Non ho l’età. Il disagio della disoccupata di 50 anni fotografata al colloquio di lavoro (e di chi ha scattato la foto)

di Elena Novati

Elena Novati

Elena Novati

Ieri sera ero a casa bella tranquilla e già col pensiero di cosa mettermi il giorno seguente in ufficio (ho sviluppato questa forma ossessiva da quando il tirocinio è iniziato: odio lo shopping, vorrei che fossero i vestiti a scegliermi e che mi bussassero alla porta una volta convinti di starmi bene), quando improvvisamente e senza motivo mi è venuta in mente una signora incontrata oggi in ufficio nel pomeriggio.

Lei era lì per fare un colloquio, un’offerta come impiegata amministrativa per alcune ore alla settimana: insomma, non esattamente quel tipo di posizione lavorativa a cui tutti aspirerebbero se non spinti da una necessità o grande volontà di non rimanere fermi. Insomma, si usa così: i candidati (leggere: A.C.) fanno il colloquio, il senior/junior HR esce dalla stanza dopo aver concluso il colloquio, in stanza entra un altro membro dell’ufficio per scattare una fotografia al/la candidato/a, in modo da poterla associare alla sua scheda in archivio (anagrafica, situazione familiare, esperienze lavorative e istruzione). Torna il senior/junior che ha condotto il colloquio e il candidato viene fatto congedare.

Ora: ieri mi è stato chiesto di entrare a fotografare la candidata subito dopo la fine del colloquio e ora mi sento quasi in difetto nei suoi confronti. Perché? Perché la candidata (della quale avevo letto il curriculum durante lo screening) era una donna di circa 50 anni, disoccupata, con  uno sguardo un po’ tra il timido e lo speranzoso (ma non ossequioso, bisogna precisarlo). Mi ha detto: «Signorina mi scusi, io… ecco io in foto non vengo molto bene, insomma non sono un gran soggetto». Ho pensato tutta la sera alla signora A.C., perché ho come avvertito una sorta di disagio da parte sua durante la fotografia, come se volesse quasi chiedere scusa per essere un soggetto poco attraente, quando invece quel che conta è la dignità di un essere umano.

Lei secondo me ne aveva da vendere, di dignità, e ora che sono a conoscenza del fatto che non sarà riconvocata mi sento male, letteralmente. Non so perché mi sia balenata per la testa proprio quella figura, quella donna, quel momento: come se di persone disoccupate non ne vedessi, come se poi non lo fossi “tecnicamente” anch’io, come se mi fossi mai permessa di considerarle meno “degne” di considerazione solo perché non più ventenni o senza una posizione da manager. No, non ho davvero mai pensato tutto questo, credo sinceramente che il lavoro – qualunque esso sia – debba essere un mezzo per autovalorizzarsi, per sentirsi capaci di svolgere un compito che in quel momento e luogo è di nostra responsabilità.

Vedere una persona che si scusa per essere troppo grande di età, leggerle/leggergli in faccia la speranza, vedere che fa dell’autoironia sulla sua stessa condizione, mi ha solo resa molto più consapevole di quanto conti la forza con la quale si cerca/vuole andare oltre le contingenze. Mi chiedevo cosa avrei fatto (o cosa farò se dovessi mai trovarmi a 50 anni senza occupazione) se mi fossi trovata al posto di A.C., come mi sarei sentita se a 50 anni mi fossi trovata a candidarmi per una posizione senza pretese come quella in oggetto.

La realtà è che quasi immediatamente mi sono sentita presuntuosa, perché se anche ho trascorso del tempo a preoccuparmi di essere rimasta senza lavoro, se anche ho provato la sensazione di sentirmi poco utile a 28/29 anni, non mi sarei – forse – dovuta mai permettere il lusso, poche righe sopra, di considerare senza pretese un’offerta di lavoro per la quale la signora A.C., insieme a tante altre A.C. come lei, potrebbe magari risolvere parte delle sue necessità familiari/vitali/personali (o di qualunque natura esse siano). Ho improvvisamente pensato che avevo voglia di scusarmi, non sono stata in grado di dirle altro che: «Non si preoccupi, se lei non è un buon soggetto, io non sono certo una buona fotografa… dovrebbe vedere la mia faccia in alcune fotografie…».

Invece, ora che sono a casa, dopo un paio d’ore trascorse a riflettere sulla signora A.C., credo che se a 50 anni non avrò un’occupazione vorrei almeno essere una Persona come lei.

13 Risposte

  1. L’ha ribloggato su adelecolacinoe ha commentato:
    Capitava anche a me, nell’ambito delle mie funzioni, di ricevere persone in cerca di lavoro. Non c’erano possibilità di allargare l’organico e, davanti alla speranza anche certificata da un ottimo voto sul curriculum, mi sono sempre sentita in colpa nel dire le frasi standard sapendo che avrei inserito quel foglio in un dossier a dormire o a morire.

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  2. E’ davvero difficile nella nostra società a 50 anni riuscire a “ri-collocarsi”. L’esperienza che hai non vale a gran che se non hai un fisico attraente o una presentazione di un certo peso, non necessariamente una raccomandazione.
    Insomma se cerchi lavoro a 50 anni quello che ti sta “valutando” crede ciecamente che ci sia qualcosa che non va in te, perchè è colpa tua se non hai più un lavoro. A 50 anni.

