Emigrati italiani: «una razza inferiore»

di Salvatore Quasimodo*

Una commissione paritetica italiana si sta interessando degli emigrati nella Svizzera. Nel «giorno dell’emigrante», una conversazione tenuta alcuni giorni fa, si è parlato molto di loro. La cronaca ci ha riferito di argomenti davvero tristi. Non solo in Svizzera gli italiani sono considerati degli «estranei» – e sarebbe almeno ammissibile – ma addirittura una razza inferiore. Uomini e donne sono costretti infatti a leggi disumane e inutili. Perché la non coabitazione fra marito e moglie?

Forse la Svizzera crede di difendere così i propri confini. E decreta delle «grida» medioevali. Anche il lavoro che si può dare o non dare è un problema provvisorio, non della storia. Gli italiani in Svizzera intanto compiono i lavori più faticosi. Si parla, come al solito, di diversità di natura, di una necessaria divisione, come se si trattasse di difendere la purezza di una stirpe nobilissima. Si ripete una vicenda che è già stata vissuta in America e in altri paesi. Forse gli emigranti sono ancora degli avventurieri che tentano timidamente la vita senza avere radici sociali? L’Italia non si esprime chiaramente, parla in nome di alcuni retorici ideali di patria, ormai sconfitti dal denaro e dalla corruzione. Invece gli emigranti devono essere difesi: essi chiedono almeno un controllo umano: la loro è vita italiana che si svolge fuori dalla patria.

frontalieri

26 settembre 2016. «Gli elettori del Cantone svizzero hanno approvato a larga maggioranza l’iniziativa popolare “Prima i nostri” per frenare il flusso degli oltre 60mila frontalieri italiani che ogni giorno attraversano il confine per recarsi a lavorare in Ticino. Al termine di un’accesa campagna, all’ombra di manifesti con una mela rossocrociata, il referendum è stato approvato dai cittadini ticinesi con oltre il 58% di voti favorevoli»: http://www.ansa.it/ (Immagine da http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Approvata-Prima-i-nostri-8062360.html)

*Questo è uno degli 846 articoli che, dal 1960 al 1964, Salvatore Quasimodo scrisse per la rubrica “Il falso e il vero verde” del settimanale “Le Ore”. Gli scritti giornalistici del poeta Premio Nobel sono stati raccolti da Carlangelo Mauro in un volume pubblicato all’università di Messina e poi ristampato nel 2015 da Edizioni Sinestesie. 

In mezzo a tanto inumano cianciare sull’immigrazione, questo flash back d’autore illumina una zona tenuta volutamente in ombra della nostra storia recente: quella fatta da italiane e italiani che, anche solo varcando il confine naturale delle Alpi alla ricerca di una occupazione, venivano trattati con la stessa inumanità che troppo spesso viene riservata a chi arriva oggi nel nostro e in altri Paesi europei.

(Paola Ciccioli)

AGGIORNATO IL 27 SETTEMBRE 2016

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