dirci dove ritrovare le parole e le emozioni, le ragioni collettive che tengono dentro le storie di tutti, e un cammino da fare insieme, con fatica e con dolore ma insieme, verso un posto che sia un più bel posto per tutti giacché tutti l’hanno patito e guadagnato insieme. Un orizzonte comune, la storia grande che partorisce nel sangue e nel sollievo le vicende di ciascuno. È Ida Maria, una ragazzina sarda sbarcata in continente giusto in tempo per scoprire cosa sia l’amore mentre arriva la guerra, una piccola staffetta partigiana che si nasconde per giorni sottoterra, nelle cave di Roma ad aspettare che finiscano gli spari. E che nei giorni, dalla grotta, per domare la paura ricorda e racconta: la vita sua, quella delle persone intorno, la storia grande e quella piccola, la forza delle cose, l’immensa energia che scaturisce da ogni lutto se solo c’è un posto dove andare, dopo, un luogo dove correre che sia così bello da giustificare la corsa.

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La solitudine di Maria

di Giovanna Musolino*

“Il fuoco tra le dita” è il titolo del libro che raccoglie poesie, riflessioni, saggi, racconti e pagine di diario della danzatrice Maria Cumani, moglie del poeta premio Nobel Salvatore Quasimodo e madre dell’attore Alessandro Quasimodo. Proprio Alessandro ha curato il volume, edito da Abramo, insieme con Mariacristina Pianta.

Di seguito il testo critico di Giovanna Musolino, preceduto da  una breve biografia di Maria Cumani.

Maria Cumani (Milano, 20 maggio 1908 – Milano, 22 novembre 1995). È stata sposata al poeta Premio Nobel Salvatore Quasimodo e dalla loro unione è nato l’attore e regista Alessandro Quasimodo

Maria Cumani Quasimodo, nata a Milano il 20 maggio 1908, apparteneva a una famiglia della buona borghesia meneghina; fornita di studi classici, manifestò presto una grande passione per la danza. Fu allieva della Ruscaja, in seguito ella stessa tenne corsi di danza. Nel 1936 in casa di Raffaello Giolli, suo professore di storia dell’arte, la Cumani conobbe il poeta Salvatore Quasimodo. Un incontro che fu determinante nella sua vita; dalla relazione amorosa che ne seguì nacque il figlio Alessandro. Nel 1948 Quasimodo e la Cumani si sposarono, dopo la morte della prima moglie del poeta.

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