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  3. tutti ci preoccupiamo di venire bene in foto tanto più per un colloquio di lavoro

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    • e tutti/e ci preoccupiamo di essere più o meno “attraenti” o di “presentarci bene”

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      • vero. anche sulla foto della carta d’identità o sul passaporto. con la differenza che se su quelli vieni un po’ così, ti fanno passare ugualmente ovunque… qui si tratta di un lasciapassare diverso. perché quelle foto servono sì da figurina per far ricordare chi è il candidato, com’è andato il colloquio, dettagli che possono tornare utili. ma va da sé che servano anche per far accettare o meno il/la candidata per posizioni in cui è richiesta una ‘bella presenza’ o meno. a 50 come a 20 anni. e ancora di più per le categorie protette: io a 25 mi sono sentita dire, all’ufficio invalidi del comune di milano, ‘ma da quando gli invalidi sono anche belli?!’. il tizio pensava di farmi un bel complimento. gli ho sbattuto i documenti per le ‘categorie protette’ sul tavolo dicendogli che è stato un cafone: perché in coda dietro di me c’era una ragazza che di canonicamente bello aveva forse solo l’anima e aveva sentito quel che gli era uscito dalla bocca. sì, ero una jena già a 25 anni. ce l’ho scritto anche sul curriculum, accanto alla foto.

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  4. Ma è legale fotografare i candidati? E questi fascicoli che fine fanno?
    Io non avrei permesso di farmi fotografare.. Io sono rimasta disoccupata proprio a 50 anni, inizialmente ho cercato di ricollocarmi nel mio settore, ma dopo due tre colloqui, ho bruciato, curriculum, titoli e quant’altro, proprio per non sentire quei discorsi e vedere quelle facce.. a 50 se sei fuori, rimani fuori… allora ho scelto di fare quello che il patriarcato ha sempre garantito a tutte le donne, Non quello! Ma l’altro.. cioè l’assistenza agli anziani.. Ma nonostante tutto, mi ritengo fortunata, perché i miei figli lavorano tutti e due, anche se mia figlia è dovuta andare in Francia per lavorare…

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    • le foto servono a far ricordare chi sei, ogni selezione può prevedere anche una 50ina di candidati… i fascicoli restano in banca dati e archivio, con tutti i dati e le particolarità del curriculum e vengono buoni per altre selezioni. se la foto non l’hai già allegata, te le fanno. a volte te la fanno ugualmente anche nel modo indicato da elena.

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      • A cosa possono servire, lo posso immaginare, come le banche dati, tra l’altro sono convinta che molte aziende fanno queste selezioni proprio per creare le banche dati..Chiedevo solo se era legale, ma forse si! Mi chiedevo se uno nel curriculum non mette la foto, avrà avuto un suo buon motivo.. ma il candidato va umiliato e mai rispettato.. il curriculum dovrebbe bastare, certo che basta, ad escluderti in partenza, perchè se hai esperienza vuol dire che sei vecchia, dopo i 45 anni sei fuori..
        Comunque io volevo fare dell’ironia e portare la mia esperienza, non certo fare polemica.. Elisabetta,, ti ringrazio della risposta..

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  5. ops! non avevo inteso l’ironia delle domande e quindi ho risposto in quanto tali, senza alcuna polemica! personalmente comunque non sono assolutamente convinta che il curriculum basti: puoi avere titoli ed esperienze a carriolate, ma essere incapace di sostenere una banale conversazione guardando negli occhi l’interlocutore oppure sprizzare antipatia da tutti i pori o essere saccente e presuntuoso proprio per il l’ipertrofico curriculum. o banfare proprio scrivendo cose non veritiere e poi cadere di muso inciampando nel primo congiuntivo o non sapere chi è l’attuale presidente del consiglio (spesso meglio dimenticarlo, effettivamente…) tutto ruota intorno al ruolo e al tipo di persona ricercata per quel ruolo.

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    • Sono d’accordo che il curriculum, non basta.. e ritengo che l’anagrafe sia più importante di un curriculum, soprattutto per una donna. Se fai un colloquio, dove è richiesta esperienza in un determinato settore, e hai venticinque anni di lavoro continuativo. O non lo dichiari, se lo dichiari il tuo curriculum diventa ipertrofico e presuntuoso. Poi, facendo riferimento anche al post di Elena, quando perdi il lavoro a 50 anni, (nel mio caso è coinciso, anche con la separazione dal mio compagno) attraversi varie fasi; 1) Colpevolizzazione; tendi a isolarti, a vergognarti della tua situazione, ti senti incapace e inutile. Autostima sottozero. 2) Rabbia. Ecco i colloqui si fanno in queste due fasi, quindi non potranno mai essere giusti.. saranno sempre sbagliati, perché ti poni in maniera sbagliata e non puoi fare altrimenti.. Poi;il rifiuto e la consapevolezza, ma ormai è tardi perché non sei più interessata a ricollocarti in quel lavoro.. E questo non è capitato solo a me, ma anche a tutte le mie ex colleghe, più o meno, tutte nello stesso modo. Consigli? Non isolarsi, ma soprattutto non vergognarsi, o minimizzare la situazione, cercare di parlare il più possibile con chi versa nella tua stessa situazione e questo non è facile, io inizio a parlarne ora, dopo quattro anni… Ciao e grazie dell’attenzione.

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  6. Grazie a te, IDA, per la tua sincera e partecipe testimonianza. Grazie davvero.

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  7. Con molto ritardo, mi scuso, ma ci tengo a precisare che le foto sono legali e i candidati firmano una delibera per il trattamento dei dati personali, ovviamente. Il motivo della foto è banale ma necessario: per ogni selezione si vedono tante persone, non è detto che ci si ricordi subito di ogni candidato dal momento che le informazioni che escono dai colloquio sono spesso una mole notevole. Tutto qui, la foto serve per associare un volto ad una serie di appunti e informazioni, serve per essere più immediati nell’associazione. Se poi non vuole essere fotografat, è libera comunque di rifiutarsi.

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